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 Il gatto

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pier

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MessaggioOggetto: Il gatto   Mar Feb 16, 2010 4:07 pm

Quanto segue è il frutto (in sintesi) di una ricerca realizzata dai volontari di Ayusya dedicata interamente al "GATTO"



Bastet, la dea dalla testa gatto. Bastet, la divinità patrona della regione di Bubasti provincia di Perbast, nel delta del Nilo), era la figlia del dio sole e rappresentava il potere del sole di maturare i raccolti. Divenuta poi una dea del piacere, giunse a essere una delle più popolari divinità egizie, con grandi feste celebrate nel suo tempio di Bubasti (alcune rovine sono ancora visibili a Tell Basta). I suoi adoratori ne diffusero statuette in gran numero. I gatti venivano venerati in quanto animali sacri a Bastet.



“ . . Ad Ellera, nell’entroterra di Savona, le streghe abitavano dentro una caverna, ai piedi d’una montagna. Ci volle l’arrivo delle truppe della repubblica francese, che avevano occupato la Liguria, per farle sloggiare. Qualcuna, però, irriducibile, continuò ad aggirarsi per il paese mutata in gatta. Ad un contadino, anzi, capitò di combinare uno scambio vantaggioso con una gatta di quelle, un vero e proprio affare. Stava per ucciderla, quando essa rivelò l’esser suo e gli offerse, purché la lasciasse in vita, di fargli trovare sotto l’uscio ogni mattina alcune monete d’oro. Unica clausola restrittiva: spendere quel denaro in giornata.

Le streghe di Ellera avevano la faccia tosta di entrare anche in chiesa. Il sacerdote però era l’unica persona cui fosse dato vederle, quando si girava per l’”orate fratres”. Lo spettacolo offerto dalle fattucchiere era tanto spaventevole che fece nascere l’abitudine, fra i preti che celebravano la Messa in quei posti, di voltarsi verso i fedeli con gli occhi chiusi. . . “ (questa favolosa liguria. Aldo Rossi. E.r.g.a. Genova)



“ . . E’ opinione antichissima che il male creato dalle azioni malvagie degli uomini si addensi come nube temporalesca e, a tempo maturo, precipiti su di essi sotto forma di sofferenze, dolori, malattie, disgrazie.

Per evitare queste calamità, presso le antiche religioni erano previsti appositi riti propiziatori agli spiriti degli animali e al Dio che presiede tutto il loro regno, in riparazione di ogni torto fatto anche involontariamente dagli uomini agli animali.

Questi riti intendevano ripianare il debito contratto dalla comunità per opera dei suoi componenti, al fine di evitare le sicure ripercussioni sfavorevoli. Nelle religioni attuali tali riti riparatori non sono previsti, mentre lo sfogo di istinti belluini dell’uomo contro poveri esseri indifesi continua a essere praticato.

Ma la saggezza cosmica si manifesta sempre e la funzione riparatrice è stata assunta e svolta da “quelli di turno”. Essi sono uomini e donne di ogni aggregato umano e di ogni classe sociale, di ogni età, che dedicano la loro opera e i loro beni all’assistenza dei nostri fratelli minori, con preferenza per i più esposti perché più vicini all’uomo: i cani e i gatti.

Essi sono suscitati in risposta a una esigenza superiore in difesa dell’umanità, in ogni generazione. Nessuno sa spiegarsi perché emergano. Non lo sanno neppure loro. Obbediscono a un impulso irrefrenabile che sentono nella loro interiorità.

Evidentemente rispondono a un imperativo imposto dal disegno creativo che per ogni inconveniente prevede un correttivo onde assicurare il regolare procedere verso la meta con il minore attrito possibile.

Svolgono la loro evidente funzione di salvaguardia degli aggregati umani nonostante che il loro comportamento e i loro sacrifici non siano apprezzati dalla massa degli uomini, per la sua ignoranza e stolidità.

Sono soggetto di malcelata ironia, di scherno, di compatimento. Nella migliore delle ipotesi sono ritenuti dei maniaci che potrebbero rivolgere la loro opera a fini più degni.

