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 Intui­zione, creatività e pragmatismo

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pier



Numero di messaggi : 739
Data d'iscrizione : 10.10.07

MessaggioOggetto: Intui­zione, creatività e pragmatismo   Mar Feb 16, 2010 11:05 am



Da Pier per il blog

Ho appena finito di leggere un articolo su un mensile di tipo scientifico .L'ho ribattuto a mano (mi scuso per gli eventuali errori di battitura ) perché lo trovo interessante



Intui­zione, creatività e pragmatismo parlano linguaggi differenti. «Nei tre momenti», dice Paolo Lege, do­cente di Psicologia all'Università Iuav di Venezia con alle spalle anni di stu­dio sui processi creativi, «noi adottiamo combinazioni diverse del­le aree cerebrali. Mai i tre stadi sono collegati».

L'intuizione è forse lo sta­to più affascinante.

La famosa "lampadina" oggi è più chiara agli scienziati. Si trova nell'area del cer­vello nel lobo temporale destro, dietro alla tempia, verso l'orecchio. Ribattezzato "punto E" (in omaggio alla celebre esclamazione di Archimede, «Eureka») è l'area che si accende quando scopriamo all'improvviso un'idea chiave o la soluzione di un problema. Quando seguiamo un ragionamento di tipo "classico" per risolvere un rompica­po, invece, questa zona resta a riposo. Ma come funziona il "cervel­lo intuitivo"? È più portato alle emozioni, innanzitutto. Perché, stan­do a una ricerca dell'Università Vita Salute del san Raffaele di Milano, il coinvolgimento emotivo ci fa ragionare più velocemente, con maggiori probabilità di arrivare a intuizioni inattese.

Inoltre, accade una cosa curiosa: quando arriva il lampo di genio, il nostro cervello attiva la corteccia temporale e fron­tale, come se,con questo, "spegnesse" tutti gli altri pensieri e attività cere­brali, possibili fonti di distrazione. «Però attenzione » , avverte Legrenzi «le intuizioni migliori sono quelle che abbiamo nei campi dove siamo più esperti. Le altre possono essere fallaci». E non è detto, poi, che un cervello più propenso alle intuizioni sia anche un cervello creativo.

Perché la creatività è un'altra cosa: è la capacità di non arrivare direttamente alla soluzione, ma fare una strada diversa, più affascinante. Non importa l'arrivo, insomma, ma il viaggio, anche se tortuoso e pieno di rischi. Il cervello creativo è com­plesso e, ad osservarlo dalle neuro-immagini degli scienziati, , sembra una danza: un valzer

tra il lato destro e quello sinistro, ossia l'area dell'emozione e l'area della razionalità.

È così: secon­do un esperimento condotto all'Universi. di Lund, in Svezia, nel "creativo" la circolazione sanguigna si attiva in entrambe le regioni ante­riori, ossia i lobi frontali. Nei meno estrosi, si è visto che nei testi il flusso del sangue continua solo nel lobo si­nistro, ossia si continua a ragionare con il pensiero razionale. «I veri cre­ativi», dice Legrenzi, non sono tanto quelli che risolvono il proble­ma, quanto quelli che creano soluzioni più fantasiose».

E non tutti i grandi geni, infondo, sono dei veri creativi. Sapevate per esempio che Thomas Alva Edison rimase molto deluso quando vide che il fonografo, da lui inventa­to, veniva utilizzato per diffondere «frivola musica» invece che raccoglie­re testamenti dei morenti, cosa per cui lui lo aveva brevettato? L'estro non gli interessava, insomma. Al con­trario, qualche volta è il pragmatismo che ci porta alle idee più creative. Non tutti sanno, dice il professore, «che il bianchetto non venne inventato da chissà quale scienziato, bensì da

un'anonima segretaria che non ne poteva più degli errori con la macchina per scrivere».

Di recente, i ricercatori dell'Università di Londra hanno sco­perto il ruolo chiave di una proteina nel determinare una personalità cre­ativa o razionale: si chiama Fgf8 e,

simile a un magnete (così l'hanno definita), è capace di attrarre a sé i neuroni un lato o di un altro del cervello, l'emisfero destro e sinistro, determinando così una predominanza dell'una o dell'altra parte. Lo psicologo maltese Edward de Bono chiama "verticale" il pensiero logico tradizionale: un ragionamento rigo­rosamente lineare, che segue gli

schemi di riferimento e i limiti del problema. Giunge alla conclusione, insomma. Nell'emisfero sinistro del cervello, la cosiddetta "area di Wernicke" facilita la memoria a lun­go termine, quindi gli schemi imparati da tempo e consolidati che ci portano a pensare secondo linee assodate. Come se pescassimo da un ristretto, ma affidabile, cesto delle so­luzioni.

Il professor Legrenzi avverte: << Il cervello non agisce a com&shy;partimenti stagni. Utilizza le connessioni, le esperienze, i segnali. Si abitua e cambia. È vero che ci sono delle culture e dei popoli più creativi "per natura ed educazione" rispetto agli altri. Penso alla differenza tra gli americani e gli asiatici: i primi incen&shy;tivano la creatività individuale, il singolo che ragiona in maniera origi&shy;nale, mentre i secondi educano i bambini a un pensiero collettivo, in cui la massa predomina sul singolo. Ma se andiamo a vedere i creativi orientali che si affermano negli Stati Uniti, vedremo che la creatività , l'in&shy;tuito e la razionalità dipendono dall'ambiente in cui ci troviamo».

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