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 Il karma secondo il saggio (rishi) Patanjali

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pier



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MessaggioOggetto: Il karma secondo il saggio (rishi) Patanjali   Dom Ott 18, 2009 9:53 am

Sutra II/13) – “SATI MULE TAD-VIPAKO JATI-AYUR-BHOGAH”. - “Finché esistono le radici (samskara), esistono i loro frutti che saranno nascita, vita ed esperienze (di piacere o di dolore)”.

Quanto a lungo l'azione lascia il suo seme nella mente, questo seme crescerà, generando ancora nascite, ancora vite e ancora azioni. E...

... finché la radice è là, anche il deposito degli atti latenti matura sotto forma di nascita, di durata della vita, e di esperienze.

Sappiamo tutti che il seme di un albero è la causa di un albero, il quale a sua volta è causa di altri semi, i quali a loro volta saranno causa di successivi alberi. In tutta la creazione c'è una legge universale, secondo la quale ogni azione produce una reazione, per cui ogni causa produce un effetto e, a sua volta, ogni effetto diventa causa di un altro effetto.

Allo stesso modo, proprio come succede per gli alberi di cui sopra, la nostra vita attuale è stata causata dai nostri samskara del passato, ma a nostra volta, noi produciamo altri samskara, che poi saranno causa di un'altra prossima vita.

Un altro punto da considerare è la durata della vita, che può essere di pochi giorni, o di pochi mesi, oppure di 50 anni o anche più di 100 anni. Sono sempre le azioni delle vite precedenti che determinano tutte queste differenze, anche nella durata della vita.

Ed analogamente, se un uomo è destinato a sperimentare gioie e piaceri, anche se si nasconde nella foresta, o in una caverna, sarà sempre raggiunto dal piacere. Ma lo stesso succederà per colui che è destinato a patire dolori e sofferenze, perché da questi verrà raggiunto anche se si nasconde in una caverna, o in un deserto.

Tutto questo è l'effetto dei semi del passato, che quando sono il prodotto di azioni buone e positive determineranno una vita di gioia e letizia, mentre quelli prodotti da azioni negative o malvagie, produrranno una vita di sofferenze e malessere.

In questa creazione nessuno può bluffare, e nessuno può farla franca e, prima o poi, ognuno raccoglierà quello che ha meritato. C'è pure un detto comune che dice: “Così come semini, così raccoglierai” e lo yoga ritiene per certo che, in virtù di queste leggi universali, presto o tardi, si raccoglierà sempre in conformità a quanto si è seminato, sia per il bene, come per il male.

Perciò, dalle cattive azioni della precedente vita, avranno origine i dolori della nuova vita e, viceversa, la felicità ci verrà dalle buone azioni compiute nel passato. Così vuole appunto la giustizia cosmica, che è la giustizia divina e la giustiuzia perfetta.

Quindi, per l'aspirante yoghi, la prima cosa che deve comprendere è come opera la legge di causa ed effetto. Dopo di che, non deve più occuparsi degli effetti, ma deve concentrarsi soltanto sulle cause.

A questo punto, dovrà rendersi conto che la causa prima della sua esistenza nei tre mondi (fisico, emotivo e mentale), è il suo EGO, ossia, un “aggregato” di impulsi egoici che lo hanno condotto a sviluppare certe facoltà di reazioni istintive che sono state utili e necessarie per la sopravvivenza nei tre mondi.

Tuttavia, questi meccanismi reattivi magari automatici, hanno anche generato effetti nel mondo esterno manifesto, ed hanno pure costituito la causa della presente esistenza. La quale presente esistenza può essere vista ancora come un albero ma … capovolto.

Infatti, diversamente da un albero vegetale, l'albero della vita ha le radici in alto e i rami e le foglie in basso, e così pure l'albero dell'EGO, che ha le radici che stanno nel mondo mentale, mentre i fiori e i frutti appartengono al mondo fisico materiale.

Di conseguenza, per recidere le radici dell'albero egoico, occorre tagliare i pensieri e i desideri dai quali il corpo deriva. Bisogna quindi operare a livello soggettivo, per influire su ciò che ci mantiene legati alla ruota della rinascita. E quando la radice sarà tagliata, l'energia vitale allora non fluirà più verso il basso, ma fluirà verso l'alto, verso lo spirito.

Un'altra cosa da notare, in questo sutra di Patànjali, è il fatto che i tre termini enunciati (nascita, vita ed esperienza) riassumono lo scopo, il metodo e la meta dell'esistenza umana, ed anche queste tre specie di karma:

1) Karma latente, costituito da semi o cause non ancora attivi ma che daranno frutto in futuro, non in questa, ma in un'altra vita;

2) Karma attivo, costituito da semi o cause che stanno maturando e si stanno manifestando proprio in questa attuale vita;

3) Karma nuovo, costituito da semi o cause che vengono prodotti proprio durante la vita attuale e che, inevitabilmente, governeranno le circostanze di vite future.

Oltre a questi tre karma che potrebbero definirsi solo “personali”, o individuali, ci sono altri tre Karma “collettivi”, che siamo costretti a condividere con altri gruppi di persone. Ad esempio:

a) Karma di famiglia, perché non è casuale che veniamo al mondo in una certa famiglia con certe relazioni, rapporti, simpatie, antagonismi, ecc. E solo per fare un esempio, la famosa tragedia di Giulietta e Romeo fu generata dai rapporti fra le famiglie dei Capuleti e Montecchi. Inoltre, fa una grande differenza fra il nascere in una sfarzosa reggia principesca, o in una miserabile capanna di fango;

b) Karma di un popolo, (o tribù, o etnia, o patria, o nazione, ecc.), perché fa pure differenza l'appartenere ad esempio al popolo ebraico, o al popolo tibetano, oppure eschimese, o giapponese, o armeno, o turco, o basco, o inca, o slavo, o vietnamita, o ottentotto, o zulù, o maori, o hawayano, o caraibico, o cinese, o peruviano, o cosacco, ecc.;

c) Karma della razza, perché anche essere un negro o un pellerossa, un mongolo o un pigmeo, un vatusso o un hutu, un ariano o un semita, ci porta a sperimentare e condividere esperienze specifiche che sono “collettive”, che nostro malgrado non sono soltanto il risultato di azioni personali, compiute individualmente.

Il discorso del karma dovrebbe riguardare pure le religioni di appartenenza, ed altri fattori che comportqno nostre relazioni ed infine, estendersi anche tutta la casistica delle specie animali, perché anche cani, gatti, rettili, uccelli, leoni, gazzelle, pesci, mucche, ecc, sia prede che predatori, hanno tutti ovviamente un loro karma differente, secondo la loro specie e sottospecie. Ma non è questo il momento e il luogo di affrontare un argomento così infinitamente vasto, come quello del Karma.

Per quello che riguarda specificamente noi personalmente, l'aspirante yoghi deve cominciare dal suo karma attivo, sorvegliando i suoi pensieri in modo da evitare certi effetti indesiderati e, quindi, evitare di creare nuovi semi, che poi produrranno altro karma, per le prossime vite.

E quanto ai semi del karma latente, questi sono più difficili da estirpare e, a questo scopo, bisogna giocoforza fare ricorso alla meditazione ed alla “trascendenza”.
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