Fisica ...tra Scienza e Mistero (Universo,Energia,Mente e Materia)

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 IL CRONOVISORE DI ERNETTI

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AutoreMessaggio
alessandro albor



Numero di messaggi : 43
Data d'iscrizione : 25.10.09

MessaggioOggetto: IL CRONOVISORE DI ERNETTI   Dom Nov 01, 2009 2:26 pm

Il cronovisore di Ernetti è basato sul principio che nulla si crea e nulla si distrugge,
ma tutto si trasforma...

Ogni avvenimento produce suoni ed immagini, quest’energia
non svanisce nel nulla, ma mediante sensibilissime antenne può essere captata.


Che l'energia non si distrugga è vero: Tom Bearden, il più grande studioso di Tesla, ha
perfettamente capito il principio della free energy.


Lo spazio è energia allo stato potenziale, dove noi non vediamo alcunché, diciamo che non
c'è nulla, nulla che i nostri sensi, fisici od elettronici possano captare, perché noi chiamiamo
energia solo il manifestarsi della medesima, ciò che è allo stato potenziale lo chiamiamo nulla,
ma ciò è uno sbaglio, perché quel nulla, quando comincia ad organizzarsi in vortici sempre più
complessi per noi diventa energia, luce, campo elettrico e magnetico, tempo, gravità,
materia, e quando si disorganizza ritorna allo stato iniziale, ma in realtà ciò che noi
chiamiamo creazione e distruzione sono soltanto trasformazioni.


Parimenti noi diciamo a proposito di una dinamo o di un alternatore che generano energia, e che l'energia
è la capacità di compiere un lavoro, il compimento del lavoro consuma l'energia,
e n’abbiamo bisogno di nuova. In realtà l'energia non è generata, questo è un
termine descrittivo che non spiega per niente come avvengono le cose, ma anzi confonde
le idee e svia dalla giusta spiegazione.


Noi usiamo lo stesso termine a proposito di un bambino che è generato dalla madre, in realtà si tratta di una serie di trasformazioni, lo stesso per l'energia, noi confondiamo una cosa con quello che fa, ma noi
quando dormiamo, anche se non facciamo nulla, non cessiamo di essere noi stessi,
così l'energia potenziale, quando non si manifesta come lavoro, non cessa di esistere,
ha solo una forma differente, con i nostri apparati non facciamo altro che cambiarne
la forma, in altre parole trasformare l'energia potenziale in energia attuale, alla fine
del processo si dice che l'energia è stata dissipata, in realtà è restituita all'ambiente da
cui è stata prelevata.


Perciò il primo assunto di Ernetti è confermato.
Il secondo principio è che, per captare le onde, occorrono antenne, cosa ovvia, però l'unico punto in
cui non è deliberatamente chiaro è su chi fa la sintonizzazione e come la fa.


Ma allora che segreto sarebbe?

Padre Ernetti sapeva bene di aver detto abbastanza per
chi fosse a conoscenza di certe altre faccende, ma poiché non tutti le sanno, occorre
riepilogarle.


Con il termine radioestesia s’intende la sensibilità che talune persone
dimostrano alle emissioni radianti, l'esempio più noto è chiamato rabdomanzia, ovvero
la sensibilità di individuare sorgenti d'acqua nascoste, che talune persone dimostrano
di avere; vi sono casi tanto famosi che è inutile soffermarsi su questo punto,
ma oltre a questo tale sensibilità si spinge ben oltre, rendendo possibili molte altre ricerche.
Sempre di più si parla di "Remote viewing" ovvero osservazione a distanza, detto
così all'americana sembra un brevetto fresco fresco di qualche intraprendente
multinazionale, ma in realtà trattasi di cosa vecchia quanto le più antiche tradizioni
sciamaniche e iniziatiche.


Detto questo la cosa assume un aspetto decisamente menattraente, e sembra far parte di superstizioni da poveri selvaggi, poveri sicuramente, visto come sono stati depredati dalla cosiddetta civiltà moderna, selvaggi in quanto vivono nella selva, finché dura, ma se continua il disboscamento al ritmo attuale, anche
questo termine diverrà obsoleto, o forse saremo prima obsoleti noi tutti.


