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 AYURVEDA: MEDICINA DEL PASSATO REMOTO E DEL FUTURO PROSSIMO!

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pier



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MessaggioOggetto: AYURVEDA: MEDICINA DEL PASSATO REMOTO E DEL FUTURO PROSSIMO!   Lun Dic 28, 2009 4:27 pm

Questo testo è tratto dal blog di Benedetto Valle
Faccio notare che non sono un medico e che sono molto ignorante in questo campo, e non solo in questo! E faccio presente che le considerazioni che farò qui, sono da considerarsi opinioni personali. Mi riferisco alla Conferenza di Roma del 17/12/09, dove ho cercato di introdurre l\'Ayurveda come parte...

... della “Scienza Vedica” (che prima di tutto, non va mai assolutamente confusa con una religione, e nemmeno identificata con l\'Induismo). ...
...
Riferisco qui le mie impressioni o sensazioni. Per prima cosa ho sentito parlare l'incaricato della ambasciata dell'India, e qui non ho nessuna osservazione da fare al riguardo, perché non so che cosa abbia detto: ha parlato in inglese e io l'inglese non lo conosco. Dopo di me ha parlato Di Leginio, e poi come una meteora, è apparso Scartezzini. Ma io sapevo già che lui è un grande conoscitore di piante, perché l'avevo già sentito a Milano, ed io allora mi ero assentato con la mente (e anche fisicamente per andare alla toilette).

L'intervento della dottoressa indiana invece, non mi ha scaldato il cuore. Mi ero messo di buona volontà a prendere appunti riguardo alla sua “Pratica dell'Ayurveda”, ed avevo già copiato dallo schermo: 1 – Nazionalità; 2 – Età; 3 – Sesso; 4 – Cultura; 5 – Approccio. Ma poi qui mi sono fermato. Perché ho pensato: di certo, questo sarà lo schema cui lei si attiene nella sua pratica, ma eziandio io suppongo che a tali criteri si atterrà qualsiasi medico della mutua. E credo inoltre che nessuno potrà mai negare che, per fare una diagnosi, sia molto utile sapere se il paziente è maschio, o una donna in gravidanza, o se è un vecchio, o un bambino, ecc.

Ma io ritengo che questa sia la prassi della nostra medicina attuale, che però è la medicina del Kali Yuga, (anche detta “età buia, o dell'ignoranza”), e non la medicina vedica del Satya Yuga, ossia, quella che dovrebbe essere la vera medicina vedica! E anche l'aggiungere alla nostra medicina qualche cosa di esotico (ad es. qualche prodotto o preparato ayurvedico), tanto per farla diventare “medicina olistica”, non la fa diventare ipso facto “medicina vedica”.

E subito mi è tornato alla mente il dr. TRIGUNA (Presidente mondiale dell'Ayurveda Congress), quando alla fine degli anni '80 era venuto a Milano e, in un paio d'ore tra un aereo e l'altro, aveva visitato 100 pazienti (!), impiegando per ciascuno pochi secondi, senza mai badare a età, o sesso, o altre formalità di approccio. In particolare, poiché non c'era spazio per tutte le richieste, ricordo che mia moglie aveva lasciato passare Angelo, al quale il dr. Triguna aveva invece diagnosticato e prescritto dei preparati per curare, non lui, … ma suo fratello, ormai impossibilitato a muoversi, perché ammalato di AIDS e costretto a letto.

Ovvio che, per visitare così tante persone in poco tempo, il dr. Triguna non poteva attenersi agli schemi illustrati dalla dottoressa indiana. Ma in più, come mi hanno spiegato poi per questa storia del fratello di Angelo, questa procedura è molto diffusa in Ayurveda e si chiama “Diagnosi del polso del messaggero”. Ovvero, la persona malata che non può muoversi di persona, manda dal medico un parente, o un conoscente e, tramite questo “messaggero”, il medico può fare diagnosi e prescrivere rimedi, senza bisogno di muoversi, lui stesso o il paziente.

