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 Ogm, il rischio del 'fuori controllo'

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pier



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MessaggioOggetto: Ogm, il rischio del 'fuori controllo'   Gio Giu 17, 2010 7:15 pm

Le sorprese degli Organismi Geneticamente Modificati
Un altro problema che minaccia la qualità e la vita del suolo deriva dai vari tipi di inquinamento legati all’agricoltura intensiva. E dopo decenni di studi sui controversi Organismi geneticamente modificati non è ormai più azzardato annoverare questi ultimi fra le cause principali di inquinamento del terreno. Non solo, ma gli OGM possono a loro volta provocare l’aumento delle piante infestanti. Rilasciati nell’ambiente infatti, questi organismi mantengono la capacità di interagire con altre forme di vita trasferendo su queste alcune loro caratteristiche. Negli Stati Uniti ad esempio, la colza resa resistente a un pesticida – in alcune coltivazioni sperimentali - ha trasferito i suoi geni alle piante infestanti che, nel giro di due generazioni sono diventate supercompetitive e non più eliminabili con normali dosi di pesticidi.

Numerosi ricercatori hanno inoltre a più riprese documentato il rischio di impatto dei residui colturali GM sui microrganismi benefici del suolo, indispensabili per conservare le catene nutrizionali. Sembra poi che uno dei 'pericoli' legati agli OGM sia il loro rilascio nell’ambiente di tossine e caratteristiche in modo inatteso e imprevedibile, cosa che può comportare cambiamenti del tutto incontrollabili nella struttura e nell’attività della comunità microbiotica del suolo. Di questi e altri temi legati all’agricoltura e alla desertificazione si è discusso o in questi giorni a Viterbo, presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi della Tuscia. Studiosi e ricercatori si sono confrontati in attesa della Giornata Mondiale per la Lotta alla Desertificazione. Televideo ha intervistato uno di loro, fra i più attivi nella ricerca di tecniche colturali alternative: Giorgio M. Balestra, ricercatore e docente presso il Dipartimento di Protezione delle Piante (Diprop). Fitopatologo, coordinatore di progetti per la protezione delle colture mediante strategie di difesa biologica o a basso impatto ambientale. (Dal 2004 sta coordinando, mediante un progetto europeo in collaborazione tra un consorzio di Ong (Una Consortium), l’Ue e il Diprop, attività inerenti la riduzione dell’impiego della chimica in agricoltura, come la salvaguardia della biodiversità in Somalia).
Recenti studi hanno dimostrato che le piante geneticamente modificate possono rilasciare sul suolo i geni modificati, che a loro volta possono trasferirsi da un organismo a un altro. Dopo il via libera dell’Ue, lo scorso marzo, a patate e mais GM, come dobbiamo immaginare lo scenario 'minacce alla biodiversità'?
G.M. Balestra: 'Dopo 30 anni di prove, sperimentazioni, annunci, le piante geneticamente modificate in agricoltura si sono ampiamente dimostrate una non soluzione. Per esempio, la sbandierata soluzione della fame nel mondo ha dimostrato che la loro diffusione ha determinato esattamente il contrario: gli affamati sono aumentati, l’impiego della chimica, in contesti OGM, è anch’esso aumentato, la cosiddetta forbice fra chi ha e chi non ha si è allargata a dismisura a favore dei primi. Il problema non è quanto si produce ma come lo si distribuisce, a chi va e se lo si impiega opportunamente. Negli Usa, recentemente, è stata distrutta la metà di tutto il latte prodotto. Perché? Per eccedenze. Proviamo a immaginare per un attimo quanto sarebbe stato importante lo stesso latte se impiegato in qualche Stato dell’Africa… E’ un esempio, ma è molto indicativo e chi difende l’impiego degli OGM in agricoltura questo lo conosce benissimo. L’inquinamento 'biologico' delle colture GM al suolo, alle altre piante, all’ambiente intero, in un sistema aperto come in agricoltura, è devastante e non ha ritorno. Gli interessi di 4 o 5 multinazionali sono così potenti da influenzare decisioni a livello comunitario indipendentemente dall’opinione dei cittadini europei che sono direi del tutto contrari alla coltivazione di piante GM e al loro consumo. Che non si debba bloccare la ricerca in questo, come in tutti gli altri contesti, è condivisibile, ma non si deve permettere che il mero potere economico distrugga le produzioni e soprattutto le qualità agroalimentari italiane, uniche al mondo. La ricerca va supportata per sviluppare tecniche di coltivazione sempre più rispettose dell’ambiente, a tutela della biodiversità, senza forzature, riducendo per quanto più possibile la presenza della chimica in agricoltura, a vantaggio di quanto la natura ci mette da sempre a disposizione (sostanze naturali, antagonisti naturali), tutelando così l’ambiente e i consumatori. Inoltre in un contesto culturale, ritengo doveroso rafforzare una coscienza, soprattutto per le generazioni che verranno, dove nulla è perfetto, tutto è migliorabile, ma rispettando i processi biologici e naturali, e rifiutando la massificazione di questa era globale dove la biodiversità, se tutelata e valorizzata con un approccio ecosostenibile, è sempre più premiante e appagante per tutti'.

Il Global Biodiversity Outlook del Programma ambientale delle Nazioni Unite ha quest’anno confermato che non si riuscirà a ridurre la perdita della biodiversità entro quest’anno. 'Nessuno degli obiettivi che accompagnano l’obiettivo biodiversità è stato raggiunto in via definitiva a livello mondiale', precisa il rapporto. Nello studio si menzionano cinque tendenze che generano perdita di biodiversità: 'La modifica degli habitat, lo sfruttamento eccessivo delle risorse, l’inquinamento, le specie esotiche invasive e il cambiamento climatico'. Nessuna menzione dell’impatto degli OGM sul terreno.
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