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 RIPORTO QUESTO TESTO SCONCERTANTE- IL SITO NON SONO PIU' RIUSCITO A TROVARLO

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Claudio Sauro



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MessaggioOggetto: RIPORTO QUESTO TESTO SCONCERTANTE- IL SITO NON SONO PIU' RIUSCITO A TROVARLO   Mar Feb 02, 2010 1:12 pm

June 9, 2005

Morgan Reynolds, Ph.D. [send him mail], è professore emerito alla Texas A&M
University ed ex direttore del Criminal Justice Center presso il quartier
generale del National Center for Policy Analysis di Dallas, TX. Ha prestato la
sua opera come capo economista al Dipartimento per il Lavoro degli US nel
periodo 2001–2, durante il primo mandato di George W. Bush.
Copyright © 2005 LewRockwell.com


Per spiegare l’imprevedibile crollo verticale delle torri gemelle del World
Trade Center, il giorno 11 Settembre 2001, gli esperti ufficiali (vedi anche
The American Professional Constructor, October 2004, pp. 12–18) proposero una
spiegazione in tre punti: 1) l’impatto di due aeroplani ha indebolito entrambe
le strutture, 2) un intenso incendio ha indebolito termicamente i componenti
strutturali che potrebbero aver subito danni a materiali refrattari, causando
deformazioni strutturali che, a loro volta, 3) hanno consentito ai piani
superiori di schiantarsi sui piani sottostanti.

Molti concorderanno, OK, questo è ciò che successe e torneranno a guardarsi le
finali NBA o qualsiasi altra cosa, ma personalmente trovo questa teoria
soddisfacente tanto quella secondo cui "19 giovani Arabi operanti agli
ordini di un quartier generale nel remoto Afghanistan" hanno causato il
disastro del 9/11. La teoria governativa del crollo è altamente contestabile
nei suoi termini, la sua limitatezza e mancanza di argomenti è il suo difetto
principale, al contrario del suo principale rivale scientifico: la demolizione
controllata. Solo una demolizione professionale sembra poter spiegare in pieno
i fatti associati al crollo della WTC 1 (Torre Nord), WTC 2 (Torre Sud), e del
quasi dimenticato crollo dell’edificio di 47 piani WTC 7 alle 17:21 di quel
giorno fatale.

La controversia scientifica sull’indebolimento iniziale della struttura pone
due quesiti: cosa ha causato il danneggiamento originale delle torri e questo
danneggiamento ha “seriamente” indebolito le strutture? Le foto mostrano una
Torre Nord (WTC1) stabile, immobile dopo il danno sofferto alle 8:46, come la
Torre Sud dopo l’impatto delle 9:03. se ci concentriamo sulla Torre Nord, un
attento esame delle foto rivela chiaramente danni "leggeri" piuttosto
che "pesanti" alla torre Nord e alle sue colonne perimetrali.

All’incirca 45 colonne esterne tra i piani 94 e 98 sul lato nord-est
(impattato) della Torre Nord erano spezzate – separate le une dalle altre –
eppure non vi è traccia diretta di "pesanti" indebolimenti
strutturali. Nessuna delle sezioni superiori delle colonne perimetrali spezzate
era visibilmente piegata o inclinata verso la sua corrispondente colonna
sottostante. Questo lo possiamo dedurre dalle coperture in alluminio delle
colonne: ciascuna colonna si allinea uniformemente in senso trasversale
rispetto alla Torre, formando una “linea tratteggiata” orizzontale nella
facciata, da uno smusso all’altro. Nonostante il foro dovuto all’impatto, i
vuoti nelle colonne perimetrali e le parti mancanti dei piani 95–98 presso
l’apertura, la facciata in alluminio non mostra segni di spostamento verticale
delle colonne, suggerendo una minima o nulla deformazione perimetrale a livello
del pavimento.

