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 La Dieta a Zona

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cincin



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MessaggioOggetto: La Dieta a Zona   Dom Nov 29, 2009 11:34 am

Cos'è la Dieta a Zona? E' uno stile alimentare proposto dal Dott. Barry Sears, biochimico statunitense, che ha rivoluzionato il concetto di alimentarsi per stare bene e prevenire la maggior parte delle malattie, dalla più banale, come il raffreddore, alla più seria, come il cancro.
Su cosa è basata? Sull'attenta modulazione degli eicosanoidi, che, come li ha definiti lo stesso Sears, presiedono alla nostra internet biologica.
Come si agisce sugli eicosanoidi? Attraverso la modulazione di insulina e glucagone.
E come si agisce su questi due ormoni? Consumando pasti e spuntini che abbiano un rapporto Proteine/Carboidrati (P/C) di 0.75 con un range che va da 0.5 a 1. Questo vuol dire che tutti i pasti e tutti gli spuntini devono contenere proteine (P) e carboidrati (C). E come si fa ad ottenere quel rapporto? Unendo 4g di C a 3g di P. 3:4 fa, infatti, 0.75.

Il Dott. Sears ha scritto molti libri sulla Zona e tutti corredati di un'ampia bibliografia scientifica, e anche se la medicina ufficiale non l'ha riconosciuta, sempre più medici allopatici la prescrivono ai loro pazienti e sempre più incontri avvengono tra Sears e il nostro ministero della salute, perchè qualcuno si sta accorgendo, per nostra fortuna, che la dieta a Zona è una cosa seria. La prima cosa seria in fatto di alimentazione.
Ma come è possibile sapere che quanto dico sia vero? Basta leggere almeno uno dei suoi libri che da 9 anni vengono pubblicati in Italia.

Per ora mi fermo, ma tornerò per spiegare come funziona la dieta a Zona e cercando di spiegarne i principi. Ci sarà molto da parlare quindi me la prendo con calma :-)

Buona domenica a tutti.

p.s. contrariamente a quanto accade ai dietologi non Zonisti, quelli Zonisti sono i primi a seguire il regime alimentare che loro stessi propongono ai loro pazienti. Insomma, i dietologi Zonisti predicano bene e razzolano altrettanto bene.
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pier



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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Dom Nov 29, 2009 1:49 pm

cincin ha scritto:
Cos'è la Dieta a Zona? E' uno stile alimentare proposto dal Dott. Barry Sears, biochimico statunitense, che ha rivoluzionato il concetto di alimentarsi per stare bene e prevenire la maggior parte delle malattie, dalla più banale, come il raffreddore, alla più seria, come il cancro.
Su cosa è basata? Sull'attenta modulazione degli eicosanoidi, che, come li ha definiti lo stesso Sears, presiedono alla nostra internet biologica.
Come si agisce sugli eicosanoidi? Attraverso la modulazione di insulina e glucagone.
E come si agisce su questi due ormoni? Consumando pasti e spuntini che abbiano un rapporto Proteine/Carboidrati (P/C) di 0.75 con un range che va da 0.5 a 1. Questo vuol dire che tutti i pasti e tutti gli spuntini devono contenere proteine (P) e carboidrati (C). E come si fa ad ottenere quel rapporto? Unendo 4g di C a 3g di P. 3:4 fa, infatti, 0.75.

Il Dott. Sears ha scritto molti libri sulla Zona e tutti corredati di un'ampia bibliografia scientifica, e anche se la medicina ufficiale non l'ha riconosciuta, sempre più medici allopatici la prescrivono ai loro pazienti e sempre più incontri avvengono tra Sears e il nostro ministero della salute, perchè qualcuno si sta accorgendo, per nostra fortuna, che la dieta a Zona è una cosa seria. La prima cosa seria in fatto di alimentazione.
Ma come è possibile sapere che quanto dico sia vero? Basta leggere almeno uno dei suoi libri che da 9 anni vengono pubblicati in Italia.

Per ora mi fermo, ma tornerò per spiegare come funziona la dieta a Zona e cercando di spiegarne i principi. Ci sarà molto da parlare quindi me la prendo con calma :-)

Buona domenica a tutti.

p.s. contrariamente a quanto accade ai dietologi non Zonisti, quelli Zonisti sono i primi a seguire il regime alimentare che loro stessi propongono ai loro pazienti. Insomma, i dietologi Zonisti predicano bene e razzolano altrettanto bene.

Mi interessa molto conoscere la Dieta a Zona.
Dopo quasi 40 anni di inutili diete contro l'obesità ho finalmente trovato una dieta che tiene conto delle intolleranze ( non allergie ) alimentari . Con questa dieta ho perso 26 kg in 8 mesi e non ho sofferto la fame né le conseguenze di un rapido dimagrimento, anzi è anche quasi del tutto scomparsa la fastidiosa dermatite seborroica che interessava il viso ed il petto .
Ho fatto vedere al mio incredulo medico la dieta e lui mi ha detto che questa terrebbe conto anche della Dieta a Zona.
Questa è la ragione per cui vorrei avere maggiori chiarimenti circa la Dieta a Zona.
Grazie.
Pier
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cincin



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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Dom Nov 29, 2009 10:18 pm

pier ha scritto:
Mi interessa molto conoscere la Dieta a Zona.
Dopo quasi 40 anni di inutili diete contro l'obesità ho finalmente trovato una dieta che tiene conto delle intolleranze ( non allergie ) alimentari . Con questa dieta ho perso 26 kg in 8 mesi e non ho sofferto la fame né le conseguenze di un rapido dimagrimento, anzi è anche quasi del tutto scomparsa la fastidiosa dermatite seborroica che interessava il viso ed il petto .
Ho fatto vedere al mio incredulo medico la dieta e lui mi ha detto che questa terrebbe conto anche della Dieta a Zona.
Questa è la ragione per cui vorrei avere maggiori chiarimenti circa la Dieta a Zona.
Grazie.
Pier
Fammi capire, pier, il tuo medico ha detto che la dieta che segui è similie alla dieta a Zona o è la dieta a Zona? Potresti postare una giornata tipo affinchè mi renda conto in prima persona? Nel frattempo aggiungo qualcosa su questo straordinario sistema alimentare capace di far regredire moltissime patologie e di ridare all'individuo un incredibile benessere psico-fisico.

La prima regola è il rapporto proteine/carboidrati (P/C), che è di 0,75 con un range cha va da 0,5 a 1. La seconda regola è che tutti e 3 i macronutrienti (proteine, carboidrati, grassi) vanno sempre associati ad ogni pasto e spuntino. Ne deriva una distribuizione dei macronutrienti che è la seguente: C 40%, P 30%, G 30%. Terza regola: tra un pasto e l'altro non devono intercorrere più di 5-6 ore; se passa più tempo si inserisce uno spuntino. Dopo lo spuntino, il pasto successivo deve essere fatto non oltre le 2-3 ore. Continuiamo con le regole per raggiungere il massimo dei benefici: circa 20 minuti prima di coricarsi va fatto uno spuntino e la colazione va fatta entro un'ora dal risveglio.
Tutte queste regole, che a prima vista potrebbero spaventare perchè somigliano a un regime militare :-) assicurano un equilibrio eicosanoidale che garantisce un elevato benessere psico-fisico e di conseguenza la più elevata efficenza della macchina uomo, oltre che curare e prevenire tutte le malattie associate allo squilibrio degli eicosanoidi, compresa la dermatite seborroica menzionata da pier.
A tale proposito ti chiedo, pier: hai detto che è quasi del tutto sparita ma non del tutto; se ancora non lo prendi, ti consiglio assunzioni di almeno 2.5g, meglio se 5g, di omega 3 a catena ramificata (EPA e DHA) che lo stesso Sears ha inserito nel suo stile vita a Zona. Gli omega 3 sono gli unici integratori consigliati e nessun altro integratore è necessario. Il motivo della loro necessità lo spiego al prossimo intervento :-)
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pier



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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Lun Nov 30, 2009 10:52 am

cincin ha scritto:
Fammi capire, pier, il tuo medico ha detto che la dieta che segui è similie alla dieta a Zona o è la dieta a Zona? Potresti postare una giornata tipo affinchè mi renda conto in prima persona?..........................................
La dieta che seguo si basa sulle intolleranze alimentari che vengono evidenziate dal CYtotest .
Non credo che tale dieta sia la Dieta a Zona ma da quanto ho capito dal mio dottore pare che ne segua alcuni principi.
Una volta individuati gli alimenti che non sono tollerati questi vengono esclusi dalla dieta per circa 5 mesi . Una volta raggiunto come nel mio caso il peso determinato dal medico , sulla base di parametri che tengono conto anche dell’età, i cibi che sono risultati non tollerati vengono reintrodotti molto lentamente in modo da riabituare l’organismo ad essi .
Se un alimento reintrodotto dovesse dare dei problemi allora lo si sospende per un mese e poi lo si reintroduce.
Ho notato che la dermatite seborroica compare quando mangio la bresaola i fagiolini ed il salmone in scatola e quindi li riproverò dopo un mese dalla loro assunzione.
La dieta prevede come primo piatto l’insalata o la verdura e nei primi 5 mesi vengono esclusi comunque l’insalata e la verdura non tollerati.
Come secondo piatto la carne , pesce ,ecc . Anche in questo caso nei primi 5 mesi vengono esclusi gli alimenti non tollerati.
La frutta si deve mangiare lontano dai pasti due volte al giorno come spuntino e deve essere dello stesso tipo durante la giornata. Anche in questo caso nei primi 5 mesi viene esclusa la frutta non tollerata .
Solo per i primi 15 giorni ,nel mio caso, sono stati inoltre esclusi , il pane ,la pasta ed il riso che sono poi stati introdotti come secondo piatto ,escluso il pane che viene escluso quando mangio la pasta od il riso . Il pane comunque può essere assunto nella quantità di 50 grammi a colazone e a cena salvo quando si assume la pasta od il riso
La pasta ed il riso inoltre sono inseriti ogni tre giorni come pure sono inseriti ogni tre giorni tutti gli altri alimento compresi quelli non tollerati dopo il periodo di 5 mesi.
Quindi a parte il primo piatto tutti gli altri alimenti variano di giorno in giorno .
La mia dieta dei primi mesi è stata la seguente
Colazione - caffè con dolcificante o the od orzo,ecc
Pranzo e cena - Primo piatto insalata e verdura -Secondo piatto o 2 uova o cavallo o pollo/tacchino o maiale o pesce ,ecc
Bisogna avere pazienza nel compilare una dieta settimanale che non preveda nello stesso giorno gli stessi alimenti per il pranzo e la cena.
Lo so che il tutto può risultare confuso ma con la pratica e le telefonate di chiarimento tutto diventa più facile
Ti ringrazio :-) per il consiglio degli omega 3 a catena ramificata (EPA e DHA) che sicuramente proverò per la dermatite seborroica .

