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 Mind Time: Il fattore temporale nella coscienza

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Fausto
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MessaggioOggetto: Mind Time: Il fattore temporale nella coscienza   Mar Lug 22, 2008 3:25 pm

Recensione
MIND TIME.
IL FATTORE TEMPORALE NELLA COSCIENZA.
Raffello Cortina, Milano 2007
Benjamin Libet

Il libro di Benjamin Libet ruota intorno alla problematica della
relazione fra cervello ed esperienza conscia. La questione che
Libet si pone è relativa a comele attività fisiche delle cellule
nervose del cervello possano produrre fenomeni non fisici, cioè
le esperienze soggettive consce e quale sia la relazione tra il
fisico, il cervello, il mentale, e la consapevolezza sensoriale del
mondo esterno.
La prospettiva dalla quale Libet affronta queste problematiche è
quella sperimentale. I suoi studi sono focalizzati sulle relazioni
temporali fra gli eventi neurali e l’esperienza cosciente. Il libro è incentrato sugli esperimenti dell’autore che portano alla scoperta che la decisione di agire avviene prima di quella relativa al compiere la determinata azione. Ciò porta con sé implicazioni importanti anche per la questione del libero arbitrio. Il nostro cervello sembra ‘sapere’
che vogliamo compiere una certa azione con un anticipo di circa mezzo secondo. La consapevolezza è dunque in ritardo su una parte del nostro cervello e quindi la convinzione di aver deciso liberamente e autonomamente di compiere una certa azione sembra configurarsi come un’illusione. Così Libet spiega il fattore temporale della coscienza:
Se si batte un dito sul tavolo si ha la percezione dell’evento come se accadesse in “tempo reale”. Soggettivamente, cioè, si sente il tocco nello stesso momento in cui il dito entra in contatto con il tavolo. Ma i nostri risultati sperimentali conducono con ogni evidenza a una scoperta sorprendente, direttamente contrapposta alla nostra personale intuizione e
percezione: il cervello ha bisogno di un periodo relativamente lungo – fino a circa mezzo secondo – per attivarsi in modo appropriato e indurre la consapevolezza dell’evento! L’esperienza cosciente o la consapevolezza del dito che tocca il tavolo appare così solo dopo che le attività cerebrali si sono attivate per produrne la consapevolezza[1].

Secondo Libet la grande maggioranza degli impulsi sensoriali rimane inconscia perché non sviluppa nel cervello una durata sufficientemente lunga di attività neurali appropriate. Dunque il cervello sembra iniziare i propri processi circa 550 msec prima dell’atto ‘liberamente volontario’. Questi esperimenti hanno una risonanza fondamentale per le implicazioni che portano alla questione del libero arbitrio. Gli studi di Libet mostrano
infatti che «l’avvio della preparazione che culmina in un movimento liberamente volontario nasce nel cervello in modo inconscio, e che precede la consapevolezza cosciente della volontà e dell’intenzione di “agire adesso” di circa 400 msec o più»[2]. Secondo Libet le iniziative non coscienti preposte alle azioni volontarie devono essere
interpretate come un «borbottio inconscio del cervello»[3]. La volontà cosciente cioè seleziona quali iniziative possono continuare fino a produrre un’azione e quali devono invece essere vietate o bloccate in modo da non manifestarsi. Libet critica fortemente il
determinismo e l’idea che la natura deterministica del mondo fisicamente osservabile possa spiegare le funzioni e gli eventi coscienti soggettivi. L’idea di Libet è che l’esistenza del libero arbitrio sia un’opinione migliore rispetto alla sua negazione in base alla teoria deterministica delle leggi naturali. Libet conclude il capitolo dedicato alla questione del libero arbitrio citando Singer: Il più grande dono che l’umanità abbia ricevuto è la libera scelta. È vero che abbiamo dei limiti per farne uso. Ma quella piccola libertà di scelta che abbiamo è un dono così grande e
potenzialmente così ricco che la vita vale la pena di essere vissuta proprio per esso[4].

