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 Scienza, un anno di scoperte

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MessaggioOggetto: Scienza, un anno di scoperte   Sab Dic 31, 2011 11:05 am


Neutrino e bosone in poleCon Televideo in viaggio tra laicità e religiosità
di Emanuela Gialli

“Sono trascorsi quindici miliardi di anni - uno più uno meno, poco importa- dal Big Bang, la grande esplosione che produsse la materia e l’energia nella forma che ci è nota, la stoffa di cui è fatto l’universo. In questi quindici miliardi di anni, una parte della materia si è trasformata nella vita, ha preso coscienza, e da oltre un milione di anni ha assunto il nome di ‘genere umano’ sul nostro pianeta. Come escludere che ciò sia accaduto anche su altri mondi, con nomi e con forme diverse?”. E’ questo che si legge sulla seconda di copertina del libro “Cosmo”, di Carl Sagan, pubblicato nel 1981 da Mondadori. Sagan è stato Direttore del laboratorio di Studi Planetari e titolare della cattedra di Astronomia e Scienze spaziali alla Cornell University, Ithaca, di New York. Astronomo e divulgatore scientifico. E’ morto nel 1996. Il suo libro è fantastico, ma non fantascientifico. Vi si trovano citazioni dei Maya, dei Sumeri. E poi riferimenti a principi universali tratti dalla Bibbia, o filosofici, come quelli estrapolati dai “Pensieri” di Blaise Pascal.

Oltre quindici miliardi di anni dal Big Bang. Su queste colonne si è parlato del Big Bang, ora come simbolo, ora come evento scientifico e tecnico da analizzare.

Marzo, Laboratori del Gran Sasso, L’Aquila. Il Premio Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia, si sofferma con i giornalisti sulla notizia del momento: lo tsunami in Giappone, conseguente al sisma dell’11 marzo, che ha danneggiato i reattori della centrale di Fukushima.
“Quello che è accaduto in Giappone, avrà conseguenze enormi per il futuro”, dice Rubbia a Televideo.
Il nucleare va spazzato via?
Io non ho detto questo. Sarebbe troppo facile sostenerlo. Occorre invece una riflessione profonda sui motivi che hanno portato alla drammatica situazione in Giappone.
Ma si potrebbe cominciare a pensare anche al torio?
Le posso dire quali sono i numeri. Per sviluppare mille Megawatt di occorrono ogni anno 200 ton di uranio naturale, per un reattore nucleare, oppure 3,5 milioni di carbone, mentre sarebbe sufficiente una ton di torio, l’anno.
Sul piano della sicurezza?
Con il torio non si parlerebbe più di bomba atomica, di Chernobyl, nè di scorie. Il reattore al torio non ha il problema delle fughe radioattive, perché il reattore è controllato da un fascio di particelle. Si spegne il fascio, si ferma il reattore.
Si trova facilmente in natura?
E' molto più abbondante dell'uranio. E' reperibile tanto quanto il piombo. Le riserve di torio conosciute in Cina sono sufficienti per 20 mila anni di produzione di elettricità alla potenza totale di oggi. In India, basterebbero per 30 mila anni. E dico un'altra cosa: l'Italia è ricca di torio, soprattutto nella zona degli Appennini, in Umbria e anche qui, in Abruzzo.

Ma Rubbia a marzo si trovava al Gran Sasso anche per presentare il suo progetto “Icarus”, inaugurato nel maggio del 2010, che studia il Big-Bang, perché è un “cacciatore di materia oscura”. "La materia oscura è la cosa più straordinaria ancora da capire, e' una parte della materia che ci attraversa, che ci domina e che noi non conosciamo", ha spiegato ancora Rubbia a Televideo.

Nel romanzo di Dan Brown, “Angeli e Demoni” ,una ricercatrice gira con un’ampolla di antimateria, per distruggere l’universo. Pura immaginazione? A novembre del 2010, 38 atomi di antidrogeno furono catturati al Cern di Ginevra per decimi di secondo. Nel maggio scorso, i ricercatori del Rhic, Relativistic Heavy Ion Collider, l’acceleratore di particelle che si trova nei laboratori nazionali di Brookhaven, a Long Island, sotto la direzione del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, hanno fissato un nucleo di anti-elio 4, chiamato particella Alfa. Lucia Votano, direttore del Laboratorio del Gran Sasso, con l’occasione ha risposto alle domande di Televideo.