Domanda: l’omega3 non è presente anche nel pesce ed in particolare nelle acciughe o alici ?
Pier
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cincin



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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Lun Nov 30, 2009 11:15 am

pier ha scritto:


Domanda: l’omega3 non è presente anche nel pesce ed in particolare nelle acciughe o alici ?
Pier
eheh caro pier, avevo fatto un bellissimo post sugli omega 3 ma quando sono andata a inviare...puff! sparito tutto! di solito faccio un copia-incolla prima di inviare in modo tale da non perdere il testo in caso di "incidenti", questa volta il copia-incolla non funzionava abbi pazienza, quindi, e rifarò il post sugli omega3.
Ora non ho nemmeno il tempo di commentare il tuo post e lo farò quanto prima.
Ne approfitto per augurare buona giornata a Fausto e a tutti gli utenti del forum!
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pier



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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Lun Nov 30, 2009 5:15 pm

cincin ha scritto:
pier ha scritto:


Domanda: l’omega3 non è presente anche nel pesce ed in particolare nelle acciughe o alici ?
Pier
eheh caro pier, avevo fatto un bellissimo post sugli omega 3 ma quando sono andata a inviare...puff! sparito tutto! di solito faccio un copia-incolla prima di inviare in modo tale da non perdere il testo in caso di "incidenti", questa volta il copia-incolla non funzionava abbi pazienza, quindi, e rifarò il post sugli omega3.
Ora non ho nemmeno il tempo di commentare il tuo post e lo farò quanto prima.
Ne approfitto per augurare buona giornata a Fausto e a tutti gli utenti del forum!


Allego quanto ho trovato sugli omega 3 con alcune avvertenze in attesa del tuo post



Un nuovo studio italiano ha evidenziato ulteriori poteri benefici degli Omega 3. Gli Omega3 sono acidi grassi polinsaturi a lunga catena di carbonio derivanti dall’acido alfa linoleico, più concretamente essi sono in grado di entrare nella costituzione delle membrane cellulari diventando protagonisti di diverse azioni molto importanti tra le quali: l’azione antitrombotica, la riduzione dei trigliceridi, e soprattutto migliorano il ritmo cardiaco evitando in concreto l’insorgenza di aritmie cardiache.
Questi acidi grassi sono contenuti essenzialmente nel pesce, specie quello azzurro come sardine e aringhe, e bisognerebbe consumarne almeno due porzioni a settimana, preferibilmente al forno o bollito, per non annullare con la frittura i benefici cardiovascolari di queste straordinarie molecole. Sono presenti anche nelle noci, in alcune alghe e nell'olio di lino.
Lo studio italiano «GISSI HF», durato quattro anni, condotto dal gruppo GISSI (costituito dall’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri ANMCO e dall’Istituto Mario Negri) con il sostegno di due aziende farmaceutiche italiane, Sigma-tau e SPA, e dell’americana Pfizer, ha ora dimostrato che l'assunzione giornaliera di un solo grammo degli acidi grassi Omega 3 è in grado di ridurre di circa il 10% il rischio di morte prematura dovuta a malattie cardiocircolatorie.
La nuova indagine scientifica, pubblicata sulla rivista “Lancet” e presentata al Congresso europeo di cardiologia di Monaco di Baviera, ha coinvolto 357 reparti di cardiologia in Italia e oltre 7mila pazienti.
I poteri protettivi degli Omega 3 per il cuore e i per i vasi sanguigni erano già stati intuiti diverso tempo fa, osservando che gli eschimesi, consumando più di 400 grammi di pesce a testa ogni giorno, avevano una percentuale di morti per problemi cardiaci bassissima.

Le capacità preventive degli omega 3
Somministrando per 4 anni ai pazienti del campione un grammo di Omega 3 sotto forma di pillole, i ricercatori italiani hanno ottenuto risultati inequivocabili: il rischio relativo di mortalità è sceso del 9%, i ricoveri sono calati dell'8% insieme alla mortalità per scompenso cardiaco, c'è stata una diminuzione del 28% del ricorso agli ospedali per aritmie.
Un risultato eccezionale, affermano gli studiosi, «soprattutto alla luce dei tanti studi negativi proprio nel campo dello scompenso cardiaco», una patologia molto diffusa e con esiti spesso gravi: solo in Italia interessa circa 600mila persone, attestandosi come una delle principali cause di incidenza della malattia, mortalità e aumento della spesa sanitaria.
Dunque i medici italiani coinvolti nella ricerca concludono che: «la somministrazione long-term di 1g al giorno di n-3 PUFA è risultata efficace nel ridurre sia la mortalità per tutte le cause, che i ricoveri ospedalieri per cause cardiovascolari».

Nonostante gli acidi grassi Omega 3 abbiano dimostrato di arrecare benefici anche nella prevenzione di diverse altre patologie, come il cancro, il diabete di tipo 2, la depressione, la colite ulcerosa e l'artrite reumatoide, e di proteggere nel lungo periodo la funzionalità cerebrale, gli italiani ne ingeriscono con l'alimentazione ancora troppo pochi. Ogni italiano, infatti, consuma solo 23 chili di pesce all'anno contro i quasi 140 degli eschimesi.
Secondo un altro precedente studio, svolto dall’Osservatorio NFI - Centro Studi dell’Alimentazione Nutrition Foudation of Italy, il consumo di Omega 3 aiuterebbe a prevenire la pressione sistolica e diastolica di circa 1 mmHg. Lo studio del NFI ha coinvolto più di 3.000 persone (uomini e donne di età media 45 anni) per ricercare l’associazione tra il consumo di pesce e Omega 3 e il rischio di aritmie cardiache. I partecipanti hanno compilato un questionario per stabilire le abitudini alimentari, il livello di attività fisica e il consumo di alcool e sono stati sottoposti a elettrocardiogramma per la misurazione di alcuni parametrici cardiaci.
Gli studiosi hanno osservato che coloro che consumavano più di 300 gr di pesce a settimana presentavano una riduzione del 13,6% dell’intervallo QT (indicatore delle caratteristiche del ciclo elettrico cardiaco; in particolare, elevati intervalli QT indicano una lenta ripolarizzazione ventricolare e sono stati associati a un aumento del rischio di morte improvvisa), rispetto a chi non ne mangiava. La riduzione passava al 29,2% dopo aggiustamento dei dati per età, sesso, livello di attività fisica, indice di massa corporea, abitudine al fumo e consumo di noci.
L’INTERMAP Study ha verificato l’impatto degli Omega 3 introdotti con la dieta sui valori pressori di soggetti non affetti da ipertensione. L’indagine ha coinvolto 4.680 uomini e donne di età compresa tra i 40 e i 59 anni e, anche in questo caso, hanno preliminarmente compilato un questionario relativo alle abitudini alimentari, al consumo di alcool e all’assunzione di supplementi e farmaci. Quindi è stata effettuata la misurazione della pressione arteriosa 2 volte nel corso di ognuna delle quattro visite mediche previste dallo studio. Il consumo medio di acidi grassi Omega 3 tra i partecipanti è risultato pari a 2g al giorno; da un’analisi dei dati è emerso che coloro che consumavano le maggiori quantità di omega-3 presentavano, sia per la pressione sistolica, sia per quella diastolica, valori più bassi di circa 1 mmHg. In particolare l’effetto antiipertensivo maggiore è stato riscontrato nei soggetti non ipertesi che non seguivano diete particolari, non assumevano implementazioni o farmaci e non erano affetti da diabete o patologie cardiovascolari.






Abbassano il colesterolo totale e aumentano il colesterolo "buono" HDL, contribuendo a mantenere il tuo cuore sano

Riducono i tuoi trigliceridi anche del 40%

Abbassano la tua pressione arteriosa

Migliorano la tua memoria, la concentrazione e l'apprendimento

Sono essenziali perchè la tua pelle rimanga sana e vitale, e ne contrastano l'invecchiamento

Ostacolano la formazione di trombi

Diminuiscono il rischio d'infarto

Abbassano il rischio per alcuni tipi di cancro

Diminuiscono i sintomi dell'angina e delle palpitazioni cardiache

Sono essenziali nella gestazione

Migliorano il tuo umore e le forme di depressione

Rinforzano il tuo sistema immunitario

Migliorano i sintomi della psoriasi,dell'artrite reumatoide, dell'Alzheimer, del morbo di Crohn, del Lupus, della schizofrenia, dei disturbi bipolari, della sindrome pre-mestruale e delle mestruazioni dolorose

Riducono il rischio di degenerazione maculare dei tuoi occhi

Rimpiazzano i grassi saturi rendendo le tue membrane cellulari più fluide, prevenendone l’irrigidimento e il deterioramento

Sono utili nelle funzioni del tuo sistema ormonale

Aiutano il tuo corpo a mantenere la sua temperatura



Sarebbe quindi necessario avere un’alimentazione molto ricca di pesce, possibilmente di taglia piccola in modo da evitare l’inquinamento da mercurio ed altre tossine, presenti nei pesci medio-grandi al vertice della catena alimentare.
Il fabbisogno minimo giornaliero di omega-3 (come consigliato anche dalla FAO) è l’1,5% del fabbisogno calorico giornaliero.
Ad esempio se assumi con l’alimentazione 1800 kcal al giorno dovresti ingerire almeno 3 g di omega tre, dose che in realtà spesso non si riesce a raggiungere perché gli alimenti ricchi di questi grassi non sono molto appetibili, e non tutti vogliono o riescono a mangiare ogni giorno pesce.
Nel caso tu non riesca a raggiungere le quantità giornaliere raccomandate di Omega-3 attraverso l’alimentazione, diventa allora fondamentale la scelta di un integratore.
Basta davvero qualche pillola comprata al supermercato?
Insomma sembra facile: per mantenersi in salute e prevenire molte malattie basta prendere ogni giorno una capsula o più di Omega-3, magari acquistata al supermercato.



