Fisica ...tra Scienza e Mistero (Universo,Energia,Mente e Materia)

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 Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima

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Fausto
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MessaggioOggetto: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Mar Set 01, 2009 9:59 am

http://oloscience.blogspot.com/2009/08/fausto-intilla-dalla-teoria.html

Per chi volesse scaricarsi il PDF:
http://www.slideshare.net/Intilla/dalla-teoria-dellinformazione-al-concetto-di-anima-wwwolosciencecom

Uno dei concetti più fondamentali, nel mondo della fisica, scaturì dalla mente di Albert Einstein agli inizi del secolo scorso; tale concetto, che emerse dalla legge della Relatività Ristretta (esposta in un celebre articolo del 1905), dichiarava semplicemente quella che sarebbe presto divenuta la dicotomia più famosa al mondo, ovvero: l’equivalenza di massa ed energia (espressa con l’indimenticabile formula “E=mc^2” ).
Ciò che si arrivò a comprendere quindi, indubbiamente non con poche difficoltà a livello di “pura intuizione”, fu appunto questa sostanziale uguaglianza tra il concetto di massa e quello di energia. La massa, andava quindi considerata solo ed esclusivamente come una forma complessa di energia.
Di certo non fu facile per i fisici di un tempo, familiarizzarsi subito con questa nuova e straordinaria visione della realtà; di fatto occorsero parecchi anni, affinché gradualmente nel mondo accademico venisse pienamente accettata questa nuova “corrente di pensiero”. Una svolta decisiva a favore di questo nuovo paradigma, la diedero indubbiamente i due scienziati tedeschi Otto Hahn e Fritz Strassmann, quando nel dicembre del 1938, scoprirono la fissione nucleare. Bombardando l’Uranio con neutroni, scoprirono fra i prodotti di reazione alcuni elementi di numero di massa intermedio, come il Bario radioattivo, la cui presenza inizialmente era inspiegabile. Nel 1939, Lise Meitner e Otto Frisch, annunciarono la soluzione di questo enigma. Queste scoperte diedero quindi ad Einstein la conferma dell’equivalenza di massa ed energia, ben 34 anni dopo che egli l’ebbe prevista!

Sono trascorsi circa settant’anni, a partire da quel lontano 1939, e da allora sino ad oggi si può dire che la nostra visione della realtà, poggi ancora saldamente le sue basi sulla famosa equazione di Einstein (“E=mc^2”) e su ciò che sostanzialmente essa ci porta a considerare, ovvero: massa ed energia sono la stessa e identica cosa, ma con aspetti diversi e quindi, per ragioni di praticità, definite con nomi diversi.
In questi ultimi anni, grazie anche alle innumerevoli nuove scoperte nel campo della computazione quantistica, molti fisici hanno però iniziato a porsi anche la seguente domanda: Ma se la massa non è nient’altro che una forma complessa di energia, volendo andare oltre, in ultima analisi, quale sarebbe il “costituente fondamentale” dell’energia?
Ebbene una risposta a questa domanda, potrebbe essere la seguente:
L’Energia non è nient’altro che una forma complessa di Informazione; per cui il costituente fondamentale dell’Energia, altro non è che Informazione nel suo stato fondamentale.
Ma cerchiamo di capire i motivi che mi hanno spinto a formulare questa affermazione, e soprattutto di individuare le basi su cui poggia tale ipotesi.
Verso gli inizi degli anni cinquanta, l’ingegnere e matematico americano Claude Elwood Shannon, gettò le basi teoriche di quella che sarebbe stata entro pochi anni riconosciuta come la: Teoria dell’Informazione. Uno degli aspetti più curiosi ed interessanti che emerse da tale teoria, fu la stretta correlazione tra l’entropia termodinamica e quella invece relativa all’Informazione di un sistema dato. In parole povere, ciò che in ultima analisi si arrivò a comprendere, è che per qualsiasi aumento di entropia termodinamica, corrisponde una perdita di Informazione su un dato sistema, e viceversa.
L’unità di misura di una determinata quantità di Informazione, è espressa con il termine bit. Ora, per fare un esempio, se noi portiamo un dato sistema ad una temperatura prossima allo zero assoluto, la sua entropia diminuirà sino a valori pressoché nulli, e di conseguenza il suo “livello” di Informazione tenderà al massimo consentito.
A questo punto, compiendo alcuni semplici ragionamenti analogici, viene da porsi le seguenti domande: Ma se con l’aumentare dell’entropia di un sistema, è riscontrabile contemporaneamente anche una perdita della quantità di energia (calore) di tale sistema, ed oltre a ciò abbiamo parallelamente anche una perdita di Informazione sempre riferita al sistema in questione, quest’ultima, non potrebbe essere associata-legata alla quantità di energia (calore) che si disperde nell’ambiente circostante a causa del secondo principio della termodinamica? E se così fosse, in che modo sarebbe ad essa legata? Qual’è la sottile linea di confine tra un bit di Informazione e un elettronvolt di energia? Ma stiamo parlando di due cose differenti (bit ed elettronvolt), oppure della stessa identica cosa, ma con aspetti differenti (come nel caso dell’equivalenza di massa ed energia)? E se alla fine scoprissimo che bit ed elettronvolt rappresentano semplicemente due tipi di unità di misura, con cui possiamo definire il concetto fondamentale di Energia? Bè, allora sarebbe lecito chiedersi: Ma quante migliaia, milioni oppure miliardi di bit occorrono per costituire un singolo elettronvolt (o Joule) di energia?
Non dimentichiamoci del fatto che nell'Equazione di Schrödinger la funzione d'onda descrive un'ampiezza di probabilità, e nessuno ci impedisce di sostituire/ridefinire tale ampiezza (P) con una determinata quantità di Informazione (I)!Ecco quindi in sostanza da dove nasce la mia ipotesi di considerare l’Informazione, come una sorta di costituente fondamentale dell’Energia.

