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 OGM APOCALYPSE

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MessaggioOggetto: OGM APOCALYPSE   Gio Ott 21, 2010 9:17 am

Posted on 20 ottobre 2010

Mentre in Norvegia è operativa la "banca genetica dell'Apocalisse", mentre nuovi studi confermano la pericolosità delle contaminazioni OGM, le corporations del biotech continuano a premere sull'acceleratore con la complicità del governo globale, Europa inclusa...

Uno studio - pubblicato su Nature Biotechnology - dimostra che un parassita del cotone, il lepidottero Helicoverpa Zea, ha sviluppato la resistenza a piante che sono state geneticamente modificate proprio per uccidere gli insetti della sua specie. Nelle piantagioni di cotone OGM in Mississippi e Arkansas, gli agricoltori sono ora costretti a fare maggior ricorso agli antiparassitari. Un pericolo che Greenpeace aveva denunciato in un rapporto del 2004.

Le piante OGM che dovrebbero risultare resistenti agli insetti, contengono di solito una versione sintetica della tossina Bt presente in natura. Ma la costante esposizione alle tossine Bt prodotte dalle piante OGM, rende i parassiti resistenti ai loro effetti, col risultato che si favorisce la loro sopravvivenza e immunità genetica al Bt. Col passare del tempo, tutto ciò può portare alla proliferazione di parassiti resistenti fino al punto in cui il Bt non servirà più.

Nella sua forma naturale, il Bt è stato utilizzato fin dagli anni '50, nell'agricoltura biologica e sostenibile, per eliminare insetti nocivi, senza danneggiare altri insetti o altre forme di vita. Al contrario, le tossine Bt prodotte da colture OGM - fra cui il mais della Monsanto - hanno dimostrato di essere molto nocive per altri utili insetti predatori. La stessa sorte potrebbe toccare presto anche ad altre colture. Proprio a causa dei rischi di diversa natura legati a questi organismi, il governo francese ha deciso di vietare la coltivazione del mais Monsanto “MON810”.

Le coltivazioni transgeniche aumentano l'uso dei pesticidi e sono inefficaci nella lotta contro la povertà. Sono queste le conclusioni del rapporto “Chi beneficia dell'impiego dei transgenici?” presentato da Friends of the Earth International (FOEI). Secondo David Sánchez, “le coltivazioni transgeniche hanno fallito nel raggiungere i grandi benefici prospettati. Diversamente, c'è stato un aumento dell'uso dei pesticidi, provocato da queste coltivazioni, che costituisce una minaccia per l'ambiente e per la popolazione su scala mondiale”.

In Brasile, dal 2000 al 2004, l'uso del RoundUp (un erbicida a base di glifosato) è aumentato dell'80 per cento. Negli Stati Uniti, tra il 1995 ed il 2004, l'aumento è stato del 150 per cento. L'aumento delle piantagioni resistenti al glifosato ha provocato, oltre all'aumento dei costi di produzione per i contadini, gravi impatti ambientali. Le piantagioni di soia, mais e cotone resistenti agli erbicidi incentivano l'uso di pesticidi, ed aumentano la resistenza agli erbicidi. Questi tre prodotti costituiscono il 95% della superficie seminata con coltivazioni transgeniche: invece di essere utilizzate per diminuire la fame nel mondo, servono principalmente ad alimentare gli animali dei paesi ricchi ed alla produzione di biocombustibili. La maggior parte della produzione transgenica argentina viene inviata in Europa per alimentare il bestiame, mente il 20% del mais geneticamente modificato prodotto negli Stati Uniti è destinato alla produzione di etanolo. Secondo lo studio di FOEI, il mais resistente agli erbicidi della Monsanto produce tra il 5 ed il 10% in meno delle varietà tradizionali.

Proprio di recente, Il Consejo Nacional de Bioseguridad brasiliano (CTNBIO, che comprende 11 ministeri) ha autorizzato la coltivazione delle varietà di mais “Liberty”, della Bayer, e “MON810”, della Monsanto. si tratta della prima autorizzazione per il mais transgenico in Brasile, mentre era già stata autorizzata la soia OGM. Sul sito del ministero della Scienza e della Tecnologia, il ministro Sergio Rezende, afferma che “i due tipi di mais autorizzati sono resistenti agli erbicidi ed agli insetti, e sono dal 30 al 40% più produttivi” e che “è una nuova tappa completata nell’avanzata della scienza”. Secondo il governo i due mais sono perfettamente sicuri per l’ambiente che per la salute umana ed animale.