Le coperture in alluminio fissate alle colonne erano allineate verticalmente
dopo l’impatto, vale a dire che le colonne separate continuavano a rimanere
visivamente a piombo (in verticale), contornando da cima a fondo l’apertura,
indicando perciò che non vi fu alcuno spostamento orizzontale percettibile da
parte delle colonne. Le testimonianze fotografiche del lato nordest della Torre
Nord non hanno mostrato alcun danno strutturale rilevante oltre l’apertura stessa.
Naturalmente c’era il fumo che usciva dai piani superiori.
Il fatto che le colonne perimetrali non fossero spostate suggeriva che i piani
dei pavimenti non si fossero inclinati o accartocciati. Nonostante le parti
mancanti dei piani 95–98, le foto non mostrano deformazioni o inclinazione su
altri piani. Stando così le cose, diventa molto alta la probabilità che i danni
al nucleo centrale fossero molto limitati. Le foto non documentano cosa è
successo alla struttura interna e a nessuno fu consentito di ispezionare e
prelevare detriti importanti prima che le autorità governative – prima fra
tutti la FEMA (Federal Emergency Management Agency) – le rimuovessero
rapidamente. Le testimonianze visive da parte degli scampati dall’interno della
Torre Nord sulle probabilità di danneggiamento del nucleo centrale non sono
disponibili.

Le foto non ci consentono di vedere bene l’interno dell’edificio; infatti il
varco è scuro, senza fiamme visibili. Noi sappiamo che il nucleo strutturale e
il suo acciaio erano incredibilmente resistenti (ridondanza dichiarata 600% )
rendendo poco probabile l’ipotesi che il nucleo centrale fosse stato
“seriamente” danneggiato dall’impatto. C’erano 47 colonne portanti collegate le
une alle altre da travi in acciaio all’interno di un’area rettangolare di circa
26.5 m x 41.8 m. ciascuna colonna aveva una sezione rettangolare di circa 90 cm
x 36 cm alla base, con acciaio spesso 100 mm sul perimetro, assottigliato fino
a uno spessore di 6 mm sulla sommità.
Ciascun piano era estremamente resistente (p. 26), una gabbia di acciaio, al
contrario di quanti parlano si un sistema leggero a “reticolo”.

Quanti sostengono la versione ufficiale, come Thomas Eagar (p. 14), professore
di ingegneria dei materiali e sistemi costruttivi al MIT, solitamente indicano
che il crollo deve essere spiegato dal calore degli incendi, dato che la
perdita di portanza dovuta ai fori nelle torri era insignificante. Il
trasferimento di carico avrebbe dovuto essere ampiamente sopportato dalla
struttura delle torri. Dato che l’acciaio utilizzato negli edifici deve essere
in grado di sostenere cinque volte il suo carico normale, Eagar puntualizza che
l’acciaio delle torri potrebbe aver collassato solo se riscaldato al punto di
“perdere l’80 percento della sua resistenza, attorno a 700oC. Eagar crede che
questo sia quello che successe, sebbene gli incendi non sembrarono essere
abbastanza intensi ed estesi, rilasciando brevemente fumo nero e relativamente
poche fiamme.

Sebbene alcuni esperti affermino che l’impatto dell’aereo di linea abbia
seriamente indebolito l’intero sistema strutturale, non vi sono prove evidenti
di ciò. I perimetri dei piani 94–98 non sembravano seriamente danneggiati, men
che meno l’intero sistema strutturale. Il codice di investigazione criminale richiede
che le prove provenienti dalla scena del crimine vengano preservate per
l’analisi forense, ma la FEMA le ha distrutte prima che chiunque potesse
seriamente eseguire indagini su di esse. La FEMA si trovava nella posizione di
comando delle operazioni perché era arrivata il giorno prima degli attacchi al
molo 29 di New York per eseguire delle esercitazioni di guerra, denominate
"Tripod II," per una singolare coincidenza. Sembra che le autorità
considerarono le macerie come merce molto preziosa: i funzionari di New York
City tracciarono con il GPS ogni camion che trasportava detriti e un autista fu
licenziato in tronco perché si prese una pausa pranzo non autorizzata di un’ora
e mezza.
Il responso preliminare del NIST (National Institute for Standards and
Technologies) affermava che "la sezione di muro sopra la zona dell’impatto
crollò verso il piano sottostante" (pdf, p. 36) su WTC 1 ma non offre
alcuna prova di ciò. In ogni caso viene offerta la prova fotografica di un
“lastrone di pavimento in bilico” all’ottantaduesimo piano della torre Sud alle
ore 9:55.
Questo tuttavia sembra un fatto irrilevante, dato che non ci sono curvature sui
pavimenti adiacenti e l’integrità della struttura sembra assolutamente intatta.
Anche l’incendio sembra debole, sebbene la Torre Sud sia destinata a crollare
pochi minuti più tardi. Questo sarebbe un fatto piuttosto misterioso, se non si
prendesse in considerazione la teoria della demolizione.

