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 Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana

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pier



Numero di messaggi : 739
Data d'iscrizione : 10.10.07

MessaggioOggetto: Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana   Dom Dic 06, 2009 11:17 am

Sono oltre 30 anni che pratico una forma di meditazione chiamata Mt (Meditazione trascendentale).
Ho scelto questo tipo di meditazione perchè chi l'ha insegnata era un fisico che si è circondato di altri fisici e scienziati ,tra i quali alcuni premi Nobel , per spiegare la possibile relazione fra la fisica contemporanea e la filosofia indiana o vedica.
Ho tratto quanto sotto dal libro "Ipotesi sulla raltà" del fisico italiano Fabrzio Coppola

"L'unità della realtà
Come già detto più volte, la fisica contemporanea ha evi­denziato la profonda unità della realtà.
Capra a tale proposito cita moltissime affermazioni di fisici. Riportiamo per esempio un'affermazione di Heisenberg: «Il mondo appare così come un complicato tessuto di eventi, in cui diverse specie di connessioni si alternano, si sovrappongono e si combinano, determinando la struttura del tutto»'z1 Ca­pra confronta affermazioni del genere con molte affermazioni di maestri orien­tali. Per esempio: «L'oggetto [...] diventa [...] una parte indivisibile e, in modo sottile, persino un'espressione di tutto ciò che vediamo»''.

Il vuoto quantistico
L'aspetto più notevole della fisica contemporanea è data dalla scoperta che tutte le entità fisiche — forze e particelle «materiali» — nascono dal vuoto quantistico, che è sede di vari campi (presumibilmente riconducibili ad uno solo, il campo uni­ficato). Ogni forma si genera dal vuoto (paragrafo 3-6). Spesso anche i maestri orientali si esprimono in termini di «vuoto», ma va tenuta presente la seguente osservazione di Capra: «No­nostante l'uso di termini come vacuità e vuoto, i saggi orienta­li fanno capire che essi non intendono la normale vacuità, [...] ma intendono un vuoto che ha un potenziale creativo infinito. Dunque, il vuoto dei mistici orientali è certamente paragonabile al campo quantistico [generico] della fisica subatomica>>54 (per inciso, nonostante Capra appoggi il bootstrap, che derivando dalla teoria della matrice S rende superfluo il concetto di cam­po, egli non nega l'esistenza dei campi stessi).
Le seguenti affermazioni di fisici, riportate da Capra, sem­brano affermazioni di maestri indiani relative al Brahman. Ein­stein — che pure non seppe slegarsi da molti concetti della fisica classica — afferma: «Possiamo [...] considerare la mate­ria come costituita dalle regioni dello spazio nelle quali il cam­po è estremamente intenso. [...] In questo nuovo tipo di fisica non c'è luogo insieme per campo e materia poiché il campo è la sola realtà»''). Hermann Weyl afferma: «una particella ele­mentare, per esempio un elettrone, è soltanto una piccola re­gione del campo elettrico in cui l'intensità assume valori estre­mamente alti, a indicare che una porzione relativamente enor­me dell'energia del campo è concentrata in un piccolissimo spa­zio. Tale nodo di energia, che non è affatto nettamente distin­to dal resto del campo, si propaga attraverso lo spazio vuo­to come un'onda sulla superficie di un lago; non vi è nulla che possa considerarsi come un'unica e stessa sostanza di cui l'e­lettrone consista in ogni istante»'''. La somiglianza di que­ste affermazioni con quelle della filosofia indiana è assolutamente incredibile. Peraltro, l'analogia dell'on­da nel lago di Weyl è praticamente identica a quella dell'onda nell'oceano spesso usata da Maharishi, dove l'onda può rap­presentare o un oggetto materiale che nasce dal campo uni­ficato, o anche la mente individuale che nasce dalla pura co­scienza.
Walter Thirring afferma: «[La fisica moderna] ha spostato la nostra attenzione dal visibile, le particelle, all'entità soggia­cente ad esse, il campo. La presenza di materia è solo una per­turbazione dello stato perfetto del campo in quel punto; si po­trebbe quasi dire che è qualcosa di accidentale, soltanto un 'di­fetto'. [...] Il campo esiste sempre e dappertutto, non può mai essere eliminato. Esso è il veicolo di tutti i fenomeni materiali. È il 'vuoto' dal quale il protone crea i pioni. L'esistere e il dis­solversi delle particelle sono semplicemente le forme del moto del campo .
Capra cita molte affermazioni di maestri orientali del tut­to equivalenti a queste che abbiamo appena visto; ma poiché abbiamo parlato a lungo di queste cose nel capitolo 2, non è il caso di riportare queste citazioni. Ci limiteremo ad una af­fermazione del saggio cinese Chang Tsai, che si riferisce ad una sostanza detta ch'i e che può essere il Brahman della filosofia indiana (ma probabilmente — anche se non lo si deduce da questa affermazione — è il «prana» emanato dal Brahman): «Quan­do il ch'i si condensa ci appare come cosa visibile e allora ci sono le forme. Quando si rarefà, la sua visibilità si annulla e allora non cí sono forme. [...] Quando si rarefà si può dire af­frettatamente che allora non esiste ?

Ulteriori considerazioni
É interessante notare che l'intero universo potrebbe essere nato dal vuo­to (in seguito ad un'immensa fluttuazione quantorelativistica!), in quanto l'e­nergia potenziale gravitazionale delle galassie (essendo a distanze non infinite l'una dall'altra) è un'energia di segno negativo che compensa l'energia di se­gno positivo dovuta alla massa di queste''.
Concludiamo sottolineando che Capra ha notato anche un'incredibile ana­logia tra la «simmetria dell'ottetto» dei tre quark postulati da Gell-Mann e la simmetria degli otto «trigrammi» dell'I-Chine". Ma ritenere significativa ta­le analogia sarebbe davvero forzato (ed infatti Capra non lo fa).
Per inciso, Gell-Manu chiamò scherzosamente tale simmetria «Ottuplice sentiero», nome tratto dal Buddhismo.

