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 La situazione della biodiversità nel Mediterraneo è drammatica

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pier



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MessaggioOggetto: La situazione della biodiversità nel Mediterraneo è drammatica   Ven Ago 06, 2010 9:09 am

Lo studio “The Biodiversity of the Mediterranean Sea: estimates, patterns, and threats”, coordinato dal Consejo superior de investigaciones scientíficas della Spagna (Csic), che fa parte del progetto Census of marine life, lancia un preoccupatissimo allarme sulla situazione della biodiversità nel Mediterraneo: «Il sovra sfruttamento, la perdita di habitat, l'inquinamento, l'arrivo di specie invasive o l'aumento della temperatura dovuto al cambiamento climatico sono alcune delle minacce che fanno si che la biodiversità del Mar Mediterraneo sia fortemente minacciata».

Lo studio rappresenta una revisione delle stime della biodiversità nell'area mediterranea, così come la sua distribuzione e i rischi che corre.

Marta Coll, ricercatrice del Csic dell'Instituto de Ciencias del Mar e coordinatrice dello studio sul Mediterraneo spiega che «Probabilmente qeste minacce cresceranno in futuro, specialmente quelle associate al cambiamento climatico ed al degrado dell'habitat».

Il lavoro è stato pubblicato su un numero speciale di Plos One, come uno dei tasselli di Census of marine, la rete globale di ricercatori che sta raccogliendo nuovi e sorprendenti dati sull'enorme biodiversità dei mari del pianeta, studiando anche la distribuzione e l'abbondanza delle specie in 25 zone di studio.

I ricercatori del Census hanno elaborato una tabella che assegna differenti punteggi secondo il grado di minaccia «Il Mediterraneo risulta essere l'ecosistema più minacciato - sottolinea il Csic - seguito da vicino dal Golfo del Messico e dalla piattaforma continentale della Cina. In generale, I mari più chiusi sono i più minacciati».

Inoltre, il Mediterraneo è la regione con il maggior numero di specie invasive: 637, più o meno il 4% di tutte quelle che abitano il bacino. La seconda zona con più specie aliene è l'Oceano Atlantico, con “solo” 245 specie. I ricercatori pensano che la maggioranza delle specie aliene invasive abbia raggiunto il Mediterraneo dal Mar Rosso, utilizzando il canale di Suez come via di accesso.

Lo studio però sottolinea anche che Mare Nostrum è anche uno dei mari con più biodiversità marina del pianeta: è il quarto dopo le acque australiane, cinesi e giapponesi e conta più di 17.000 specie marine descritte. Inoltre comprende zone ad elevata concentrazione di specie di importanza ecologica, come lo Stretto di Gibilterra, il Mar di Alboran, il Mediterraneo spagnolo e la vicina zona africana, il nord dell'Adriatico, l'Egeo settentrionale. Tutte regioni che mostrano anche un'alta concentrazione di specie in pericolo di estinzione, minacciate e vulnerabili.

La Coll evidenzia che nonostante tutto questo «La conoscenza totale di specie mediterranee ed i loro modelli di distribuzione sono incompleti, dal momento che molte specie vengono scoperte e la nostra conoscenza è limitata a quelli descritti. Le stime della comunità batterica sono in gran parte sottovalutate e il mare profondo e il sud e ad est rimangono in gran parte inesplorati».

In effetti, secondo un'altro studio specifico (Deep-Sea Biodiversity in the Mediterranean Sea: The Known, the Unknown, and the Unknowable) eseguito in queste zone, la percentuale di specie non ancora descritta per il Mediterraneo profondo è stimato al 75%. In generale, gli esperti stimano che per ogni specie conosciuta ce ne siano da scoprire altre quattro.

La visione d'insieme fornita dal Census of marine life e completata dall'altro studio “A Census of marine biodiversity knowledge, resources, and future challenges” svela che i crostacei sono le specie più diffuse negli oceani e che l'organismo praticamente onnipresente è un pesce chiamato Chauliodus sloani, che vive in un oltre un quarto delle acque del pianeta. Altre specie molto diffuse sono le alghe microscopiche e i protozoi e, dal lato opposto della catena dell'evoluzione, i mammiferi marini e gli uccelli che effettuano grandi migrazioni.

Fonte: greenreport.it



sogliole inquinate nel mar ligure.

reenpeace: a lerici componente cancerogeno trovato nel pescato supera del doppio i limiti di legge

Giovedì 5 agosto 2010 REGIONE- «Le sogliole pescate nel Santuario dei Cetacei sono tossiche!

Tutti gli esemplari che abbiamo fatto analizzare risultano contaminati da metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e bisfenolo A, in certi casi oltre il limite consentito dalla legge». Lo ha dichiarato Greenpeace Italia, che ha commissionato le analisi al Dipartimento di Scienze Ambientali dell'Università di Siena. I campionamenti sono stati effettuati su 31 esemplari prelevati in 5 aree al largo di Genova, Lerici , Viareggio, Livorno e Civitavecchia. Fra i risultati più preoccupanti c'è il dato sul mercurio trovato oltre il limite di legge nel 25 per cento dei campioni (7 esemplari su 31). La concentrazione più alta di mercurio è stata registrata in un campione pescato al largo di Civitavecchia: 10 volte il massimo consentito dalla legge. A Viareggio, in una delle sogliole la concentrazione di mercurio supera del doppio il limite massimo per il consumo umano, mentre in altri due esemplari è il livello di piombo a sforare i limiti consentiti (7 per cento dei campioni). Grave è anche il dato registrato in un campione pescato a Lerici, dove la concentrazione di benzo(a)pirene (un idrocarburo policiclico aromatico accertato cancerogeno per l'uomo) supera del doppio il limite di legge. A Genova, invece, il benzo(a)pirene è stato trovato vicino ai limiti. Non si salvano nemmeno le sogliole di Livorno: proprio qui sono stati trovati i campioni con i valori più elevati del complesso dei sei idrocarburi policiclici aromatici cancerogeni (accertati o potenziali) testati in questa indagine. «Alcune sostanze, come il piombo e il mercurio, possono interferire con il normale sviluppo del cervello dei bambini e arrecare danni al sistema renale, oppure essere addirittura cancerogene, come nel caso del benzo(a)pirene-commenta Greenpeace Italia- Il fatto che in alcuni campioni di sogliola la concentrazione di questi composti sia addirittura al di sopra dei limiti consentiti dalla legge, indica che vi sono chiari rischi per la salute umana!». Duro il giudizio degli ambientalisti, che richiama le istituzioni a precise responsabilità. «Ancora una volta si evidenzia il degrado del Santuario dei Cetacei, un'area che doveva essere protetta, ma dove invece non è stato sviluppato alcun piano preciso per monitorare ed eliminare gli impatti sull'ecosistema, a cominciare dall'inquinamento. È ora che Italia, Francia e Principato di Monaco - le Parti Contraenti dell'Accordo che ha sancito la nascita del Santuario dei Cetacei nel 1999 - la smettano di fare solo chiacchiere». Greenpeace chiede che entro ottobre 2011, data in cui si "celebra" il decennale della ratifica dell'accordo da parte dell'Italia, siano pubblicati i primi risultati relativi alla lotta contro ogni forma di inquinamento e allo stato di conservazione delle popolazioni di mammiferi marini nel Santuario.

Fonte : Liguria News






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