Circa una dozzina delle sommità frammentate delle colonne esterne nel foro della
Torre Nord erano piegate, ma le piegature erano nella “direzione sbagliata”,
perché puntavano verso l’esterno della torre. Questo fatto è in contraddizione
con la teoria ufficiale che afferma che l’urto di un aeroplano creò l’apertura
e la susseguente esplosione tra i piani 94 e 98. Le leggi della fisica
implicano che un aeroplano ad alta velocità con le ali piene di carburante che
vada ad urtare le sottili colonne esterne pieghi queste ultime e le loro
sommità spezzate verso l’interno, nel caso si dovessero piegare, e certamente
non verso l’esterno dell’edificio.

Una possibile risposta sarebbe che, si, effettivamente l’impatto di un aereo di
linea avrebbe dovuto piegare le colonne verso l’interno piuttosto che verso
l’esterno, ma la susseguente forza di un’esplosione dovuta al carburante del
jet avrebbe agito in direzione opposta: qualsiasi piegatura verso l’interno
causata dall’impatto di un aeroplano avrebbe dovuto essere raddrizzata o
addirittura invertita verso l’esterno sotto la pressione dell’esplosione. In
ogni caso, tale proposta teoria “di inversione” (prima piegatura interna dovuta
alla collisione, poi piegatura esterna dovuta all’esplosione) contiene due
grandi contraddizioni:
1. Nessuna “colonna piegata verso l’interno” è stata osservata e sarebbe molto
improbabile che tutte, nessuna esclusa, siano state rivoltate nello stesso modo
dalla susseguente esplosione e
2. l’ipotesi è ad hoc e manca di verosimiglianza, rendendole entrambe poco
credibili scientificamente.

Il rasoio di Occam (1) suggerirebbe che le piegature verso l’esterno delle
colonne perimetrali siano state causate dalle esplosioni dall’interno della
torre, piuttosto che dall’impatto di un aereo di linea avvenuto dall’esterno. A
supporto di questa teoria vi è anche il fatto che le sommità uniformemente
tagliate delle colonne perimetrali scardinate siano compatibili con le cariche
di forma lineare che gli esperti di demolizioni usano per affettare acciaio
spesso fino a 25 cm. L’ipotesi di cariche di forma lineare spiega inoltre le croci
perfettamente formate ritrovate tra i detriti, (frammenti a forma di crocefisso
delle strutture della colonna portante), come pure acciaio tagliato quasi
perfettamente ritrovato ovunque.

La teoria ingegneristica ufficiale contiene ulteriori contraddizioni. È
risaputo che l’apertura nell’ala ovest del Pentagono, meno di 6 metri di
diametro, era troppo piccola per accogliere un Boeing 757, ma l’apertura nella
Torre Nord non era grande abbastanza da accogliere nemmeno un Boeing 767, il
presunto massiccio aereo di linea utilizzato per il volo AA 11 (ufficialmente
telaio numero N334AA, che la FAA ha classificato come "distrutto").
Un Boeing 767 ha un’apertura alare di 47.6 m, eppure la massima apertura nella
facciata della Torre Nord era di circa 35 m, un foro sottodimensionato di un
buon 26 percento. "Gli ultimi metri delle punte delle ali non riuscirono a
penetrare attraverso le colonne esterne," commenta Hufschmid (p. 27).
Mancano 6 metri per ogni ala? Io la definirei una differenza sostanziale, non
“gli ultimi pochi metri”, specialmente tenendo conto che le aperture causate da
impatto di aeromobili tendono ad essere tre volte le dimensioni del velivolo,
riflettendo il fatto che gli aerei di linea carichi di carburante che impattano
contro degli edifici proiettano oggetti a grande velocità in ogni direzione. Le
piccole dimensioni delle aperture in entrambe le torri gettano delle ombre
sulle ipotesi dell’impatto di aerei di linea e favoriscono ancora di più
l’ipotesi di demolizione professionale. Non esistono resoconti del recupero di
parti di aerei, specialmente di ali, distaccatesi durante la collisione e
rimbalzate al suolo sul lato nordest della Torre, per quanto ne sappia, sebbene
la FEMA abbia riferito di alcuni piccoli pezzi ritrovati a sud di Church street
(pp. 68–9) e sulla sommità della torre WTC-5 ad est della torre WTC-1.