Se per selvaggi intendiamo degli ignoranti, essi ignorano alcune cose che noi sappiamo, ma
dovrebbe venirci il dubbio che forse essi conoscono qualcosa che noi ignoriamo.


So bene che esiste una certa diffidenza nei confronti di tutto ciò che viene dall'oriente a
proposito di santoni, sciamani e guru, non sono mancati gli imbrogli e le avventure,
cominciate con le migliori intenzioni, ma finite tristemente, tuttavia occorre
discernimento nel cogliere ciò che di positivo è arrivato a noi occidentali, senza
lasciarci distogliere da pregiudizi, e da dogmi ben radicati ma tutti da dimostrare.


La capacità telepatica di comunicare da mente a mente a qualunque distanza, di vedere
nel passa-to e prevedere il futuro, nel senso di vedere le possibilità in base alle
proiezioni del karma, sono facoltà possedute da maestri di yoga, sciamani neri e
pellerossa, saggi cinesi e giapponesi, anche da santi della chiesa cattolica, e da iniziati
sapienti come Nostradamus, ma anche da tante persone che se le ritrovano per effetto
karmico dalle precedenti esistenze, senza che facciano parte di nessuna consorteria,
come per esem-pio il famoso dott. Rol.


I veggenti al giorno d'oggi non mancano, anzi, forse sono anche troppi, il difficile sta nel distinguere chi vede il vero da chi vede solo le proprie fantasie:
alle volte le due cose sono mescolate in modo tale che uno che non sia a sua volta veggente, non ce la può fare.

Solo il tempo è giustiziere dei falsi profeti, ma nell'immediato l'impresa è ardua.

Ma allora, se la visione del passato può essere attuata con le sole facoltà umane, a cosa serve il cronovisore?

Serve come ad un miope servono gli occhiali, a un cieco non servono, perché non ha
gli occhi funzionanti, ma a chi li ha funzionanti in modo imperfetto, gli occhiali
servono a migliorare la vista.


La psicotronica consiste nell'applicazione della tecnologia elettronica alle facoltà psichiche,
per amplificarle, registrarle, riprodurle. Una volta appreso che formando un
campo energetico con bobine di Tesla si cambia dimensione, per non viaggiare a casaccio
occorre stabilire dove e quando andare, l'onda contenente le coordinate tempospazio
è formata nella mente umana, e irradiata dal corpo astrale, e perciò captabile,
registrabile e amplificabile. Su questa base sono stati svolti gli esperimenti alla base
di Montauk.

Purtroppo fra gli autori della celebre saga pare, almeno da quanto leggo nei relativi siti internet,
vi sia un certo disaccordo su chi stia facendo disinformazione, ma confrontando i contenuti con altre fonti, la base non è sbagliata, forse vi sono molte aggiunte fuorvianti, ma l'essenza è fondamentalmente corretta.

Poi troppa verità dà fastidio, mescolando anche qualche storia inventata si passa nella pseudo fiction
e la faccenda è lasciata correre, tanto pare incredibile.


Fino ad ora è l'unico modo di mettere in circolazione certe idee senza rimetterci le penne.

Anche in Russia è stata sviluppata la psicotronica, addirittura in anticipo rispetto agli Usa.

Mettendo insieme quanto abbiamo visto, sapendo creare un campo energetico adeguato, sintonizzandolo
a dovere, la distanza spazio-temporale fra l'apparato ricevente e quello registratore
diviene nulla, per cui sono come contemporanei e il trasferimento di suoni e immagini
può aver luogo, se s’innalza di più il livello energetico si può entrare fisicamente
nel vortice, finché lo si chiama "stargate"allora è un film americano, o sono i trucchetti
televisivi del simpatico prestigiatore di turno, ma non si pensi che sia solo una
fantasiosa trovata. In realtà definire gli ufo navi spaziali è riduttivo, almeno gli esseri
più evoluti non viaggiano fisicamente attraverso lo spazio, ma si trasmettono
istantaneamente come un'onda telepatica, alla faccia di Einstein e della massima
velocità della luce.

