Fisica ...tra Scienza e Mistero (Universo,Energia,Mente e Materia)

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 Secondo gli egizi il mondo era sferico

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pier



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MessaggioOggetto: Secondo gli egizi il mondo era sferico   Gio Gen 13, 2011 3:54 pm


Cari lettori, mi accingo a descrivere una mia teoria che attraversa con non poche eventuali contraddizioni, dovute alla mia indomabile e indelicata, e a volte, trasgressione che se pur con un minimo di fondamento, potrebbe far cadere il castello di carte che ho costruito idealmente.

Non lo faccio per nomea ma per desiderio di comunicare, poi se raggiungo il traguardo di discuterne con voi, tanto di guadagnato: pensavo che non avessi scritto tutto su ciò che potessero significare sia le piramidi Egizie che Maya, che rappresentino la stessa scienza, e per loro non solo ciò ma anche la consapevolezza della conoscenza che portava ad un’unica verità.

Erano, questi popoli, come ho supposto, legati a molte problematiche, per cui tutto ciò che li obbligava a oltrepassare non solo limiti fisici ma anche psicologici con una base scientifica che poteva essere, pur con un pizzico di avanguardia rispetto alla nostra, ricadere nella normalità nel loro proseguimento dei giorni, mesi, anni. Vorrei farvi sognare come io mi sono permesso, ma non voglio mettere il carro d’avanti ai buoi, e, procedere secondo canoni che rispettino forme, ragioni, sentimenti; quindi se consideriamo una forma archetipa di comunicazione a quei tempi, cioè la telepatia o chissà quale altro definibile sistema, potesse esserci tra Maia ed Egizi un canale di “accorciamento” delle distanze che impedisse alla lontananza l’escludere un virtuale contatto fisico.

Ammesso ciò, per ora dobbiamo considerare che queste costruzioni non erano erette a caso, come molti interpreti si sono incaricati di esporre e a volte giustificare un mistero che non veniva a galla, per cui io con l’assistenza di chi mi conosce e un tantino mi rispetta, dichiaro che il legame tra le due costruzioni esiste, se consideriamo le classiche e quasi intatte Egizie e Maya, ammesso ma non concesso moralmente, secondo queste due civiltà esistesse la certezza che la terra fosse tonda, ma non fermiamoci qui perché per degli ottimi astronomi tutto ciò potesse essere considerato evidente, per cui la loro prevista decadenza dovuta e al disfacimento dell’impero Romano e d’altra parte dalla disastrosa invasione Spagnola, dovesse tramandarci un alto estremo segnale di contatto temporale ai posteri che potessero adeguarsi al loro passato di tradizioni a livello e temporale relativo e geografico.

Mezzo universo? O al limite un universo sopra la piatta terra ed uno sotto! Erano liberi da legami che poi si sarebbero rivelati obbligatori per un armonico crescere consapevole della nostra civiltà. Allora cosa mi spinge ad osare di proporre ma non imporre la questione che sicuramente l’una e l’altra delle piramidi fossero connesse tramite le due basi, senza preferenza di ordine orientatore, che rappresenta le due costruzioni: la prima, più lontana ma non per questo la meno complessa, essa contiene in se, all’occhio di un intraprendente e anche impulsivo osservatore, che, confesso, non si ferma di mescolare, nella sua articolazione nel far emergere ogni sfaccettatura del complesso piramidale, ebbene la differenza più evidente tra le due costruzioni è che la Maya è corredata da scalinate che arrivano al tempio di superficie quadrata, che nella simbologia dei nostri avi significava l’aspetto terrestre, mentre le Egizie sicuramente non erano concepite per attraversarle dall’esterno bensì dall’interno.

Quali “potrebbero essere” e qui accettatemi ma anche comprendetemi, le scale, cioè la manifestazione, a mio parere dell’intenzione di rappresentare una costruzione prismatica, se considerata dalla base, che fosse percorsa da un fascio luminoso policromatico, che all’interfacies con un altro mezzo trasparente si, ma di diverso indice di rifrazione, formante un ventaglio di luci colore di cui parleremo in seguito. Altro passo, sarebbe il considerare il tempio che sormonta la piramide, dove ogni sacrificio è stato ammesso, un diottro di natura minerale denominato dagli addetti “cristallo di rocca” e per noi quarzo, che sarebbe se vogliamo il mezzo su cui contare per un discorso a livello optoelettronico, in effetti il quarzo consiste nelle sue proprietà in un circuito RLC, di proprietà elettromeccaniche e naturalmente ottiche, e, considerando la forma del tetto spiovente, per mia supposizione, quattro prismi, ecco perché in precedenza avevo preannunciato la presenza di un ventaglio di luce, dovuta appunto alla presenza di questi prismi.