Giustamente a questo punto qualcuno potrebbe chiedersi:
Ma come, una perdita di energia (calore) comporta un AUMENTO dell'informazione e non una diminuzione.
Veniamo quindi alla risoluzione di tale paradosso.
Si consideri un corpo qualsiasi dotato di una certa massa; se noi aumentiamo la temperatura (T) di tale corpo, avremmo un flusso di energia (E) che dal corpo in questione si sposta nell’ambiente ad esso circostante. Il corpo quindi giustamente perderà una determinata quantità di Informazione (I) e ci apparirà come un sistema dotato di una notevole entropia; l’informazione che il corpo perderà però, si sposterà semplicemente nell’ambiente ad esso circostante, aumentandone l’Informazione.
Ecco perché noi non potremo mai misurare-osservare tale Informazione; per il fatto che essa rimarrebbe sempre fuori da qualsiasi corpo o sistema entropico termodinamico. Non è da escludersi quindi che tale "informazione in eccesso", possa andare a confluire in una o più dimensioni nascoste, previste nella Teoria delle Stringhe.
Contrariamente invece, nel caso in cui diminuissimo la temperatura (T) di tale corpo, andremmo a rallentare il flusso di energia (E) che dal corpo si sposta nell’ambiente ad esso circostante.A temperature prossime allo zero assoluto, il flusso di energia sarebbe pressoché nullo; in questo caso l’Informazione(I) non avrebbe alcun modo di passare dal corpo in questione all’ambiente ad esso circostante. Il corpo quindi disporrebbe della quantità massima consentita di Informazione.

Riflettiamo un attimino su questa domanda: Nel momento in cui un sistema perde una determinata quantità di Informazione, questo cosa comporterebbe, forse che tale informazione, essendo legata all’energia (calore) durante il processo entropico, debba anch’essa disperdersi nell’ambiente circostante sino a “dissolversi” completamente?
Se così fosse avremmo a che fare con due “campi di informazione dinamica” della stessa intensità, in grado di interagire tra loro, di fondersi l’uno con l’altro, e infine di “dissolversi” nell’ambiente circostante al sistema considerato. Ma così non è, fortunatamente.
Un “campo di Informazione dinamica”, costituito da una determinata quantità di bit di Informazione, entro certi limiti di intensità, non potrà mai andare a costituire un singolo elettronvolt o Joule di energia. Ragion per cui, esso stesso (non potendo interagire con il resto dell’energia del sistema, molto più intensa e misurabile con strumenti fisici poiché in grado di interagire con i diversi campi elettromagnetici del sistema in questione), rimane sempre indipendente da qualsiasi processo entropico termodinamico.
La cosa più importante che possiamo dedurre da queste ultime considerazioni, è che un “campo di informazione dinamica” che rientri entro certi limiti di intensità, non è vincolato da alcun tipo di processo entropico termodinamico. Ne segue a volte l’andamento, ma non è soggetto ad alcuna interferenza di campo. Esso è quindi in grado di auto-organizzarsi, ossia di mantenere costante e regolare la sua struttura nel tempo, senza alcuna interferenza da parte dei comuni campi di energia che vanno a costituire l’ambiente del sistema considerato. Inoltre, esso sarà in grado di fondersi con altri campi di informazione dinamica della stessa intensità, e quindi di accrescere la sua estensione nello spazio, ma non necessariamente il suo livello di intensità.
Ed ora andiamo a scoprire cosa ha a che fare tutto ciò che vi ho esposto sinora, con il concetto di Anima.