Ad aggiungere sospetto sulla piccola apertura sulla torre WTC 1 è il fatto che
alcuni vuoti verticali nelle colonne sul lato sinistro dell’apertura a nordest
fossero molto brevi, probabilmente meno di un metro (p. 105) in altezza (p.
27). Non molte parti di un jumbo jet possono passare attraverso una così
piccola apertura, specialmente perché un aeromobile con il pieno di carburante
non diminuirebbe la sua area frontale. I motori sono un problema a parte,
perché ognuno è enorme e pesante, essendo composto principalmente da acciaio
temperato pesante da 24 a 28.5 tonnellate, a seconda del modello. Nessun motore
è stato ritrovato tra le macerie e non vi è alcuna possibilità che una
combustione di idrocarburi lo possa vaporizzare. L’apertura nella Torre Nord è
inoltre sospetta perché non ha nemmeno una completa continuità sul perimetro,
ma contiene una notevole massa di materiale appartenente al WTC (p. 27) appena
a sinistra della zona centrale (pp. 62, 105). Questo materiale appare essere
appartenente a tale area, perciò non si sarebbe spostato di molto, suggerendo
uno spostamento minimo e non una chiara penetrazione da parte di un jumbo jet.
Questi enormi velivoli pesano 82 tonnellate a vuoto ed hanno un peso massimo
ammesso per il decollo di 193 tonnellate.

Nel caso della Torre Sud, nessun motore dal volo UAL 175 (numero telaio N612UA
e registrato dalla FAA come ancora valido!) è stato recuperato, nonostante il
fatto che la traiettoria dell’aereo immortalata dai video abbia chiaramente
indicato che il motore destro dell’aereo avrebbe mancato completamente la Torre
Sud. Le foto che mostrano parti minori del motore al suolo sono poco
convincenti, per usare un eufemismo. Forse degli esperti di motori di jet
indipendenti (meglio pensionati?) potrebbero testimoniare il contrario.
Ulteriore contraddizione del racconto ufficiale, il bordo smussato del lato
sudest della Torre Sud era completamente intatto dopo l’impatto iniziale. Il
Governo non è mai stato in grado di mostrare un motore di un jet recuperato,
eppure ha dichiarato di aver miracolosamente ritrovato il passaporto del
presunto dirottatore Satam al Suqami, intatto dopo un immane urto e il
catastrofico crollo della Torre Nord! Il governo non ha mai mostrato i
registratori vocali (CVR) o dei dati di volo (FDR) negli attacchi di New York,
le cosiddette scatole nere, un fatto senza precedenti nella storia degli
incidenti aerei di voli civili interni.

Ad aggiungere ombre sulla teoria ufficiale è il fatto che le foto della
apertura nella Torre Nord non mostrano in alcun modo la presenza di un aereo.
Non si vede alcun relitto o parte di aereo riconoscibile nell’esatto luogo
dell’impatto. Probabilmente questo argomento ci porterebbe troppo lontano, il
carrello di atterraggio che presumibilmente è volato via dalla Torre Nord ed è
stato ritrovato alcuni isolati più avanti potrebbe essere stato facilmente
collocato dalla FEMA o altri agenti governativi. Personalmente non ho mai visto
alcuna analisi obiettiva di questo carrello, sebbene sarebbe senz’altro
auspicabile. Infatti, il governo si è rifiutato di fornire un qualsiasi reperto
proveniente da uno dei quattro presunti velivoli caduti in quel giorno fatale.
La foto conosciute del luogo di impatto dal Volo 93 in Pennsylvania (The 9/11
Commission Report, Ch. 9) non mostrano alcuna fusoliera, motore o qualsiasi
parte riconoscibile come un aeroplano, bensì un semplice buco fumante nel
suolo. Secondo quanto riferito, non fu permesso ai fotografi di avvicinarsi al
cratere. Né la FBI, né la National Transportation Safety Board hanno
investigato o prodotto qualsiasi rapporto sui presunti incidenti aerei.