Il campo unificato e la pura consapevolezza
Confronto di quattro dati di fatto incontrovertibili
Questo è un paragrafo cruciale per l'intero contenuto del libro. In questo paragrafo giungeremo ad accettare definitiva­mente la concezione della filosofia indiana (o almeno le sue af­fermazioni fondamentali, vale a dire il fatto che il campo unificato della fisica coincide con la pura coscienza, e le immediate conseguenze di questo fatto).
Soffermiamoci a riflettere su alcune questioni che abbia­mo appurato nel corso della lettura del libro, e tentiamo di scor­gerne le correlazioni. Ci limiteremo a considerare fatti certi e verificati, con un'unica eccezione: assumeremo che il campo unificato esista realmente (fatto che comunque sembra inevi­tabile); chi però ritiene dí non potere accettare ciò finché non verrà definitivamente dimostrato, può attribuire al vuoto quantistico tutto quanto affermeremo a proposito del campo unifi­cato, ed otterrà lo stesso risultato.
Ed eccoci al dunque: consideriamo attentamente i seguen­ti quattro dati di fatto.
A) La MT, che è una tecnica mentale che provoca evidenti effetti benefici nell'individuo, si fonda sull'esperienza men­tale di un «silenzio cosciente» (la pura coscienza); le ricer­che scientifiche hanno dimostrato che tale stato è un quarto stato di coscienza, più ordinato degli altri tre conosciuti (ve­glia, sogno, sonno), e corrispondente alla minima eccitazione del sistema nervoso (paragrafo 1-1). In pratica, possiamo affer­mare che la pura coscienza è lo stato di minima eccitazione del­la mente.
B) La MT deriva direttamente dalla filosofia indiana (capi­tolo 2), che a primo acchito sembra soltanto una miniera di af­fermazioni bizzarre, ma che in realtà presenta una sconcertante affinità con la concezione della físíca moderna (capitolo 3 e pri­mi sei paragrafi di questo capitolo).
Soltanto le affermazioni della filosofia indiana relative al­la coscienza, pur essendo molto significative (capitolo 4), non trovano apparentemente alcuna corrispondenza con i concetti della fisica moderna (a parte le considerazioni superficiali su di un'eventuale importanza del soggetto nella teoria quantisti­ca). D'altra parte va notato che l'atteggiamento della fisica, es­sendo basato sull'oggettivazione (che esclude il soggetto co­sciente dalla realtà che osserva, paragrafo 3-1 e capitolo 4), è per sua natura poco adatto a prendere in considerazione il fe­nomeno della coscienza.
Il fatto curioso è che la filosofia indiana si basa sull'e­sistenza di un'entità assoluta — detta Brahman — che ha pra­ticamente le stesse caratteristiche del campo unificato del­la fisica (il campo di minima eccitazione e massimo ordine della natura, dalla cui perturbazione nasce tutta la realtà); ma che in più (fatto per noi insolito) è descritto come un «cam­po di pura coscienza», proprio quello che si sperimenta du­rante la pratica della MT. Tale campo di pura coscienza è sup­posto essere esistente a priori e non riconducibile a nessun'al­tra entità, così come avviene in fisica per il campo unificato (infatti è tutto il resto che va ricondotto ad esso, e non il vi­ceversa).
C) Esiste una stretta analogia tra l'emanazione dei feno­meni fisici dal campo unificato, il campo immanifesto da cui nasce ogni fenomeno manifesto, e l'emanazione dei pensieri (in senso lato, compresi idee e sentimenti) dalla pura coscienza, il campo immanifesto da cui nasce ogni pensiero.
In fisica ogni entità (particella o campo) è interpretata co­me uno stato eccitato del vuoto quantistico (in cui risiede il cam­po unificato, che in effetti coincide con esso; paragrafo 3-6). In generale, in ogni sistema quantistico o quantorelativistico esi­ste una serie di livelli di eccitazione; il livello meno eccitato è quello fondamentale al quale tutti gli altri livelli tendono spontaneamente a ricadere si pensi per esempio all’atomo di idrogeno
La tendenza spontanea a ricadere è però compensata dall'indeterminazio- ne quantistica e dall'esistenza di un'energia complessiva maggiore di zero, che danno luogo a continue transizioni dal livello fondamentale agli altri stati (agi­tazione termica). Senza tale compensazione (che ricorda il concetto indiano di karma, nel suo significato originale) l'intero universo collasserebbe al livello
fondamentale e la realtà manifesta non esisterebbe!
Ebbene, nel sistema quantorelativistico costituito dall'in­tera natura, il vuoto è il livello di minima eccitazione, e tutte le particelle ed i campi (che danno origine ad ogni manifesta­zione della natura) sono i livelli eccitati caratteristici del siste­ma stesso (esse costituiscono quindi i «possibili canali di manfestazione» della realtà — che la filosofia indiana identifica con gli impulsi vibratori dei Veda —).
La situazione è perfettamente analoga a quella mostrata dalla pura coscienza, dall'attività mentale e dalla loro relazio­ne: l'attività mentale nasce dalla pura coscienza, che è il livel­lo di minima eccitazione della mente, e se viene posta nelle opportune condizioni (come avviene nella MT), la mente tendespontaneamente a portarsi al suo «livello fondamentale» — la pura coscienza.
D) L'attività mentale è riconducibile ad un insieme di pro­cessi quantistici che avvengono nei neuroni del cervello («quan­tistici» in senso lato, ovvero caratterizzati dalla non trascu­rabilità del quanto d'azione di Planck, h, per cui sono inclusi i fenomeni quantorelativistici). E non a caso gli aspetti sogget­tivi dell'attività mentale presentano notevoli analogie con la fe­nomenologia quantistica (paragrafo 5-5). Pertanto anche la stes­sa consapevolezza dovrà derivare, presumibilmente, da una qualche entità caratteristica dell'ambito quantistico.
D'altra parte sappiamo che i fenomeni quantistici (e quan­torelativistici) derivano direttamente dal campo unificato (a dif­ferenza dei fenomeni macroscopici, che ne sono soltanto un a­spetto superficiale e «grossolano»). Pertanto gli aspetti sogget­tivi dell'attività mentale sono dovuti a processi quantistici che sorgono direttamente dal campo unificato.
E anche del tutto sensato ritenere che esista un proces­so mentale che renda possibile l'esperienza soggettiva diret­ta (e cosciente) del campo unificato; ed è altrettanto sensato ritenere che tale esperienza mentale sia una sorta di «espe­rienza soggettiva» delle caratteristiche particolari del campounificato (assenza di contenuti, minima eccitazione, massimo ordine).

Il campo unificato è la pura coscienza
Confrontando attentamente i quattro dati di fatto sopra ri­portati, si giunge ad una conclusione evidente ed inevitabile: IL CAMPO UNIFICATO E LA PURA COSCIENZA SONO LA STESSA ENTITÀ! Giungiamo così ad accettare l'enunciato fon­damentale della filosofia indiana.
Il campo unificato è il Brahman percepito oggettivamen­te. La pura coscienza è il Brahman percepito soggettivamente. Ma la loro identità dimostra che a livello fondamentale non vi è alcuna distinzione tra oggettivo e soggettivo. Il Brahman ve­de ed è visto, ovvero vede se stesso o le sue manifestazioni, in quanto non esiste nient'altro all'infuori del Brahman, e quindi nient'altro può vedere o essere visto (ovviamente il verbo ve­dere si intende in senso lato: significa cioè percepire o speri­mentare coscientemente). Quando il Brahman vede, è il soggetto (Rishi). Esso è la nostra coscienza. Quando il Brahman è visto esso è l'oggetto (Chhandas); esso può essere visto o nelle sue manifestazioni (maya, la normale esperienza oggettiva), come solitamente avviene, oppure allo stato puro (Atman, la pura co­scienza sperimentata durante la MT). Anche il processo stesso del «vedere» è il Brahman (Devata), in quanto il Brahman è co­scienza. Durante lo stato di trascendenza, Rishi, Chhandas e Devata coincidono nel Samhita (unità).
Questa soluzione può conciliare concezioni filosofiche ap­parentemente opposte. L'idealismo sostiene che il mondo è una creazione della consapevolezza del soggetto. Questo, nella con­cezione in esame, è vero, ma non nel senso (totalmente ideali­stico) per cui i fenomeni esterni non hanno una reale esistenza, ma nel senso che gli oggetti «esterni» — che esistono oggetti­vamente — sono anch'essi creati dal Brahman (sono manife­stazioni grossolane del campo unificato, che è il Brahman): essi quindi sono «materialmente» fatti di coscienza; la coscienza (cioè il campo unificato) è la loro sostanza (per così dire) «ma­teriale». Senza contraddire l'idealismo, ci siamo così avvicina­ti al realismo dogmatico ed al materialismo; quest'ultimo so­stiene che la materia ha un'esistenza oggettiva, il che è vero anche nella nostra concezione; ma la fisica moderna ci ha mo­strato che la materia non è realmente... «materiale» come l'ab­biamo concepita per secoli, ed è soltanto una manifestazione del campo unificato — che è pura coscienza, quella stessa co­scienza che «vede» il mondo attraverso di noi —. In termini fi­losofici la nostra concezione rappresenta un ritorno al realismo dogmatico, con la pura coscienza però in luogo della materia in qualità di elemento fondamentale (per cui non si tratta di un ritorno all'ontologia materialistica)."
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Claudio Sauro



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MessaggioOggetto: Una domanda a pier   Mar Dic 08, 2009 9:26 pm

pier ha scritto:
Sono oltre 30 anni che pratico una forma di meditazione chiamata Mt (Meditazione trascendentale).
Ho scelto questo tipo di meditazione perchè chi l'ha insegnata era un fisico che si è circondato di altri fisici e scienziati ,tra i quali alcuni premi Nobel , per spiegare la possibile relazione fra la fisica contemporanea e la filosofia indiana o vedica.
Ho tratto quanto sotto dal libro "Ipotesi sulla raltà" del fisico italiano Fabrzio Coppola

"L'unità della realtà
Come già detto più volte, la fisica contemporanea ha evi­denziato la profonda unità della realtà.
Capra a tale proposito cita moltissime affermazioni di fisici. Riportiamo per esempio un'affermazione di Heisenberg: «Il mondo appare così come un complicato tessuto di eventi, in cui diverse specie di connessioni si alternano, si sovrappongono e si combinano, determinando la struttura del tutto»'z1 Ca­pra confronta affermazioni del genere con molte affermazioni di maestri orien­tali. Per esempio: «L'oggetto [...] diventa [...] una parte indivisibile e, in modo sottile, persino un'espressione di tutto ciò che vediamo»''.