Ci tolga un peso, dottoressa Votano. L’antimateria è veramente così prevalente e distruttiva, come racconta Dan Brown? Voi scienziati avete sempre detto che il “Big Bang” ha sprigionato una quantità enorme di materia e di antimateria, ma che ha vinto la prima, altrimenti l’Universo non ci sarebbe mai stato.
L’anti-materia è la materia con carica opposta, guardata allo specchio. Quando si incontrano si “annichilano” (da “annihilation”, termine inglese), si annullano trasformandosi in energia. Più esattamente, dopo il Big Bang, a causa della piccola dissimmetria creatasi tra materia e antimateria ha prevalso la prima. Quindi si è annichilita l’antimateria.
E l’hanno intrappolata al Cern?
L’antimateria esiste da sempre, per esempio si trova nei raggi cosmici nell’atmosfera. E’ stata teorizzata alla fine degli anni venti del secolo scorso. E la prima particella trovata è stata quella del positrone. Basti pensare alla Pet (Esame diagnostico oncologico, ndr), la Positron Emission Tomography, che utilizza il positrone, l’antiparticella dell’elettrone. Occorre spiegare che quello che sono riusciti a catturare è l’antidrogeno, cioè un atomo completo. Un atomo di idrogeno normale è fatto da un protone e da un elettrone che gli ruota intorno. L’antiatomo di idrogeno è composto dall’antiprotone e dal positrone, antiparticella dell’elettrone. Al Cern hanno intrappolato per circa un decimo di secondo 38 atomi di antidrogeno, facendo avvicinare l’antiprotone e il positrone, in modo da ricostituire l’antiatomo. Poi li hanno “confinati” per un tempo relativamente lungo, perché se fossero entrati in contatto con la materia ordinaria si sarebbero “annichiliti” subito.
Per il matematico Piergiorgio Odifreddi , quello del Cern è sicuramente “un ottimo risultato, ma non stupefacente per la scienza”. Anche lei la pensa così?
E’ importante dal punto di vista tecnico e tecnologico e della capacita’ di realizzazione di campi magnetici speciali per intrappolare gli antiatomi. E’ dunque propedeutico, rispetto a eventuali scoperte future. Perché lo scopo ultimo della ricerca è comunque ancora una volta quello di capire sottili differenze tra l’antiatomo e l’atomo e di riflesso la dissimmetria tra materia e antimateria del “dopo Big Bang” e arrivare a spiegare perché l’Universo è fatto solo di materia.
E anche cosa ha scatenato il “Big Bang”?
Bella domanda questa, ancora nessuno lo sa. Diciamo che nell’”istante zero” c’era solo energia pura, poi perché l’energia stava lì, proprio non lo sappiamo. Tornando all’antimateria intrappolata dal Cern, non credo che nessuno prenderà mai il premio Nobel per questo risultato, mentre per l’antineutrino sì, perché sarebbe una scoperta di fisica fondamentale.

Il direttore dei Laboratori di Fisica Nucleari del Gran Sasso aveva con questa frase preconizzato ciò che poi è avvenuto qualche mese più tardi, in estate, sotto il massiccio abruzzese: venne individuato il neutrino più veloce della luce.

Si è gridato subito alla “rivoluzione”. Ma il responsabile del progetto, l’italiano Antonio Ereditato, dell’ Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), che collabora con il Cern, da dove i neutrini, vengono inviati al Gran Sasso, ha voluto da subito mantenere un “low profile” e parlare soltanto di “misurazioni”, attendibili sì, ma tutte da verificare. Nei seminari organizzati nei giorni successivi all’annuncio, i ricercatori impegnati nel Progetto hanno spiegato in che modo fossero arrivati a un risultato così sorprendente. Tra algoritmi, equazioni algebriche, orologi atomici e Gps il dato emerso era uno e uno soltanto: il fascio di neutrini spediti dal Cern al Gran Sasso avevano coperto la distanza fra i due centri alla velocità di 300.006 chilometri al secondo, 6 chilometri oltre il limite teorico, cioè quello fissato dalla teoria di Einstein e applicabile, tra l’altro, esclusivamente alle particelle prive di massa. E invece i neutrini svizzero-italiani la massa ce l’hanno eccome, anche se infinitesimale.