La mente umana, come ben sappiamo, produce un determinato campo magnetico nell'ordine delle decine di femtoTesla (1 fT = 10^–15 T).
Questo campo, lo dobbiamo semplicemente alla nostra attività cerebrale.
Già allo stato fetale, ossia pochi mesi prima della nostra nascita, il nostro cervello, grazie alla sua costante attività, produce un campo di informazione dinamica che dal momento in cui veniamo al mondo, continua negli anni a farsi sempre più intenso, sino a raggiungere un determinato limite. Ora è assolutamente necessario che vi sia ben chiara una cosa: il campo di informazione dinamica prodotto dall’attività cerebrale e quello magnetico (più intenso, che potremmo definire “di scarto”,poiché non è nient’altro che il risultato del lavoro che compie il nostro cervello in attività, per produrre i nostri “pensieri”, i quali in ultima analisi vanno a costituire il nostro campo di informazione dinamica), sono due cose ben diverse e non interagiscono l’una con l’altra!
Se proprio vogliamo, possiamo identificare il campo di informazione dinamica del nostro cervello, come una sorta di “risonanza” del campo magnetico dovuto all’attività cerebrale (più intenso e quindi misurabile con strumenti fisici).
Su scale prossime alla lunghezza di Planck,spazio e tempo perdono qualsiasi significato fisico;per tale ragione anche il concetto stesso di energia risente di tale condizione (non dimentichiamoci che in natura non può esistere alcuno spazio "vuoto di campo",ossia di energia; tanto è vero che persino il vuoto quantistico,sia esso il falso o il vero vuoto,è in ogni caso colmo di particelle virtuali - Feynman docet). Un campo di Informazione dinamica, va quindi a definire-costituire quella parte della realtà del tutto imponderabile e inosservabile con strumenti fisici,poichè al di sotto di quel limite definito dalla lunghezza di Planck.Per questo motivo quindi, qualsiasi tipo di "risonanza" che prendesse forma o scaturisca da determinate onde cerebrali, ponendosi al di sotto della soglia di Planck, sarebbe indipendente da qualsiasi forma di interazione con il mondo subnucleare (formato da quark,gluoni e via dicendo).
Come abbiamo precedentemente visto, un campo di informazione dinamica è in grado di auto-organizzarsi, ossia di mantenere costante e regolare la sua struttura nel tempo, senza alcuna interferenza da parte dei comuni campi di energia che vanno a costituire l’ambiente del sistema considerato (in questo caso: mente umana – ambiente ad essa circostante).
Ecco quindi in quali termini potremmo intendere il concetto di Anima; ovvero, essa è da considerarsi un particolare tipo di campo di informazione dinamica, in grado di dissociarsi dal corpo fisico che lo “ospita”, nel momento in cui non vi sono più i presupposti per poter rimanere legato alla propria sorgente elettromagnetica (attività cerebrale).
Affermare quindi che l’Anima non “muore” mai, è quindi in linea di principio del tutto corretto. Affermare che gli animali (oltre alla specie umana) hanno un’Anima, anche in questo caso è in linea di principio corretto.
Tutte queste ipotesi e considerazioni, sono a mio avviso totalmente in accordo e “affini” alla teoria di Rupert Sheldrake sui campi morfogenetici, a quella di Richard Dawkins sulla Trasmissione dei Memi (memetica), e infine a quella di Carl Gustav Jung sull’Inconscio collettivo.