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Peccato che non sia così: il 90% dei prodotti venduti da supermercati, erboristerie, negozi online e perfino farmacie sono quanto meno inefficaci, se non dannosi per la salute.</TD></TR></TABLE>

Ho davanti a me una confezione di una marca molto pubblicizzata venduta in farmacia: all’interno ci sono 17 grammi di omega-3 (indicati anche come EPA e DHA) per 100 grammi di prodotto, insomma solo il 17%!
In un’altra confezione acquistata al supermercato ce ne sono il 12%...
Questo significa che per assumere la quantità minima raccomandata di omega-3 (in media 3 grammi al giorno) dovrei prenderne almeno 27 capsule!
Ho provato allora a verificare sui loro siti internet (prova a farlo anche tu) se esistono dei certificati di analisi per capire di che cosa è costituito il restante 90% della capsula, e soprattutto di che qualità è l’olio di pesce utilizzato, ma senza alcun risultato.
Questo ultimo aspetto è molto importante: se l’olio di pesce è di bassa qualità, a causa dell’inquinamento marino è possibile trovare al suo interno degli inquinanti molto pericolosi come il mercurio, o addirittura cancerogeni come le diossine e il PCB.


Come scegliere un integratore di qualità
Per fortuna esistono dei prodotti di altissima qualità, degli integratori di olio di pesce che contengono una percentuale molto elevata di omega-3 (superiore al 60%) e che sottopongono ogni lotto di produzione all’analisi di un istituto indipendente, riconosciuto a livello mondiale dai principali produttori di omega tre.
Questo istituto si chiama IFOS -International Fish Oil Standards con sede presso la University of Guelph in Canada- e sul loro sito è possibile trovare l’elenco aggiornato delle ditte e le relative analisi dei prodotti.

Pochè abito in Liguria a pochi passi dal mare mangio spesso le acciughe o alici
Le preparo preferibilmente:
-cotte nel limone , cioè si mette il limone sulle acciuche sfilettate crude e poi si aspetta qualche ora che il limone cuocia il pesce.
- cotte col microonde senza acqua (è come se fossero bollite ma il principio nutritivo non si disperde nell'acqua di cottura .
Attenzione a non mangiare pesci di allevamento perchè questi sovente contengono dossina e/o metalli pesanti. Pier
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Claudio Sauro



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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Mar Dic 01, 2009 12:46 am

pier ha scritto:
cincin ha scritto:
pier ha scritto:


Domanda: l’omega3 non è presente anche nel pesce ed in particolare nelle acciughe o alici ?
Pier
eheh caro pier, avevo fatto un bellissimo post sugli omega 3 ma quando sono andata a inviare...puff! sparito tutto! di solito faccio un copia-incolla prima di inviare in modo tale da non perdere il testo in caso di "incidenti", questa volta il copia-incolla non funzionava abbi pazienza, quindi, e rifarò il post sugli omega3.
Ora non ho nemmeno il tempo di commentare il tuo post e lo farò quanto prima.
Ne approfitto per augurare buona giornata a Fausto e a tutti gli utenti del forum!


Allego quanto ho trovato sugli omega 3 con alcune avvertenze in attesa del tuo post



Un nuovo studio italiano ha evidenziato ulteriori poteri benefici degli Omega 3. Gli Omega3 sono acidi grassi polinsaturi a lunga catena di carbonio derivanti dall’acido alfa linoleico, più concretamente essi sono in grado di entrare nella costituzione delle membrane cellulari diventando protagonisti di diverse azioni molto importanti tra le quali: l’azione antitrombotica, la riduzione dei trigliceridi, e soprattutto migliorano il ritmo cardiaco evitando in concreto l’insorgenza di aritmie cardiache.
Questi acidi grassi sono contenuti essenzialmente nel pesce, specie quello azzurro come sardine e aringhe, e bisognerebbe consumarne almeno due porzioni a settimana, preferibilmente al forno o bollito, per non annullare con la frittura i benefici cardiovascolari di queste straordinarie molecole. Sono presenti anche nelle noci, in alcune alghe e nell'olio di lino.
Lo studio italiano «GISSI HF», durato quattro anni, condotto dal gruppo GISSI (costituito dall’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri ANMCO e dall’Istituto Mario Negri) con il sostegno di due aziende farmaceutiche italiane, Sigma-tau e SPA, e dell’americana Pfizer, ha ora dimostrato che l'assunzione giornaliera di un solo grammo degli acidi grassi Omega 3 è in grado di ridurre di circa il 10% il rischio di morte prematura dovuta a malattie cardiocircolatorie.
La nuova indagine scientifica, pubblicata sulla rivista “Lancet” e presentata al Congresso europeo di cardiologia di Monaco di Baviera, ha coinvolto 357 reparti di cardiologia in Italia e oltre 7mila pazienti.
I poteri protettivi degli Omega 3 per il cuore e i per i vasi sanguigni erano già stati intuiti diverso tempo fa, osservando che gli eschimesi, consumando più di 400 grammi di pesce a testa ogni giorno, avevano una percentuale di morti per problemi cardiaci bassissima.

Le capacità preventive degli omega 3
Somministrando per 4 anni ai pazienti del campione un grammo di Omega 3 sotto forma di pillole, i ricercatori italiani hanno ottenuto risultati inequivocabili: il rischio relativo di mortalità è sceso del 9%, i ricoveri sono calati dell'8% insieme alla mortalità per scompenso cardiaco, c'è stata una diminuzione del 28% del ricorso agli ospedali per aritmie.
Un risultato eccezionale, affermano gli studiosi, «soprattutto alla luce dei tanti studi negativi proprio nel campo dello scompenso cardiaco», una patologia molto diffusa e con esiti spesso gravi: solo in Italia interessa circa 600mila persone, attestandosi come una delle principali cause di incidenza della malattia, mortalità e aumento della spesa sanitaria.
Dunque i medici italiani coinvolti nella ricerca concludono che: «la somministrazione long-term di 1g al giorno di n-3 PUFA è risultata efficace nel ridurre sia la mortalità per tutte le cause, che i ricoveri ospedalieri per cause cardiovascolari».

Nonostante gli acidi grassi Omega 3 abbiano dimostrato di arrecare benefici anche nella prevenzione di diverse altre patologie, come il cancro, il diabete di tipo 2, la depressione, la colite ulcerosa e l'artrite reumatoide, e di proteggere nel lungo periodo la funzionalità cerebrale, gli italiani ne ingeriscono con l'alimentazione ancora troppo pochi. Ogni italiano, infatti, consuma solo 23 chili di pesce all'anno contro i quasi 140 degli eschimesi.
Secondo un altro precedente studio, svolto dall’Osservatorio NFI - Centro Studi dell’Alimentazione Nutrition Foudation of Italy, il consumo di Omega 3 aiuterebbe a prevenire la pressione sistolica e diastolica di circa 1 mmHg. Lo studio del NFI ha coinvolto più di 3.000 persone (uomini e donne di età media 45 anni) per ricercare l’associazione tra il consumo di pesce e Omega 3 e il rischio di aritmie cardiache. I partecipanti hanno compilato un questionario per stabilire le abitudini alimentari, il livello di attività fisica e il consumo di alcool e sono stati sottoposti a elettrocardiogramma per la misurazione di alcuni parametrici cardiaci.
Gli studiosi hanno osservato che coloro che consumavano più di 300 gr di pesce a settimana presentavano una riduzione del 13,6% dell’intervallo QT (indicatore delle caratteristiche del ciclo elettrico cardiaco; in particolare, elevati intervalli QT indicano una lenta ripolarizzazione ventricolare e sono stati associati a un aumento del rischio di morte improvvisa), rispetto a chi non ne mangiava. La riduzione passava al 29,2% dopo aggiustamento dei dati per età, sesso, livello di attività fisica, indice di massa corporea, abitudine al fumo e consumo di noci.
L’INTERMAP Study ha verificato l’impatto degli Omega 3 introdotti con la dieta sui valori pressori di soggetti non affetti da ipertensione. L’indagine ha coinvolto 4.680 uomini e donne di età compresa tra i 40 e i 59 anni e, anche in questo caso, hanno preliminarmente compilato un questionario relativo alle abitudini alimentari, al consumo di alcool e all’assunzione di supplementi e farmaci. Quindi è stata effettuata la misurazione della pressione arteriosa 2 volte nel corso di ognuna delle quattro visite mediche previste dallo studio. Il consumo medio di acidi grassi Omega 3 tra i partecipanti è risultato pari a 2g al giorno; da un’analisi dei dati è emerso che coloro che consumavano le maggiori quantità di omega-3 presentavano, sia per la pressione sistolica, sia per quella diastolica, valori più bassi di circa 1 mmHg. In particolare l’effetto antiipertensivo maggiore è stato riscontrato nei soggetti non ipertesi che non seguivano diete particolari, non assumevano implementazioni o farmaci e non erano affetti da diabete o patologie cardiovascolari.