Il vuoto quantistico
L'aspetto più notevole della fisica contemporanea è data dalla scoperta che tutte le entità fisiche — forze e particelle «materiali» — nascono dal vuoto quantistico, che è sede di vari campi (presumibilmente riconducibili ad uno solo, il campo uni­ficato). Ogni forma si genera dal vuoto (paragrafo 3-6). Spesso anche i maestri orientali si esprimono in termini di «vuoto», ma va tenuta presente la seguente osservazione di Capra: «No­nostante l'uso di termini come vacuità e vuoto, i saggi orienta­li fanno capire che essi non intendono la normale vacuità, [...] ma intendono un vuoto che ha un potenziale creativo infinito. Dunque, il vuoto dei mistici orientali è certamente paragonabile al campo quantistico [generico] della fisica subatomica>>54 (per inciso, nonostante Capra appoggi il bootstrap, che derivando dalla teoria della matrice S rende superfluo il concetto di cam­po, egli non nega l'esistenza dei campi stessi).
Le seguenti affermazioni di fisici, riportate da Capra, sem­brano affermazioni di maestri indiani relative al Brahman. Ein­stein — che pure non seppe slegarsi da molti concetti della fisica classica — afferma: «Possiamo [...] considerare la mate­ria come costituita dalle regioni dello spazio nelle quali il cam­po è estremamente intenso. [...] In questo nuovo tipo di fisica non c'è luogo insieme per campo e materia poiché il campo è la sola realtà»''). Hermann Weyl afferma: «una particella ele­mentare, per esempio un elettrone, è soltanto una piccola re­gione del campo elettrico in cui l'intensità assume valori estre­mamente alti, a indicare che una porzione relativamente enor­me dell'energia del campo è concentrata in un piccolissimo spa­zio. Tale nodo di energia, che non è affatto nettamente distin­to dal resto del campo, si propaga attraverso lo spazio vuo­to come un'onda sulla superficie di un lago; non vi è nulla che possa considerarsi come un'unica e stessa sostanza di cui l'e­lettrone consista in ogni istante»'''. La somiglianza di que­ste affermazioni con quelle della filosofia indiana è assolutamente incredibile. Peraltro, l'analogia dell'on­da nel lago di Weyl è praticamente identica a quella dell'onda nell'oceano spesso usata da Maharishi, dove l'onda può rap­presentare o un oggetto materiale che nasce dal campo uni­ficato, o anche la mente individuale che nasce dalla pura co­scienza.
Walter Thirring afferma: «[La fisica moderna] ha spostato la nostra attenzione dal visibile, le particelle, all'entità soggia­cente ad esse, il campo. La presenza di materia è solo una per­turbazione dello stato perfetto del campo in quel punto; si po­trebbe quasi dire che è qualcosa di accidentale, soltanto un 'di­fetto'. [...] Il campo esiste sempre e dappertutto, non può mai essere eliminato. Esso è il veicolo di tutti i fenomeni materiali. È il 'vuoto' dal quale il protone crea i pioni. L'esistere e il dis­solversi delle particelle sono semplicemente le forme del moto del campo .
Capra cita molte affermazioni di maestri orientali del tut­to equivalenti a queste che abbiamo appena visto; ma poiché abbiamo parlato a lungo di queste cose nel capitolo 2, non è il caso di riportare queste citazioni. Ci limiteremo ad una af­fermazione del saggio cinese Chang Tsai, che si riferisce ad una sostanza detta ch'i e che può essere il Brahman della filosofia indiana (ma probabilmente — anche se non lo si deduce da questa affermazione — è il «prana» emanato dal Brahman): «Quan­do il ch'i si condensa ci appare come cosa visibile e allora ci sono le forme. Quando si rarefà, la sua visibilità si annulla e allora non cí sono forme. [...] Quando si rarefà si può dire af­frettatamente che allora non esiste ?

Ulteriori considerazioni
É interessante notare che l'intero universo potrebbe essere nato dal vuo­to (in seguito ad un'immensa fluttuazione quantorelativistica!), in quanto l'e­nergia potenziale gravitazionale delle galassie (essendo a distanze non infinite l'una dall'altra) è un'energia di segno negativo che compensa l'energia di se­gno positivo dovuta alla massa di queste''.
Concludiamo sottolineando che Capra ha notato anche un'incredibile ana­logia tra la «simmetria dell'ottetto» dei tre quark postulati da Gell-Mann e la simmetria degli otto «trigrammi» dell'I-Chine". Ma ritenere significativa ta­le analogia sarebbe davvero forzato (ed infatti Capra non lo fa).
Per inciso, Gell-Manu chiamò scherzosamente tale simmetria «Ottuplice sentiero», nome tratto dal Buddhismo.

Il campo unificato e la pura consapevolezza
Confronto di quattro dati di fatto incontrovertibili
Questo è un paragrafo cruciale per l'intero contenuto del libro. In questo paragrafo giungeremo ad accettare definitiva­mente la concezione della filosofia indiana (o almeno le sue af­fermazioni fondamentali, vale a dire il fatto che il campo unificato della fisica coincide con la pura coscienza, e le immediate conseguenze di questo fatto).
Soffermiamoci a riflettere su alcune questioni che abbia­mo appurato nel corso della lettura del libro, e tentiamo di scor­gerne le correlazioni. Ci limiteremo a considerare fatti certi e verificati, con un'unica eccezione: assumeremo che il campo unificato esista realmente (fatto che comunque sembra inevi­tabile); chi però ritiene dí non potere accettare ciò finché non verrà definitivamente dimostrato, può attribuire al vuoto quantistico tutto quanto affermeremo a proposito del campo unifi­cato, ed otterrà lo stesso risultato.
Ed eccoci al dunque: consideriamo attentamente i seguen­ti quattro dati di fatto.
A) La MT, che è una tecnica mentale che provoca evidenti effetti benefici nell'individuo, si fonda sull'esperienza men­tale di un «silenzio cosciente» (la pura coscienza); le ricer­che scientifiche hanno dimostrato che tale stato è un quarto stato di coscienza, più ordinato degli altri tre conosciuti (ve­glia, sogno, sonno), e corrispondente alla minima eccitazione del sistema nervoso (paragrafo 1-1). In pratica, possiamo affer­mare che la pura coscienza è lo stato di minima eccitazione del­la mente.
B) La MT deriva direttamente dalla filosofia indiana (capi­tolo 2), che a primo acchito sembra soltanto una miniera di af­fermazioni bizzarre, ma che in realtà presenta una sconcertante affinità con la concezione della físíca moderna (capitolo 3 e pri­mi sei paragrafi di questo capitolo).
Soltanto le affermazioni della filosofia indiana relative al­la coscienza, pur essendo molto significative (capitolo 4), non trovano apparentemente alcuna corrispondenza con i concetti della fisica moderna (a parte le considerazioni superficiali su di un'eventuale importanza del soggetto nella teoria quantisti­ca). D'altra parte va notato che l'atteggiamento della fisica, es­sendo basato sull'oggettivazione (che esclude il soggetto co­sciente dalla realtà che osserva, paragrafo 3-1 e capitolo 4), è per sua natura poco adatto a prendere in considerazione il fe­nomeno della coscienza.
Il fatto curioso è che la filosofia indiana si basa sull'e­sistenza di un'entità assoluta — detta Brahman — che ha pra­ticamente le stesse caratteristiche del campo unificato del­la fisica (il campo di minima eccitazione e massimo ordine della natura, dalla cui perturbazione nasce tutta la realtà); ma che in più (fatto per noi insolito) è descritto come un «cam­po di pura coscienza», proprio quello che si sperimenta du­rante la pratica della MT. Tale campo di pura coscienza è sup­posto essere esistente a priori e non riconducibile a nessun'al­tra entità, così come avviene in fisica per il campo unificato (infatti è tutto il resto che va ricondotto ad esso, e non il vi­ceversa).
C) Esiste una stretta analogia tra l'emanazione dei feno­meni fisici dal campo unificato, il campo immanifesto da cui nasce ogni fenomeno manifesto, e l'emanazione dei pensieri (in senso lato, compresi idee e sentimenti) dalla pura coscienza, il campo immanifesto da cui nasce ogni pensiero.
In fisica ogni entità (particella o campo) è interpretata co­me uno stato eccitato del vuoto quantistico (in cui risiede il cam­po unificato, che in effetti coincide con esso; paragrafo 3-6). In generale, in ogni sistema quantistico o quantorelativistico esi­ste una serie di livelli di eccitazione; il livello meno eccitato è quello fondamentale al quale tutti gli altri livelli tendono spontaneamente a ricadere si pensi per esempio all’atomo di idrogeno
La tendenza spontanea a ricadere è però compensata dall'indeterminazio- ne quantistica e dall'esistenza di un'energia complessiva maggiore di zero, che danno luogo a continue transizioni dal livello fondamentale agli altri stati (agi­tazione termica). Senza tale compensazione (che ricorda il concetto indiano di karma, nel suo significato originale) l'intero universo collasserebbe al livello
fondamentale e la realtà manifesta non esisterebbe!
Ebbene, nel sistema quantorelativistico costituito dall'in­tera natura, il vuoto è il livello di minima eccitazione, e tutte le particelle ed i campi (che danno origine ad ogni manifesta­zione della natura) sono i livelli eccitati caratteristici del siste­ma stesso (esse costituiscono quindi i «possibili canali di manfestazione» della realtà — che la filosofia indiana identifica con gli impulsi vibratori dei Veda —).
La situazione è perfettamente analoga a quella mostrata dalla pura coscienza, dall'attività mentale e dalla loro relazio­ne: l'attività mentale nasce dalla pura coscienza, che è il livel­lo di minima eccitazione della mente, e se viene posta nelle opportune condizioni (come avviene nella MT), la mente tendespontaneamente a portarsi al suo «livello fondamentale» — la pura coscienza.
D) L'attività mentale è riconducibile ad un insieme di pro­cessi quantistici che avvengono nei neuroni del cervello («quan­tistici» in senso lato, ovvero caratterizzati dalla non trascu­rabilità del quanto d'azione di Planck, h, per cui sono inclusi i fenomeni quantorelativistici). E non a caso gli aspetti sogget­tivi dell'attività mentale presentano notevoli analogie con la fe­nomenologia quantistica (paragrafo 5-5). Pertanto anche la stes­sa consapevolezza dovrà derivare, presumibilmente, da una qualche entità caratteristica dell'ambito quantistico.
D'altra parte sappiamo che i fenomeni quantistici (e quan­torelativistici) derivano direttamente dal campo unificato (a dif­ferenza dei fenomeni macroscopici, che ne sono soltanto un a­spetto superficiale e «grossolano»). Pertanto gli aspetti sogget­tivi dell'attività mentale sono dovuti a processi quantistici che sorgono direttamente dal campo unificato.
E anche del tutto sensato ritenere che esista un proces­so mentale che renda possibile l'esperienza soggettiva diret­ta (e cosciente) del campo unificato; ed è altrettanto sensato ritenere che tale esperienza mentale sia una sorta di «espe­rienza soggettiva» delle caratteristiche particolari del campounificato (assenza di contenuti, minima eccitazione, massimo ordine).