Una misura da verificare, dunque. Qualche giorno fa il primo test, sempre sotto le rocce dell’Appennino abruzzese e sempre nell’ambito del progetto-padre, “Opera”. Tutto confermato. Ma qualcuno non ci sta. Non un “qualcuno” qualsiasi, ma gruppi di scienziati della comunità internazionale che lavorano gomito a gomito, ogni giorno, sotto il Gran Sasso. Perché “Icarus” (Immaging cosmic and rare underground signals), ritornando a Rubbia, è un enorme rivelatore contenente 600 tonnellate di Argon liquido e esamina "eventi rari", tra questi le interazioni dei neutrini.

Già a settembre si era sparsa la voce che alcuni studiosi dei 30 gruppi della collaborazione “Opera” non abbiano voluto firmare il documento ufficiale. “Dieci ricercatori del Cern hanno ritenuto legittimamente di non firmare il preprint dei risultati”, aveva allora spiegato Ereditato. Poi però le contestazioni sono arrivate da un altro esperimento in corso al Gran Sasso, “Icarus”, che si ricollega a teorie d’oltreoceano. Provenienti da Boston. Due fisici dell’Università, Andrew Cohen e il premio Nobel Sheldon Glashow, hanno sostenuto che se il neutrino superasse effettivamente la velocità della luce, dovrebbe perdere energia al punto da non riuscire a percorrere i 730 km tra il Cern e il Gran Sasso e dunque a non arrivare a destinazione. In base a quale legge dicono questo Mr. Cohen e Mr. Glashow? A spiegarlo a Televideo è stato Fernando Ferroni, presidente dell’INFN, fresco di nomina, subentrato a Roberto Petronzio. “Esiste un lavoro teorico di Glashow il quale dice che se una particella va più veloce della luce nella fisica che noi conosciamo questa particella deve perdere energia. Questo è in analogia con un fenomeno osservato in tutte le particelle che vanno più veloci della luce, cosa quest’ultima possibile non nel vuoto ma in un mezzo, come ad esempio nell’acqua. La luce per esempio nell’acqua non va alla sua velocità ma più piano, perché si deve dividere la velocità della luce per l’indice di rifrazione che nell’acqua è di “1,4”, quindi la luce nell’acqua va meno veloce del 40%. Però una particella di acqua può andare più veloce della luce, a questo punto perché non è limitata dall’indice di rifrazione ma è condizionata solo dal fatto che possa essere mandata più o meno veloce o sparata con l’acceleratore. In tal caso però attenzione: la particella perde energia, perché emette radiazione. Quindi alla fine di questo percorso nell’acqua la particella esce con un’energia minore rispetto a quella che aveva all’ingresso. E questo è l’”effetto Cerenkov”. Ma il neutrino di “Opera” si muove nel vuoto, no? “Però l’indice di rifrazione nel vuoto è di “1”, dunque ugualmente emetterebbe radiazione e di conseguenza, secondo Glashow, si deve indebolire e perdere energia. Cioè quando arrivano, i neutrini devono avere un’energia diversa, rispetto a quella di partenza”.

Invece gli scienziati di “Icarus” affermano che i neutrini targati Italia-Svizzera giungono a destinazione in Abruzzo con la stessa energia. Ha spiegato Ferroni: “Allora, dice Glashow, i neutrini non sono più veloci della luce”. A questo punto come si esce da questo “cul de sac” scientifico? Ferroni è stato chiaro: “Io e molti altri colleghi pensiamo che se la particella va più veloce della luce, e nessuno sa ancora perché, non si possono usare teorie ‘normali’ per spiegarlo. Serve qualcosa di più importante. Non si possono invocare teorie che si applicano a particelle ‘normali’ per spiegare il comportamento di questa particella che sembra molto anormale”. Nulla da eccepire al riguardo. Di nuovo però la domanda: “Come se ne esce?”. Secondo Ferroni, “da un lato c’è un esperimento che deve fare solo misure, dall’altro il teorico che fa il suo mestiere. Ma non si può dire che siccome il teorico sostiene che non può succedere allora non succede. Questo non è previsto. Invece bisogna guardare ai nuovi test, sempre al Gran Sasso, ma soprattutto, e questa sarà la cosa che mi convincerà più di tutte essendo comunque anch’io scettico, è necessario attendere i risultati di esperimenti in altri posti e che siano completamente indipendenti. Cioè, che non usino lo stesso fascio di neutrini, non usino lo stesso Gps, etc.. Ne sono previsti due negli Stati Uniti e in Giappone e prima o poi sapremo”. Quando? Ferroni si è sbilanciato: “Entro il 2012”. E un pronostico quale potrebbe essere? Qui Ferroni è tornato ad essere prudente: “Mi gioco la tripla: 1X2”. Ma se i risultati venissero confermati, per Ferroni “sarà la rivoluzione del XXI secolo, vorrà dire che la fisica avrà fatto un passo avanti, come molto spesso è già accaduto in passato. Ogni tanto esce una cosa che sconvolge tutto”. E gli scienziati si stanno già attrezzando, stanno cioè già con la mente rivolta a questa “rivoluzione”? ”I teorici sicuramente sì, stanno scrivendo molti articoli. Noi invece siamo sperimentali, ce la prendiamo con un po’ più di calma”.