In realtà, il governo Lula si è nettamente spaccato: i ministri della salute, dell’ambiente, dello sviluppo agricolo, agricoltura e pesca hanno votato contro. Lo stesso Consiglio che ha dato il via libera al mais, ha dovuto ammettere che il ministro della Salute, José Gomes Temporao, ha chiesto ulteriori studi sulla possibilità che i mais autorizzati possano essere tossici o causare allergia. Il ministro dell’ambiente, Marina Silva, pur confermando il suo no agli OGM, non ha partecipato alla riunione del consiglio. Alla fine, però, sono stati respinti tutti i ricorsi presentati da agenzie pubbliche ed associazioni ambientaliste che mettevano in dubbio la competenza del CTNBIO. «Perdiamo un altro round col governo – ha detto María José Da Costa, del Movimiento de Pequeños Campesinos –questa è per noi la maggior tragedia del governo Lula». Il movimento dei piccoli agricoltori, insieme ad altre associazioni come Vía Campesina ed a numerose istituzioni locali, ha avviato la “Campaña por un Brasil Libre de Transgénicos”, una coalizione che ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Tarso Genro contro la decisione favorevole agli OGM, sottolineando «i numerosi vizi che presenta il processo, tra i quali l’inesistenza di studi ambientali». Secondo gli anti-OGM brasiliani, così come per la soia transgenica Roundup Ready, il mais OGM può creare problemi ambientali, contaminando le varietà locali, organiche e ecologiche.

La decisione rappresenta “una flagrante e incostituzionale anteposizione degli interessi economici delle imprese sulla salute delle popolazioni, la necessità di protezione dell’ambiente e degli interessi degli agricoltori e consumatori che non vogliono piantare o consumare alimenti transgenici”, dice Da Costa, “considerando le difficoltà che ha avuto la gente con la soia ed altre coltivazioni transgeniche in Brasile, i disastri che provocherà l’autorizzazione del mais saranno di proporzioni ancora maggiori. Si tratta di un prodotto che è parte di una cultura millenaria dei popoli latinoamericani. Ci sarà una perdita di biodiversità, una degenerazione ed erosione genetica molto grande. Le sementi locali coltivate nella regione dai piccoli agricoltori ed indigeni correranno il rischio di scomparire per contaminazione. La sovranità alimentare delle comunità contadine sarà colpita, perché tenderanno ad acquistare sementi fuori dalla comunità e dovranno pagare debiti alle imprese. Gli studi tecnici eseguiti dal ministero della Scienza e Tecnologia per autorizzare la coltivazione del mais transgenico, sono stati in maggioranza effettuati fuori dal Brasile e non considerano le particolarità dei diversi ecosistemi di questo Paese”.

La Coalition pour la Protection du Patrimoine Génétique Africain (Copagen) ha organizzato a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, una marcia di protesta per dire no all’utilizzo di OGM in agricoltura e nell’alimentazione degli 8 Paesi dell'Unione Economica e Monetaria dell’Africa occidentale (UEMOA) e della Guinea.

Una carovana anti-Ogm ha attraversato il Burkina Faso con cartelli e striscioni per raccogliere firme per una petizione da inviare all’ONU ed al primo ministro burkinabé, Jérôme Compaoré. La Copagen chiede al Burkina Faso di applicare il principio di precauzione per l’introduzione di OGM in agricoltura e respinge la decisione unilaterale del governo burkinabé di avviare, entro quest’anno, la produzione di cotone BT su 15 mila ettari del Paese africano. Copagen «condanna i dirigenti africani che si lasciano dominare dalle multinazionali delle sementi a scapito della sopravvivenza del mondo contadino». I manifestanti, provenienti da 9 Paesi africani, hanno chiesto di votare una moratoria di 5 anni sull’introduzione di piante transgeniche nel sistema agrario, «il tempo necessario per infornare le popolazioni sugli impegni reali degli OGM, fare in modo che possano partecipare al dibattito sulla questione e decidere con conoscenza di causa. Inoltre, il voto di questa moratoria permetterà di rafforzare le capacità nazionali e di mettere in campo tutte le strutture amministrative necessarie previste in materia e di eseguire studi sugli impatti socioeconomici, ambientali e sul piano sanitario riguardanti le popolazioni.