Che non si tratti di un “bluff” ne ho avuto la riprova qualche tempo dopo con un mio amico che aveva sempre goduto di buona salute ma che, già da alcuni anni, aveva manifestato problemi la cui origine nessuno sapeva spiegare. In quegli ultimi anni costui aveva già fatto una serie di analisi cliniche e fatto diverse cure, ma anche cambiando medici ed ospedali era sempre daccapo e nessuno capiva la vera ragione. E così, quando ci fu un'altra occasione di fare una visita con il dr. Triguna, ancora una volta di passaggio tra un congresso e l'altro, la moglie, o qualcuno, andò a farsi visitare al suo posto.

La risposta di Triguna fu, che la causa di tutti i guai del mio amico era stata … uno spavento (sic!), e che tutto era cominciato da quel momento. Riferito all'interessato, questo responso sembrò solo una beffa, una presa in giro, o uno scherzo. Ma dopo qualche tempo egli poi ci ripensò, ed ammise che i suoi guai erano cominciati proprio in seguito ad un particolare episodio. E infatti, si ricordò di una volta in cui era andato per scommettere per delle corse di cavalli (era un appassionato di cavalli), e a causa di un ingorgo stradale era arrivato in ritardo e aveva trovato la porta già chiusa.

Ma sapendo di essere conosciuto da tutti nell'ambiente e che, dunque, lo avrebbero accettato lo stesso, si era messo a bussare reiteratamente alla porta la quale, all'improvviso … si era aperta ma, nello stesso tempo, egli aveva ricevuto un colpo in testa ed aveva perduto i sensi. In seguito c'era stata pure baraonda e lui aveva sentito anche degli spari, e quindi le sirene della polizia, ecc.

Insomma, Giulio era arrivato al momento sbagliato, proprio nel momento in cui era in corso una rapina e lui aveva pure rischiato di essere ammazzato. Finito il pandemonio, e riferito alla polizia quanto gli era successo, erano poi andati tutti al bar per rinfrancarsi con qualche liquore, e dopo questo lieto fine, Giulio si era convinto che tutto era finito e chiuso lì. Non avrebbe mai potuto immaginare che lo “shock” di quella esperienza, in seguito, gli avrebbe creato qualche squilibrio o deviazione nella sua fisiologia, tale da compromettere gradualmente nel tempo la sua salute, come gli aveva poi diagnosticato il dr. Triguna.

Ho riferito qui due episodi che hanno valore solo per me, per il mio metodo euristico di apprendimento, ma mi rendo perfettamente conto che non avrebbero nessun valore per una istituzione come l'ISS, dato che non possono avere alcun valore scientifico, nessuna certificazione, ecc. A me però erano allora serviti a recepire concetti che, altrimenti, avrei rifiutati e ritenuti inammissibili per il mio raziocinio e logica.

E invece, almeno concettualmente, da allora non ho più rifiutato il fatto che all'inizio dei tempi, (oppure potremmo anche dire … ai tempi in cui si viveva il Paradiso sulla Terra), non era assolutamente previsto che ci volesse un contatto diretto fra il medico e il paziente. E quindi, se c'era qualcuno che era ammalato, bastava che una persona lo riferisse al medico (magari oggi si potrebbe semplicemente incaricare qualcuno di … mandare un e-mail).

E una volta ricevuto il messaggio, e senza null'altro sapere, il medico vedico si metteva ad ascoltare il canto di un uccello (sic!), oppure usava qualche altro modo utile per metterlo in contatto con la rete WEB della coscienza cosmica e, quindi, da quel livello di coscienza faceva la diagnosi opportuna e prescriveva i rimedi, in questo modo del tutto asettico, in cui neppure correva rischi di infezioni, o contaminazioni.

Soltanto con il decadimento, cioè con il degradare dall'età dell'Oro alla età dell'ignoranza (il Kali Yuga), divennero in seguito necessari i contatti anche fisici tra il medico e il paziente. Adesso, ad esempio, è quasi necessario sentire almeno il polso del paziente, per scoprire se ci sono squilibri fra i Dosha Vata, Pitta e Kapha. Ma ho pure visto che ad alcuni medici basta mandare una fotografia. E non sarei più stupito neanche se mi dicessero che basta dare il proprio numero di telefono, o un indirizzo e-mail, per essere identificati e curati dal “vedico”.