Ce ne sono anche di meno evoluti, e proprio per questo alcuni sono stati abbattuti,
vedasi Roswell. Quelli ancora meno meno evoluti sono imitazioni terrestri, buone solo
per i non intenditori. La possibilità di compiere viaggi a ritroso nel tempo, o in altre
dimensioni, ha sempre affascinato l'uomo, ed è il tema ricorrente della letteratura
fantascientifica e di molti lavori cinematografici, fra i quali:

"Ritorno dalla 4a dimensione", "Ritorno al futuro", "Timecop", "Star Trek Primo contatto", "L'esercito delle
12 scimmie" e "Philadelphia Experiment".

Quest'ultimo, contrariamente agli altri, totale frutto delle fantasie dei registi, trova qualche "attinenza" con una realtà.
Sotto quest’etichetta, infatti, era codificato l’esperimento riguardante i campi elettromagnetici,
condotto dalla Marina Americana nell'ottobre del 1943, per mezzo del quale si
tentava di mettere in pratica la teoria di Einstein dei campi unificati unita alle intuizioni
di Tesla.


Tale teoria enuncia che, nel creare un campo elettrico in un rocchetto,
si spinge un campo magnetico, in quello elettrico.

Dato che ogni campo occupa un
piano di spazio, e i piani devono essere tre, verrebbe ad esistere anche un piano gravitazionale.

Questo terzo campo potrebbe essere generato collegando fra loro dei generatori
elettromagnetici, capaci di produrre un impulso magnetico utilizzando il principio di
risonanza.


L'esperimento fu eseguito a bordo del cacciatorpediniere "Eldridge D173",
completo d'equipaggio.

Furono usati generatori magnetici De Gausser insieme a generatori pulsanti e non.

Nel momento in cui l'esperimento fu avviato, si generò una luce, una nebbia di luminescenza tendente al verde, uguale, stando alle numerose
testimonianze, a quella descritta in molti strani e inspiegabili fenomeni avvenuti nella
zona delle Bermuda.


Tale "nebbia" avvolse la nave che scomparve alla vista degli osservatori situati a bordo delle vicine navi S.S.Andrew Furuseth e S.S. Malay.
Si originò un campo di forma sferica schiacciato ai poli, di circa 100 metri
d’ampiezza, all'interno del quale rimase, come unica cosa visibile, l'impronta di uno
scafo immerso nell'acqua.


Secondo le testimonianze, chi si trovava dentro la sfera poteva vedere tutto, come non vi fossero state mutazioni, pur movendosi, in pratica, nel nulla.

Con tale esperimento fu raggiunta la totale invisibilità e, sembra cosa non preventivata,
lo spostamento di materia da un luogo ad un altro.


L'Eldridge fu vista apparire e sparire a Norfolk, in Virginia.

In conseguenza di questo, l'equipaggio subì un effetto devastante che proseguì anche quando l'esperimento ebbe fine.

Gli uomini sparivano e riapparivano improvvisamente, in ogni luogo: a casa, per strada, al bar,
sotto gli occhi esterrefatti dei presenti. Per facilitare il loro "ritorno" si doveva praticare
una tecnica detta "sovrapposizione delle mani", ossia toccare prontamente lo
sventurato per far cessare l’insolito fenomeno.


Molti ebbero problemi psichici, altri furono internati in ospedale, uno sparì davanti ai familiari e non riapparve più.

Chi parlò dell'accaduto fu un certo Carl Allen, e lo fece inviando lettere (sulle cui buste
il nome del mittente rispondeva a Carlos Miguel Allende) al dr. Morris Jessup, astronomo
e ricercatore
, autore del libro "The Case For The Ufo".