La Copagen contrappone alla cedevolezza dei governi dell’Africa occidentale, gli interessi dei produttori locali e dei consumatori, e promette «di non cessare di agire fin tanto che le multinazionali proprietarie degli OGM tenteranno di imporsi e di contravvenire ai diritti delle popolazioni». Molto più a sud, il presidente del Mozambico, Armando Guebuza, ha dichiarato che «i biocarburanti non devono mai mettere in pericolo gli interessi del popolo», lasciando intendere che il Mozambico non autorizzerà l´utilizzo di terre agricole per produrre agro-energie. Guebuza ha proposto che le piante destinate alla produzione di biocarburanti siano coltivate su terreni marginali, non su terre fertili riservate alle piante cerealicole. Nel 2005, il governo del Mozambico ha creato una Commissione sui biocarburanti che ha raccomandato di produrre etanolo a partire da canna da zucchero, sorgo e manioca e di utilizzare jatropha, girasole, noce di cocco, soia ed olio di palma africana come materie prime.

La Monsanto e i giganti dell'agroalimentare OGM vogliono usare l'AGRA (Alliance for a Green Revolution in Africa) di Kofi Annan per diffondere i loro semi OGM brevettati in tutta l'Africa. Il consiglio di amministrazione dell'AGRA conta tra le sue fila Strive Masiyiwa, fiduciario sudafricano della fondazione Rockefeller, Sylvia M. Mathews, della fondazione Bill & Melinda Gates, Mamphela Ramphele, ex direttore generale (2000-2006) della Banca Mondiale, Rajiv J. Shah, della fondazione Bill & Melinda Gates, Nadya K. Shmavonian, della fondazione Rockefeller, Roy Steiner, della fondazione Bill & Melinda Gates, Gary Toenniessen, direttore generale della fondazione Rockefeller, Akinwumi Adesina, direttore associato della stessa, Peter Matlon, direttore generale della stessa, Joseph De Vries, direttore del Programme for Africa’s Seed Systems e direttore associato della stessa. Nel suo discorso d'insediamento al Forum Economico Mondiale di Città del Capo nel giugno 2007, Kofi Annan ha dichiarato: “Accetto con gratitudine questa sfida e ringrazio la fondazione Rockefeller, la fondazione Bill & Melinda Gates, e tutti coloro che sostengono la nostra campagna per l'Africa”.

Per il momento, la Repubblica sudafricana è il solo paese in cui sono legalmente consentite le piantagioni di OGM. Nel 2003, il Burkina Faso ha autorizzato piantagioni sperimentali. Nel 2006, il Gana, patria di Kofi Annan, ha messo a punto un progetto di legislazione e alcuni importanti funzionari hanno manifestato l'intenzione di continuare le ricerche sulle piantagioni di OGM. Nel continente sono stati avviati un mare di progetti di ingegnerizzazione genetica e di “biosicurezza” con lo scopo dichiarato d'introdurre gli OGM: sponsorizzazioni offerte dal governo americano per addestrare gli scienziati africani nell'ingegneria genetica, progetti di biosicurezza finanziati dall'USAID (United States Agency for International Development) e dalla Banca Mondiale, ricerche sugli OGM che coinvolgono i raccolti alimentari indigeni. La fondazione Rockefeller, che sta lavorando da anni per promuovere progetti destinati a introdurre le coltivazioni di OGM in Africa, ha finanziato ricerche sull'applicabilità del cotone OGM nelle pianure sudafricane di Makhathini. La Monsanto, che è saldamente introdotta nell'industria sudafricana dei semi, sia ibridi che OGM, ha messo a punto un programma destinato ai piccoli agricoltori, chiamato beffardamente “Semi della Speranza”. La multinazionale svizzera Syngenta sta riversando milioni di dollari in un nuova struttura a Nairobi per sviluppare un mais OGM in grado di resistere agli insetti.

Nel corso del Consiglio Agricoltura dell'Unione Europea, in cui si discuteva la possibile approvazione di quatto mais OGM della Monsanto e della “super-patata” Basf destinata alla produzione di amido, il sottosegretario alla Salute Gian Paolo Patta ha ribadito il no dell'Italia, dichiarando: “Come già espresso in altre occasioni, riteniamo che le biotecnologie rappresentino strumenti innovativi, ed in alcuni casi indispensabili per il miglioramento della qualità della vita. Tuttavia, lo sforzo davanti a noi è quello di ottenere le massime garanzie affinché l'uso delle moderne tecnologie assicuri vantaggi e ricadute positive per tutti i settori, e garantisca nello stesso tempo la tutela dei consumatori europei. Riteniamo che le proposte di decisione presentate dalla Commissione, se pur suffragate da un'opinione favorevole dell'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, non tengano in debito conto i possibili effetti sulle produzioni agricole comunitarie e il rispetto della biodiversità. La nostra posizione, già espressa in sede di Comitato permanente, rappresenta in generale un atteggiamento di cautela circa l'immissione in commercio di alimenti e mangimi geneticamente modificati che tiene conto dell'opinione pubblica ed in particolare dei consumatori italiani, preoccupati dell'impatto sulla salute e sull'ambiente, nonché della perdita del patrimonio agroalimentare nazionale”.

