Fisica ...tra Scienza e Mistero (Universo,Energia,Mente e Materia)

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 Dio è moto perpetuo

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Claudio Sauro



Numero di messaggi : 286
Localisation : Italia
Data d'iscrizione : 19.10.09

MessaggioOggetto: Dio è moto perpetuo   Gio Nov 19, 2009 10:19 pm

Nell’affrontare questi temi devo dire che mi sento abbastanza imbarazzato.

In effetti non si è ancora definito cosa sia veramente la materia.

Einstein dice che è energia.

Ma l’essenza ultima di tale energia sfugge ai nostri sistemi logici,
tanto è vero che esiste anche un antimateria, che è pur essa energia ma
con valenza opposta.

Ciò che ci stupisce è che le particelle subatomiche, protoni, neutroni,
elettroni sono dei vuoti ripieni di questa energia o antienergia.

Ma cosa si intende per energia?

Ciò che risulta certo è che gli elettroni ruotano attorno al nucleo ad una velocità simile a quella della luce.

Oltre al nucleo, che è stato dimostrato, ruota pure ad una simile velocità su se stesso.

E perché?

Sembra che la cosa sia presa come un dato di fatto, più che come un problema.

In effetti nessuno si spiega perché gli elettroni ruotano attorno al nucleo ad una velocità tanto vertiginosa.

Questo spiega anche le energie che si liberano quando il nucleo viene rotto come nel caso della bomba atomica.

Ma perché questo “moto perpetuo” degli elettroni e del nucleo.

Io potrei azzardare un ipotesi, e cioè che nell’universo la legge fondamentale è la legge del moto.

Vedremo poi come tale legge è alla base del principio della vita.

Dalla legge del moto derivano tutte le altre leggi fisiche, la gravità, il magnetismo, l’elettricità ecc.

Einstein dice che i pianeti girano attorno al sole perché lo spazio si curva.

Lo stesso principio non lo possiamo applicare agli elettroni, dal
momento che la gravità a livello del nucleo ha un valore irrisorio e
non potrebbe curvare nessuno spazio.

Potremmo pensare che lo spazio si curva per le forze elettriche, ma questo è ancora tutto da dimostrare.

Ma a parte lo spazio che si curva, poniamo anche per gli elettroni,
cosi come per i pianeti e per le galassie, resta da dimostrare il
perché del costante moto tangenziale di ciascun corpo, compensato dal
moto di attrazione che il nucleo esercita.

Insomma che cos’è che imprime il moto costante agli elettroni, ed il moto costante ai corpi astronomici.

E’ un quesito che ha rotto la testa perfino a Majorana.

In effetti nessuno se lo spiega.

Ma con la legge del moto da me postulata, si potrebbero spiegare molti fenomeni.

In effetti non intravedo altre scappatoie.

La fisica attuale ama molto la teoria del BIG-BANG, cioè dell’atomo iniziale che è esploso ed ha dato origine all’universo.

Tale teoria è accettata anche dai fisici più illustri, anche se contiene un tal numero di assurdità da far rizzare i capelli.

Tutto l’universo, secondo tale teoria era concentrato nello spazio di un neutrone.

Penso che la fisica attuale dovrà camminare molto prima di capire che la materia non è comprimibile oltre un certo limite.

Comunque non si capisce come da tale teoria possano essere emerse tutte le leggi successive allo scoppio dell’atomo iniziale.

In particolare la legge del moto che si manifesta sempre secondo il sistema della spirale.

Perché ne è emersa la legge della spirale?

In effetti tale legge possiamo applicarla anche all’atomo.

Poco importa se Heisemberg secondo la legge di indeterminazione
quantistica ci dice che l’elettrone possiamo trovarlo indistintamente
in ciascun punto dello spazio atomico.

Ciò che è certo non può che manifestarsi in una spirale (immaginiamo
gli anelli di Saturno) e che solo nell’ambito di detta spirale possa
indistintamente trovarsi.
Come si spiegherebbe altrimenti la disposizione estremamente simmetrica
dei cristalli, e la disposizione cis e trans delle molecole.

Basta questo per eliminare uno dei capisaldi della teoria quantistica.

Possiamo eventualmente risolvere la quantistica in altro modo: gli
elettroni possono trovarsi indistintamente in qualsiasi punto lungo la
spirale sulla quale ruotano attorno all’atomo.

E questo per un fatto molto semplice: gli elettroni ruotano in uno
spazio infinitamente piccolo, attorno ad un nucleo alla velocità della
luce.

A questo punto possiamo pensare che ha tale velocità, essendo lo spazio
estremamente ristretto, la posizione dell’elettrone non sia
determinabile, e questo in perfetta sintonia con la quantistica.

Del resto qualsiasi sistema che tenda all’infinito può soddisfare
pienamente il concetto di indeterminazione quantistica di Heisemberg..

Intendo dire che da un sistema di casualità possiamo passare ad un sistema di acasualità.

Immaginiamoci le onde del mare.

Ogni onda sarà diversa dalla precedente e non sarà possibile determinare in modo esatto il tipo di onda che segue.

E questo per un motivo estremamente semplice.

Tutto il sistema che genera la formazione delle onde è un sistema che
tende all’infinito; intendo dire che è la complessità che tende
all’infinito.

A questo punto possiamo passare da un sistema casuale ad un sistema
acasuale, per il semplice fatto che il sistema successivo non è
determinabile

A questo punto la fisica quantistica non è che l’altra faccia della medaglia dell’universo.