Fausto Intilla, 31 agosto 2009

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Ultima modifica di Fausto il Ven Set 11, 2009 6:14 pm, modificato 4 volte
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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Mer Set 09, 2009 12:28 pm

Nella "scienza ortodossa", tutto il discorso sull'interazione tra Entropia termodinamica e Informazione, risulta valido solo ed esclusivamente su sistemi isolati (chiusi e aperti) in cui è presente un osservatore in grado di interagire con il sistema considerato e quindi di rilevare-calcolare tutto ciò che accade all’interno del sistema stesso (di cui egli fa parte). Questa condizione è quindi l’unica che ci è consentito di conoscere, sulla base della quale siamo in grado di misurare-calcolare ogni passaggio di stato dell’energia, con rispettivi livelli di entropia (termodinamica e dell’Informazione) e quantità di Informazione.
Da questo assunto, si arriva quindi alla seguente conclusione:
Per qualsiasi osservatore che si trovi all’interno di un sistema termodinamico, è assolutamente impossibile misurare-calcolare un’eventuale quantità di Informazione che si sposti o si trovi al di fuori del proprio sistema di riferimento.
Nell’ipotesi a Molti Mondi di Everett, tutte queste mie considerazioni trovano sicuramente terreno fertile. Non ho comunque intenzione in questa sede di spingermi oltre verso una tale direzione,poichè vista la complessità dell'argomento, non credo proprio sia il caso.

Le parole che riporterò qui di seguito, sono del fisico Frank J.Tipler, non le mie:
„(…)tutte le entità presenti nell’Universo attuale,codificano una quantità di informazione di gran lunga inferiore alla quantità permessa dalla teoria quantistica dei campi. Per esempio,se un atomo di idrogeno dovesse codificare tutta l’informazione che gli è consentita dal limite di Bekenstein,potrebbe codificare circa 4 x 10^6 bit di informazione (…)Quindi un atomo di idrogeno potrebbe codificare all’incirca un megabyte di informazione,mentre di norma codifica molto meno di un bit.La massa dell’idrogeno non viene di certo utilizzata in modo efficiente!Se si assume che il raggio sia quello di un protone (R= 10^-13 cm),la quantità di informazione codificabile nel protone è costituita da soli 44 bit!Questo valore è davvero piccolo rispetto alla complessità del protone - tre quark valenza,innumerevoli quark e gluoni virtuali- che è di fatto tanto complesso che non siamo ancora riusciti a calcolarne lo stato di base dai principi fondamentali utilizzando il Modello Standard, anche utilizzando i supercomputer più avanzati!“

Bene, ora io mi chiedo:
In che modo vogliamo cercare di risolvere questo,chiamiamolo: "enigma dell'Informazione mancante"? Rimanendo saldamente ancorati allo spazio-tempo di Minkowski, oppure cercando di andare un attimino oltre a questo concetto di realtà,abbracciando magari l'idea di un Universo a più dimensioni (vedasi teorie delle stringhe) e non da ultima,anche l'ipotesi a Molti Mondi di Everett? Fintantoché continueremo a relegare tali teorie nel mondo della matematica,dubitando fortemente di un loro potenziale coinvolgimento nella realtà fisica a noi nota, difficilmente riusciremo a fare qualche passo avanti nella comprensione di tutto ciò che attualmente accantoniamo nel mondo della fantascienza e del paranormale.

La cosa che mi fa più rabbia, è che Schrödinger l'ha già dimostrato più di mezzo secolo fa che in definitiva noi non siamo nient'altro che onde di probabilità ...ma nessuno sembra ancora volerlo capire.

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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Ven Set 11, 2009 2:34 pm

Fausto ha scritto:
.....La cosa che mi fa più rabbia, è che Schrödinger l'ha già dimostrato più di mezzo secolo fa che in definitiva noi non siamo nient'altro che onde di probabilità ...ma nessuno sembra ancora volerlo capire.
In effetti gli antichi rishi (saggi) vedici lo avevano scoperto.
Uso un termine non propriamente corretto chiamandolo attenzione mirata ; ebbene con l'attenzione mirata, gestita con un procedimento yogico, è possibile spostare lievemente l'onda di probabilità in grado però di far avvenire, sempre nel campo probabilistico, l'evento a noi più favorevole
Secondo gli antichi rishi ora noi saremo nel Dwapara Yuga che può essere caratterizzato come abbattimento dell'idea di un mondo materiale ed una coscienza crescente della sottolineata unità delle persone, energie e natura manifestata in comprensione delle fini energie e strutture dell'universo (l'intelletto umano può comprendere la materia sottile, ossia le forze elettriche /atomiche / subatomiche e le relative proprietà che costituiscono i principi creatori del mondo esteriore ) , acquisizione ed accesso alla conoscenza , utilizzo e creazione di mezzi di ogni tipo , ecc
Pier
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Fausto
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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Ven Set 11, 2009 6:21 pm

Ciao Pier,
apprezzo sempre molto i tuoi commenti, la tua presenza è sicuramente importante sul mio forum (come del resto anche quella di Cinzia "cincin")

Un caro saluto.