Abbassano il colesterolo totale e aumentano il colesterolo "buono" HDL, contribuendo a mantenere il tuo cuore sano

Riducono i tuoi trigliceridi anche del 40%

Abbassano la tua pressione arteriosa

Migliorano la tua memoria, la concentrazione e l'apprendimento

Sono essenziali perchè la tua pelle rimanga sana e vitale, e ne contrastano l'invecchiamento

Ostacolano la formazione di trombi

Diminuiscono il rischio d'infarto

Abbassano il rischio per alcuni tipi di cancro

Diminuiscono i sintomi dell'angina e delle palpitazioni cardiache

Sono essenziali nella gestazione

Migliorano il tuo umore e le forme di depressione

Rinforzano il tuo sistema immunitario

Migliorano i sintomi della psoriasi,dell'artrite reumatoide, dell'Alzheimer, del morbo di Crohn, del Lupus, della schizofrenia, dei disturbi bipolari, della sindrome pre-mestruale e delle mestruazioni dolorose

Riducono il rischio di degenerazione maculare dei tuoi occhi

Rimpiazzano i grassi saturi rendendo le tue membrane cellulari più fluide, prevenendone l’irrigidimento e il deterioramento

Sono utili nelle funzioni del tuo sistema ormonale

Aiutano il tuo corpo a mantenere la sua temperatura



Sarebbe quindi necessario avere un’alimentazione molto ricca di pesce, possibilmente di taglia piccola in modo da evitare l’inquinamento da mercurio ed altre tossine, presenti nei pesci medio-grandi al vertice della catena alimentare.
Il fabbisogno minimo giornaliero di omega-3 (come consigliato anche dalla FAO) è l’1,5% del fabbisogno calorico giornaliero.
Ad esempio se assumi con l’alimentazione 1800 kcal al giorno dovresti ingerire almeno 3 g di omega tre, dose che in realtà spesso non si riesce a raggiungere perché gli alimenti ricchi di questi grassi non sono molto appetibili, e non tutti vogliono o riescono a mangiare ogni giorno pesce.
Nel caso tu non riesca a raggiungere le quantità giornaliere raccomandate di Omega-3 attraverso l’alimentazione, diventa allora fondamentale la scelta di un integratore.
Basta davvero qualche pillola comprata al supermercato?
Insomma sembra facile: per mantenersi in salute e prevenire molte malattie basta prendere ogni giorno una capsula o più di Omega-3, magari acquistata al supermercato.





Peccato che non sia così: il 90% dei prodotti venduti da supermercati, erboristerie, negozi online e perfino farmacie sono quanto meno inefficaci, se non dannosi per la salute.

Ho davanti a me una confezione di una marca molto pubblicizzata venduta in farmacia: all’interno ci sono 17 grammi di omega-3 (indicati anche come EPA e DHA) per 100 grammi di prodotto, insomma solo il 17%!
In un’altra confezione acquistata al supermercato ce ne sono il 12%...
Questo significa che per assumere la quantità minima raccomandata di omega-3 (in media 3 grammi al giorno) dovrei prenderne almeno 27 capsule!
Ho provato allora a verificare sui loro siti internet (prova a farlo anche tu) se esistono dei certificati di analisi per capire di che cosa è costituito il restante 90% della capsula, e soprattutto di che qualità è l’olio di pesce utilizzato, ma senza alcun risultato.
Questo ultimo aspetto è molto importante: se l’olio di pesce è di bassa qualità, a causa dell’inquinamento marino è possibile trovare al suo interno degli inquinanti molto pericolosi come il mercurio, o addirittura cancerogeni come le diossine e il PCB.


Come scegliere un integratore di qualità
Per fortuna esistono dei prodotti di altissima qualità, degli integratori di olio di pesce che contengono una percentuale molto elevata di omega-3 (superiore al 60%) e che sottopongono ogni lotto di produzione all’analisi di un istituto indipendente, riconosciuto a livello mondiale dai principali produttori di omega tre.
Questo istituto si chiama IFOS -International Fish Oil Standards con sede presso la University of Guelph in Canada- e sul loro sito è possibile trovare l’elenco aggiornato delle ditte e le relative analisi dei prodotti.

Pochè abito in Liguria a pochi passi dal mare mangio spesso le acciughe o alici
Le preparo preferibilmente:
-cotte nel limone , cioè si mette il limone sulle acciuche sfilettate crude e poi si aspetta qualche ora che il limone cuocia il pesce.
- cotte col microonde senza acqua (è come se fossero bollite ma il principio nutritivo non si disperde nell'acqua di cottura .
Attenzione a non mangiare pesci di allevamento perchè questi sovente contengono dossina e/o metalli pesanti. Pier






Gli
acidi grassi sono costituenti comuni delle forme di vita – essi sono essenziali
per costituire le membrane cellulari – gli acidi grassi si distinguono in acidi
grassi saturi ed insaturi – gli acidi grassi saturi sono il miristico, il
palmitico e lo stearico e sono importanti per stabilizzare le membrane
cellulari – gli acidi insaturi si distinguono in omega-9, omega-6, ed omega-3,
sono principalmente l’acido oleico,l’acido arachidonico, linoleico e alfa
-linolenico – alcuni acidi grassi possono essere sintetizzati a partire dai
carboidrati, dalle proteine e da altre fonti non lipidiche: questa via conduce
alla sintesi di acidi grassi saturi ed in prevalenza acido palmitico – questo
puo’ essere denaturato e formare acido oleico della classe omega-9 – gli acidi
grassi omega- 3 ed omega-6 derivano da grassi poliinsaturi assunti col cibo e
possono essere allungati e denaturati ulteriormente – si tenga presente che gli
esseri umani non possono sintetizzare l’acido linoleico e l’acido arachidonico
per cui questi due acidi sono essenziali; tuttavia se e’ presente acido
linoleico da questo puo’ essere sintetizzato acido arachidonico – quando
l’apporto dietetico di acido linoleico e di alfa-linolenico e’ adeguato questi
possono essere impiegati dall’organismo per sintetizzare precursori degli
eicosanoidi – l’enzima delta-6-desaturasi apre la strada alla via di
desaturazione ed allungamento delle catene – anche se l’enzima puo’ agire su
qualsiasi acido grasso a lunga catena l’affinita’ di legame per l’enzime
aumenta con il numero di doppi legami e raggiunge il massimo con l’acido
linolenico; un aumento dei legami come si ha negli olii di pesce non attiva
maggiormente l’enzima – se manca questo, si accumula un elevato livello di
omega-9 (acido oleico) segno di deficit di acidi grassi essenziali – l’enzima
delta-6-desaturasi richiede per essere attivo lo ione zinco – anche l’acido
linoleico puo’ attivare l’enzima, ma questo richiede una maggiore quantita’
dell’acido grasso, una scarsa presenza di acidi saturi ed un maggior apporto di
zinco e pertanto una via piu’ impervia ed improbabile – comunque sono da
considerarsi come veramente essenziale l’acido linoleico e l’acido arachidonico
che non possono essere sintetizzati dall’organismo e sono i precursori delle prostaglandine;
tali grassi sono noti anche come vitamina F; l’acido arachidonico e’ un grasso
poliinsaturo della serie tetraenica e lo si trova quale componente dei
fosfolipidi di membrana; tale acido
grasso mediante la ciclossigenasi puo’ essere metabolizzato dalle piastrine a
trombossano che e’ un potente aggregante e vasocostrittore; perche’ questo non
si verifichi e’ importante un adeguato apporto di omega-3, in particolare acido
alfa-linolenico che e’ il piu potente inibitore della cicloosigenasi – inoltre
l’acido alfa-linolenico questo puo’ con facilita’ attivare l’enzima
delta-6-desaturasi indipendentemente dalla quantita’ di acidi grassi saturi -
gli acidi grassi poliinsaturi hanno un forte impatto sulla salute per via della
loro conversione in questi composti noti come eicosanoidi – si tratta di
molecole dall’attivita’ biologica estremamente potente e le loro funzioni
omeostatiche nella regolazione della permeabilita’ dei vasi sanguigni,
dell’accumulo di lipidi, della flogosi, e del comportamento delle cellule del
sistema immunitario hanno grnde rilievo nell’esordio e nella progressione delle
malattie del sistema cardiovascolare. – inoltre questi composti sono impiegati
per amplificare ed equilibrare i segnali che giungono agli organi, al sistema
di coagulazione ed al sistema immunitario – gli acidi grassi andando a
costituire le membrane cellulari possono inoltre incidere profondamente in un
infinita’ di risposte organiche; infatti una modificazione del tipo di acido
grasso a livello di membrana puo’ modificare profondamente le membrane stesse e
la risposta di queste a numerosi fattori come ad esempio gli allergeni, la
permeabilita’ ai batteri ed ai virus, il rilascio di mediatori chimici a
livello neuronale, ed il riconoscimento delle membrane stesse da parte di
batteri o plasmodi; ad esempio il plasmodio della malaria dopo la
somministrazione per 20 giorni di acido linolenico alla dose di 3 gr/die non
riconosce piu’ i globuli rossi per cui non si incista piu’ in essi col
vantaggio che puo’ essere eliminato dai globuli bianchi.


Gli
acidi grassi altamente insaturi come l’olio di pesce e l’acido linolenico
aumentano la produzione di prostaciclina e causano una diminuzione dei livelli
di trombossano e quindi determinano un azione antiaggregante piastrinica –
inoltre la prostaciclina stessa e’ in grado di migliorare la circolazione e
favorire l’eliminazione di colesterolo – si ha pertanto una diminuzione del
rischio di aterosclerosi e di trombosi – inoltre gli acidi grassi poliinsaturi
sopprimono la produzione di mediatori e questo si e’ constatato nell’artrite
reumatoide, nella psoriasi ed in tutti i casi di infiammazione in genere –
inoltre con il consumo di acidi grassi poliinsaturi si e’ riscontrata una
riduzione del rischio di diabete o una diminuzione della quantita’ di insulina
necessaria.