Non solo le aperture provocate sulla WTC 1 e sul Pentagono risultano essere
troppo piccole. Le foto dimostrano che anche l’apertura nella torre WTC 2 era
troppo piccola per essere stata causata dall’impatto di un Boeing 767. Infatti,
il foro nella Torre Sud è sostanzialmente più piccolo del foro nella Torre
Nord.

La domanda che segue è se gli incendi siano stati così forti da causare il
crollo degli edifici del WTC. Nel difendere la versione ufficiale e i suoi
cloni che tentano di spiegare il crollo senza precedenti di tre grattacieli con
struttura in acciaio senza una demolizione, il calore è senza dubbio più
importante dell’impatto strutturale. Questo è vero senza ombra di dubbio per
l’edificio WTC 7, perché non vi è stato nessun impatto con nessun aeroplano.

Primo: nessun grattacielo con struttura in acciaio è mai crollato prima,
neppure dopo essere stato in balia delle fiamme per ore e ore. Improvvisamente,
tre stupefacenti crolli si verificano nello stesso quartiere nello stesso
giorno, due presumibilmente colpiti da aeromobili, il terzo no. Questi crolli
straordinari, avvenuti dopo piccoli incendi di breve durata, avrebbero reso
ancora più determinante la preservazione delle prove, in primo luogo delle
travi di acciaio, per studiare cosa fosse avvenuto. Per l’intensità degli
incendi, considerate questo esempio come riferimento: un rapporto FEMA del 1991
sull’incendio del Philadelphia’s Meridian Plaza affermò che l’incendio fu così
energico che "travi e putrelle si piegarono e torsero" ma
"nonostante la straordinaria esposizione, le colonne continuarono a
supportare il loro carico senza danni evidenti " (citato da Griffin, p.
15). Un incendio di tale intensità, con conseguente piegatura e torsione delle
travi di acciaio non ha nessuna rassomiglianza con quello osservato presso le
torri del WTC.

Secondo: danni strutturali gravi alle torri del WTC avrebbero richiesto incendi
non solo enormi, ma estesi a tutto l’edificio e attivi per un considerevole
lasso di tempo. Nessuna di queste condizioni si realizzò. "La mancanza di
fiamme è un’indicazione che gli incendi erano piccoli e il fumo nero è un’indicazione
che questi incendi si stavano soffocando," fa notare Hufschmid (p. 35).
Testimoni oculari nelle torri, come pure poliziotti e vigili del fuoco,
riportarono (pp. 199–200) la stessa cosa.

Terzo: la zona di impatto fu 15 piani più in basso nella Torre Sud rispetto
alla Torre Nord, dove le colonne portanti erano più spesse, perciò l’incendio
nella Torre Sud avrebbe dovuto produrre più calore per innalzare la temperatura
delle colonne di acciaio fino ad ammorbidirle (indebolimento termico). Eppure il
fuoco fu considerevolmente più debole, e durò 30 minuti di meno. La torre
crollò dopo aver bruciato per soli 56 minuti. Una prima spiegazione del perché
“la torre sbagliata crollò per prima” potrebbe essere il piccolo incendio in
via di estinzione, che forzò la mano degli assassini, che decisero di avviare
la demolizione prima del previsto, al fine di sostenere la bugia del crollo
dovuto all’incendio. La torre Nord resistette per altri 29 minuti e il suo
cuore strutturale era più sottile, dato che ci si trovava ai piani più elevati.
L’incendio del 1991 al Meridian Plaza bruciò per 19 ore e il fuoco fu così
devastante che le fiamme uscivano da dozzine di finestre a diversi piani.
L’edificio non crollò.