Pochi i dubbi da Antonino Zichichi che a Televideo ha parlato al riguardo di certezze. Tutte personali.

“Se la misurazione venisse confermata, prima di tutto bisognerebbe capire perché il neutrino va più veloce della luce. Perché questo fa a pugni con tutto quello che finora abbiamo capito. Ad esempio, lo studio nel quale mi trovo ha un’altezza, una lunghezza e una larghezza. Giusto? Tre dimensioni di spazio. In più ci dobbiamo mettere il tempo. E una delle conquiste della Relatività è che queste quattro cose stanno insieme, nella cosiddetta dimensione spazio-tempo. Se la scoperta sarà confermata bene, si potrà concludere che lo spazio-tempo non può avere solo 4 dimensioni. Io dico che ne potrebbe avere 43”. Perché, professor Zichichi? “Perché il ‘supermondo’ prevede questo. Ed io da molto tempo studio la matematica del ‘supermondo’, senza trovare però prove sperimentali. Quella del neutrino superveloce potrebbe essere la prima prova dell’esistenza del supermondo. Ma solo ripeto se questa misurazione venisse confermata”. Quali altre dimensioni potrebbero esserci? Ce ne può dire qualcuna? Oltre le 4 che conosciamo quali potrebbero essere le altre dimensioni secondo Lei? “Il ‘Big Bang’ è avvenuto in uno spazio-tempo a 43 dimensioni. Poi queste dimensioni si sono espanse, ma le altre sarebbero rimaste compresse. Attenzione, però: queste cose le sto dicendo senza essere sicuro della scoperta che hanno fatto. E senza conferma, non c’è scienza”.

A pochi giorni dal Natale, un altro annuncio shock, dal Cern di Ginevra: trovate tracce del “bosone di Higgs”, o “particella di Dio”. A Televideo, l‘astrofisica Margherita Hack ha spiegato cosa è realmente accaduto.