La
somministrazione di semplice acido linolenico e quindi di olio di lino spremuto
a freddo o di enotera e’ da preferire rispetto alla somministrazione di olii di
pesce poiche’ questi contengono da cinque a sei doppi legami e cio’ comporta
uno stress ossidativo eccessivo per l’organismo; infatti subito dopo
l’estrazione tendono ad ossidarsi cedendo poi l’ossigeno quando vengono
assunti; occorrerebbe assumere
direttamente pesce azzurro per ovviare a questo inconveniene - l’olio di lino spremuto a freddo e di enotera
invece se consumati freschi non presentano questo inconveniente pur avendo un
altissima concentrazione di acido linolenico – e’ comunque da tener presente
che gli acidi grassi altamente insaturi vanno sempre assunti a dosi basse ed a
cicli di 20-30 giorni intervallati da periodi liberi- ad esempio l’acido alfa
–linolenico va assunto alla dose di 3 gr/die; acidi piu’ insaturi come gli olii
di pesce alla dose di un gr/die –pure ottimi sono altri olii vegetali che
contengono in quantita’ minore acido linolenico, come l’olio di soia, l’olio di
canola, di ribes nero e di noci – questi si possono assumere in quantita’
maggiore per il minor contenuto di omega-3 e per il maggior contenuto di
omega-6 – indispensabile e’ pure assumere insieme agli omega- 3 una certa
quantita’ di antiossidanti come ad esempio la vit e – per gli olii di pesce
questa raccomandazione e’ particolarmente importante essendo altamente insaturi
e quindi ossidanti – generalmente per ogni gr di olio di pesce necessitano 10
mg di vit e- per gli olii vegetali invece la quantita di vit e da assumere e’
minore – in particolare gli olii di noce, di ribes nero, di enotera e di canola
e di riso contengono gia’ un alta quantita’ di antiossidanti naturali per cui
la vit e non e’ necessaria – per l’olio di soia invece necessita una certa
quantita’ di antiossidanti in quanto con l’estrazione i suoi naturali vengono
persi – l’olio di lino in particolare essendo ricchissimo di linolenico deve
essere sempre assunto con vit e 5 mg ogni 3 gr.


Gli
effetti farmacologici degli omega-3 sono i seguenti:


-
Riduzione dei lipidi sierici sia trigliceridi che colesterolo


-
Una maggior irrorazione di tutti gli organi si ripercuote favorevolmente
su tutto l’organismo


-
Per una miglior irrorazione del sistema nervoso sono utili nelle
patologie demenziali


-
Utili nel morbo di parhinson


-
Utili nell’epilessia


-
Riducono la pressione arteriosa per una miglior permeabilita’ dei
capillari


-
Sono utili nell’angina pectoris per un aumento della deformabilita’ dei
globuli rossi, una riduzione della viscosita’ del sangue, ed un aumento del
tempo di emorragia.


-
Prevengono l’infarto miocardio e sono utili nel post’infarto


-
Riducono la morte cardiaca improvvisa


-
Riducono o sopprimono le extrasistoli forse per una miglior irrorazione
del tessuto cardiaco


-
Inibiscono fortemente i processi ossidativi necessari alla risposta
immunitaria; in sostanza agiscono da potenti antinfiammatori (risposta simil
cortisonica) – e’ particolarmente interessante notare che gli omega-3 pur
essendo degli ossidanti in certe condizioni, nell’infiammazione agiscono da
antiossidanti questo perche’ attivano le prostacicline e diminuiscono il
trombossano.


-
Sembrano utili nella sindrome nefrosica


-
Sembrano utili in tutte le malattie autoimmuni


-
Sono utili nella psoriasi


-
Sembra abbiano azione antitumorale – questo pero’ si verifica se
assunti con antiossidanti, ma particolarmente con noci, nocciole, mandorle,
olio di enotera- al contrario alte dosi di omega-3 sono stati additati come
cofattori dei tumori per l’alta percentuale di perossidi che apportano
all’organismo.


-
Riducano le emicranie e la
cefalea


-
Sopprimono la malaria in soggetti infetti dopo quattro settimane di
trattamento


-
Normalizzano il metabolismo lipidico nel diabete e la riduzione della
quantita’ di insulina


-
Prevengono il danno epatico da alcolismo e una riduzione dei sintomi da
astinenza


-
Alcuni studi li hanno trovati utili
nella schizofrenia


-
Determinano un dimagramento mediante un aumento del metabolismo e del consumo
dei grassi


-
Determinano una diminuzione della tensione mammaria premestruale


-
Hanno un azione antidepressiva sia nella sindrome premestruale che
nella menopausa


-
Prevengono l’essicamento e l’atrofia delle ghiandole lacrimali e
salivari


-
Prevengono l’artrosi


-
Migliorano la cute, i capelli e le unghie


-
Migliorano alcuni tipi di eczema


-
Determinano un rallentamento o blocco della degenerazione nella
sclerosi multipla


-
Determinano una soppressione delle cellule tumorali in coltura senza
danno alle cellule normali


-
Sono indispensabili, associati allo zinco, alla crescita e a un normale
sviluppo corporeo


-
Sembra esercitino una buona azione antidepressiva


Dall’analisi
che e’ stata fatta in precedenza, riteniamo utile sottolineare che l’ideale per
assumere omega-3 e’ attraverso prodotti naturali come il pesce azzurro, le
noci, le nocciole , le mandorle – gli olii gia’ estratti al contrario,
soprattutto se altamente insaturi richiedono la somministrazione di
antiossidanti , soprattutto vit e e zinco (10 mg/die)


Ora
valuteremo la composizione di alcuni olii e ne trarremo le necessarie
conclusioni:
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Claudio Sauro



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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Mar Dic 01, 2009 12:48 am

Olio di oliva: contiene per 100 gr acido
miristico 0,2 gr, poamitico 16 gr, stearico 3 gr, oleico 70 gr linoleico da 3 a
14 gr, linolenico 0,1 – 1 gr, arachidonico 0,8 gr


Da
quanto si vede l’olio di oliva e’ molto ricco di acido oleoco, abbastanza di
linoleico, praticamente assente il linolenico , quindi benche’ il linoleico
possa attivare la delta- 6 desaturasi, tale operazione rischia di essere
neutralizzata dall’alto contenuto di acido oleico ( omega –9) , pertanto l’olio
di oliva non e’ sufficiente per un adeguato apporto di omega-3 – possiede
tuttavia il vantaggio di contenere un gran numero di antiossidanti naturali del
gruppo dei polifenoli e lo squalene, che lo rendono prezioso comunque nella
prevenzione delle malattie cardiovascolari – si tenga presente che dell’olio di
oliva va sempre usato l’extra vergine-


Paradossalmente
gli oli di oliva che si ottengono con le olive cadute a terra e quindi di piu’
bassa qualita’(purche’ siano spremuti a freddo) contengono una piu’ alta
quantita’ di grassi insaturi e sono piu acidi; cio’ non compromette
significativamente la validita’ dell’olio – generalmente sono gli olii
meridionali, turchi, greci, algerini, marocchini – l’olio del garda al
contrario anche se di alta qualita’ essendo le olive raccolte manualmente
ancora parzialmente verdi e’ praticamente assente di acido alfa-linolenico.


La
presenza di acido alfa-linolenico e’ molto importante se raggiunge almeno l’1%
poiche puo’ attivare l’enzima delta-6-destaurasi che apre la via alle catene
lunghe insature.





Olio di lino . Contiene
acido miristico1%, palmitico 5%, stearico 7%, oleico 13%, linoleico 23%,
linolenico 50% ; e’ quindi ricchissimo di omega-3 – occorre distinguere l’olio
di lino spremuto a freddo che e’ biancastro per l’alta concentrazione di
mucillaggini che contiene, e l’olio raffinato che viene trattato a 350
gr/centigradi per la separazione delle mucillaggini; ovviamente e’ il primo che
ha valore terapeutico ed e’ pure ricco di antiossidanti; il secondo invece
essendo sottoposto ad alte temperature si carica di perossidi dannosi
all’organismo ed e’ quindi sconsigliabile per uso alimentare; inoltre perde
tutti gli antiossidanti che sono presenti nell’olio vergine – poiche’ l’olio
spremuto a freddo e’ difficile da trovare ed e’ confezionato solo da alcune
ditte in capsule, si puo’ ripiegare su altri olii altamente insaturi come
l’olio di enoteca o di germe di grano – qualora trovaste l’olio di lino
spremuto a freddo occorre ricordare che questo va tenuto ben chiuso in una
bottiglia a vetro scuro ed al buio in frigorifero affinché non subisca
alterazioni o fenomeni di per ossidazione, e preferibilmente consumato in breve
periodo di tempo.


Un
sistema proposto da alcuni per rendere commestibile l’olio di lino raffinato,
e’ quella di miscelarlo in parti uguali con olio di oliva; in tal modo i
potenti antiossidanti dell’olio di oliva neutralizzano i radicali liberi
dell’olio di lino rendendolo commestibile; si ottiene in tal modo un olio con
il 25% di acido alfa- linolenico e quindi con un alta percentuale di omega –3
che si puo’ assumere alla dose di 12 ml/die cioe’ un cucchiaio scarso da tavola








Olio di soia: miristica 0,3%, palmitico
10%, stearico 5%, oleico 22-34%, linoleico 51-66%, linolenico 6-8,5% ; e’ un olio sufficientemente ricco di
omega-3 ma povero di antiossidanti per i trattamenti di estrazione – qualora trovaste
l’olio di soia spremuto a freddo valgono le stesse precauzioni dell’olio di
lino vergine





Olio di girasole: acido palmitico 3%,
stearico 4%, arachidico 1%, oleico 33%, linoleico 55-60%


E’
particolarmente privo di linolenico, ma l’alta concentrazione di linoleico e la
bassa concentrazione di acidi grassi saturi lo rende prezioso per attivare la
delta-6-destaurasi e quindi per la sintesi delle catene lunghe





Olio di granone: miristico 1%, palmitico
10%, stearico 3%, arachidico 0,2%, esadecenoico 1%, oleico 21-48 %, linoleico
34-61%, linolenico 0-2,9% - vale lo stesso commento che e’ stato fatto per
l’olio di girasole





Olio di colza: miristico 1%, palmitico
3%, stearico 2%, arachidico 1%, lignocerico 1,5%, esadecenoico 2%, oleico 15%,
linoleico 15%, linolenico 9%, eicosenoico 5%, erucico 45-55%, docosadienoico
0-2% ; come si vede l’olio di colza pur essendo ricco di acido linolenico ha un
altissima percentuale di acido erucico un acido grasso a doppia catena che e’
stato messo sotto accusa alcuni anni or sono di provocare fenomeni di
disorientamento nelle cavie. Pertanto per disposizione di legge si è stabilito
che l’olio commerciale per uso umano non superi il 5% di acido erucico; è
facile dedurre che una volta tolto l’acido erucico, l’acido linolenico arrivi
al 17-18%, e pertanto tale olio è il più insaturo dopo l’olio di lino, col
vantaggio che per l’estrazione basta la sola pressione idraulica, e quindi
senza quei fenomeni di iperossidazione che possiede l’olio di lino per
l’estrazione ad alte temperature.