Quarto: cercando di spiegare in modo semplicistico per spazzare via queste
perplessità, l’attuale inchiesta NIST, condotta da un “esteso team
investigativo composto da 236 persone," indica "la rimozione degli
antincendio" come chiave di volta per spiegare il crollo. Presumibilmente,
"la probabile sequenza di crollo delle torri del WTC è basata sul (sic)
comportamento di componenti strutturali indeboliti termicamente che hanno avuto
danni ai pannelli ignifughi protettivi o ai pannelli di gesso a causa dei
detriti sparati dall’impatto degli aeromobili " (p. 111). "Se i
dispositivi ignifughi non fossero stati spostati dal lancio dei detriti,"
afferma questo team di esperti pagati dal governo, "la crescita della
temperatura dei componenti strutturali sarebbe stata probabilmente
insufficiente a causare un crollo totale " (p. 108). Forse ammettendo la
mancanza di prove dirette per le sue congetture, il NIST ammette che "un
crollo totale delle torri del WTC non avrebbe potuto verificarsi anche se ci
fosse stato un certo numero di travi o collegamenti difettosi " e "riconosce
che ci sono molte incertezza al riguardo" (pp. 110 e 112). Il NIST dovrà
migliorare la sua creatività per spiegare in modo plausibile il crollo della
torre WTC 7, perché per quella non avranno il beneficio di storie di aerei e di
detriti sparati contro protezioni ignifughe.

A parte gli specifici difetti della teoria del crollo dovuto agli incendi, una
grande varietà di fatti ne indebolisce la credibilità:
• Alcune foto mostrano persone che camminano nei pressi del foro della Torre
Nord “dove 10.000 galloni di combustibile per jet stavano presumibilmente
bruciando. Le donne (p. 27) sembrano (sic) guardare giù verso il suolo"
(il “resoconto NIST " pdf, p. 62, mostra una foto simile della stessa
donna bionda con pantaloni chiari che guarda giù dal bordo del 94° piano).
• Nel momento in cui veniva colpita la Torre Sud, la maggior parte delle fiamme
della Torre Nord erano già svanite, avendo bruciato per soli 16 minuti.
• L’incendio non aumentò con il passare dei minuti, probabilmente perché il
carburante si esaurì rapidamente e stava soffocando oppure l’impianto
antincendio stava regolando le fiamme.
• I vigili del fuoco del FDNY furono obbligati al silenzio stampa
(Rodriguezvs-1.Bush.pdf, p. 10) per non riferire dell’esplosione che sentirono,
videro e provarono direttamente. Anche il personale della FAA è obbligato al
silenzio stampa per quanto riguarda il 9/11.
• Perfino la Commissione 9/11 (Kean-Zelikow) nel suo Rapporto ammette che
"nessuno dei capisquadra presenti riteneva possibile il crollo totale di
una qualsiasi delle torri " (Ch. 9, p. 302). Quel fatto traumatizzò
chiunque quel giorno, volontari e professionisti, sebbene alcuni vigili del
fuoco avessero realizzato che c’era un possibile rischio di cosiddetti
dispositivi esplosivi secondari.

Griffin (pp. 25–7) identifica succintamente i principali difetti della versione
ufficiale dei crolli del WTC e delle teorie allineate. Queste questioni furono
completamente ignorate dal The 9/11 Commission Report (2004), perciò gli
incaricati governativi avrebbero trovato estremamente difficile giustificare i
seguenti fatti:
1. Un incendio non aveva mai causato il crollo di edifici con struttura in
acciaio, eccetto i tre edifici crollati il 9/11, e nessun edificio con
struttura in acciaio è crollato a causa del fuoco dopo tale data.
2. Gli incendi, specialmente nella Torre Sud e nel WTC-7, erano ridotti.
3. Il WTC-7 non fu colpito da alcun aeromobile ed ebbe solo alcuni piccoli
incendi al settimo e dodicesimo piano della sua struttura di 47 piani in acciaio,
eppure crollò in meno di 10 secondi.
4. WTC-5 e WTC-6 subirono alcuni incendi eppure non crollarono nonostante le
travi di acciaio fossero notevolmente più sottili (pp. 68–9).
5. In un documentario PBS, Larry Silverstein, l’amministratore del WTC ricordò
di aver parlato al comandante dei vigili del fuoco il 9/11 a riguardo della
WTC-7 e di aver detto, "…forse la cosa migliore è tirarlo giù" slang
usato per indicare la demolizione.
6. La FEMA, avendo l’ingrato compito di spiegare il crollo dell’edificio 7 con
l’esplicita proibizione di menzionare la parola demolizione, ammise, il massimo
che poteva uscire, che “c’era una bassa probabilità che (il crollo) si
verificasse."
7. è difficile se non impossibile per incendi di idrocarburi come quelli scaturiti
da combustibile per jet (kerosene) alzare la temperatura dell’acciaio fino a
valori prossimi alla fusione.