In verità tutti i fini vanno considerati e tutte le falle vanno otturate per garantire il processo evolutivo.

Quelli di turno si prodigano al fine di dissipare col loro amore disinteressato e con la loro dedizione, le cariche negative che si accumulano sui raggruppamenti umani dove si verificano episodi di maltrattamenti degli animali.

Episodi che sono, senza dubbio e in ogni caso, deleteri per il benessere dell’umanità, in quanto contravvengono a precise disposizioni della legge divina secondo il testo biblico: “Colla sapienza hai formato l’uomo, perché domini sulle creature da te fatte con equità e giustizia”.

Questo testo sfata la comune credenza che i maltrattamenti agli animali siano solo sintomo di inciviltà e non costituiscano aperta violazione di obbligo religioso.

Un testo buddista dice al riguardo: “Chi col bastone tormenta creature che cercano la felicità costui non troverà felicità una volta che sia morto”.

Risulta perciò negativo sotto ogni aspetto il non trattare con equità e giustizia gli animali, specie quelli domestici. Ecco perché l’umanità in cammino si difende da sé per mezzo di quelli di turno. . . “ (Quelli di turno, Tratto da: Rapporti trascendenti tra l’uomo e il cane. Bresci ed. Francesco Siano)



“Stoico come un filosofo romano. Immoto per ore, giornate. Un’altra dimensione dentro agli occhi. Non un gesto di troppo né un pensiero di troppo. Quando sento parlare d’autoanalisi, d’introspezione, di concentrazione, io penso sempre a Mupsi – il compatto rigore d’un teorema.” (Mupsi tratto da: La gatta di Corfù. Nikos Dimou. Publigold s.r.l.)



“Gatto, animale magico, animale enigmatico e indipendente, ma pur sempre unico e amabile. Certamente, il gatto coltiva con cura la sua indipendenza da secoli, almeno da quando ha incontrato l’uomo: non si è mai piegato, come il cane, il cavallo, il maiale, la mucca alla volontà del padrone, mantenendo sempre la sua fiera indipendenza.

Persino le notizie sulla sua origine non sono completamente provate. Circa cinquanta milioni di anni fa, viveva un antichissimo progenitore del gatto: il Miacis, abitava nelle foreste ed era dotato di unghie retrattili. Le seguenti evoluzioni portarono alla comparsa del gatto selvatico Felis Silvestris in Europa, Felis Ornata in India, Felis Lybica in Africa, quest’ultimo ha dato origine al nostro gatto domestico. Il gatto si avvicinò all’uomo più per opportunismo che per affetto: infatti, trovava nei granai la sua fonte primaria d’alimentazione ovvero i topi.

Allora, anche l’uomo cominciò a comprendere l’importanza di questo felide, imparentato coi leoni, ma al tempo stesso più piccolo e utile.

Soprattutto gli egizi lo seppero apprezzare e lo elevarono alla dignità di dio, anzi dea, Bastet col corpo di donna e la testa di gatto. I gatti erano amati e rispettati: chi ne uccideva uno, insultava la dea e perciò era condannato a morte. I gatti morivano di morte naturale e la loro sepoltura era pari a quella dei nobili: il gatto veniva imbalsamato e pianto come membro della famiglia. A Bubastis, durante gli scavi archeologici, sono state portate alla luce vaste necropoli contenenti trecentomila sarcofagi con mummie di gatti.

In Europa, erano le donnole e le puzzole a occuparsi dell’eliminazione dei topi. Alcuni mercanti greci comunque, non riuscendo ad acquistare gatti in Egitto (non si poteva vendere una divinità), pensarono di rubare delle coppie di gatti e portarli in Grecia. Quando i micini cominciarono a nascere, gli astuti mercanti cominciarono a venderne per tutt’Europa: ai Romani, ai Galli, ai Britanni e così via: fu in questo modo che il gatto si affermò ovunque.