Olio d’arachide: miristico – 0,5%, palmitico 10%, stearico 4%,
arachidico 2,4%, beenico 2%, oleico 42-73%, linoleico 13-34 % - l’olio di
arachide e’ quello che piu’ si avvicina alla composizione dell’olio di oliva
per la percentuale di acido oleico e linoleico, ed e’ l’olio piu’ adatto per
frittura





Olio di enotera: dai semi di enoteca si
ottengono alte percentuali di omega-3 associate ad alte percentuali di
antiossidanti; risulta quindi una pianta ideale per l’integrazione di vit f





Olio di noce, di nocciole, di mandorle, di
ribes
:
tutte queste piante contengono alte percentuali di vit f e di antiossidanti




Lipidi insaponificabili







Terpeni sono dei lipidi insaponificabili, perché mancano del
gruppo carbossile. La struttura base è quella dell’isoprene o 2 metil butadiene.
Sono prodotti naturali di origine vegetale che contiene unità isopreniche. Le
loro miscele costituiscono gli oli essenziali sostanze odorose usate in
profumeria. Tra queste si ricordano il mentolo, limonene, squalene. La reazione
di attacco della molecola di isoprene con se stessa, è una reazione testa coda,
nella quale possono attaccarsi anche tre o più molecole.



Inoltre contengono numerose sostanze che contrastano i
radicali liberi e quindi sono anti invecchiamento ed antitumorali: pertanto la
presenza di in saponificabili e’ molto importante negli olii: fra quelli che ne
sono maggiormente ricchi va ricordato l’olio di oliva extra vergine che
contiene squalene , sostanza antiossidante che preserva l’olio da alterazioni
anche se esposto all’aria e lo rende prezioso come antiossidante e preventivo
delle malattie degenerative; ma il piu ricco forse in assoluto e’ l’olio di
avocado (vedi avocado)
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cincin



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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Mar Dic 01, 2009 9:26 am

Ringrazio pier e Claudio Saurio per il loro apporto scientifico; io aggiungerò qualcosa del mio che proviene esclusivamente dai libri sulla Zona che ho letto. E dal momento che tutto ciò che Sears aveva promesso si è verificato puntualmente, mi è bastato e non sono andata ad approfondire. Quindi le mie conoscenze scientifiche, come potrete notare, sono molto limitate :-)

Intanto confermo a pier che quella che segue non è la Zona e non le somiglia nemmeno molto; è evidente, però, che se ha avuto degli ottimi risultati è perchè l'attuale regime alimentare è migliore del suo precedente.

Quanto agli omega 3 a catena lunga da integrare nella Zona, il motivo è perchè ne introduciamo troppo pochi (il pesce d'allevamento ne contiene quasi per nulla) e introduciamo troppi omega 6, che vanno a vanificare quei pochi omega 3 introdotti.
L'importanza degli omega 3 a catena lunga risiede nel fatto che sono in grado di disattivare la delta 5 desaturasi la quale converte il DGLA in AA e quindi in eicosanoidi cattivi...la premessa per la cattiva salute.

Tutti gli omega 6 che introduciamo con l'alimentazione servono per produrre gli eicosanoidi, sia i buoni che i cattivi; ma se sono troppi e contemporaneamente ci sono pochi omega 3, quasi tutti il DGLA viene convertito in AA dalla delta 5 desaturasi; gli omega 3 bloccano quest'enzima bloccando, così, la formazione degli eicosanoidi cattivi; ovviamente non devono essere bloccati tutti perchè la salute passa anche per gli eico cattivi; un esempio: se non formassimo più eico cattivi e ci tagliamo moriremmo dissanguati perchè non verrebbero prodotti quegli eicosanoidi che presiedono alla coagulazione del sangue; però troppi di questi sarebbero deleteri perchè andremmo incontro a trombosi, ecc.
Insomma, è tutto un gioco di equilibrio, come lo è la vita, del resto :-) e Sears ha scoperto come bisogna alimentarsi per raggiungere questo equilibrio, che in definitiva è un equilibrio ormonale.

Faccio notare che sono solo gli omega 3 a catena lunga quelli che hanno la capacità di inattivare la delta 5 desaturasi e quindi quegli acidi grassi polinsaturi omega 3 contenuti nei pesci di acque fredde; altri acidi grassi omega 3 contenuti in alcuni olii come quello di lino, per esempio, non sono efficienti in questo lavoro perchè prima debbono essere convertiti in catene lunghe e la cosa è molto laboriosa, oltre che poco reddititizia. Il problema si supera mangiando pesce azzurro, ma, per raggiungere la quota che Sears ha stabilito, ovvero 2.5g al giorno, bisogna integrare con l'olio di pesce distillato e purificato. Per raggiungere queste dosi bisognerebbe mangiare pesce azzurro a pranzo e a cena...impensabile.

Ma quali standard deve avere un buon olio di pesce affinchè non sia un apporto di sostanze inquinanti? Ricordiamoci che i mari sono altamente inquinati e anche se volessimo raggiungere la quota di omega 3 con la sola alimentazione, ingurgiteremmo contemnporaneamente anche moltissimi inquinati come PCB, mercurio ecc.
Ecco quindi gli standard suggeriti da Sears:

- Acidi grassi omega 3 a catena lunga totali: più del 60% degli acidi grassi totali;

- Rapporto AA/EPA: inferiore a 0,04

- Rapporto EPA/DHA: 2:1

- PCB (in peso): inferiori a 10 parti per miliardo.

E per finire un piccolo contributo sugli omega3 da un sito sulla Zona tenuto da un medico Zonista, che per altro conosco personalmente: http://www.lazona.it/interno-evoluzione.html

anche se in quest'articolo si parla più del DHA che dell'EPA; il primo è un importante acido grasso omega 3 per lo sviluppo del cervello; il secondo è quello che inibisce l'attività della delta 5 desaturasi.
A tal proposito, aggiungo che l'insulina, al contrario dell'EPA attiva quest'enzima; ecco il motivo per cui la Zona si preoccupa in primo luogo di tenere sotto controllo i livelli di insulina e lo fa attraverso 3 punti: il rapporto P/C; l'assunzione razionata di carboidrati a indice glicemico (IG) elevato.; e la presenza in ogni pasto e spuntino di adeguate quantità di proteine; in altre parole, mai mangiare solo carboidrati da soli.

Per ora mi sembra sufficiente ma ci sarebbe da parlare per ore e ore e ore e ore... :-) buona giornata a tutti!

Legenda

DGLA: acido dihomo gammalinolenico
AA: acido arachidonico
IG: indice glicemico
P/C: proteine/carboidrati
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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Mer Dic 02, 2009 9:34 am

Oggi parliamo di cosa si compone lo stile di vita Zona, perchè esso non è soltanto alimentazione.
Lo stile di vita Zona si compone di:

- dieta 40-30-30
- olio di pesce purificato distillato.
- allenamento aerobico e anaerobico
- meditazione.

Sulla dieta 40-30-30 abbiamo già detto alcune cose; qui aggiungo che la Zona, lavorando sul rapporto P/C e quindi sul gioco glucagone/insulina, permette una riduzione di circa il 30% delle calorie rispetto alle diete convenzionali. Questo si traduce in una riduzione della formazione di radicali liberi che sono i responsabili numero 1 dell'invecchiamento.
Ma perchè è possibile ridurre del 30%? Perchè il rapporto P/C stabilito da Sears tiene sotto controllo i livelli di insulina che è responsabile della fame incontrollata e soprattutto di carboidrati, alimentando così un circolo vizioso: più si stimola l'insulina più si ha voglia di carboidrati; più si introducono carboidrati e più si stimola l'insulina e così via.
Il rapporto P/C di 0.75 mette fine alla fame di carboidrati e in questo modo è possibile ridurre del 30% le calorie giornaliere con grande beneficio per la salute.

Sull'olio di pesce abbiamo detto alcune cose e ci torneremo; qui aggiungo che l'assunzione di olio di pesce aumenta all'aumentare della errata alimentazione. Più ci si alimenta bene e per bene intendo secondo i principi della Zona, meno olio di pesce occorrerà.
Prima bisogna stabilizzare i livelli di insulina attraverso il 40-30-30; l'olio di pesce rifinirà il lavoro.

Altro modo per tenere a bada i livelli di insulina è l'allenamento aerobico e anaerobico: quello aerobico fa diminuire i livelli di questo ormone, mentre quello anaerobico migliora la sensibilità all'insulina diminuendone la resistenza. Torneremo ad approfondire questi concetti.

Infine la meditazione: Sears la consiglia per diminuire i livelli di cortisolo che, se secreto in eccesso, è responsabile dell'aumento dei livelli di insulina. Ovviamente lui non la usa per scopi spirituali ma prettamente pratici.

Ricapitolando, possiamo definire le percentuali dei vari pilastri della Zona che influiscono sulla buona salute:

la dieta (compreso l'olio di pesce) incide per il 70%; l'allenamento aerobico e anaerobico per il 20%; e la meditazione copre il restante 10%.
Se si attuano tutti e 4 i pialstri della Zona si ha il 100% dei benefici :-)

Alla prossima!
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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Gio Dic 03, 2009 11:12 am

Perchè Barry Sears ha chiamato la sua dieta, dieta a Zona?