Alla fine, il Consiglio non ha raggiunto la maggioranza né a favore né contro nessuna delle proposte della Commissione. Ma, in virtù delle strane regole comunitarie in questo settore, la Commissione andrà comunque avanti e potrà concedere l'autorizzazione. senza più consultare gli Stati membri, di tre ibridi (incroci fra diverse varietà OGM) di mais denominati “Mon863xNk603”, “Mon863xMon810” e “Mon863xMon810xNk603”), l'uso nei mangimi di un altro mais OGM, il “Ga 21” (già autorizzato per uso alimentare umano) e della controversa superpatata Amflora (Eh92-527-1), geneticamente manipolata dalla Basf in modo da produrre alte quantità di amido per le applicazioni industriali. La Basf chiede (e la Commissione UE non si oppone) di poter usufruire di una “soglia di tolleranza” dello 0,9% nel caso in cui questo OGM si ritrovasse fortuitamente mescolato con le patate convenzionali. Se una contaminazione venisse riscontrata, sotto questa soglia non vi sarebbe neanche l'obbligo di informare i consumatori con un'indicazione in etichetta. La superpatata è particolarmente controversa perché contiene un gene di resistenza a tre antibiotici (kanamicina, neomicina e gentamicina) che sono considerati clinicamente “di importanza critica” dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Agenzia Europea per la Valutazione dei Farmaci (EMEA), mentre l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) li aveva in primo tempo giudicati “di nessuna o minima importanza terapeutica”. La Commissione UE, dunque, ha preso posizione a favore dell'autorizzazione seguendo le indicazioni dell'EFSA e non quelle della massima autorità, mondiale ed europea, in fatto di farmaci. A conferma di come le decisioni, in tutto il mondo, le prendono non i politici ma le lobby delle corporations, biotech in questo caso.

La fondazione di Bill Gates, la Rockefeller Foundation, Monsanto e Syngenta, i due colossi degli OGM, la Pioneer Hi-Bred, che studia gli OGM per conto della multinazionale chimica DuPont, finanziano “la banca genetica dell'apocalisse”, una immensa banca di semi nella gelida isola di Spitsbergen, desolato arcipelago delle Svalbard nel (mare di Barents, ad un migliaio di chilometri dal Polo), destinata ad accogliere campioni di sementi di tre milioni di varietà di piante di tutto il mondo. l nome ufficiale del progetto è “Svalbard Global Seed Vault”. Servirà, fa sapere il governo norvegese, titolare dell'arcipelago, a «conservare per il futuro la biodiversità agricola».

La Rockefeller Foundation è la stessa che negli anni '70 finanziò con 100 milioni di dollari di allora la prima idea di «rivoluzione agricola genetica». Fu un grande lavoro che cominciò con la creazione dell'Agricolture Development Council (emanazione della Rockefeller Foundation), e poi dell'International Rice Research Institute (IRRI) nelle Filippine (cui partecipò la Fondazione Ford). Nel 1991, questo centro di studi sul riso si coniugò con il messicano (ma sempre dei Rockefeller) International Maize and Wheat Improvement Center, poi con un centro analogo per l'agricoltura tropicale (IITA, sede in Nigeria, dollari Rockefeller). Questi infine formarono il CGIAR, Consultative Group on International Agricolture Research. In varie riunioni internazionali di esperti e politici tenuti nel centro conferenze della Rockefeller Foundation a Bellagio, il CGIAR fece in modo di attrarre nel suo gioco la FAO (l'ente ONU per cibo e agricoltura), la Banca Mondiale (allora capeggiata da Robert McNamara) e lo UN Development Program. La CGIAR invitò, ospitò e istruì generazioni di scienziati agricoli, specie del Terzo Mondo, sulle meraviglie del moderno agribusiness e sulla nascente industria dei semi geneticamente modificati. Questi portarono il verbo nei loro Paesi, costituendo una rete di influenza straordinaria per la penetrazione dell'agribusiness Monsanto.