Comunque, anche Maharishi aveva detto che la civiltà Vedica era stata la civiltà che aveva gioito del “Paradiso sulla Terra”. Disse che in quel tempo la vita era vissuta in piena armonia con tutte le leggi di natura, così che ognuno poteva godere di onde crescenti di felicità. Ma poi, una volta venuta a mancare la conoscenza Vedica, la gente non è più stata educata a pensare e agire spontaneamente in accordo con la legge naturale.

E quando la gente non è più auto riferita alla pura coscienza, allora viola le leggi di natura e ciò produce stress e disarmonia. Ne derivano dolore, sofferenza, malattie, problemi, terrorismo e guerre, perché tutta questa negatività nasce dalla violazione delle leggi che governano l'intero universo in modo perfetto, cioè, proprio dal violare quella “Legge Naturale” che può essere anche definita la … “Volontà del Creatore”.

A questo punto, è inevitabile la domanda: perché abbiamo perso il Veda? Maharishi aveva risposto che ciò era avvenuto a causa di una legge universale che è la LEGGE DEI CICLI. E come al giorno succede la notte, così anche alla luminosa Età dell'Oro è subentrata la oscura Età chiamata in sanscrito Kali Yuga, perché dominata da ignoranza, tenebre, inerzia e ottusità.

Però Maharishi aveva anche detto, che ormai è venuto il tempo di dissipare il buio della notte e, quindi, dovremmo tutti promuovere l'alba dell'età dell'Illuminazione. E per fare questo, abbiamo assoluto bisogno di recuperare la Scienza Vedica. Perché non possiamo illuderci di riportare il “paradiso sulla terra”, soltanto con la scienza moderna.

Infatti, nonostante i gloriosi trionfi e i successi eclatanti, che senza dubbio ci hanno reso la vita più comoda, tuttavia una scienza parziale (solo oggettiva), più che una vita sana e felice, ci ha procurato una vita carica di stress e tensioni. E anche se oggi la scienza è considerata sinonimo di certezza e verità, tuttavia non ci porta la conoscenza totale di quel Campo Unificato auto referente che amministra l'intero universo con assoluta perfezione e ordine.

Questa scienza moderna ha ormai cambiato il mondo, ma non ci ha reso più felici e più saggi. E i mass-media sono giunti a un tale grado di aberrazione, che chiamano PROGRESSO persino la produzione di nuove armi, o di nuovi farmaci, o la costruzione di nuove carceri, o di nuovi ospedali, mentre questo invece significa il totale FALLIMENTO nei nostri sistemi di educazione e di prevenzione.

Perché il vero progresso vuol dire non solo eliminare gli arsenali militari, e chiudere un gran numero di carceri, ma anche rendere inutilizzati un gran numero di ospedali e dei posti letto dei nostri ospedali, e ovviamente superflui molti farmaci. E con il vero progresso, la gente dovrebbe vivere fino a 120 anni, nelle condizioni in cui adesso arriva solo a 60.

Invece, intorno a noi vediamo sempre più stress e malattie, più intolleranze e allergie, vediamo dovunque stragi e violenza, vediamo milioni di persone che ogni giorno muoiono di inedia, e milioni di persone alienate che vanno in cerca di antidepressivi e di droghe, per sopportare meglio la vita.

Perciò, senza nulla rigettare della scienza moderna, non dobbiamo più limitarci a perpetuare lo status quo, che è insoddisfacente. Ed io credo che, recuperando la scienza vedica, abbiamo la possibilità di ricreare una società fatta di individui sani, longevi, prosperi e felici e, quindi, non sarebbe più un'utopia nemmeno quella di riportare il “PARADISO SULLA TERRA”, (senza limitarsi a rinviarlo sempre ad una vita solo ultraterrena).

Questo è anche il mio augurio, considerato che in questi giorni non si fa altro che scambiarsi auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo, a destra e manca. Ma appunto per queste ragioni, ho apoditticamente premesso già nel titolo che l'ayurveda può essere considerato, sia come una medicina del passato remoto, ma anche la medicina del futuro prossimo.