Sears ha paragonato il cibo al farmaco: egli dice che il cibo è capace di modulare la risposta ormonale più efficacemente di un farmaco, senza gli effetti collaterali dei farmaci; e come il farmaco anche il cibo ha una Zona terapeutica al di fuori della quale o non agisce o agisce danneggiando. Ecco il motivo del suo chiamarlo dieta a Zona. Che poi, come abbiamo visto, è un vero e proprio stile di vita perchè si compone anche di altri aspetti.

Ogni volta che introduciamo del cibo non lo dobbiamo fare in funzione delle calorie che sprigionerà ma in funzione della risposta ormonale che provoca; con Sears è cambiato il concetto di alimentarsi e non lo si fa più in base alle calorie; per Sears non è importante quante calorie fornisce un alimento ma che risposta ormonale provoca; perchè da questa risposta ne deriva il nostro stato di salute.

Ogni volta che introduciamo proteine stimoliamo il glucagone il quale indirettamente farà produrre eicosanoidi buoni; ogni volta che introduciamo carboidrati stimoliamo l'insulina, la quale indirettamente farà produrre eicosanodi cattivi. Il discorso dei grassi è diverso e ora lo spiego.

I grassi monoinsaturi non influiscono sull'equilibrio eicosanoidale, mentre questo non è vero per quelli saturi e quelli polinsaturi.
I grassi saturi, se in eccesso, inducono la formazione di eicosanoidi cattivi; i grassi polinsaturi, tra cui gli importantissimi e indispensabili acidi grassi essenziali, servono per la costruzione di tutti gli eicosanoidi, buoni e cattivi. Però, se la loro percentuale è elevata e contemporanemente la dieta scarseggia di omega 3 (EPA), allora la maggior parte di acidi grassi polinsaturi viene dirottata verso la formazione di eicosanoidi cattivi. Come sempre è tutto un gioco di equilibri e il rapporto P/C di 0.75 gioca a favore dell'equilibrio eicosanoidale.

I grassi monoinsaturi sono principalmente l'olio extra vergine di oliva e l'olio di oliva, le olive, noci di macadamia, mandorle, nocciole, pinoli, pisticcahi, anacardi, ecc.
I grassi saturi sono quelli che si trovano generalmente nei prodotti animali e quelli polinsaturi si trovano in quasi tutti i cibi.

C'è un altro fattore che sposta l'equilibrio a favore degli eicosanoidi cattivi: pasti oltre le 500 calorie. E infatti un pasto in Zona non supera mia le 500 Kcal e per la massa si aggira sulle 300 per le donne e sulle 400 per gli uomini.
Pasti da 500 Kcal sono per persone con enormi masse muscolari e che fanno molta attività fisica.

La donna media in Zona consuma circa 1.100 Kcal, mentre l'uomo medio in Zona circa 1.300. Questi valori potrebbero far storcere la bocca perchè farebbero pensare a una sottonutrizione. Questo non è vero e comunque, sono introiti validi per il primo periodo, quello in cui il soggetto deve perdere massa grassa (MG); una volta raggiunta la percentuale di MG ideale che per le donne è circa il 22% e per gli uomini è circa il 15%, si aumenterà la componente lipidica della dieta fino a che le entrate e le uscite caloriche sono in pareggio e termina la fase dimagrante.

Perchè 1.100 e 1.300 Kcal non sono poche e il soggetto sperimenta uno stato di salute addirittura migliore?
Non sono poche perchè le calorie mancanti le prende dalle riserve lipidiche andando così a intaccarle e inducendo il dimagrimento. E questo avviene perchè ogni pasto, essendo composto sempre da tutti e 3 i macronutrienti (P; C; G), tiene sotto controllo l'insulina che è l'ormone che ci fa ingrassare e stimola il glucagone che è l'ormone che ci fa dimagrire.
Non sono poche anche per un altro motivo: perchè un pasto con un P/C di 0.75 è molto più efficiente e senza sprechi al contrario di un pasto non in Zona. Le calorie che si introducono con un pasto in Zona vengono utilizzate tutte e nulla viene perso.
E si sperimenta uno stato di salute migliore perchè pur essendo ipocalorica, la Zona assicura una corretta risposta ormonale e l'introduzione di tutti i micronutrienti, come vitamine e sali minerali. Con la Zona non c'è alcun bisogno di integratori a base di vitamine e sali minerali.

Alla prossima!

Legenda

EPA: acido eicosapentaenoico
MG: massa grassa
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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Gio Dic 03, 2009 2:23 pm

cincin ha scritto:
Cos'è la Dieta a Zona? E' uno stile alimentare proposto dal Dott. Barry Sears, biochimico statunitense, che ha rivoluzionato il concetto di alimentarsi per stare bene e prevenire la maggior parte delle malattie, dalla più banale, come il raffreddore, alla più seria, come il cancro.
Su cosa è basata? Sull'attenta modulazione degli eicosanoidi, che, come li ha definiti lo stesso Sears, presiedono alla nostra internet biologica.
Come si agisce sugli eicosanoidi? Attraverso la modulazione di insulina e glucagone.
E come si agisce su questi due ormoni? Consumando pasti e spuntini che abbiano un rapporto Proteine/Carboidrati (P/C) di 0.75 con un range che va da 0.5 a 1. Questo vuol dire che tutti i pasti e tutti gli spuntini devono contenere proteine (P) e carboidrati (C). E come si fa ad ottenere quel rapporto? Unendo 4g di C a 3g di P. 3:4 fa, infatti, 0.75.

Il Dott. Sears ha scritto molti libri sulla Zona e tutti corredati di un'ampia bibliografia scientifica, e anche se la medicina ufficiale non l'ha riconosciuta, sempre più medici allopatici la prescrivono ai loro pazienti e sempre più incontri avvengono tra Sears e il nostro ministero della salute, perchè qualcuno si sta accorgendo, per nostra fortuna, che la dieta a Zona è una cosa seria. La prima cosa seria in fatto di alimentazione.
Ma come è possibile sapere che quanto dico sia vero? Basta leggere almeno uno dei suoi libri che da 9 anni vengono pubblicati in Italia.

Per ora mi fermo, ma tornerò per spiegare come funziona la dieta a Zona e cercando di spiegarne i principi. Ci sarà molto da parlare quindi me la prendo con calma :-)

Buona domenica a tutti.

p.s. contrariamente a quanto accade ai dietologi non Zonisti, quelli Zonisti sono i primi a seguire il regime alimentare che loro stessi propongono ai loro pazienti. Insomma, i dietologi Zonisti predicano bene e razzolano altrettanto bene.


E’ molto interessante cincin la dieta a Zona. Mi piacerebbe che si specificasse meglio il tipo di proteine dal momento che io sono propenso ad un maggior apporto di proteine vegetali, tipo quelle dei legumi e della soia.

Anche una dieta integrale, dove oltre al germe dei cerali ricchissimo di proteine, è pure presente un alta quantità di grassi insaturi è da tenere in considerazione.

Le proteine vegetali non danno putrefazione a livello intestinale, ma una flora acida che non comporta disturbi.

Al contrario le proteine della carne danno putrefazione intestinale, con forte sviluppo di Clostridi, che mandano in circolo sostanze tossiche che possono favorire le allergie e le malattie autoimmuni.

Basti pensare che il Prof. Veronesi del Centro Tumori di Milano è vegetariano, e dice che la carne rossa in particolare, secondo statistiche, favorisce i tumori, in particolare i tumori intestinali ma pure della mammella.

Studi fatti sugli ultracentenari del Caucaso, hanno dimostrato che si cibano con alimenti semplici, prevalentemente formaggi e e crocifere oltre ad aglio e cipolla.

Comunque cercherò di approfondire la dieta a Zona, proprio perché mi interessa.
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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Gio Dic 03, 2009 2:57 pm

Ciao Claudio, se sei interessato alla Zona ti consiglio di leggere almeno un libro scritto da Sears; ci sono anche autori italiani che hanno scritto libri sulla Zona ma io ti consiglio di cominciare con quell' dell'artefice della dieta, ovviamente. In particolare ti cito i più importanti, soprattutto per chi come te è un addetto ai lavori:

- Come raggiungere la Zona
- La Zona anti-Età
- La Zona omega 3 RX
- Prevenire con la Zona.

C'è ancora un suo ultimo libro intitolato -Magri per sempre- (purtroppo in italiano è uscito con questo titolo "infame" :-) mentre l'originale si intitola -Toxic Fat-) che ugualmente ti consiglio anche se non l'ho ancora letto ma per me Sears è una garanzia.

Detto questo passiamo alle tue osservazioni: la Zona possono farla tutti quindi anche i vegetariani e i veganiani. Sears non ti dice quali alimenti puoi o non puoi mangiare e tutti i cibi, ad esclusione della sola margarina (poi vedremo perchè), sono inclusi nella Zona; l'unica accortezza è che mangi la quantità di cibo prestabilito per la giornata (anche questo lo vediamo prossimamente) e che rispetti il famoso P/C. Seguite queste due regole, lui ti dice solamente quali sono i cibi favorevoli (alla salute, si intende), quali sono i cibi mediamente favorevoli e quali sono quelli sfavorevoli; sta a te scegliere tra le 3 categorie sapendo che se fai scelte favorevoli stai agendo in funzione del massimo della salute; se le fai sfavorevoli ti allontani da quel massimo.

Non è la carne che va in putrefazione nell'intestino ma è l'associazione carne/cerali (in particolare se non è rispettato il P/C) a far putrefare il tutto; se la carne la associ ad altre fonti di carboidrati (anzichè i cereali) come frutta e verdura, e soprattutto rispettando il P/C, nulla andrà in putrefazione. Ovviamente le scelte favorevoli di carne sono quelle bianche magri. Ma come sai esistono anche molti tagli di carni rosse quasi prive di grasso visibile.
Questo, però, non vieta nessuno di rifiutare la carne in favore di proteine vegetali; io, per esempio, al pasto serale consumo quasi sempre proteine vegetali perchè le animali le consumo negli altri pasti e spuntini. Amo, però, la carne e senza di essa non potrei vivere e pertanto la consumo normalmente.