La genetica, d'altronde, è sempre stata nel mirino dei Rockefeller. Fino dagli anni '30, quando ancora si chiamava «eugenetica» ed era studiata nei laboratori nazisti. La Rockefeller Foundation finanziò generosamente quegli scienziati, molti dei quali, dopo la caduta di Hitler, furono portati in USA per continuare a studiare e sperimentare. Il Progetto Genoma Umano, l'ingegneria genetica, gli OGM brevettati da Monsanto, Syngenta e altri giganti, non sono altro che i risultati di quelle ricerche.

La banca di semi dell'Apocalisse, costruita nel cuore di una montagna dell'isola Spitsbergen, vicino al piccolo villaggio di Longyearbyen - con doppie porte blindate a prova di esplosione azionate da sensori, due tunnel a tenuta stagna, e pareti di calcestruzzo rinforzato con acciaio spesse un metro - è stata inaugurata. I semi verranno racchiusi in imballaggi speciali per eliminare ogni contaminazione da polvere. Sul posto non vi sarà personale a tempo pieno, ma la relativa inaccessibilità del deposito renderà facile controllare ogni possibile presenza umana.

Il progetto verrà gestito dalla GCDT (Global Crop Diversity Trust), una organizzazione fondata dalla FAO (Food and Agriculture Organisation) e dalla Bioversity International (in precedenza, International Plant Genetic Research Institute), una filiazione del CGIAR. Il consiglio d''amministrazione del GCDT, che ha sede a Roma, è presieduto da Margaret Catley-Carlson, una canadese che fa anche parte del comitato consultivo del Group Suez Lyonnaise des Eaux, una delle più grandi aziende private mondiali del settore idrico. Fino al 1998, è stata anche presidente del Population Council, con base a New York, un''organizzazione creata nel 1952 da John D. Rockefeller per promuovere il proprio programma eugenetico con la scusa della “pianificazione familiare”, dei mezzi contraccettivi, della sterilizzazione, e del “controllo della popolazione” nei paesi in via di sviluppo.

Tra gli altri membri del consiglio di amministrazione del GCDT troviamo: Lewis Coleman, ex dirigente della Bank of America e attualmente capo della Hollywood DreamWorks Animation, che dirige anche il consiglio di amministrazione della Northrup Grumman Corporation (una delle più grandi industrie belliche statunitensi appaltatrice del Pentagono); Il brasiliano Jorio Dauster, che è anche presidente del consiglio di Brasil Ecodiesel ed è stato ambasciatore del Brasile presso l'Unione Europea e capo negoziatore del debito estero per conto del Ministero delle Finanze del suo paese. Dauster è stato inoltre presidente dell'Istituto Brasiliano per il Caffè e coordinatore di un progetto per la modernizzazione del sistema brevettuale brasiliano, che comportava tra l'altro la legalizzazione dei brevetti sui semi geneticamente modificati, fino a poco tempo fa vietata dalle leggi del paese; Cary Fowler, il direttore esecutivo del fondo, ex-consigliere senior del direttore generale di Bioversity International, dove rappresentava i Future Harvest Centres del CGIAR nei negoziati sull'International Treaty on Plant Genetic Resources. Negli anni '90 ha diretto l'International Program on Plant Genetic Resources della FAO, adottato da 150 paesi nel 1996. È stato anche membro del National Plant Genetic Resources Board statunitense e del comitato dei garanti dell'International Maize and Wheat Improvement Center in Messico, un altro progetto della fondazione Rockefeller e del CGIAR; l'indiano Mangala Rai, segretario del DARE (Department of Agricultural Research and Education) indiano, e direttore generale dell'ICAR (Indian Council for Agricultural Research), che è anche membro d'amministrazione dell'IRRI (International Rice Research Institute). della fondazione Rockefeller, che ha promosso il primo grosso esperimento sugli OGM a livello mondiale, il super acclamato "riso d'oro" che risultò un fallimento.

Cosa nasconde dunque il progetto?