Come già è successo per il neutrino più veloce della luce, anche questa volta, c’è chi ha arricchito di significati la novità scientifica e chi l’ha minimizzato. Quanto è importante ciò che hanno rilevato al Cern sul bosone?
"Sarà molto importante se riusciranno a confermare i risultati. Alla base di tutto c’è una Teoria e un modello standard di riferimento che spiega tutti i fenomeni osservati per le particelle elementari. Però questa teoria prevede che esista una particella, il bosone, che avrebbe una massa molto maggiore della massa del protone, che è il nucleo dell’atomo di idrogeno, la quale dimostrerebbe come le altre particelle acquistano massa. In un certo senso si potrebbe dire che il bosone sarebbe il babbo o la mamma di tutte le altre particelle. Il bosone però finora era un’ipotesi. Bisognava appunto trovarlo. Siccome c’è equivalenza fra massa ed energia, se abbiamo a disposizione sufficiente energia si può creare una particella. Il Cern disponeva della maggior quantità di energia proprio nella speranza di riuscire a trovare il bosone. Finora ogni risultato era stato negativo. Ora sembra che cominci ad esserci qualche indizio, qualche traccia, di questo bosone. Questo sarebbe molto importante, perché se non si trova il bosone le alternative sono due: o non c’è sufficiente energia per produrlo o la teoria è sbagliata e bisogna cambiarla. Se si riesce a trovare, potrebbe spiegare anche concretamente il modo come si sono create tutte le altre particelle elementari. Quindi aspettiamo il risultato. Che se confermato, sarebbe importante perché arriverebbe a pochi giorni dall’altra sensazionale notizia per la quale il neutrino avrebbe viaggiato a una velocità superiore a quella della luce dal Cern al Gran Sasso".
Perché sono così importanti le particelle elementari?
Perché la materia è fatta di particelle. Noi stessi siamo fatti di particelle. Gli atomi, le molecole che costituiscono il nostro corpo sono fatti di particelle. Vuol dire capire l’intima essenza della materia. Quanto aggiunge, o aggiungerebbe di fatto se confermata, alla nostra conoscenza questa notizia? Significherebbe capire cos’è realmente la materia. E’ curiosità: la curiosità di conoscere la natura. Questa curiosità, che sembra non abbia altro scopo che la curiosità stessa, può portare invece a risultati applicativi estremamente importanti. Ad esempio Einstein vinse il premio Nobel all’inizio del Novecento per le sue ricerche sull’effetto fotoelettrico. Sembrava che fosse ricerca pura, che servisse a capire solo la struttura della materia. Mentre dall’effetto fotoelettrico sono derivate tutte le ‘diavolerie’ elettroniche che allietano, o complicano, a seconda dei punti di vista, la nostra vita.
Ancora però non sembra sia chiaro perché il bosone viene chiamata ‘particella di Dio’? Spiega l’origine del Mondo?
Spiegherebbe l’origine delle particelle. Ripeto, ‘particella di Dio’ nel senso che sarebbe il babbo e la mamma di tutte le particelle. Quindi il bosone sarebbe l’elemento che spiega la formazione della materia.
Anche il neutrino è una particella. Come definirlo? Dove si trova? A cosa serve?
Il neutrino è una particella che non ha carica, è appunto neutra, con una massa estremamente piccola, tanto che si pensava fino a poco tempo fa che addirittura non l’avesse. Che il neutrino cioè fosse come il fotone, che è una particella di luce priva di massa. Invece la massa c’è, è stata misurata e si sa che è più piccola di un centomilionesimo della massa dell’elettrone. Il neutrino è un po’ strano, birichino, perché cambia aspetto, si può trasformare cioè da neutrino elettronico, in muonico o neutrino tauonico. I neutrini vengono prodotti in gran quantità nelle redazioni nucleari che avvengono all’interno delle stelle, quindi anche nel Sole. E siccome si conosceva bene l’interno del Sole, si sa che temperatura ha, che densità, si sapeva anche che dovevano arrivare tot neutrini e invece se ne trovavano sempre di meno. E questo è stato un grosso mistero negli anni Sessanta: tutte le misurazioni registravano questo difetto, questa mancanza di neutrini. Come mai? Gli scienziati hanno proposto un’idea innovativa, hanno cioè ipotizzato che cambiassero aspetto nel loro viaggio dal centro del Sole alla superficie. Perché allora i misuratori potevano rilevare solo i neutrini elettronici. Però se questi nel corso del viaggio dentro il Sole da elettronici si trasformano in muonici o tauonici, dicevano i ricercatori, non li misuriamo più. Allora è partito l’esperimento “Opera”, dal Cern al Gran Sasso, che consiste nell’inviare fasci di neutrini muonici e vedere se al Gran Sasso arriva un neutrino diverso. Così dopo miliardi di neutrini muonici abbiamo ricevuto un neutrino tauonico, confermando l’ipotesi degli scienziati. Il “mistero del neutrino mancante” è stato dunque risolto. Poi si è visto anche che la velocità è superiore a quella della luce.
Secondo Lei, professoressa Hack, è una coincidenza che nel giro di pochi giorni siano stati fatti due annunci così rilevanti per la scienza? Queste scoperte così ravvicinate,l’una all’altra, entrambe con al centro l’attività del Cern di Ginevra, dove lavorano ricordiamo molti italiani, sono una coincidenza?
E’ un caso.