La demolizione professionale, al contrario, può spiegare tutti questi fatti e
anche altro.

Demolizione significa piazzare esplosivi all’interno di un edificio e farli
detonare in sequenza per indebolire "la struttura in modo che crolli o si
ripieghi su se stessa " (p. 44). Nelle demolizioni convenzionali la
gravità esegue la maggior parte del lavoro, sebbene questa ebbe una minima parte
nel disastro del 9/11, visto quanto pesantemente erano state imbottite con
esplosivi.

1. Ciascun crollo degli edifici del WTC si verificò ad una velocità
praticamente da caduta libera (circa 10 secondi o meno).
2. Ciascun edificio crollò, per la maggior parte, all’interno della sua area di
base.
3. Virtualmente tutto il calcestruzzo (stimato in 100,000 tonnellate per ogni
torre) su ogni soletta fu polverizzato in particelle finissime, un fenomeno che
richiede una enorme energia e non può essere causato dalla sola gravità
("…gli operai non trovarono calcestruzzo. ‘è tutta polvere,’ riferì (il
funzionario)").
4. La polvere esplose orizzontalmente per alcune centinaia di piedi, come pure
i detriti, all’inizio del crollo di ciascuna torre.
5. I crolli furono completi, nessuna delle massicce colonne portanti centrali
rimase in piedi, neppure per qualche decina di metri.
6. Gli esperti in soccorsi furono meravigliati da quanto fossero fini i pezzi
dei detriti.
7. Le travi e le colonne di acciaio vennero giù in sezioni più corte di 30
piedi e non avevano segni di “ammorbidimento”: non rimase molto più di qualche
sezione ritorta di acciaio e pezzetti di calcestruzzo.
8. Foto e video dei crolli mostrano tutti “onde di demolizione," che
indicano "onde confluenti di piccole esplosioni" sui vari piani
(sequenze di esplosioni).
9. Secondo molti testimoni, ci furono esplosioni all’interno degli edifici. 10.
Ciascun crollo provocò vibrazioni sismiche rilevabili, che suggeriscono
esplosioni sotterranee, simili al terremoto di magnitudine 2.3 risultante da
una demolizione come quella del Seattle Kingdome (p. 108).
11. Ciascun crollo ha prodotto acciaio fuso identico a quello generato da
esplosivi, che causano “punti caldi” che persistono per dei mesi (i due punti
caldi del WTC-2 e WTC-7 arrivarono circa a 730° C dopo cinque giorni che erano
continuamente irrorati con acqua, una temperatura alta abbastanza da fondere
l’alluminio (p. 70).

La demolizione controllata avrebbe richiesto il libero accesso alle torri del
WTC, disponibilità di esplosivi, capacità di evitare i controlli e la capacità
di orchestrare la mortale distruzione da una postazione sicura nei paraggi.
Tale accesso prima del 9/11 probabilmente dipese dalla complicità di una o più
agenzie di sicurezza dal WTC. Queste agenzie si concentrano sul “controllo
degli accessi” e uno specialista di sicurezza Wayne Black dice: "quando
hai un contratto per la sicurezza, tu sai i movimenti di chiunque
all’interno."
Stratesec, una ora defunta agenzia che aveva dei contratti presso il World
Trade Center e l’aeroporto Dulles International Airport, dovrebbe essere messa
sotto inchiesta, assieme ad altre, per la strana coincidenza che il fratello
del presidente Bush, Marvin P. Bush, e suo cugino, Wirt D. Walker III, erano i
titolari dell’agenzia, con Walker in carica come CEO dal 1999 al Gennaio 2002 e
Marvin fu visto a New York il 9/11. Almeno un resoconto afferma che una
condizione di “mancanza di energia” si verificò nei giorni 8-9 Settembre (pdf,
p. 45) al WTC per completare un "upgrade del cablaggio,"
rappresentando una buona opportunità di installare esplosivi con basso rischio
di essere scoperti.