Come far convergere ora le due costruzioni in un edificio teorico unico e a mio avviso unicamente personale, dato che sarebbe difficile assorbirlo e prenderlo seriamente? Io confido di più allo spettatore suscettibile ma comprensivo che nel passivo ma integralista, secondo me se si collegano tra loro, e cercherò di dimostrarlo, le due piramidi con gli attributi appena esposti celerebbe il mezzo per ottenere la levitazione dei corpi o forme di energia a noi sconosciute. Ho provato e riprovato, ma senza alcun risultato, di costruire una solida teoria che si tenesse in piedi, perché se consideriamo che entrambe le civiltà conoscessero la corrente dall’effetto piezoelettrico dei cristalli minerali, conoscessero la luce visibile e la sua scomposizione in colori luce tramite il prisma, e allora se volevano arrivare a sfruttare questa inesauribile fonte di energia, e convertirla forse casualmente in un’opera da manuali del campo elettrico e magnetico per originare quel campo gravitazionale dato che ne erano consapevoli, che si può ottenere solamente ad alte energie dell’ordine dei raggi gamma che attraversano, si la materia, ma la influenzano in determinate condizioni.

All’interno delle particelle elementari coabitano quark che nel protone sono dell’ordine +2/3 due volte mentre la carica -1/3 una volta, per cui la somma è +1 il neutrone contiene due cariche da -1/3 ed una da +2/3 con contributo nullo, se ammettiamo che l’atomo e i suoi quark legati dai gluoni possono essere attraversati da raggi gamma, assorbendoli contemporaneamente ad una conseguente cessione di un altro tipo di energia composta da gravitoni dovuti agli univocamente attivi quark, per cui si avrebbe un sistema all’interno del nucleo che assimilerebbe il fotone gamma con i suoi intensi e interferenti campi B ed E con recupero e innesto di quel tanto che influenza il bilancio e di materia che di energia, in altre parole come ci insegnano i nostri eminenti professori di ingegneria chimica dove in un sistema ci sono flussi entranti in un ambiente dove si, si accumula energia ma la si genera per ottenere un flusso in uscita che segue determinate regole di bilancio, pur avendo trasformato la natura stessa del contributo energetico.

Comunque, ricapitolando, il campo E del fotone gamma influisce sulla carica del quark cedendole quell’energia sufficiente per un salto di livello quantistico, con il risultato di ottenere o una maggiorazione in volume del quark o una sua cessione di energia di altra specie, tipo i gravitoni e d’altra parte il fotone gamma ne uscirebbe depotenziato, con variazione di ampiezza e/o frequenza. Come è possibile ottenere tutto ciò nell’ambito del discorso un po’ voluto ed immaginato da me, delle piramidi? Il problema trattasi di estrarre o convertire gli unici campi elettromagnetici disponibili in quell’era, cioè i visibili con un range di lunghezza d'onda da 770 nanometri a 450 nanometri, e lo sfruttamento dei campi elettromagnetici ottenuti dalla motilità del quarzo.

Partiamo ora dai punti fermi, la costruzione con alla sua sommità il cubo di quarzo, indica che lo si debba utilizzare e come elemento rifrattivo, poiché trasparente e prismatico, credetemi per questo assurdo accostamento, ma aveva, il tempio un tetto spiovente, cioè quattro prismi, nonché come elemento produttore sia di elettricità che conseguentemente di elettromagnetismo, dell’ordine di una mezza lunghezza d’onda pari alla dimensione del lato del cubo di quarzo, se poi vogliamo applicare per ogni lato della superficie quadrata, tre serie di antenne slot concentriche con apertura di ogni fenditura h in incremento partendo dalla prima all’interno, numerandole partendo dall’esterno rispettivamente con 1, 2 e 3 allora se con opportune cavità risonanti, che hanno il compito esclusivamente di circuito RLC che amplifica il segnale di ingresso, puntare sulla caratteristica che le fessure slot possono funzionare da antenne riceventi e da trasmittenti, per cui, se 1 e 3 trasmettono, la 2 riceve, mentre, in un secondo tempo se la 2 trasmette, 1 e 3 ricevono.

A questo punto dato che le fenditure hanno un’apertura differente, si ottiene dalla 3 ricevente un incremento di frequenza quando in seguito trasmette, altro tipo di antenne da inserire nella più piccola delle tre slot, sono antenne micro strip, per formare campi volutamente significativi. Ora, come si riporta dal Vangelo, Gesù disse: non si mette una toppa nuova in un vestito vecchio e prendendo questa asserzione, il problema è ora capire dove la nostra tecnologia può sostituire, con oculate trasformazioni il complesso oggetto di piccole dimensioni, che ho descritto per utilizzarlo in quelle tanto attese navi, se ogni questione viene ponderata.

Cosa fare di questo strumento dalle presunte, molteplici funzioni? Innanzitutto ci avvicinerebbe con un occhio più rivalutativo delle due civiltà, una considerazione di comunanza del nostro passato, sia Egizio che Maya, e io metterei la nostra civiltà, che se fosse vero ciò che ho scritto, purtroppo mancano le basi empiriche, darebbe un altro senso interpretativo del “essere” invaso dalla natura e non dalla tecnologia che noi tanto consumiamo giornalmente. Basta, io ho lanciato il sasso, spero ritorni indietro con la dovuta energia donata da un sistema multiforme che ho appena descritto. Vi saluto: Francesco.
By Francesco Conti



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