Quindi, sì alle proteine vegetali (soia, seitan, proteine estratte dai lupini), ma non a quelle dei legumi, che non sono da considerarsi fonte di proteine, bensì fonte di carboidrati.
L'alimentazione naturale/integrale, che anch'io seguivo prima di conoscere la Zona, dice che un buona fonte proteica sono i legumi; questo non è vero perchè le proteine dei legumi sono incapsulate in un involucro di fibra che le rende poco disponibili per l'assimilazione. Inoltre, per poter avere una quantità sufficiente di proteine da legume, devi mangiare molti legumi, assumendo così contemporaneamente troppi carboidrati, il che si traduce in uno squilibrio eicosanoidale, perchè troppi carboidrati stimolano molto l'insulina. Il legume, quindi, va considerato come fonte glucidica.

Mi fermo perchè altrimenti mettiamo troppa carne al fuoco, tanto per stare in tema :-)
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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Gio Dic 03, 2009 6:01 pm

Cincin, vedo che sei afferratissima su argomenti medici, in particolare la dieta.
Avresti potuto fare la dietista e non te lo dico scherzando.
Comunque, che io sappia un eccessivo apporto di proteine nell'adulto non è consigliabile.
L'adulto ha bisogno di una quantità limitata di proteine, è il bambino che ha bisogno di molte proteine per la crescita.
Tante proteine nell'adulto possono essere nocive per il rene perchè aumentano l'azotemia.
Pertanto, anche se con i legumi apportiamo meno proteine e molti carboidrati questo non è nocivo.
Perchè i carboidrati dei legumi non sono zuccheri semplici, ma vengono metabolizzati lentamente in zuccheri semplici.
Questo è quello che ho appreso anche da testi universitari.
Certo ci sono molte scuole dietetiche, ognuna con la sua filosofia.
Non dimentico mai l'argentino Laezaeta che ha curato moltissimi casi di tumore anche avanzato con una dita saolo a base di mandorle.
In effetti le mandorle se ci pensi hanno un alto contenuto proteico, carboidrati ed olii essenziali.
Inoltre pare contengano delle sostanze antitumorali.
Ovviamente la medicina ufficiale non da bado a questi predicatori isolati, che pur avendo dimostrato dei risultati vanno contro la teoria ufficiale e soprattutto contro certi interessi.

Ultima cosa: non pensarmi vegetariano.
Non è che mangi tanta carne, ma ne mangio abbastanza spesso.
E poi chi può rinunciare ad un bel piatto di lenticchie con il cotechino a Natale?
Scommetto che non ci rinuncia neppure il Proff. Veronesi.
Comunque mi interesserò della dieta a Zona
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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Gio Dic 03, 2009 7:24 pm

Ciao Claudio, ti ringrazio per il riconoscimento :-) leggo di alimentazione da sempre perchè la ritengo una cosa importante; per me la salute è il bene più prezioso che abbiamo.

La dieta a Zona, contrariamente a quanto si pensa, non è iperproteica e questo equivoco nasce dal fatto che la % della quota proteica è il 30%; il doppio della mediterranea. Ma è un equivoco, appunto. Perchè in Zona mangi circa il 30% di calorie in meno rispetto alla dieta tradizionale e questo si traduce in un minor quantitativo di proteine; a conti fatti, la quantità di proteine della Zona è simile alla dieta tradizionale o forse leggermente superiore.
E la quantità di proteine giornaliere non dipende dall'essere adulti o bambini ma dalla quantità di massa magra (MM) che abbiamo e dall'attività fisica che facciamo. Sono solo questi gli unici criteri che determinano la quantità di proteine che un individuo (bambino o adulto) deve mangiare giornalmente. Più MM hai e più attività fisica fai, più proteine devi mangiare. Però non più di quelle che servono e Sears ha stabilito per i kg di MM e per l'attività fisica, la quantità di P che bisogna consumare.
Le proteine in Zona non sono troppe ma giuste e te ne renderai conto facendo qualche breve calcolo. Poi ci torniamo sù.

Quanto ai legumi essi non sono vietati dalla Zona e l'avevo detto sopra; l'unica cosa che bisognerebbe bandire dalla tavola è la margarina. I legumi si possono eccome consumare; a patto che siano inseriti nel pasto tenendo conto del P/C. Tutto qui :-)

La prossima volta faremo qualche esempio pratico, senza tralasciare il fatto che è indispensabile leggere almeno un libro :-)
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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Sab Dic 05, 2009 11:40 pm

Dicevamo della margarina...perchè Sears la sconsiglia? Perchè la margarina è un acido grasso di tipo trans, molecola che in natura non esiste e che viene prodotta in laboratorio e che ha la caratteristica di inibire la delta 6 desaturasi, l'enzima che converte gli acidi grassi essenziali in acidi grassi essenziali attivati, come il GLA, l'acigo gamma linolenico e dal quale prende avvio la costruzione degli eicosanoidi buoni, oltre che quelli cattivi.
E tra questi eicosanoidi buoni vi sono quelli che inibiscono la formazione di colesterolo, motivo per cui ne aumenta i livelli ematici. Insomma, la margarina è priva di colesterolo e ne fa aumentare i livelli; il peggior investimento, come dice Sears in uno dei suoi libri :-)

Ci sono altre condizioni che inibiscono la delta 6 desaturasi e sono il consumo di elevati quantitativi di ALA (acido alfa linolenico) e che si trova nei semi di lino, nell'olio di semi di lino e nelle noci; un loro uso eccessivo è deleterio per la salute, quindi.
Altro fattore che inibisce la delta 6 desaturasi, una dieta ricca di carboidrati.
Poi ci sono le malattie virali che deprimono tale enzima. Uno studio all'Università dell'Ohio ha, infatti, appurato che i malati di affaticamento cronico e infezione da virus di Epstein Barr, avevano livelli depressi di questo enzima.

Da tutto questo se ne deduce quanto sia importante avere efficiente questo enzima, che, però, dopo i 30 anni comincia a rallentare la sua attività; e allora il Dott. Sears consiglia l'uso regolare di 3-5 tazze di fiocchi d'avena la settimana, perchè questo cereale è provvisto di GLA già pronto.
L'avena, insieme all'orzo, è l'unico cereale favorevole alla Zona perchè essendo ricco di fibra solubile ha un IG basso; ovviamente il suo consumo deve prevedere il rapporto P/C come al solito.

Buona serata a tutti :-)

p.s. ieri mattina avevo quasi ultimato il post sulla margarina e sulla delta 6 desaturasi, quando, per una manovra sbagliata (non so che cavolo di tasto ho schiacciato) sono tornata alla pagina precedente e puff! il post non c'era più lol!

Legenda:

GLA: acido gamma linolenico
ALA: acido alfa linolenico
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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Ven Dic 11, 2009 5:59 pm

cincin ha scritto:
Ciao Claudio, ti ringrazio per il riconoscimento :-) leggo di alimentazione da sempre perchè la ritengo una cosa importante; per me la salute è il bene più prezioso che abbiamo.

La dieta a Zona, contrariamente a quanto si pensa, non è iperproteica e questo equivoco nasce dal fatto che la % della quota proteica è il 30%; il doppio della mediterranea. Ma è un equivoco, appunto. Perchè in Zona mangi circa il 30% di calorie in meno rispetto alla dieta tradizionale e questo si traduce in un minor quantitativo di proteine; a conti fatti, la quantità di proteine della Zona è simile alla dieta tradizionale o forse leggermente superiore.
E la quantità di proteine giornaliere non dipende dall'essere adulti o bambini ma dalla quantità di massa magra (MM) che abbiamo e dall'attività fisica che facciamo. Sono solo questi gli unici criteri che determinano la quantità di proteine che un individuo (bambino o adulto) deve mangiare giornalmente. Più MM hai e più attività fisica fai, più proteine devi mangiare. Però non più di quelle che servono e Sears ha stabilito per i kg di MM e per l'attività fisica, la quantità di P che bisogna consumare.
Le proteine in Zona non sono troppe ma giuste e te ne renderai conto facendo qualche breve calcolo. Poi ci torniamo sù.

Quanto ai legumi essi non sono vietati dalla Zona e l'avevo detto sopra; l'unica cosa che bisognerebbe bandire dalla tavola è la margarina. I legumi si possono eccome consumare; a patto che siano inseriti nel pasto tenendo conto del P/C. Tutto qui :-)

La prossima volta faremo qualche esempio pratico, senza tralasciare il fatto che è indispensabile leggere almeno un libro :-)


cincin mi piacerebbe sapere se si trovano dei libri relativi alla Dieta a Zona del Dott. Barry Sears, il titolo, la casa editrice.
Che non siano scritti in tedesco per carità, perchè anche se ho un isola Cimbra a soli sette chilometri, del Tedesco ci capisco poco.
Se sono scritti in Francese o in Inglese allora va bene, comunque meglio ancora in Italiano.
La Dieta a Zona mi interessa per cui se mi aiuti a reperire i relativi testi te ne sono grato.
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cincin



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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Ven Dic 11, 2009 11:27 pm

Claudio Sauro ha scritto:

cincin mi piacerebbe sapere se si trovano dei libri relativi alla Dieta a Zona del Dott. Barry Sears, il titolo, la casa editrice.
Che non siano scritti in tedesco per carità, perchè anche se ho un isola Cimbra a soli sette chilometri, del Tedesco ci capisco poco.
Se sono scritti in Francese o in Inglese allora va bene, comunque meglio ancora in Italiano.
La Dieta a Zona mi interessa per cui se mi aiuti a reperire i relativi testi te ne sono grato.
Ciao Claudio in uno dei post della pagina precedente ti avevo elencato i principali libri di Sears, quelli che non si dovrebbero perdere, te li rielenco:

- Come raggiungere la Zona
- La Zona anti-Età
- La Zona omega 3 RX
- Prevenire con la Zona.

Tutti scritti da lui, sono tutti tradotti in italiano e la casa editrice è Sperling&Kupfer.
Ciao!
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MessaggioOggetto: Re: La Dieta a Zona   Oggi a 3:42 pm

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