Fisica ...tra Scienza e Mistero (Universo,Energia,Mente e Materia)

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 La sfera come concetto di infinito

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AutoreMessaggio
Claudio Sauro



Numero di messaggi : 286
Localisation : Italia
Data d'iscrizione : 19.10.09

MessaggioOggetto: La sfera come concetto di infinito   Gio Nov 05, 2009 8:26 pm

Anche nel relativo l’infinito trova la sua unità espressiva
nella sfera.
La sfera infatti è un poliedro, ma nel quale gli angoli soni infiniti.
Ogni punto della sfera è esattamente equivalente a qualsiasi altro punto ed è
rappresentato dall’1
Né si potrebbe concepire un numero più grande dell’1, dal momento che non
avrebbe alcun senso e sarebbe semplicemente la somma di elementi semplici 1+1+1
ecc.
Se disegniamo una linea su tale sfera ci renderemo subito conto che non può
trattarsi di una retta ma di un tratto di sfera composto da infiniti angoli.
Pure se disegniamo una figura quale un triangolo sferico, ci renderemmo subito
conto che non può trattarsi di un triangolo, perché a parte i tre angoli che
balzano all’occhio, le tre linee che congiungono questi angoli (evidenti) sono
composte da infiniti angoli.
In sostanza qualsiasi figura si possa disegnare, sarà composta da infiniti
angoli.
La tendenza verso l’infinito, pertanto, non riguarda la sfera in toto ma
qualsiasi suo punto.
Oltretutto una sfera è facile da immaginare, mentre se immaginiamo un'altra
funzione più semplice, che abbia tendenza all’infinito, ci risulta estremamente
difficile.
Una retta ad esempio. Una retta infinita, che non abbia né principio, né fine
ci risulta estremamente difficile immaginarla.
Comunque anche un tratto di retta è costituito da infiniti punti, per cui
possiamo dire con certezza che qualsiasi funzione relativa esprime il concetto
di infinito proprio perché l’elemento fondamentale che costituisce la realtà
universale è l’1 al quale concettualmente non possiamo attribuire nessuna
funzione di grandezza materiale.
Comunque ritornando alla nostra sfera, possiamo immaginare un punto, un
soggetto, che la percorra.
Immaginiamo la terra, perfettamente liscia, e quindi priva di punti di
riferimento, e noi che la percorriamo in lungo ed in largo.
Ebbene potremmo girarla migliaia o milioni di volte e restare nella convinzione
di trovarci su una superficie infinita.
Soltanto un moto diverso, e cioè verso l’alto ci farebbe prendere coscienza
della realtà.
Vedendo la sfera dall’alto, ci renderemmo subito conto che si tratta di una
superficie finita.
In matematica troviamo dei paradossi: infatti essa ci dice che quanto maggiore
è il raggio, tanto minore sarà la curvatura della circonferenza.
In realtà per la sfera, per qualsiasi sfera non possiamo applicare questo
concetto, perché qualsiasi sfera, pur diminuendo il raggio ha curvatura
costante, qualsiasi sfera concettualmente è sovrapponibile a qualsiasi altra
sfera.
Possono diminuire certamente le dimensioni, ma può abbassarsi pure il punto
dell’osservatore, ed allora ecco che la sfera riacquista la sua dimensione
originaria.
Ed anche un osservatore infinitamente piccolo che percorresse la superficie di
un neutrone avrebbe la sensazione di trovarsi su una superficie infinita
Inoltre la sfera è la figura tridimensionale con il minimo rapporto
superficie/volume: ciò spiega perché a tale forma tendono molti oggetti fisici,
dalle gocce di liquido ai corpi celesti. Ad esempio, le bolle sono sferiche
perché la tensione superficiale tende a minimizzare l'area a parità di volume.
E così sappiamo che tutti i corpi celesti tendono ad avere superficie sferica
Dalla matematica sappiamo che la superficie sferica è espressa dalla formula
A=4(P GRECO) R2, mentre il volume è espresso dalla formula V =4/3 (P GRECO) R3
ma pure sappiamo per certo
che con l'aumentare del raggio, il volume della sfera cresce più della
superficie. Infatti il rapporto fra queste due quantità è r/3.
Ora questo risulta un paradosso avendo una simile variante in quanto le
espressioni per calcolare il volume e la superficie restano costanti.
Ciò vorrebbe dire che ogni qualvolta riduciamo ad un terzo il raggio della
sfera, diminuisce il volume di tre volte rispetto alla superficie, oppure
viceversa ogni qualvolta triplichiamo il raggio di tre volte aumenta il volume
di tre volte rispetto alla superficie.
Ma questo è in aperto contrasto con le formule che ci portano a calcolare
superficie e volume e che restano costanti.
Dal momento che se ciò fosse vero anche il calcolo delle superfici e dei volumi
dovrebbe essere espresso da delle variabili.
Ma questo problema si pone solo quando ci rapportiamo ad una sfera più grande,
mentre se restiamo nel singolo tutte le formule restano invariate.
Ma quando noi ci rapportiamo facciamo un operazione che non ha valore per la
singola sfera.
Infatti noi rapportiamo l’1 all’1+1+1, cioè ad una somma di unità che si
esprimono semplicemente in fase sequenziale.
Ma una somma di unità non possono far variare le costanti fondamentali, perché
tutto deve rapportarsi sempre all’1 che è l’elemento universale.
Pertanto se è pur vero che con l’aumentare del raggio il volume della sfera
cresce più della superficie, ciò resta semplicemente come dato teorico, mentre
la sfera resta sostanzialmente con le sue caratteristiche fondamentali.
Ad esempio se immaginiamo una persona infinitamente piccola che percorra la
superficie di un neutrone, essa si troverebbe nelle stesse condizioni di un
gigante che percorre la superficie di una sfera grande come una stella gigante.
Entrambi crederebbero di trovarsi su una superficie infinita e potrebbero
percorrerla all’infinito e tutti i calcoli relativi alle singole due sfere
resterebbero invariati.
Il rapporto r/3 ci dice semplicemente che l’universo si muove per unità
triplici, cioè abbiamo 1+1+1 ed una volta raggiunto il 3 passiamo ad una nuova
sequenza trina.
In modo molto banale, anche nel relativo per fare un esempio, possiamo
considerare la realtà come, materia, vita, psichismo.
Oltre lo psichismo si salta ad un altra frequenza trina.
E così si possono fare molti altri esempi.
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