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 Metodi di Meditazione

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pier



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MessaggioOggetto: Metodi di Meditazione   Dom Gen 17, 2010 8:27 pm

Si dovrebbe sempre distinguere fra i diversi e svariati metodi di meditazione, che vengono proposti o suggeriti in diverse parti del mondo, sopratutto in India, ma non solo. In questo ambito c'è anche molta confusione, superficialità e supponenza. Ciò anche perché si dà il nome di meditazione anche a metodi che sarebbe più appropriato chiamare con i nomi di “Contemplazione”, oppure “Concentrazione”.

La “meditazione trascendentale” di Maharishi, ad esempio, non è né l'una, né l'altra, e cioè non è una tecnica di “contemplazione” e neppure una tecnica di “Concentrazione”. E' un metodo del tutto naturale, semplice, efficace e privo di sforzo, tutte caratteristiche queste che la rendono unica: alla portata di tutti e universale. Ma non tutti in India, o nel mondo intero, intendono la pratica della meditazione in questo stesso modo.

Ad esempio, per qualcuno, la meditazione è un processo completamente conscio ed è un particolare esercizio della volontà. Per altri, invece, la meditazione significa concentrazione su un'idea spirituale, che presuppone la capacità dell'aspirante di distaccarsi dalle idee mondane. Oppure, la meditazione è una pratica che richiede di possedere un particolare livello di coscienza.

Per altri ancora, la meditazione è uno stato molto “avanzato”, che si acquisisce mediante una lunga pratica. Ovvero, è il risultato di lunghi anni di disciplina. Altri invece dicono che, se si pratica la meditazione su una particolare forma divina, con un particolare livello di coscienza, diciamo per esempio il cuore, si avrà un flusso continuo di pensiero sulla rappresentazione della forma divina prescelta (es. Rama), fino all'esclusione di ogni altro pensiero, anche quelli relativi alla vita di Rama e alle sue qualità. Ed anche questo flusso ininterrotto di un solo pensiero fisso è detto meditazione, secondo certe scuole.

Normalmente sperimentiamo tutti un flusso ininterrotto di pensieri che ci attraversano la mente, collegati a vari oggetti differenti, ad eventi e persone. Se per esempio un primo pensiero è dedicato ad un certo oggetto, il successivo sarà invece diretto a un altro oggetto, o persona. Nello Yoga questo stato mentale, quando si tratta di un flusso di pensieri simili, tutti pertinenti a un particolare oggetto di meditazione è detto "ekagrata".

In questo caso, si tratta di una forma di concentrazione in cui possono esservi anche pensieri differenti, ma simili tra loro, e orientati tutti alla rappresentazione di un solo identico oggetto. Si dice che, come risultato di questa rapida successione di pensieri, l'oggetto apparirà stabile e, in relazione alla profondità della concentrazione, maggiormente chiaro e vivido.

Oppure, un ininterrotto fluire di pensieri volti all'oggetto scelto per la meditazione viene detto stadio meditativo … 'simile al filo d'olio'. Per questa meditazione occorre concentrarsi su un concetto espresso nelle Scritture, facendone il fulcro dei propri pensieri e stabilendosi in esso ininterrottamente, seguitando lo stesso flusso di pensiero in quella sola direzione - come un filo d'olio che viene fatto passare da un vaso a un altro'.

L'analogia con il filo d'olio deriva dal fatto che, quando travasiamo l'olio da un vaso ad un altro, abbiamo un flusso costante dell'olio che non produce alcun rumore o schizzo. Però, se travasiamo dell'acqua allo stesso modo, abbiamo invece rumore e schizzi attorno. Ma se il corso dei nostri pensieri fluisce verso l'oggetto di meditazione in un continuo ininterrotto, privo di disturbi, allora vuol dire che ci troviamo in uno stato di meditazione.

E allora questo stato potrebbe essere definito come Dhyan, ma è raggiunto soltanto dopo che si sono attraversati altri due stadi della meditazione tradizionale: pratyahara e dharana. E il Pratyahara consiste nel liberare la mente dalla frizione dei sensi. Perchè la mente è continuamente impegnata a rincorrere le sensazioni e gli oggetti dei sensi. E quando vediamo o ascoltiamo qualcosa, la mente viene immediatamente catturata e inizia a costruire un castello di pensieri. Lo stesso avviene anche quando un qualche pensiero sorge spontaneamente.

Perciò, quando sediamo in meditazione, la mente deve costantemente allontanarsi dall'oggetto di meditazione, altrimenti resta catturata dagli oggetti dei sensi. Allora ci si deve ritirare dagli oggetti della distrazione e fissare l'attenzione sull'oggetto della meditazione. Il ritiro all'interno della mente è chiamato pratyahara.

Ma sappiamo tutti che la mente comunemente si rifiuta di rimanere fissa, e allora inizia a vagare nel mondo sensibile. E allora, di nuovo, dobbiamo ritirarla dai sensi e, questo sforzo, può continuare a lungo, finché la mente arriva a diventare sempre più stabile e noi alla fine diventiamo capaci di rimanere fissi sull'oggetto della meditazione. Questo stato allora è chiamato dharana.

Per altri invece l'oggetto della meditazione può essere la forma di una divinità, o un suono come il pranava, ossia il suono interiore dell'Aum /Om, o un centro della coscienza come il cuore, oppure il punto situato tra le sopracciglia, e così via. Quando la mente rimane fissa sull'oggetto della meditazione per un certo intervallo di tempo, senza essere disturbata da altri pensieri, e l'oggetto di meditazione diventa stabile e vivido, allora si può ritenere che la mente sia in uno stato di meditazione.

Ma in questo genere di stato meditativo abbiamo tre elementi: l'oggetto della meditazione, il processo della meditazione e il soggetto che medita. Il soggetto è cosciente di se stesso e dell'oggetto, e possiede una certa autonomia. Ma esiste anche uno stato più elevato di meditazione chiamato “samadhi”, in cui solo l'oggetto si palesa nella coscienza, tanto che il soggetto perde la percezione di se stesso, assorbito dall'oggetto e dalla gioia dell'estasi.

In questo stato di meditazione, il soggetto perde coscienza di se stesso e così si palesa solo l'oggetto di meditazione. Questo stato è detto “samadhi” con seme. E poi vi è un grado di coscienza ancora più alto, (il samadhi senza seme), in cui anche il solo pensiero dell'oggetto di meditazione scompare e il Sè si rivela nella Sua originaria purezza, privo di qualificazioni.

Swami Vivekananda lo illustrava con queste parole: 'Non riusciamo a percepire il fondo del lago, perché la superficie è velata dalle onde. Possiamo gettarvi lo sguardo solo quando le onde si placano e le acque sono calme”. Ma se l'acqua è torbida o agitata, il fondo non può essere visto. Se invece l'acqua è limpida e senza onde, allora vedremo il fondo. Il fondo del lago è il nostro vero Sè; il lago è Chitta [= la mente] e le onde le Vritti [= i pensieri].

In definitiva, l'obiettivo della meditazione rimane quello di conoscere la nostra vera natura, il nostro Sé, il fondamento della nostra personalità, ed a questo si arriva rimuovendo gli accumuli che lo ricoprono e lo nascondono. Questo avviene per gradi, mantenendo un solo pensiero fino all'esclusione di ogni altro e, infine, lasciando andare anche quello ...
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