E per questi motivi mi ero detto “deluso” della dottoressa indiana, perché è lecito aspettarsi che gli Indù siano particolarmente edotti nelle cognizioni vediche, proprio perché appartiene a loro la gloria di avere preservato nei millenni questa preziosa cultura. Ma ahimè, proprio nel momento in cui si può ormai sperare di riportare integralmente alla luce il Veda autentico, in tutta la sua potenzialità e profondità, cioè quello vero e genuino (perché sull'onda del sincretismo stile “new age” sono proliferate dovunque diverse scorciatoie molto superficiali), ecco che oggigiorno gli Indù sembrano tutti stanchi di portare questo fardello, stanchi di questo loro pesante retaggio storico da tramandare ai posteri, e sembrano tutti molto più ansiosi, invece, di imitare i modelli di vita e di cultura (e di medicina) americani, o occidentali.

Per questi motivi, il mio timore non è soltanto quello di vedere la medicina vedica rimanere sempre bloccata per le incrostazioni di ghiaccio (come accaduto in questi giorni), ossia bloccata per atteggiamenti pregiudiziali o preconcetti, ma temo che l'Ayurveda possa anche “DERAGLIARE” dai suoi giusti binari, come ad esempio, nel caso che qualche multinazionale del farmaco, a questo punto, intravveda la possibilità di fare affari d'oro ed arricchirsi con qualche nuova branca della medicina vedica, deviandola però dalla sua vera essenza, e piegandola ai propri interessi commerciali più immediati.

Naturalmente, io condivido l'approccio ayurvedico di Edoardo Di Leginio, che ha avuto anche l'ardire di portare nel sacro tempio della “Sapienza” un babbeo sprovveduto come lo scrivente, il classico piffero che viene dalla montagna per essere suonato, una persona sconosciuta e assolutamente priva di titoli accademici. Ma ciò che più mi ha sorpreso, e questa volta in modo assolutamente positivo!, è stato ANDREA GERACI, che ha dimostrato per questa materia così remota e ancora occulta e improbabile, un sincero interesse ed una attenzione per me del tutto inaspettata.

Sinceramente, io sospettavo e mi aspettavo un ben altro atteggiamento. Infatti, venendo a Roma con l'intento di accendere solo qualche zolfanello, (consapevole che qualche fiammifero non avrebbe certo portato la piena luce del Sole), credevo che i massimi rappresentanti della scienza medica e farmacologica avrebbero accolto solo con supponenza e degnazione la mia relazione, che nulla avrebbe potuto aggiungere, o portare, alla somma conoscenza scientifica di questo Istituto.

Di certo, può anche essere una forma di civetteria, o una legittima curiosità, da parte dei reggitori di questa istituzione, conoscere pure antichi riti e consuetudini sanitarie in uso presso popoli primitivi, tramandati da secoli o millenni, da popolazioni che hanno mostrato rispetto dei cicli della natura, che si sono pure dimostrate serene ed equilibrate e con buona armonia del vivere, a tal punto da fare quasi invidia persino a questa nostra società moderna e caotica.

Ma nel caso della cultura vedica, è tutta un'altra questione. Qui occorre anche distinguere fra ciò che può dirsi “primitivo”, da ciò che può dirsi etimologicamente “primordiale”, cioè: “prima nell'ordine”. Ciò lo si evince anche dalla agopuntura cinese, che può facilmente dirsi una derivazione della “marmaterapia” dell'ayurveda. Perciò, la mia più grande e lieta sorpresa è stata quella di non essere stato preso a sassate, o subito fucilato, dai massimi rappresentanti della “Sapienza” (che magari erano in sala, e magari bene armati di pregiudizi e preconcetti).

Dunque, sono stato assai lieto di non essere stato contestato, o apoditticamente rifiutato, ma al contrario, accolto addirittura con benevolenza, molta cortesia e attenzione. E di tutto questo vorrei ringraziare Andrea Geraci che ha promosso questo convegno, perché anche lasciare posto a ciò che deve nascere è importante, così come completare ciò che appartiene al passato ed accomiatarsi da ciò che è divenuto soltanto vecchio.

E anche perché, come diceva Eleanor Roosvelt: “Il futuro appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni”. Ed oggi è arrivato pure il solstizio d'inverno, il giorno più corto e la notte più lunga dell'anno. Abbiamo tutti bisogno di "luce" e, dal 22 dicembre, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi. Ma è proprio in questi giorni che la luce ritorna vitale e "invincibile" sulle tenebre, e questo mi è parso di buon auspicio anche per il futuro dell'Ayuveda.
Benedetto Valle.
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