Ad utlizzare la banca di semi saranno in primo luogo i giganti mondiali dei brevetti OGM, Monsanto, DuPont, Syngenta e Dow Chemical. Ricordiamo che, dagli inizi del 2007, la Monsanto e il governo statunitense posseggono il brevetto mondiale della tecnologia “Terminator”, o GURT (Genetic Use Restriction Technology), grazie alla quale un seme commerciale brevettato si “suicida” dopo il primo raccolto, il ché assicura alle aziende private del biotech un controllo totale che si accompagna a quello sulla catena alimentare, poiché obbliga i contadini a rivolgersi ogni anno alla Monsanto, o a un altro fornitore di semi OGM, per comprare nuovi semi per il riso, la soia, il grano, il frumento o qualsiasi altro tipo di raccolto di cui abbiano bisogno per sfamare la popolazione. Se riuscissero a diffondere il Terminator a scala mondiale, potrebbe bastare un decennio o poco più per trasformare la maggior parte dei produttori alimentari in nuovi servi feudali, schiavi di tre o quattro gigantesche aziende di semi. Aziende che hanno sviluppato e diffuso nuove sostanze quali la diossina, i PCB, l'Agente Arancio, che hanno nascosto per decenni le prove evidenti delle conseguenze cancerogene e degli altri severi danni per la salute umana legati all'uso di sostanze chimiche tossiche, che hanno insabbiato accurati rapporti scientifici sul fatto che il glifosate, ingrediente essenziale dell'erbicida Roundup della Monsanto, il più diffuso al mondo e legato all'acquisto della maggior parte dei semi ingegnerizzati geneticamente, è tossico quando si riversa nell'acqua potabile (la Danimarca ha bandito il glifosate nel 2003, quando venne confermato che aveva contaminato le falde acquifere del paese).

La diversità conservata nelle banche dei semi genetiche è la materia prima per la riproduzione delle piante e per una grande quantità di ricerche biologiche di base. Varie centinaia di migliaia di campioni vengono distribuiti ogni anno proprio per questo scopo. La FAO elenca circa 1.400 banche di semi in tutto il mondo, in buona parte gestite dal governo statunitense, ma anche da Cina, Russia, Giappone, India, Corea del sud, Germania e Canada. Il CGIAR gestisce una catena di banche dei semi in centri selezionati in tutto il mondo; controlla la maggior parte delle banche di semi private, dalle Filippine alla Siria e al Kenia. Complessivamente, le banche di semi posseggono attualmente oltre sei milioni e mezzo di varietà di semi, quasi due milioni dei quali “diversi”.

Ma da cosa proteggere i semi?

Secondo il professor Francis Boyle, che stese il progetto di Biological Weapons Anti-Terrorism Act del 1989, varato dal Congresso americano, ed è autore del libro “Biowarfare and Terrorism”, il Pentagono sta “adesso attrezzandosi per combattere e vincere la guerra biologica” nel quadro delle due direttive strategiche nazionali di Bush adottate, come lui stesso sottolinea, “senza conoscenza e esame pubblico” nel 2002. Boyle aggiunge che nel solo periodo 2001-2004 il governo federale ha speso 14,5 miliardi di dollari per lavori.

civili legati alla “bioguerra”. Nel contesto del progetto “BioSchield”, il Dipartimento per la Sicurezza della Patria (Homeland Security) sta spendendo 5600 milioni di dollari per lo stoccaggio di vaccini e medicinali contro l’antrace, il vaiolo e altri agenti del bioterrorismo. Il progetto ha subito ritardi e difficoltà operative, ma, il 12 dicembre 2006, il Congresso ha adottato una legge che destina un preventivo di 1000 milioni di dollari al finanziamento di tre anni di ricerche supplementari nel settore privato. Boyle afferma che gli attacchi realizzati nell’ottobre del 2001 mediante lettere contaminate con antrace indirizzate ai senatori democratici Thomas Daschle e Patrick Leahy provano che gli Stati Uniti dispongono di antrace utilizzabile per usi militari.

Richard Ebright, biologo della Rutgers University, stima che oltre 300 istituti scientifici e circa 12.000 persone abbiano attualmente accesso negli Stati Uniti a patogeni adatti alla guerra biologica. Esistono 497 finanziamenti del NIH americano per ricerche nel campo delle malattie infettive potenzialmente utilizzabili nella guerra biologica, ovviamente giustificate come difesa contro possibili attacchi terroristici, oggi tanto di moda.

Molti fondi del governo spesi per la ricerca sulla guerra biologica sono destinati all'ingegneria genetica. Jonathan King, professore di biologia al MIT, sostiene che “la crescita dei programmi bioterroristici costituisce un grave pericolo emergente per la nostra stessa popolazione”, e aggiunge che “anche se questi programmi vengono sempre definiti difensivi, nel caso delle armi biologiche i programmi di difesa e offesa coincidono quasi completamente”.

Autore: Alessio Mannucci - Blog: viaggioallucinante2

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