Il campo unificato è la pura coscienza
Confrontando attentamente i quattro dati di fatto sopra ri­portati, si giunge ad una conclusione evidente ed inevitabile: IL CAMPO UNIFICATO E LA PURA COSCIENZA SONO LA STESSA ENTITÀ! Giungiamo così ad accettare l'enunciato fon­damentale della filosofia indiana.
Il campo unificato è il Brahman percepito oggettivamen­te. La pura coscienza è il Brahman percepito soggettivamente. Ma la loro identità dimostra che a livello fondamentale non vi è alcuna distinzione tra oggettivo e soggettivo. Il Brahman ve­de ed è visto, ovvero vede se stesso o le sue manifestazioni, in quanto non esiste nient'altro all'infuori del Brahman, e quindi nient'altro può vedere o essere visto (ovviamente il verbo ve­dere si intende in senso lato: significa cioè percepire o speri­mentare coscientemente). Quando il Brahman vede, è il soggetto (Rishi). Esso è la nostra coscienza. Quando il Brahman è visto esso è l'oggetto (Chhandas); esso può essere visto o nelle sue manifestazioni (maya, la normale esperienza oggettiva), come solitamente avviene, oppure allo stato puro (Atman, la pura co­scienza sperimentata durante la MT). Anche il processo stesso del «vedere» è il Brahman (Devata), in quanto il Brahman è co­scienza. Durante lo stato di trascendenza, Rishi, Chhandas e Devata coincidono nel Samhita (unità).
Questa soluzione può conciliare concezioni filosofiche ap­parentemente opposte. L'idealismo sostiene che il mondo è una creazione della consapevolezza del soggetto. Questo, nella con­cezione in esame, è vero, ma non nel senso (totalmente ideali­stico) per cui i fenomeni esterni non hanno una reale esistenza, ma nel senso che gli oggetti «esterni» — che esistono oggetti­vamente — sono anch'essi creati dal Brahman (sono manife­stazioni grossolane del campo unificato, che è il Brahman): essi quindi sono «materialmente» fatti di coscienza; la coscienza (cioè il campo unificato) è la loro sostanza (per così dire) «ma­teriale». Senza contraddire l'idealismo, ci siamo così avvicina­ti al realismo dogmatico ed al materialismo; quest'ultimo so­stiene che la materia ha un'esistenza oggettiva, il che è vero anche nella nostra concezione; ma la fisica moderna ci ha mo­strato che la materia non è realmente... «materiale» come l'ab­biamo concepita per secoli, ed è soltanto una manifestazione del campo unificato — che è pura coscienza, quella stessa co­scienza che «vede» il mondo attraverso di noi —. In termini fi­losofici la nostra concezione rappresenta un ritorno al realismo dogmatico, con la pura coscienza però in luogo della materia in qualità di elemento fondamentale (per cui non si tratta di un ritorno all'ontologia materialistica)."

Pier è strordinario questro articolo.
Ne aprofitto per porti delle domande: anche secondo te la materia a livello atomico e subatomico è strettamente legata al moto di spazio?
In sostanza l'atomo per esistere necessita di un velocitò pari a quella della luce
Se noi fermiamo il moto degli elettroni e del nucleo liberiamo energia ma annulliamo la materia.
L'energia ovviamente non è materia, ma per diventarlo deve assumere un moto, come nell'atomo.
Mi tornano alla mente le parole di Pietro Ubaldi nella Grande Sintesi che dice "se voi fermaste tutto il moto del subatomico, di tutto l'universo non vi resterebbe che una manciata di polvere"
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pier



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MessaggioOggetto: Re: Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana   Mer Dic 09, 2009 10:42 am

Claudio Sauro ha scritto:
Pier è strordinario questro articolo.
Ne aprofitto per porti delle domande: anche secondo te la materia a livello atomico e subatomico è strettamente legata al moto di spazio?
In sostanza l'atomo per esistere necessita di un velocitò pari a quella della luce
Se noi fermiamo il moto degli elettroni e del nucleo liberiamo energia ma annulliamo la materia.
L'energia ovviamente non è materia, ma per diventarlo deve assumere un moto, come nell'atomo.
Mi tornano alla mente le parole di Pietro Ubaldi nella Grande Sintesi che dice "se voi fermaste tutto il moto del subatomico, di tutto l'universo non vi resterebbe che una manciata di polvere"