Nel Medioevo, cominciarono per questo stupendo animale, i cosiddetti tempi duri, poiché fu considerato un alfiere del demonio, se non un demone stesso. Così, in quei tempi “ameni”, oltre alle streghe e agli eretici, finirono sul rogo quasi tutti i poveri gatti europei. A causa di queste uccisioni, i ratti presero il sopravvento e la peste castigò la popolazione europea, riducendola dei due terzi!

Tuttavia il gatto continuò a non essere visto di buon occhio sino alla metà del secolo scorso, quando ritornò a essere apprezzato anche come animale da compagnia e non solo per la sua utilità.

Oggi ne vivono, sul vecchio continente, oltre quaranta milioni di esemplari. Ormai il gatto è diventato a tutti gli effetti un grande amico dell’uomo: è un animale a volte docile a volte difficile che ha comunque saputo mantenere la sua identità, nonostante tutto.”

(Il gatto. Gruppo Newton. Dorotea Naldi)



“Gli animali non esistono in funzione dell’uomo . . . essi hanno una esistenza e un valore propri. Una morale che non incorpori questa verità è vuota. Un sistema giuridico che la escluda è cieco.” Tom Regan (autore americano contemporaneo di: “The Case for Animal Rights” 1983)



“Nel Medioevo un’allucinante crociata voluta dalla Chiesa cattolica si scagliò contro il gatto. I motivi furono diversi: innanzitutto agli occhi dei cristiani la predilezione per il gatto esternata dagli odiati saraceni non deponeva certo a favore di questo animale. L’accanimento esternato da teologi e preti contro il gatto aveva però motivazioni ben più profonde e più antiche: con il diffondersi del cristianesimo, i capi della Chiesa primitiva avevano trasformato in demoni le antiche divinità pagane, e fra queste anche la dea Bastet, assimilata dalla mitologia romana dapprima nella figura di Diana (la greca Artemide), dea della caccia e signora dei boschi, e successivamente in quella di Ecate, divinità infernale autrice di incantesimi e sortilegi.

Secondo l’iconografia protocristiana (che riprendeva la mitologia egiziana – romana), la malvagia Ecate nelle sue frequenti visite sulla Terra assumeva la forma di un gatto, e perfino il Signore del mondo sotterraneo, talvolta, si trasformava in gatto per passare inosservato fra gli umani; nasce da qui l’identificazione cristiana di questo animale col demonio, che è sopravvissuta per secoli in Europa, superstizione probabilmente rafforzata dall’atavica paura per la tigre a denti di sciabola.

Timori ancestrali strumentalizzati dal fanatismo religioso: il destino del gatto fu segnato.

Nel Medioevo, proprio mentre le navi crociate di ritorno dal Medio Oriente importavano sul continente europea il rattus, la caccia al gatto assunse le dimensioni di una massiccia persecuzione: le scomuniche contro queste utilissime bestiole non si contano, e ogni occasione è buona per maledirle, finanche le tempeste marine. L’imperatore Federico II arriva, ad esempio, a nominare cavaliere un certo Kirchan per aver ucciso a morsi (sic!) ben tre gatti; mentre dovunque vengono accesi roghi per immolare questi disgraziati animali. E il rito si ripete soprattutto nella notte di san Giovanni.

E’ molto probabile, però, che questa persecuzione contro i gatti celasse un timore reverenziale per il topo, potenziale distruttore di raccolti: non poche tradizioni europee confermerebbero quest’ipotesi. Ad esempio, seppellire all’incrocio delle strade campestri un gatto vivo che doveva “preservare lo spirito del grano” è stata un’usanza in vigore nell’Europa centrale per tutto il Medioevo, mentre in Slesia, il mietitore che tagliava l’ultimo granoturco veniva rivestito di steli, gli veniva attaccata una coda perché somigliasse all’animale ed era chiamato ‘il gatto’.

Nonostante le persecuzioni, i gatti continuavano a ripulire le abitazioni d’Europa dai topi. La Chiesa cattolica fu costretta quindi a indirizzare i suoi anatemi esclusivamente contro il gatto nero, il cui colore richiamava immagini lugubri e infernali. (Topi. Francesco Santoianni. Giunti Gruppo Ed.).