Un punto importante è che le compagnie di demolizione hanno delle enormi spese
quando si tratta di cablare grattacieli in acciaio con esplosivi per produrre
implosioni controllate e farebbero volentieri a meno di queste enormi spese se
per abbatterli bastasse semplicemente appiccare due piccoli incendi come quelli
(presunti) che si svilupparono nell’edificio 7. Sembra che i terroristi-inventori
abbiano tenuta nascosta questa nuova tecnologia segreta!

Perché i killers avrebbero distrutto l’edificio WTC-7, specialmente se si pensa
che un suo crollo avrebbe fatto sorgere più di un sospetto in molti ambienti?
Una teoria logica quanto non provata suggerisce che gli autori del crimine
abbiano utilizzato il “bunker” a prova di bomba del sindaco Giuliani al 23°
piano della torre WTC-7 per portare a termine le implosioni e poi abbiano
distrutto l’edificio per coprire ogni prova del loro crimine, proprio come un
comune assassino mette a fuoco l’abitazione della sua vittima per coprire il
crimine (un incendio su quattro è doloso). La “postazione segreta di Giuliani”
era perfetta, perché fu evacuata alle ore 9:45 a.m. del 9/11, avrebbe consentito
di lavorare tranquillamente, con un posto in prima fila, era a prova di bomba e
di proiettile, aveva riserve di aria e acqua e poteva resistere a venti da 160
mph, protezione necessaria contro le folate generate dai grattacieli crollati.

Vi è un’altra implicazione importante nel crollo a caduta libera (punto uno
della lista immediatamente sopra), se siamo d’accordo che le torri caddero a
velocità da caduta libera. Questo rende il crollo da sovraccarico, con un piano
che crolla sul piano sottostante, una spiegazione poco soddisfacente. Il
sovraccarico progressivo non può avvenire a velocità di caduta libera
("g" o 9.8 m/s2). La caduta libera implica la rimozione degli
ostacoli sottostanti, prima che possano impedire (rallentare) l’accelerazione
di oggetti che cadono dall’alto. Esplosioni sequenziali, d’altro canto,
spiegano perché i piani inferiori non interferirono con la progressione degli
oggetti che cadevano dall’alto. La teoria del sovraccarico causato dai solai
che si appoggiano uno sull’altro fallisce questa prova. Se mettiamo
momentaneamente da parte l’assassinio di 2,749 vittime innocenti, il solo fatto
tecnico inusuale nei crolli delle due torri fu che le esplosioni iniziarono
dalla cima, immediatamente seguite da esplosioni dal basso. Il WTC-7, al
contrario, fu interamente convenzionale, implodendo dal basso verso l’alto.

È difficile esagerare l’importanza di un dibattito scientifico sulle cause del
crollo delle torri gemelle e dell’edificio 7. Se la versione ufficiale dei
crolli è errata, come io credo che sia, allora le politiche basate su tali
analisi ingegneristiche errate è probabile che non siano attendibili. Delle
pratiche di progettazione e costruzione riviste, per esempio, sulla base delle
deduzioni che affermano che il crollo sia stato dovuto all’impatto di un
aeromobile e dagli incendi conseguenti, sono premature, come minimo.

Ancora più importante, le momentanee conseguenze politiche e sociali sarebbero
enormi se dei professionisti indipendenti concludessero che le implosioni delle
torri del WTC furono opera di ditte specializzate. Se dei demolitori
distrussero tre grattacieli in acciaio del World Trade Center il 9/11,
l’ipotesi di un "inside job" e di un attacco all’America da parte del
suo governo sarebbe molto convincente. Nel frattempo, il lavoro di scienziati,
ingegneri e ricercatori imparziali ovunque sta portando sulla giusta via
l’analisi scientifica ed ingegneristica del 9/11, "anche se questo facesse
cadere il cielo." Sfortunatamente, la ricerca della verità nell’odierno
“stato di sicurezza” richiede coraggio, perché esperti di esplosivi e
strutturali sono stati intimiditi nel corso delle loro analisi dei fatti che
portarono ai crolli del 9/11.
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