Penso che la risposta corretta alle tue domande la possa dare un fisico , ad esempio Fabio .
Per quello che ne so potresti trovare una possibile risposta nella definizione di spin
“In fisica, lo spin (trottola in inglese) è il momento angolare intrinseco di un corpo, al contrario del momento angolare orbitale, che è legato al moto del centro di massa attorno ad un punto. In meccanica classica, il momento angolare di spin di un corpo è associato alla rotazione del corpo attorno al proprio centro di massa. Per esempio lo spin della Terra è associato alla sua rotazione giornaliera attorno al proprio asse. Dall'altra parte il suo momento angolare orbitale è associato alla sua rivoluzione attorno al Sole.In meccanica quantistica lo spin è il momento angolare intrinseco associato alle particelle. Diversamente dagli oggetti rotanti della meccanica classica, che derivano il loro momento angolare dalla rotazione delle parti costituenti, lo spin non è associato con alcuna massa interna. Ad esempio, le particelle elementari, come gli elettroni, possiedono uno spin, anche se sono (allo stato attuale delle conoscenze) considerate particelle puntiformi[1]. Inoltre, contrariamente alla rotazione classica, lo spin non viene descritto da un vettore, ma da un oggetto a due componenti (per particelle con spin semi-intero): esiste una differenza osservabile di come quest'ultimo si trasforma ruotando le coordinate.Altre particelle subatomiche, come i neutroni, che non dispongono di carica elettrica, possiedono uno spin non nullo.Lo spin non è previsto dalla meccanica quantistica non relativistica ed è introdotto come postulato. Esso è invece previsto dalla meccanica quantistica relativistica (equazione di Dirac).”
Ho letto da qualche parte ma non ricordo dove che le particelle subatomiche di cui siamo composti scompaiono per una piccolissima frazione di secondo e sempre se ricordo bene era anche scritto che tali particelle si annichilivano ed entravano nel vuoto quantico ove esistevano delle particelle virtuali e da queste traevano energia per poi ricomparire in questa realtà. A quanto pare non potremo esistere senza le particelle virtuali che sono nel vuoto quantico.
Alcune considerazioni tratte da http://xoomer.virgilio.it/masterblaster_science/zpe1.htm
ENERGIA DEL PUNTO ZERO (ZPE) E CAMPO DEL PUNTO ZERO (ZPF).
CHE COSA E' L'ENERGIA DEL PUNTO ZERO? COME SI ORIGINA?
La fisica quantistica predice l'esistenza di un mare sottostante di energia del punto zero in ogni punto dell'universo. Questo mare di energia non è da confondere con la radiazione cosmica di background ma è l'essenza stessa del vuoto quantistico elettromagnetico, e cioè lo stato base di quello che altrimenti sarebbe il vuoto assoluto.
Questa energia è cosi immensa che, sebbene sia una inevitabile conseguenza della meccanica quantistica, viene ignorata dalla maggior parte dei fisici (per motivi che chiariremo poi) ed eliminata dai calcoli e dalle formule.
Una minoranza dei fisici accetta la realtà di questa energia (atteggiamento umile di chi vuole indagare realmente!) che noi non possiamo avvertire direttamente perché è uguale (isotropa) in ogni punto dell'universo, anche nel nostro corpo e negli strumenti di misura.
Dà questa prospettiva il mondo ordinario della materia e della energia è al di sopra di questo mare costituito dal vuoto quantistico. Per fare un esempio una nave galleggia sulla superficie del mare e non si accorge se sotto di essa ci sono 100 metri di profondità o 10000...non li avverte (a meno che non affonda!). Lo stesso vale per la nostra realtà quotidiana...non ci accorgiamo, con i metodi tradizionali, di questo mare di radiazione quantistica.
Tuttavia se si riuscisse a sfruttare questa ZPE si potrebbe ricavare energia dal vuoto e potrebbe essere sfruttata per la propulsione spaziale

DOMANDE RIASSUNTIVE E DI APPROFONDIMENTO SUL CAMPO DEL PUNTO ZERO E LA NUOVA TEORIA DELL'INERZIA\GRAVITA'.
Che cosa è il campo del punto zero (ZPF) o fluttuazioni del punto zero? Che relazione ha con il vuoto quantistico?
Nella fisica moderna il vuoto è ben lontano dall'essere realmente vuoto. Mettiamo da parte tutte le particelle e onde elettromagnetiche che costituiscono la nostra realtà e avremo una zona di spazio apparentemente vuota allo zero assoluto.
In realtà questo vuoto pullula di energia e coppie di particelle (tipo elettrone-positrone o particella-antiparticella) queste nella loro totalità danno vita a: il campo del punto zero elettromagnetico (di cui abbiamo parlato estesamente prima), il campo del punto zero delle interazioni deboli e forti e il mare delle coppie di particelle negative di Paul Dirac.
Tutte queste energie messe insieme formano il vuoto quantistico (che in realtà è pieno!) o campo del punto zero.
Nella nostra trattazione abbiamo preso in esame il campo del punto zero elettromagnetico e le fluttuazioni del punto zero.
Lo ZPF è una ipotesi sviluppata per primo da Max Planck nel 1911. Nel 1947 Willis Lamb, in un famoso esperimento, dimostrò direttamente gli effetti dello ZPF e disse:"è una prova che il vuoto non esiste".
L'effetto Casimir predetto nell'anno successivo e verificato in laboratorio è un'altra diretta dimastrazione della realtà dello ZPF.
Seguire questo link http://users.erols.com/iri/ZPEpaper.html ,purtroppo in inglese ,per una breve trattazione sull'esperimento di Lamb e l'effetto Casimir e la loro correlazione con lo ZPF.


Credo comunque che quanto sopra detto sia da considersi solo una serie di ipotesi che però soddisfano la mia curiosità (in attesa di ulteriori elementi) e che quindi possono dare delle possibili riposte a quanto affermato dai veda
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Claudio Sauro



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MessaggioOggetto: Re: Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana   Mer Dic 09, 2009 8:04 pm

Ti ringrazio pier, già lo sapevo che in fisica quantistica
per quantificare il moto delle particelle si usa il termine di “spin”. E già lo
sapevo che con “spin” si intende il momento angolare intrinseco delle
particelle..


Però anche se usiamo il termine di “spin” non usciamo
comunque dal concetto di moto, perché lo spin indica il momento angolare dell’orbita,
e se lo spin è zero significa che l’elettrone si manterrà sempre sulla stessa
orbita., cosa che generalmente si considera improbabile, mentre generalmente
per elettroni e protoni lo spin si considera 1/ 2, mentre per i bosoni lo spin
si considera 1.


Ma questo non mi dice nulla della velocità dell’elettrone attorno
al nucleo, e della velocità di rotazione del nucleo sul suo asse.


Cosa vuoi che ti dica, forse non ci capirò un cavolo e resto
ancorato a concetti di fisica classica, però la mia domanda di fondo era: può
una particella esistere in assenza di moto? Chiamalo poi spin o chiamalo
rivoluzione non mi interessa.


Ovviamente io mi rifaccio ad una fisica che non è né classica
né quantistica, dal momento che (a parte alcuni libri di fisica classica che ho
letto) mi rifaccio ad un concetto diverso, che per carità potrebbe essere
completamente sbagliato.


E’ il concetto fluidodinamico di Marco Todeschini, che
quantifica una minima densità dello spazio.


Todeschini dice: anche se consideriamo lo spazio
completamente vuoto ma pieno di forze, per il fatto stesso di essere pieno di
forze posso considerarlo come uno spazio pieno con una densità infinitesimale.


E mi quantifica tale densità 9 x 10 elevato alla ventesima
potenza inferiore a quella dell’acqua.


Lo spazio avendo densità possiede pure un minimo di attrito
che si può esprimere con una costante K.


Pertanto introduce anche per le forze subatomiche il
concetto di fluidodinamica





La materia nasce dal moto di spazio, se non vi è moto resta
spazio.


Il moto sul suo asse del nucleo, genera per effetto Magnus
gli elettroni, che ruotano attorno al nucleo ad una velocità pari o addirittura
superiore a quella della luce.


Pur dicendosi Cristiano il Todeschini sposa dei concetti
Taoisti.


“La qualità trascendente assomiglia all’acqua


Senza resistere assume la forma di ogni cosa


Prende la posizione più bassa, che gli uomini disprezzano.


Il Principio è simile ad un mantice


Si vuota ed è inesausto


Pur creando inesauribilmente con il suo moto.”


Io purtroppo possiedo la sintesi della fisica del
Todeschini, la Psicobiofisica, purtroppo il grosso testo della “Teoria delle
apparenze” l’ho visto solo dal fisico Speri Omero, ma del resto della Teoria
delle apparenze non saprei che farmene dal momento che è pieno di formule
matematiche di cui non ci capisco un cavolo.


Già la terza parte della Psicobiofisica è stata curata dai
fisici Speri Omero e Pietro Zorzi ed è piena di formule matematiche di cui non
capisco un piffero.


E’ significativo che dicano: attenzione a criticare la
Psicobiofisica todeschiniana perché vi verrebbe a mancare la spiegazione di
moltissimi fenomeni.


Dicono:


“Determinare perciò la posizione esatta della Teoria delle
Apparenze”, rispetto ad altre teorie scientifiche, non è tanto facile, perché essa,
pur avendo molti punti di contatto con quelle sinora apparse, differisce
nettamente da tutte per variazioni la cui importanza si può valutare solo dagli
straordinari risultati particolari e di assieme che tali variazioni derivano, e
che conferiscono alla teoria caratteristiche assolutamente proprie ed una
fisionomia unitaria inconfondibile con altre”


Ma il dire che tutte le forze sono generate dallo spirito
(il Principio) e dire che tutto l’universo è mosso da questo spirito è stata
una bestemmia troppo grossa che ha fatto dimenticare la teoria Todeschiniana
nonostante avesse spiegato in modo semplice moltissimi fenomeni.