“Oggi l’animale domestico è un animale tutto particolare che ha bisogno del rapporto con l’uomo e che non soffre se viene “adottato”, ma al contrario va incontro a gravo sofferenze qualora venga abbandonato. Crescere in compagnia di un animale domestico è un’esperienza bellissima che ci arricchisce la mente, fortifica il nostro carattere e ci aiuta nel rapporto con la natura.

L’animale però non è un giocattolo: dobbiamo avere rispetto per i suoi bisogni, aver cura di lui e soprattutto non abbandonarlo. Ciò significa che l’amico a quattro zampe, una volta entrato nella nostra casa, diventa a tutti gli effetti parte della famiglia e dobbiamo sentire la responsabilità di accudirlo nel migliore dei modi.

..

Dobbiamo sapere che adottare un animale significa prima di tutto assumersi una precisa responsabilità, perché il cane o il gatto che prendiamo nella nostra casa ha bisogno di noi. Il processo di domesticazione ha legato indissolubilmente questi animali all’uomo che ha un obbligo morale nei loro confronti, quello espresso magnificamente nel libro di De Saint Exupery Il piccolo Principe che fa dire alla volpe: ‘tu diventi responsabile per sempre di ciò che hai addomesticato’. In natura gli animali domestici non potrebbero vivere (o comunque dovrebbero sopportare una vita di sofferenze) perché sono stati modificati nelle loro caratteristiche innate dalla selezione artificiale dell’uomo che li ha vincolati alla sua presenza per il sostentamento.

L’uomo ha perciò una responsabilità storica verso queste specie. A questo aggiungasi che, alla luce dell’importanza referenziale egli dovrebbe sentire una sorta di riconoscenza per l’importante ruolo giocato dalle specie domestiche nel cammino del progresso umano. Questo vincolo, che ci lega al cane o al gatto che ospitiamo all’interno delle mura di casa, non dev’essere vissuto come un semplice obbligo: l’animale domestico ricambierà abbondantemente le nostre attenzioni e noi assieme a lui impareremo cosa significa prendersi cura di qualcuno.

Tuttavia questo rapporto ha bisogno del nostro impegno e di parte del nostro tempo: perciò facciamo sempre prima i conti di cosa ci comporta adottare un animale. Non è una cosa da prendere sottogamba, perché una volta adottato quell’animale entra a far parte del nostro nucleo familiare. Infine ricordiamoci sempre che solo gli animali domestici possono vivere all’interno di una casa, gli animali selvatici invece soffrono, anche quando sono stati presi da cuccioli. La cosa migliore è adottare un animale abbandonato: i canili e i gattili sono pieni di vittime della superficialità umana.” (Roberto Marchesini. Io e la natura. Macro Ed.)



“L’universo dei simboli animali ha creato una realtà parallela per raccontare l’animale, dando vita a un gran numero di pregiudizi e di convinzioni errate che non si prestano, quando non addirittura ostacolano, la comprensione del mondo animale. Questo vizio di percorso ha incentivato l’utilizzo pretestuoso degli animali per alimentare fobie irrazionali (la paura degli insetti celebrata nei film dell’orrore), per giustificare orrendi massacri (gli squali ne sono le vittime preferite), per creare miti (l’orca assassina, il tirannosauro, etc.).

E’ utile pertanto cercare di capire questo vizio di comprensione ovvero perché l’uomo sia così impreparato a conoscere l’alterità animale. Va detto che per l’uomo capire l’universo degli altri animali è sempre stato un gran desiderio. Ma quali strumenti usare per tradurre il linguaggio animale? Questo è sempre stato il grande quesito.

Le strade interpretative sono state essenzialmente due: l’antropomorfizzazione dell’animale, ovvero l’assimilazione alle caratteristiche umane, oppure la reificazione dell’animale, cioè la sua trasformazione in oggetto. Di quest’ultima idea per l’appunto Cartesio che considerava gli animali alla stregua di macchine, incapaci non solo di volere, ma anche di provare dolore.