Chiara Erbosi

Note
1. B. Libet, Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2007, p.
37.
2. Ivi, p. 145.
3. Ivi, p. 153.
4. Ivi, p. 160.

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pier

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MessaggioOggetto: Re: Mind Time: Il fattore temporale nella coscienza   Mer Lug 23, 2008 6:01 pm

Fausto ha scritto:
Recensione
MIND TIME.
IL FATTORE TEMPORALE NELLA COSCIENZA.
Raffello Cortina, Milano 2007
Benjamin Libet

Il libro di Benjamin Libet ruota intorno alla problematica della
relazione fra cervello ed esperienza conscia. La questione che
Libet si pone è relativa a comele attività fisiche delle cellule
nervose del cervello possano produrre fenomeni non fisici, cioè
le esperienze soggettive consce e quale sia la relazione tra il
fisico, il cervello, il mentale, e la consapevolezza sensoriale del
mondo esterno.
La prospettiva dalla quale Libet affronta queste problematiche è
quella sperimentale. I suoi studi sono focalizzati sulle relazioni
temporali fra gli eventi neurali e l’esperienza cosciente.
Spero di non essere in OT.
Secondo gli insegnamenti vedici la coscienza ordinaria si attiva quando la percezione di un pensiero raggiunge un certo livello .
Faccio un esempio senza allegare figure.
Prendiamo un laghetto avente una certa profondità.
Il pensiero è come una bolla di aria/gas che nasce dal fondo del laghetto . Però noi lo percepiamo quando questo pensiero è vicino alla superficie.
Questo sarebbe lo stato di coscienza ordinaria.
Con opportune tecniche quali la meditazione si amplierebbe lo stato di coscienza fino al livello più basso ove nasce il pensiero. Questo è uno stato di coscienza/consapevolezza molto"raffinato".
Ciao.
Pier
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cincin

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MessaggioOggetto: Re: Mind Time: Il fattore temporale nella coscienza   Mar Ago 25, 2009 11:11 am

Fausto ha scritto:
Il nostro cervello sembra ‘sapere’
che vogliamo compiere una certa azione con un anticipo di circa mezzo secondo.

Non è il cervello che sembra sapere che vogliamo compiere un'azione con un anticipo di circa mezzo secondo ma è che ci accorgiamo dell'azione che vogliamo svolgere, circa mezzo secondo dopo. Questa è la mia opinione, ovviamente.
In altre parole, essendo identificati con la mente, non siamo sincronizzati con le azioni che compiamo, e come sono solita dire, è come se vivessimo in palyback, in registrata. Noi percepiamo gli eventi qualche istante dopo che sono accaduti. Questo dipende dal fatto che non viviamo nel tempo presente e il non vivere nel tempo presente dipende dal fatto che siamo identificati con la mente.

Citazione :
La consapevolezza è dunque in ritardo su una parte del nostro cervello e quindi la convinzione di aver deciso liberamente e autonomamente di compiere una certa azione sembra configurarsi come un’illusione.
Infatti, è la consapevolezza che è in ritardo e non il cervello che è in aniticipo, e il motivo l'ho spiegato sopra.
E' vero anche che quando consapevolezza e azione non sono sincronizzati, il nostro libero arbitrio è una illusione, perchè in questo caso le nostre scelte sono dettate dall'ego e ego è passato e quindi influenza sulle "nostre" decisioni.

Citazione :
Se si batte un dito sul tavolo si ha la percezione dell’evento come se accadesse in “tempo reale”. Soggettivamente, cioè, si sente il tocco nello stesso momento in cui il dito entra in contatto con il tavolo.
Solo se si è Consapevoli è possibile avere la percezione dell'evento in contemporanea. Per essere Consapevoli bisogna uscire dalla mente; difficile da capire, lo so, e se qualcuno lo vorrà spiegherò come è possibilie arrivare a questo.
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