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 Il pericolo degli OGM: nuove ipotesi e conferme

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Fausto
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MessaggioOggetto: Il pericolo degli OGM: nuove ipotesi e conferme   Sab Ago 09, 2008 11:37 am

I miserandi figli dei ratti che mangiano ogm
di Maria Ferdinanda Piva - 15/10/2007


Una scienziata russa si è concentrata sui discendenti degli animali nutriti con soia geneticamente modificata: moltissimi cuccioli sono morti o sono cresciuti stentati, nessuno è riuscito a riprodursi.
Prendete un'ipotetica vittoria elettorale del centrosinistra e trasferitela nel Tg4 di Emilio Fede. E' più o meno questo il trattamento che la comunità scientifica internazionale ha riservato allo studio compiuto da una scienziata russa, Irina Ermakova, sugli effetti nei ratti dell'alimentazione contenente Ogm. Ermakova si è concentrata sui discendenti degli animali nutriti con Ogm, un punto trascurato dalla stragrande maggioranza delle ricerche, ed ha riscontrato che moltissimi cuccioli sono morti o sono cresciuti stentati. I due animali della foto hanno la stessa età. Indovinate quale è il figlio di una madre che mangiava Ogm... Inoltre i cuccioli, una volta diventati adulti, non sono assolutamente riusciti a riprodursi.
Il lavoro di Irina Ermakova, una studiosa dell'Accademia Russa delle Scienze, è datato 2005 ed è stato ripreso il mese scorso dalla prestigiosa rivista internazionale Nature Biotechnology. Però non è stato propriamente pubblicato: i risultati sono stati semplicemente sottoposti alla confutazione di altri scienziati, "tutti favorevoli agli Ogm e legati all'industria biotecnologica", nota Pietro Perrino, dirigente di ricerca del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche ) presso l'Istituto di genetica vegetale di Bari, che in Italia sta raccogliendo firme in calce ad una lettera (95.61 kB) indirizzata all'editore di Nature Biotechnology. In essa si sottolinea che alla scienziata russa non è stato consentito in nessun modo di rispondere alle obiezioni e alle critiche. Critiche che sono essenzialmente metodologiche. Ad esempio, i ratti non sono stati pesati ogni giorno né si è presa nota esatta di quanta soia transgenica avevano effettivamente consumato le madri: cosa che renderebbe impossibile confrontare i risultati ottenuti con quelli di altre ricerche. Inoltre anche nel gruppo di controllo, formato da ratti nutriti con mangime convenzionale da laboratorio, fra i cuccioli si è registrata una mortalità più alta di quella abituale: e questo indicherebbe che gli animali scelti per l'esperimento erano deboli o tenuti in condizioni inadeguate.
Al di là di queste obiezioni, restano i dati impressionanti messi insieme da Irina Ermakova sui ratti figli di madri nutrite con Ogm.. Oltre al gruppo di controllo formato da ratte alimentate con l'abituale mangime da laboratorio, essa ha allevato ratte cui era offerta soia convenzionale ed altre cui erano offerte, rispettivamente, soia transgenica e proteine di soia transgenica. Ha sottoposto a questo regime dietetico gli animali continuativamente, cominciando 15 giorni prima dell'accoppiamento e per tutto il periodo dell'allattamento. E quando i cuccioli hanno avuto tre settimane, ha fatto la conta dei morti e dei sopravvissuti.

In sintesi, i risultati. Nel gruppo di controllo nutrito con mangime convenzionale da laboratorio è morto l'8% dei cuccioli. Nel gruppo nutrito con soia Ogm è morto il 51% dei cuccioli. In quello nutrito con proteine di soia transgenica la mortalità ha raggiunto il 15%, e in quello nutrito con soia convenzionale la mortalità è stata pari al 10%.
Il peso dei cuccioli è stato invece controllato all'età di due settimane. Il 33% dei figli di madri nutrite con soia Ogm era un autentico "peso piuma": animaletti di appena 10-20 grammi di peso. I "pesi piuma" erano il 12% sia nel gruppo di controllo sia nel gruppo nutrito con soia convenzionale, ed erano il 7% nel gruppo nutrito con proteine di soia Ogm.
Infine, nessuno dei ratti figli di madri nutrite con Ogm, una volta cresciuto, è riuscito a mettere a sua volta al mondo dei cuccioli. Questo si è verificato sia nel gruppo cui l'alimentazione con Ogm è stata offerta ininterrottamente sia in quello che ha smesso di ricevere Ogm prima dell'accoppiamento. Le ratte nutrite con Ogm hanno avuto nipoti solo attraverso figlie femmine accoppiate con maschi provenienti dal gruppo di controllo nutrito con mangime convenzionale di laboratorio.
E' ben difficile che informazioni come queste finiscano sulle prime pagine dei giornali. "Le ricerche sfavorevoli agli Ogm spesso non vengono accettate dalle riviste scientifiche - accusa Pietro Perrino - Oltretutto gli scienziati che le conducono rischiano di uscire dai gruppi di lavoro e dalle commissioni".
E lei, dottor Perrino, che è contrario agli Ogm, hanno mai tentato di "impallinarla"?
"No, dato che io non mi occupo direttamente di Ogm ma di tutela dell'agro bio diversità. Però più studio gli Ogm e più mi accorgo dei rischi che essi comportano".
Negli Stati Uniti la soia Ogm è autorizzata per l'alimentazione umana, ed in Europa è lecito importarla per alimentare il bestiame. I vialibera agli Ogm, aggiunge Pietro Perrino, "sono rilasciati in base agli studi compiuti dalle multinazionali proprietarie dei brevetti, che vengono accettati dalle autorità chiamate ad occuparsi di sicurezza alimentare negli Stati Uniti e nell'Unione Europea. Ma non è chiaro il protocollo in base al quale questi studi sono effettuati".
Quanto costerebbe ripetere in un laboratorio indipendente lo studio di Irina Ermakova sui ratti figli di madri alimentate con Ogm? Bisognerebbe pesare gli animali ogni giorno, prendere nota esatta dei cibi Ogm che essi consumano quotidianamente e insomma tenere conto di tutti gli appunti metodologici portati dagli scienziati che, su Nature Biotechnology, hanno criticato la ricerca della scienziata russa. "Non costerebbe poi molto, ma anche quel poco non viene stanziato", riassume Perrino. Però se venisse speso in questo modo il denaro pubblico equivalente a quello che serve per costruire qualche chilometro di linea ferroviaria ad alta velocità i consumatori eviterebbero l'antipatico sospetto di sentirsi, loro, esattamente come dei topi da laboratorio.

Fonte: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=14178

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