Oggi gli studiosi hanno cominciato a capire che gli animali hanno molte caratteristiche simili a noi – la capacità di soffrire, la consapevolezza di sé e via dicendo – ma in molti casi sono corredati di qualità o proprietà a noi del tutto sconosciute. Tenere in debito conto la diversità presente nell’universo degli animali è perciò il punto di partenza per questa avventura di conoscenza.” .” (Roberto Marchesini. Io e la natura. Macro Ed.)



“Ci sono esseri umani che riescono a comprendere solo le proprie sofferenze, i propri dolori ed i personali desideri. Vi sono altri individui che estendono questi sentimenti ai propri cari, ai familiari più intimi. Altre persone ancora allargano l’orizzonte della comprensione e della solidarietà agli individui della propria categoria, specie e razza.

Esseri umani il cui sguardo ha la forza di attraversare i monti, i mari e gli oceani si prodigano per i martiri della Bosnia, della Somalia, per gli Indiani d’America.

Infine vi sono individui dalle fattezze sovraumane, che somigliano ad extraterrestri: piccoli, verdi, con le antenne e tre occhi. Non lasciano tracce al suolo ed hanno un esiguo impatto ambientale. Vedono attraverso i muri ed il tempo: riescono a soffrire persino per un animale, si emozionano per il canto di un uccello e si appassionano per il destino di esseri viventi diversi da loro, brutti e lontani. Per questi individui siamo tutti “figli di Dio” e non c’è qualcuno che è più “figlio” degli altri. Questi individui, disarmanti per qualunque patito dello status quo, questi granelli di sabbia negli ingranaggi del sistema, sono gli animalisti.

Una ciurma che naviga in un mare in tempesta, decisa a giungere a destinazione, che ingrossa le proprie fila, ad ogni scalo, in ogni porto.

E’, quello animalista, un vulcano che difficilmente si spegnerà e che lancia lontano i suoi lapilli ardenti, capaci di incendiare gli animi e le coscienze dell’umanità sensibile. (Stefano Apuzzo. Animali A( r )mati. Stampa Alternativa)



“Hoffmeister studiò l’angoscia (?) degli animali introdotti in un forno a 70° mentre egli se ne stava con l’orologio alla mano a contare i minuti di angoscia e le manifestazioni dispnoiche dell’animale, ecc.

Gli esperimenti fatti su di un gatto furono in altro caso preceduti dal taglio dello sciatico dell’animale.

Ed egli conclude che un piccolo gatto che era stato adoperato già per precedenti prove ed era divenuto già molto confidenziale e rimesso dalle prime prove, morì nel fuoco in 8 minuti con la temperatura di 70°” (Dr. Med. Gennaro Ciaburri. La sperimentazione sugli animali. Atra)



“Il dot. Jungst, per i suoi studi sui veleni, esperimentò su di un gatto iniettando ad esso del sedum acre. Subito dopo l’animale si contorceva, gemeva, presentava scialorrea e metteva fuori la lingua. Si osservavano crampi molto forti, che si ripetevano di frequente fino al punto che l’animale si rotolava per terra emettendo miagolii dolorosi!

Si notava dispnea, ma ogni lento respiro era accompagnato da un urlo di dolore. L’animale visse fra questi strazi dalle 10,58 alle 14,15.” (Dr. Med. Gennaro Ciaburri. La sperimentazione sugli animali. Atra)



“Così la famosa Circolare Galloni 49/1989, formulata dalla Commissione Paritetica del Ministero della Pubblica Istruzione e dell’Ambiente, ha segnato senz’altro una tappa fondamentale. Essa afferma: “la scuola deve creare una nuova cultura che trasformi la visione antropocentrica in quella biocentrica, che considera l’uomo quale componente della biosfera . . essa porterà i giovani a comportamenti di salvaguardai della natura.” (Maurizio Santoloci. In nome del popolo maltrattato. Satygraha Ed.)





Bastet, raffigurata a partire dalla XVIII dinastia con la testa o l’intero corpo di gatto, è dea della pace e signora di Bubasti, nel Basso Egitto. La grande festa annuale in suo onore è stata tramandata da Erodoto. (Enciclopedia delle religioni. Garzanti)



“Babele di palazzi torreggianti fino agli alti cieli,

Torrenti di futilità che turbinano al di sotto;

Funghi velenosi germogliano in pietre e mattoni,

Fanali che rabbrividiscono e luci di morte che rifulgono.