Allen fece riferimento ad esperimenti effettuati dalla Marina al Philadelphia Navy Yard. Jessup a sua
volta era in corrispondenza con Manson Valentine, oceanografo, archeologo e zoologo,
al quale riferì sulla vicenda. Per dovere di cronaca dobbiamo aggiungere che Valentine
fu contattato dallo scrittore Charles Berlitz e la storia riportata una prima volta
nel 1974 nel libro "Bermuda triangolo maledetto", una seconda nel 1977 in "Senza
traccia" e infine nel 1980 in "Philadelphia Experiment: Project Invisibility", scritto
insieme a William Moore.


Da Berlitz sappiamo che Jessup fu convocato a Washington dove gli fu mostrata copia del suo libro che riportava ai margini delle annotazioni scritte a mano; in una calligrafia riconobbe quella di Allende (singolare come Allende diventi Allen; da cui Alien).

Sembra anche che tale Allen abbia successivamente confessato che tutta la storia fosse esclusivamente una sua invenzione.
Carlos Meredith Allen è il vero nome di Carlos Miguel Allen, nato a Springdale, Pensilvania
il 31 maggio 1925. Per coloro che hanno indagato a lungo su tale personaggio
risulta difficile stabilire il grado di credibilità di quanto egli ha raccontato.


Sembra comunque accertato che la prima nave su cui s’imbarcò fosse la S.S. Andrei Furuseth.
La prima lettera inviata a Jessup è andata perduta, ma secondo William Moore in tale
missiva Allen parlava di antigravità, nella seconda accennò alla storia
dell’esperimento Philadelphia asserendo che al tempo si trovava a bordo della Furuseth.
Alla morte di Jessup iniziò una corrispondenza con Jacques Vallee citando un episodio
occorso alla S.S.Maylay che nel giugno del 1947 rimase gravemente danneggiata
in seguito all’esplosione di un ufo. Allen si trovava a bordo di quella nave.


Allen inoltre ha dichiarato che Morris non si è suicidato nel 1959 perché lui lo incontrò due
anni dopo. Nel 1986 rilasciò un’intervista titolata "Confessione sul letto di morte",
ma, in effetti, morì il 5 marzo 1994, a 68 anni, in Colorado. Nella sua vita non ha mai
menzionato il nome della nave oggetto dell’esperimento.


Sembra che nel 1970 abbia rivelato a Moore che la nave era il DE173. In una lettera spedita a Robert Goerman nel 1979 specificò che vi erano due "De-173".

In seguito, ai propri genitori, confidò che il "De-173" faceva parte del convoglio del 1943, ma fu il "De-168" che venne reso invisibile e lo ribadì anche nel 1986. Il De-168 era la S.S. Amick.

Partita nel settembre del 1943 per un addestramento nelle Bermuda, non poteva far parte del convoglio
dell’ottobre con l’Eldridge e il Furuseth. Va sottolineato, però, che Allen ha spesso confuso le date quindi può darsi che il viaggio sia stato effettuato nel novembre del 1943.


Berlitz nel suo libro specifica che il De-173 fu armato nell’agosto del 1943 e inviato in missione di scorta alle Bermuda a Chesapeake Bay dove rimase fino agli inizi del 1944.
Fu disarmato nel 1946.

All’epoca nella stessa zona erano presenti anche la S.S.Furuseth e la S.S. Malay menzionata da Allende nell’episodio dell’ufo in quanto all’Eldridge fu commissionato il 27 agosto 1943 e rimase a New York e a
Long Island fino al 16 settembre, quando salpò per le Bermuda.


Dal 18 ottobre fu di nuovo a New York fino al 1 novembre quando scortò il cacciatorpediniere UGS 23
fino a Casablanca.

Lo staff della Furuseth testimoniò l’arrivo dell’Eldridge a Norfolk.
Da notare che, secondo vari testimoni, l’Amick è stato visto spesso ormeggiato al molo di Montauk durante le esercitazioni di addestramento.

Alle Bermuda si svolsero esperimenti per verificare dispositivi difensivi per proteggere le navi dalle torpedini
acustiche.
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