Una faccia della medaglia dell’universo è costituita dalle leggi che lo
regolano, l’altra faccia è rappresentata dagli effetti che tali leggi
manifestano nel reale.

A questo punto c’è da aprire una parentesi: la scienza ritiene un fenomeno valido se è ripetibile.

E’ indubitabile che un sasso nel vuoto cade sempre alla stessa velocità, e qui rientriamo nella fisica classica.

Ma è pure indiscutibile che anche questo può essere messo in discussione.

Infatti la terra, per la caduta di polvere cosmica, aumenta di peso di
circa mezza tonnellata al secondo, di conseguenza varia anche la
gravità.

Pertanto un sasso nel vuoto cadrà apparentemente alla stessa velocità, ma con una variante minima che possiamo chiamare K.

Ora questa variante non è una costante, dal momento che è imprevedibile quanta polvere cosmica cada sulla terra in ogni secondo.

Pertanto anche uno dei teoremi più consolidati della fisica classica
ricade in un concetto di indeterminismo, e pertanto ricadiamo
inevitabilmente nel principio di indeterminazione di Heisemberg.

Tutto l’universo ricade in questo principio, per il semplice fatto
che non è un sistema chiuso, ma un sistema infinito nei suoi aspetti e
nelle sue leggi.

L’impossibilità pratica di determinare con esattezza un fenomeno anche semplice è una caratteristica dei fenomeni universali.

Messo da parte questo aspetto, possiamo riprendere il concetto di moto come legge primaria che sta alla base dei fenomeni.

Infatti è proprio in base a tale legge che si annulla il principio entropico tanto caro alla fisica classica.

Il moto , come principio è vita in tutti i suoi aspetti.

Il moto tende ad aggregare i corpi più semplici in organismi sempre più complessi.

Il moto come principio tende allo psichismo.

Per questo attraverso la scala evolutiva si sono sviluppati organismi sempre più complessi fino all’uomo.

La selezione naturale non è che un aspetto secondario di questa legge.

Ma con ciò non abbiamo fatto altro che confermare che alla base
dell’universo, come principio sta il moto che si compensa in una legge
suprema di equilibrio.

Pertanto se volessimo ricercare Dio, non dovremmo far altro che
ricercarlo in un principio di infinito che genera il moto e si compensa
nell’equilibrio.

Dio è Vita nel concetto piu alto del termine.

Dio è Moto Perpetuo nel concetto piu alto del termine.

Dio è equilibrio nel concetto piu alto del termine.

Che poi, tale equilibrio a livello umano, diventi amore questo è un altro discorso.

Sono aspetti minori della Legge.


Ultima modifica di Claudio Sauro il Gio Nov 19, 2009 10:40 pm, modificato 1 volta
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Claudio Sauro



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MessaggioOggetto: Re: Dio è moto perpetuo   Gio Nov 19, 2009 10:31 pm

BALAKA

Il corso sinuoso del fiume
trepidoso sotto le vibrazioni del tramonto
si fece triste
quando fu inghiottito dalle tenebre
come una scimitarra nel fodero:
Alla fine dell'alta marea del giorno
venne la bassa marea della notte
a navigare con le stelle
sulle acque nere delle tenebre.
Sotto le montagne nel buio
linee di piante.
Parve che la creazione
come in sogno parlasse
eppure non poteva esprimersi chiaramente.
Nelle dense tenebre si levarono
mormorii di suoni indistinti.

In quel momento, inaspettatamente,
nel cielo della sera
un fruscio come un lampo nello spazio,
scivolò veloce immergendosi nel lontano orizzonte.
O stormi migranti,
il fruscio delle vostre ali, come palpitii inebrianti,
ha sollevato alte voci di gioia e meraviglia
e si è spento nel cielo

Quelle ali fruscianti
come suono divino
infransero l'adorazione del silenzio.
S'innalzarono frementi le montagne
immerse nelle tenebre
rabbrividirono gli spiriti della foresta.
Parve che i fruscii di quelle ali
avessero all'improvviso trasmesso
l'impulso del moto
nell'immobilità estatica
Le montagne aspiravano a divenire nubi vaghe
i filari delle piante
spezzati i legami della terra
volevano trasformarsi in ali
e vivere per un istante
nella scia di quel fruscio senza meta
cercando infine un approdo in cielo.
Infranto il sogno della terra
si risvegliarono le onde delle pene
anch'esse in cammino
verso remote regioni.
O ali pellegrine
nell'universo risuonò un messaggio impaziene
"Non qui, non quì, altrove"

O grù,
avete strappato il silenzio
che mi copriva
ed ascolto nel silenzio
del cielo, delle acque e della terra
un fruscio d'ali indomabili, inquiete.
Nella terra delle tenebre, da profondità sconosciute
s'aprono ali di gemme
grù di mille e mille semi.
Vedo io oggi
queste montagne
queste foreste che volano libere
di isola in isola, da ignoto ad ignoto,
sul batter d'ali delle stelle
fremono le tenebre al richiamo della luce.

Una schiera dopo l'altra quanti messaggi umani
volano per vie ignote
dal passato oscuro
verso un futuro lontano ed indistinto.

Dentro di me
giorno e notte
uccelli senza nido volano
nella luce e nelle tenebre
da sconosciute sponde.
Risuonò nel cielo il canto d'ali dell'universo:
"Non qui, altrove, altrove, in altro luogo".

Tagore
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