Mostruosi ponti neri su fiumi oleosi,

Ragnatele di cavi tessute da cose senza nome;

Profondità catacombali il cui umido caos libera

Flussi di vivo fetore, che imputridisce al sole.



Colore e splendore, malattia e decadenza,

Che urlano e s’arrotolano e balzano pazzamente,

Folle forestiere che pregano déi stranieri,

Miscuglio di odori che soffoca il cervello.



Legioni di gatti da vicoli notturni,

Gridano e si affollano nel chiar di luna,

Urlando il futuro con voci infernali,

Strillando il ritornello del rosso simbolo di Plutone.



Alte torri e piramidi coperte d’edera che si sgretolano,

Pipistrelli che si avventano su strade piene d’erbacce;

Tetri ponti spezzati su fiumi il cui rombo

Non si unisce ad alcuna voce quando la viscosa marea si ritira.



Campanili che vacillano neri sullo sfondo della luna,

Caverne le cui bocche sono cancellate dal muschio,

E vivi per rispondere al vento e alle acque,

Soltanto gli scarni gatti che urlano nel deserto!”



L’apocalittica visione della Città moderna in cui sopravvivono soltanto gatti urlanti, adombra quella di New York; la poesia risale dunque al periodo newyorkese di Lovecraft (1924-26)

(H.P.Lovecraft. Il libro dei gatti. Il Cerchio)



“Non bisogna fidarsi delle dicerie: i pregiudizi che circondano gli animali domestici sono innumerevoli e non sempre facilmente eradicabili dalla mentalità comune. Uno di questi vuole che il gatto non si affezioni alle persone, ma alla casa. Niente di tutto questo, anche se il gatto è un animale fortemente abitudinario (nella vita e nell’alimentazione) e possiede un discreto territorialismo. Ma questo non pregiudica affatto il rapporto con l’uomo che in genere sviluppa in modo molto singolare e con ampi margini di reciprocità. A volte, come in questo caso, tali luoghi comuni non sono pericolosi, altre volte possono esporci a situazioni problematiche.

(R. Marchesini. Animali in città. Red ed.)



“Il mio gatto fa tutto quello che io vorrei fare, con meno letteratura.” (E. Flajano – Zampe pulite. Stefano Apuzzo. Costa&Nolan)



Esiste una profonda ignoranza delle caratteristiche etologiche proprio degli animali che ci sono più vicini. L’uomo sembra non interessarsi di quello che a loro conviene né della arbitrarietà dei bisogni che usualmente gli accorda.

Questa disposizione mentale viene acquisita proprio attraverso l’educazione: il fanciullo antropomorfizzando tenderà a presumere ciò di cui l’animale ha bisogno. L’animale non viene considerato un diverso e pertanto non gli si accordano necessità differenti . . . anzi, si cercherà di omologarlo ai bisogni dell’uomo, reali o costruiti che siano.

Questa misconoscenza non solo è dannosa per l’animale, ma spesso pregiudica il rapporto con l’uomo, scatenando reazioni imprevedibili.

L’antropomorfizzazione è quasi sempre collegata alla tendenza ad instaurare con il proprio animale domestico un rapporto morboso, ovvero un rapporto di esclusività che assegna all’animale compiti di compensazione affettiva.

I problemi legati a queste forme di egoismo umano sono sempre “dietro la porta” e chi ne fa le spese è sempre l’animale.

……..

La presenza dell’animale è indispensabile nella formazione psichica del fanciullo, ma è una presenza preziosa proprio in virtù della sua peculiarità. L’animale non può e non deve sostituire altre “occasioni di crescita” indispensabili per la sua formazione.



Un fanciullo deve rapportarsi con adulti, con bambini, con esseri animali e con cose inanimate; solo così potrà lentamente prendere coscienza della diversità.

(R. Marchesini. Natura e pedagogia. Quaderni di ecologia 1)
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