Ma chissà mai che molti concetti gettati dalla finestra non rientrino dalla porta.
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pier



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MessaggioOggetto: Re: Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana   Gio Dic 10, 2009 10:47 am

Per Claudio
Penso che tu abbia fatto bene ad inserire Todeschini in questa discussione
Infatti ho tratto alcuni brani che ho ricavato dai link sotto indicati dai quali emergerebbe che le idee di Todeschini riprendono concetti di antiche culture che per altro sono state studiate anche da altri fisici e/o scienziati moderni.
Ciò che viene chiamato ‘apparenze‘ sarebbe l’ illusione o Maya che svanirebbe , almeno momentaneamente ,quando si ottengono dei“ livelli di minima eccitazione”.
E’ vero quanto detto più sotto che “Essendo i Veda una emanazione del Silenzio, sono resi inintellegibili dal brusio della Mente, che interferisce in modo drastico col processo esperienziale e assimilativo.”
E’ però anche vero che è possibile rendere comprensibili i Veda quando , tramite la meditazione od altri metodi , si acquieta il “brusio della Mente”

Da : http://mcz06.wordpress.com/2008/01/28/la-teoria-delle-apparenze/
L’intuizione fondamentale di Todeschini fu quella di mettere in discussione il concetto newtoniano di vuoto sostituendolo con quello di etere in movimento e vorticoso e spiegando tutti i fenomeni fisici sulla base della legge della fluidodinamica.
Con tale presupposto arriva, con semplici formule, ad unificare la fisica, la psicologia e la biologia. Il tutto senza ricorrere a concetti astrusi e senza dover contraddire la fisica classica galileiana. In sintesi secondo la sua teoria, chiamata anche
Teoria delle Apparenze, tutti i fenomeni che noi percepiamo non sono che ‘apparenze‘ che nascono dall’effetto generato nella nostra psiche, dal movimento del fluido cosmico quando viene a contatto con i nostri sensi. Sono apparenze quindi il suono, la luce, il sapore, l’odore, la forza, il calore, l’elettricità, eccetera, poichè non sono altro che l’elaborazione psichica degli stimoli nervosi che scaturiscono dall’incontro tra il movimento del fluido universale, di diversa frequenza, e i nostri organi sensori, che arrivati al cervello, sede della psiche, vengono trasformati nelle sensazioni relative, mentre in realtà non sono che onde d’etere silenti, buie, insapori, incolori, atermiche, diverse solo nella loro frequenza.

Da : http://www.erdever.com/psicobiofisica/
“C'è anche da rilevare che le argomentazioni trattate nella Teoria delle Apparenze, trovano un chiaro e meticoloso riscontro anche nei Veda, corposo agglomerato di libri sapienziali, divisi in quattro sezioni e scritti oltre 3500 anni fa, anche se recenti scoperte li farebbero risalire al X se non addirittura al XII secolo a.c.
In effetti, sono molto più antichi, in quanto preservati integri dalla Tradizione Orale sin dalla notte dei tempi.
La consistenza e la coerenza dei Veda, tramandati oralmente da tempo immemore, e successivamente scritti in Vedico prima e Sanscrito poi (lingue sacre per eccellenza), sono di tale strabiliante profondità, da richiedere, per lo studio, una mente rigorosamente stabilizzata ai livelli di minima eccitazione.
Essendo i Veda una emanazione del Silenzio, sono resi inintellegibili dal brusio della Mente, che interferisce in modo drastico col processo esperienziale e assimilativo.
Capisco che questo è un concetto ostico per chi non conosce le tecniche di meditazione (profondamente diversa da contemplazione o concentrazione), ma una attenta ricerca in Internet, può agevolarne la comprensione di base. “
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Claudio Sauro



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MessaggioOggetto: Re: Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana   Gio Dic 10, 2009 5:41 pm

Grazie pier, del resto ci sono molte somiglianze fra la filosofia di Todeschini e quella del fisico Michael Duff, di cui tu hai riportato alcuni concetti.
Il problema secondo me della fisica ufficiale classica e quantistica è che è ancora legata a posizioni materialiste, mentre queste teorie si adeguano molto meglio alla concezione Vedica ed a quella taoista di spirito.Forse la fisisica quantistica è molto più aperta nel accogliere anche altre teorie.

Devo scappare perchè ho ambulatorio e mi è entrata gente.
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pier



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MessaggioOggetto: Re: Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana   Gio Dic 10, 2009 6:40 pm

Per Claudio .
Anche se è vero che sono riusciti a bloccare la luce (1)non credo che siano riusciti fermare il movimento del fotone.
Tu hai fatto la seguente domanda “può una particella esistere in assenza di moto?”
Come ho già detto non sono un fisico.
Sono però uno studioso dei Veda e quindi riporto ciò che ho ricavato dal libro “ipotesi sulla realtà” il cui autore, Coppola, è a mio parere un ottimo conoscitore dei Veda .
In particolare pongo l ‘attenzione sul Campo Unificato o CU .
Penso che se si riesce a bloccare lo stato di eccitazione ( e quindi anche la velocità) di una particella allora questa smetterebbe di esistere in quanto verrebbe ripristinata la simmetria del CU.
Naturalmente la mia è solo una ipotesi che però troverebbe conferma nella letteratura vedica legata anche agli stati di coscienza.
“Il CU è un campo totalmente autoriferente. Questa affermazio­ne apparentemente complicata significata che non esiste nient'altro all'infuori del CU, e che per dar luogo alla creazione il CU deve rife­rirsi soltanto a se stesso; non occorre qualcosa di 'esterno', l'uni­verso è autosufficiente e trova in se stesso la sua spiegazione.
Così come i campi e le particelle in fisica sono eccitazioni e perturbazioni del CU, che «spezzano» la totale e perfetta sim­metria del CU stesso, i pensieri e le sensazioni dell'uomo sono eccitazioni o perturbazioni della pura coscienza. In realtà que­ste sono due descrizioni diverse e relative (rispettivamente og­gettiva e soggettiva) di una stessa ed unica realtà assoluta.
La creazione relativa nasce nel momento in cui il CU, che è un campo di pura consapevolezza illimitata, prende coscien­za di se stesso: esso allora, autodifferenziandosi, assume la tri­plice forma di soggetto (Rishi) oggetto (Chhandas) e processo della conoscenza (Devata). Se così si può dire, parte del CU (il soggetto) vede un'altra parte del CU (l'oggetto), grazie al CU stes­so (il processo della percezione), e questo dà origine alla mol­teplicità e varietà della realtà manifesta in cui tutti noi esseri umani siamo immersi.
Rishi, Devata e Chhandas possono essere intesi evidentemente come co­scienza, mente e corpo (o materia); essi inoltre sono vagamente affini ai tre guna del Samkhya di cui abbiamo trattato nel paragrafo 2-5.
L'intelletto dell'uomo agisce soltanto nell'ambito della mol­teplicità; esso può concepire una qualsiasi cosa soltanto come slegata da sé, ovvero come oggettivata. È proprio per questo che la scienza, che è un'analisi intellettuale (razionale) della realtà naturale, è basata sull'oggettivazione, ed è giunta a sco­prire il CU soltanto considerandolo come «oggetto» senza ac­corgersi che esso è l'essenza dell'intelletto stesso e dell'uomo stesso — ed è infatti la pura coscienza —. Il fatto che l'intellet­to, per sua natura, divida e distingua se stesso dall'oggetto, vie-no detto «errore dell'intelletto» (pragyaparadha).
In realtà esso non è propriamente di un errore ma è una caratteristica pro­pria dell'intelletto, e provoca un errore soltanto quando l'indi­viduo si basa soltanto sull'intelletto stesso (come avviene in Occidente!) e non sperimenta direttamente la pura coscienza: nello stato di trascendenza soggetto, oggetto e processo della conoscenza coincidono in un'unica entità, la pura coscienza (unità o Samhita). Il pragyapradha genera tutti i paradossi ir­resolubili della ragione, come quelli relativi all'autoriferimen­to (inteso come processo razionale), cui abbiamo accennato nel paragrafo 2-4 e nel capitolo 4.
Al livello del CU tutte le manifestazioni della natura rimango­no in forma latente ed inespressa, ovvero rimangono immanifeste. Eppure il CU contiene in sé diversi attributi, grazie ai quali esso può essere identificato (ricordiamo dal paragrafo 2-3 che gli attri­buti fondamentali del Brahman sono sat, chit ed ananda, ovvero e­sistenza, coscienza, beatitudine). Maharishi afferma: «Guardando l'Essere da un punto di vista assoluto, vediamo che Esso non può venire qualificato da nessun attributo. Esso è privo di attributi. D'altro canto, da un punto di vista relativo, tutti gli attributi del­la vita relativa [...] hanno la loro base nell'Essere»71.
Come la luce bianca, che è incolore, contiene tutti i colori (il che può essere facilmente verificato per mezzo di un prisma), il CU, che è immanifesto, contiene ogni possibile manifestazio­ne possibile della realtà naturale; ma al suo livello le varie for­ze e manifestazioni della natura non hanno ancora spezzato alcuna simmetria (abbiamo trattato nel paragrafo 3-6 della rot­tura della simmetria nel CU e dello sviluppo della manifesta­zione fisica a partire da esso). Pertanto il CU è il livello di mas­sima simmetria possibile (a tal punto che in esso non vi è alcu­na manifestazione!), e quindi anche di massimo ordine — ov­vero di minima entropia —.”