Con il professor Antonino Zichichi, il discorso è proseguito fino a osare una domanda: Si può semplificare? Il “bosone” potrebbe spiegare l’origine del mondo, nel senso che senza il bosone il mondo non sarebbe nato niente?
No, no, no! L’origine del mondo è nel “Big Bang”. Attenzione: quando è scattato il “Big Bang”, le leggi fondamentali della natura erano tutte scritte, inclusa l’esistenza del bosone di Higgs, ovvero la “Particella di Dio”, ovvero era già stato scritto, nell’istante del “Big Bang”, che doveva esistere la “Particella di Dio”. Allora il tempo era computato in modo diverso. Quanto dura questa nostra conversazione? Cinque minuti. Bene. Il nostro cuore batte al ritmo di un colpo al secondo. Ma il ritmo del “Big Bang” è cinque volte un miliardesimo di secondo. Quindi, l’istante del “Big Bang” è piccolissimo, non è come il nostro cuore.
Perché dice che tutto questo è stato scritto ai tempi del “Big Bang”? E’ stato scritto da chi e quando? Nel momento in cui la Teoria fu elaborata?
Io mi riferisco a ciò che sappiamo: se non fosse stato scritto tutto, non potrebbe esistere il mondo.
Scritto da chi, professor Zichichi?
Se c’è una logica, ci deve essere un autore. Io dico che è Dio, gli atei dicono che è il “Nulla”. L’ateismo è un atto di fede nel “Nulla”. Un ateo non mi sa spiegare quello che è accaduto dal “Big Bang” ad oggi. Mentre il “Big Bang” si capisce se immediatamente si includono le leggi fondamentali. Alla base c’è una logica rigorosa. Che fine fatto questa logica? Ma qui stiamo parlando di filosofia, non più di fisica.
E’ bellissimo che lei riesca a coniugare queste due materie così essenziali per la nostra esistenza. E’ un vero miracolo. Cosa ci dobbiamo aspettare in futuro e ancora, Lei ci parla dal Cern di Ginevra: come mai queste due scoperte così sensazionali, il neutrino più veloce della luce e le tracce di “bosone”, a breve distanza l’una dall’altra?
Perché è stata messa in moto una struttura formidabile. La supermacchina che c’è qui è la più potente al mondo. Cominciamo finalmente a farla funzionare. Io sono stato membro del Comitato che ha deciso nel 1979 che il circuito dovesse essere di 27 km, non di 13, come volevano altri. E adesso stiamo studiando una macchina ancora più potente.
Stiamo parlando degli acceleratori di particelle, vero Professore?
Sì, acceleratori di protoni. Però mi scusi la sua domanda è enciclopedica. L’origine di tutto quello che facciamo sono le interazioni forti tra protoni e contro-protoni e neutroni. Noi portiamo queste particelle all’energia massima per produrre cose che non esistono nel nostro mondo. Tra queste cose c’è il “bosone di Higgs”. Perché finora non è stata scoperto? Perché la sua massa doveva essere più grande di 114 masse di protoni. L’avremmo potuta scoprire prima, se la macchina fosse andata a energia più alta. Conclusione: il motivo per cui ci sono tante novità è perché è in moto una struttura che è unica al mondo.
Una struttura che fornisce due diverse interpretazioni: si vuole dimostrare che certi elementi fondamentali della nostra esistenza derivano dal “caso”, dicono i più laici, altri invece possono dire che si creano per effetto di un disegno originario.
Però i laici non sanno dimostrare perché questi elementi fondamentali derivano dal “Kaos”. Se riescono a farlo, significa che hanno scoperto che non siamo figli di una logica che ha un autore, se invece non riescono, il loro è un mero atto di fede nel “Nulla”. Queste domande però non sono di fisica, mi scusi ancora, ma di filosofia.
L’acceleratore del Cern di fatto riproduce il “Big Bang” o no?
Ma no! Riproduce com’era il mondo un decimo di miliardesimo di secondo dopo il “Big Bang”. Sicuramente penserete: che tempo piccolissimo! Invece no: bisogna confrontare questo tempo con il battito del “cuore” del “Big Bang”, che è miliardi di miliardi di miliardi di volte più veloce del nostro cuore.

Laicità e religiosità dunque si fondono nella scienza, perché ogni ricercatore, ogni studioso, e anche ogni giornalista che di questa materia si occupa, porta con sé i suoi “fondamentali”, da applicare alla conoscenza. Quella conoscenza che è il preludio a una presa di coscienza dei problemi, pratici e morali, legati al vivere quotidiano, e condizione indispensabile per lo sviluppo interiore dell’individuo.

Buon anno.

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