(1)Da: Le scienze (01 agosto 2001)
L’anno scorso, finalmente, siamo riusciti a portare il nostro lavoro fino alla sua logica ma stupefacente conclusione: abbiamo fermato completamente un impulso luminoso all’interno di una minuscola nube di gas raffreddato vicino allo zero assoluto. Per breve tempo siamo riusciti a congelare, per così dire, gli impulsi e a rispedirli indietro sul loro cammino
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Claudio Sauro



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MessaggioOggetto: Re: Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana   Ven Dic 11, 2009 11:43 am

Grazie pier, è estremamente interessante quello che hai scritto.
Ora lo medito, e ti darò delle mie considerazioni in seguito (ora ho tanto da fare)
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Claudio Sauro



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MessaggioOggetto: Re: Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana   Ven Dic 11, 2009 7:02 pm

Interessantissimo questo concetto di campo chiamato CU. In effetti mi par di capire che il CU è la pura coscienza, per CU si potrebbe intendere Dio stesso e cioè la coscienza infinita. Questo concetto di Campo Unificato lo troviamo nei VEDA, ed io sono propenso (come Carl Gustav Jung)) a credere di più ai vecchi maestri che non alle svariate teorie che sono emerse ultimamente.

Le cose, gli oggetti, sono delle perturbazioni del CU, della pura coscienza.

Ma si può anche dire che è la pura coscienza che genera le cose, e forse è la volontà infinita della pura coscienza che genera gli universi.

In un simile contesto si può anche pensare che anche a livello subatomico, più che la rotazione operi la vibrazione.

Il concetto di vibrazione è presente nei VEDA e nelle filosofie orientali, in effetti quando gli orientali parlano di aura, parlano di vibrazioni.

L’intensità di queste vibrazioni genera il colore dell’aura.

Sono concetti che non sono ancora entrati nei nostri libri di fisica, almeno mi pare.

E se l’atomo fosse una vibrazione di spazio o meglio della pura coscienza che genera lo spazio, ed in base all’intensità di tale vibrazione potessimo dedurre la valenza ed il peso atomico.

Forse sto bestemmiando (speriamo che Fausto non mi legga).

Ma forse fra qualche decina di anni avremo capovolto tutti i nostri concetti di fisica, atomica e subatomica, e chissà mai forse anche astronomica.

Lo sai cos’è il corpo astrale? Te lo chiedo perché io stesso ne ho fatto l’esperienza.

Ve lo ho già raccontato nelle mie esperienze sul paranormale.

Io ho fatto un sogno lucido che andavo da mia moglie, ma lei era sveglia e mi ha sentito scendere la scala a chiocciola.

Io ricordo che sono entrato nella sua camera e le ho dato un colpetto con la mano sulla spalla, ma lei era sveglia ed il colpetto lo ha sentito, si è girata e non c’era nessuno.

Ebbene io sono convinto che quella mattina mi sono sdoppiato, ed il mio doppio è sceso da mia moglie.

Ma il corpo astrale di cosa è fatto? Forse sono delle vibrazioni che da svegli non possiamo vedere; delle vibrazioni di spazio ovviamente, e delle vibrazioni che hanno una frequenza diversa da quella che ci rende visibili gli oggetti materiali.

Ma con questo concetto potremmo pensare che esistono infiniti universi, ognuno con la sua vibrazione, infiniti universi che si intersecano, che coesistono e che non possiamo vedere.

Forse la morte è solo il passaggio ad un universo che ha una frequenza diversa.
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MessaggioOggetto: Re: Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana   Sab Dic 12, 2009 11:19 am

Per Claudio
“In un simile contesto si può anche pensare che anche a livello subatomico, più che la rotazione operi la vibrazione”
La meccanica quantistica è quella parte della fisica che governa i fenomeni a livello atomico e sub-atomico, cioè a livello microscopico, piccolissimo, dove le cose sembrano accadere in modo diverso da come accadono a livello classico, cioè al livello della fisica classica, che sarebbe quello familiare dei nostri oggetti, che tocchiamo.
Gli atomi ce li siamo sempre immaginati come "palline", in realtà poi si è scoperto che sono formati da altre palline, o presunte palline, cioè gli elettroni ed il nucleo con i protoni e neutroni. Però queste particelle non sono vere e proprie particelle, hanno proprietà strane. Anzitutto hanno delle proprietà vibratorie, ondulatorie, cioè in pratica sono oscillazioni nello spazio, più che vere e proprie particelle. Si continua a parlare di particelle solo per la "quantizzazione", che è un termine tecnico, però si potrebbe parlare solo di campi oscillanti.


“Lo sai cos’è il corpo astrale? Te lo chiedo perché io stesso ne ho fatto l’esperienza”
L’essere umano si manifesta su diversi piani: fisico, astrale, mentale e così di seguito. Per un certo aspetto il corpo astrale dell’uomo è un veicolo che al chiaroveggente appare non dissimile dal corpo fisico, circondato da un’aureola di colori sfolgoranti e costituito di un ordine di materia molto più fine di quella fisica. Tutti posseggono e utilizzano il corpo astrale, per mezzo del quale si esprimono le sensazioni, le passioni, i desideri e le emozioni. Ben pochi però sono consapevoli della sua esistenza o riescono a dominarlo ed a servirsene in piena coscienza.
Il corpo astrale è il corpo emotivo, o dei sentimenti
Il corpo astrale è il contenitore delle emozioni e sporge circa 10 cm dal corpo fisico. E' pieno di colori poichè le emozioni sono colorate. Ricordate nel linguaggio comune le frasi "rosso di rabbia", "verde d'invidia". Le emozioni non espresse provocano malattia (per chi trattiene la rabbia, o il dolore...). Imparando ad esprimere le emozioni si recupera la salute emozionale e fisica. Il corpo emozionale si può fotografare con una speciale videocamera collegata col computer.
Il corpo astrale è sempre attento alle impressioni dell'Ego, o è attratto dalle miriadi di voci terrene, e pare non avere una sua voce propria, o un suo carattere.
Questo fatto è ben rappresentato nel “Bhagavad-Gita”, dove il condottiero Arjuna, fra le due opposte schiere di guerrieri del bene e del male, si domanda quale sia il giusto atteggiamento da assumere. Il mondo delle emozioni è appunto un “KURUKSHETRA”, un campo di battaglia per l'anima, dove si vince o si perde, e dove la scelta è decisiva.
Nei veda Si dà una particolare importanza al mondo fisico e mentale, ma si dà rilievo anche alla componente emotiva, perché solo quando tutti questi fattori sono bilanciati e il punto di equilibrio è trovato, solo allora gli opposti non intralciano più e, con questi presupposti, la mente allora può focalizzarsi, meditare, e trovare la liberazione.


Ma con questo concetto potremmo pensare che esistono infiniti universi, ognuno con la sua vibrazione, infiniti universi che si intersecano, che coesistono e che non possiamo vedere
Nel veda questi universi esistono ed i loro pianeti i si chiamano Loka che possono essere visitati quando si è in particolari stati di coscienza.

Forse la morte è solo il passaggio ad un universo che ha una frequenza diversa
Secondo gli antichi saggi vedici parrebbe proprio di si. Ognuno quando muore e a seconda del suo grado di evoluzione sarebbe in grado di scegliere il LoKa che gli permette di proseguire con l’evoluzione spirituale
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MessaggioOggetto: Il Rig-Veda ovvero "La raccolta delle strofe della sapienza (o della conoscenza) "   Sab Dic 12, 2009 4:40 pm


La scoperta del Veda nella fisiologia umana (da : Fisiologia della coscienza Di Robert K. Wallace)

"Prima di illustrate altre tecniche preventive e terapeutiche dell'Ayurveda é utile accennare brevemente nell'ambito della trattazione sui suoni primordiali del Veda a uno dei più interessanti fra i nuovi progetti di ricerca dedicati all'Avurveda e alla Fisiologia , condotto recentemente dal dr. Tony Nader . Per il momento mi limiterò a esporre a grandi linee la scopertacompiuta da Nader.
Nei capitoli 13 e 15 avremo modo di esaminare più approfonditamente la struttura della letteratura vedici' ed anche i precisi meccanismi con i quali viene esposta la manifestazione sequenziale delle leggi di natura a partire dall'interno della pura coscienza.
Il dr. Nader ha notato una corrispondenza precisa e univoca fra diversi aspetti della letteratura vedica e le strutture anatomiche che compongono il cervello e il sistema nervoso umani. Il Veda non si trova soltanto nella nostra coscienza ma in tutta la nostra fisiologia. Questa importante scoperta é oggetto dell'ultimo libro del dr. Nader” Human Physiology: Expression of the Ved and the Vedic literature (La fisiologia umana espressione del Veda e della letteratura vedica - La scienza moderna e l'antica scienza vedici, scoprono i presupposti per l'immortalità nella fisiologia umana).
Questa scoperta dimostra che tutte le qualità creative della coscienza (la letteratura vedica) che costituiscono la struttura immanifesta di base della pura coscienza si trovano anche in forma immanifesta nelle varie strutture del cervello e del sistema nervoso degli esseri umani, quali la corteccia, l'ipotalamo, il talamo ecc. La struttura matematica interna di ogni branca della letteratura vedica corrisponde esattamente alla struttura interna di ognuno di questi aspetti dell'anatomia. La nostra fisiologia pertanto é il Veda in forma manifesta."


Rig Veda -Funzionamento Olistico della fisiologia



Questa figura mostra i Versi da 29 a 97 e da 125 a 192 del primo capitolo del Rk Veda nella fisiologia. I versi 29-96 corrispondono agli stimoli eccitatori che si verificano nei nervi spinali. I versi 125-192 corrispondono agli stimoli inibitori che si verificano nei nervi stessi.
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MessaggioOggetto: Re: Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana   Dom Dic 13, 2009 10:39 am

La scoperta del campo unificato di tutte le leggi di natura

Recenti progressi nel settore della ricerca sul rapporto mente corpo sono andate di pari passo con le conquiste della fisica moderna. In fisica, materia ed energia vengono considerate espressione di quattro campi fondamenta­li: gravità, elettromagnetismo, forze nucleari forti e deboli. Negli ultimi anni la fisica quantistica ha acquisito conoscenze così approfondite da riuscire a collocare in un unico campo unificato tutte le leggi scientifiche alla base di questi quattro campi. Benché la descrizione matematica completa del campo unificato non sia ancora stata ultimata, risulta evidente come il cam­po unificato della legge naturale costituisca la fonte di tutta la diversità dei fenomeni materiali. Esso trascende l'intera esistenza; è un campo di infor­mazione pura, dal quale sono derivate sequenzialmente tutte le diverse forze e leggi della natura nei primi microsecondi della creazione del nostro universo e dal quale il processo continua incessantemente a dispiegarsi.
Ciò che colpisce in particolare è che la descrizione fornita dalla fisica moder­na del campo unificato della legge naturale quale campo autosufficiente, au­tointeragente, di intelligenza e dinamismo infiniti, presenta notevoli affinità con la concezione del fondamento unificato della creazione presente nel più antico patrimonio di conoscenze tradizionali dell'umanità. Nella tradizione vedici dell'India, infatti, si è sempre ritenuto che l'infinita molteplicità di forme dell'esistenza materiale derivasse sequenzialmente da un campo uni­ficato, un campo dinamico di intelligenza autosufficiente, autoreferenziale, illimitato e dotato di infinito dinamismo. Come vedremo, nella concezione vedica questo campo unificato della legge naturale è, in effetti, definito co­me un campo di pura intelligenza, di informazione pura nella sua forma più compatta e concentrata, ossia come il fondamento unificato della vita.
La nozione di un campo unificato della legge naturale quale base della creazione è presente in numerose tradizioni culturali, sia in Oriente che in Occidente. Con l'affermarsi della scienza moderna, circa tre secoli fa, questi antichi principi persero il proprio prestigio e cedettero infine il passo alla visione del mondo propria della fisica classica, il paradigma classico.
Secondo la fisica newtoniana classica l'universo è formato da minuscoli atomi indistruttibili. La materia è solida e facilmente misurabile. Questa concezione ha improntato tutte le discipline scientifiche e tutte le sfere del­la società, modificando radicalmente la visione del mondo.
Con lo sviluppo della fisica quantistica, circa settant'anni fa, il paradigma classico è stato gradualmente sostituito dal paradigma quantistico. Nell'universo descritto dalla fisica quantistica, la materia non viene più considerata solida, ma soltanto come una perturbazione, una condensazio­ne in un campo unificato. Il celebre principio di indeterminazione di Heisenberg afferma che possiamo stabilire con precisione la posizione op­pure il moto di una particella, ma non potremo mai ottenere una misura­zione esatta di entrambi simultaneamente. Tali paradossi abbondano nell'uni­verso quantistico. Le particelle, per esempio, possono assumere a volte for­ma corpuscolare e altre volte forma ondulatoria. La stessa descrizione di una particella è possibile soltanto in termini di “ampiezze di probabilità”, ossia come descrizione matematica di una curva o di un campo indicante la probabilità statistica di determinare la posizione oppure il moto della parti­cella stessa.
I principi della fisica quantistica rappresentano una sfida a numerose cre­denze e assunzioni comuni radicate. Nella prospettiva della fisica classica, che corrisponde all'ambito dell'esperienza quotidiana, si parla per esempio di un mondo oggettivo indipendente dal soggetto che lo percepisce. Il mondo è formato da blocchi di materia separati l'uno dall'altro nel tempo e nello spazio. La mente è separata dalla materia ed è collocata nel cervello. Gli esseri umani sono entità indipendenti ed autonome, macchine fisiche che, in qualche modo, hanno imparato a pensare.
Secondo la fisica quantistica invece, il mondo oggettivo è formato da campi energetici derivanti da un solo campo quantistico unificato. Alla base del principio di indeterminazione di Heisenberg vi è la constatazione che l'atto stesso di misurare influisce sul grado di precisione con il quale è possibile stabilire la posizione o il moto di una particella. Il mondo oggettivo, per­tanto, non è più indipendente dall'osservatore. Neppure gli esseri umani possono essere considerati come entità autonome, ma vengono invece con­cepiti come punti focali di intelligenza all'interno del campo unificato, indissolubilmente interconnessi con le forme di intelligenza che costituiscono l'intero universo. Possiamo tuttavia chiederci: che senso hanno, in ultima analisi, questi prin­cipi per l'esistenza umana? Si potrebbe rispondere che non hanno alcun si­gnificato per noi, in quanto privi di qualsiasi rapporto con il “mondo reale “ della nostra vita quotidiana. Eppure, a quanto afferma la fisica quantistica, l'universo quantistico è più “fondamentale” dell'universo descritto dalla fi­sica classica. Possiamo immaginarlo come le fondamenta di una casa, invi­sibili in quanto sotterranee. Senza le fondamenta la casa non potrebbe reg­gersi. L'universo quantistico è dunque alla base dell'universo classico. Quest'ultimo non potrebbe esistere senza il primo.
Tali principi radicalmente innovatori della fisica quantistica, oltre a fornire una definizione della nostra esperienza sensoriale e una spiegazione razio­nale del mondo, hanno notevoli conseguenze sul piano tecnologico e appli­cativo. I principi quantistici svolgono infatti un ruolo imprescindibile nella nostra epoca, dominata dall'informatica e dall'elettronica. Essi hanno reso possibile la realizzazione dei miracoli compiuti dalla moderna tecnologia e rivelato il potere e l'intelligenza che si celano alla base della materia. II pri­mato della materia ha dunque ceduto il posto al primato dell'informazione. Questa è evidentemente la ragione per cui è trascorso molto tempo prima che queste idee trovassero diffusione presso il grande pubblico: esse mette­vano infatti in discussione la fede nella materia. Travalicando i limiti del paradigma classico, la rappresentazione detta realtà è mutata radicalmente.

Da : Fisiologia della coscienza Di Robert K. Wallace
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MessaggioOggetto: Re: Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana   Oggi a 9:08 am

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Le sconcertanti similitudini tra fisica contemporanea e filosofia indiana
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