Fausto

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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Sab Set 12, 2009 3:33 pm

Fausto ha scritto:
Ciao Pier,
apprezzo sempre molto i tuoi commenti, la tua presenza è sicuramente importante sul mio forum (come del resto anche quella di Cinzia "cincin")

Un caro saluto.

Fausto
Caio Fausto,
leggo volentieri i tuoi interventi ed altrettanto volentieri inserisco i miei perché so di essere capito.
Ciò che scrivi non nasce da qualche “ dritta” di qualche guru, che è magari laureato i fisica, ai suoi allievi scienziati .
Ritengo invece che tu faccia parte di quella esigua schiera di persone che si sono aperte con intelletto e profonda intuizione alla nuova era in cui viviamo, il Dwapara Yuga (vedi mio precedente intervento.)
Come sai mi interesso come te ai frattali
In occasione del conferimento della laurea, il prof. Mandelbrot ha tenuto una lectio magistralis intitolata "Fractals in Anatomy and Physiology" ed ha affermato:
"Il concetto di base che unisce lo studio dei frattali alle discipline come la biologia e quindi anatomia e fisiologia parte dalla convinzione di un necessario superamento della geometria euclidea nella descrizione della realtà naturale. Volendo essere molto sintetici, i frattali servono a trovare una nuova rappresentazione che parta dall’idea di base che il piccolo in natura non è nient'altro che una copia del grande. La mia convinzione è che i frattali saranno presto impiegati nella comprensione dei processi neurali, la mente umana sarà la loro nuova frontiera"
Per ragioni di brevità riporto il link http://www.oculistanet.it/oftalmofrattali/oft-fr-1.html molto interessante sui frattali
Qui inserisco solo uno stralcio di quanto riportato in detto link
LA NUOVA GEOMETRIA DELLA NATURA
"... un'ampia famiglia di oggetti geometrici ritenuti fino ad oggi esoterici e inutilizzabili,e che io invece mi propongo di dimostrare che meritano di essere presto integrati nella geometria elementare in ragione della semplicità, della diversità e della portata davvero straordinarie delle loro nuove applicazioni."
(Benoit B. Mandelbrot)
Un saluto fraterno da Pier
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scabini pierluigi



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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Lun Set 14, 2009 2:43 pm

Ciao Fausto, da tempo non ci incrociamo sulla rete, torno qui e trovo questo
testo molto significativo sull'informazione....., provo a dare il mio modesto
contributo..... Un saluto anche a Pier (non ho ancora letto i post oltre il 2
in questa discussione comunque questo scritto-commento lo pubblico).
Come dici tu se noi pensassimo le grandezze-valore che fanno la funzione d'onda
dell'equazione di shordinger come grandezza-valore INFORMAZIONE cominceremmo
a comprendere la realta nel suo profondo come "informazione"...... Tutto diventa
informazione...... Vediamo un po di seguire questo ragionamento...... Se pensiamo
all'universo come un infinità di particelle, posso probabilmente calcolare un equazione
d'onda universale che mi dice la probabilita che tutte le particelle dell'universo
siano in una certa posizione "all'istante" t di un "tempo assoluto" T con cui osservo
l'universo. Questa equazione d'onda di "probabilita" posso considerarla "informazione",
il suo valore fenomenico distribuito in tutte le dimensioni in cui la osservo
(forse infinite se vedo come infinite le particelle dell'universo), lo osservo come
informazione, è INFORMAZIONE.......
Andiamo avanti e vediamo un po dove andiamo a parare.....; sono partito dall'osservare
particelle con un "senso visivo" per arrivare a osservare particelle con.........., uhm,
uhm, un "senso visivo"? non penso proprio......
Ora pensiamo a tutti i suoni dell'universo e concepiamo l'universo come "suono" e non
dal punto di vista "visivo"; in un certo senso ogni evento è legato a un suono,
e quel suono è legato a quell'evento, si è sempre concepito il suono come onda associata
a una sorgente di rumore materico individuabile con gli occhi, cioè visivamente....
Ma forse il suono è molto di piu, forse ogni fenomeno di luce è suono e ogni fenomeno
di luce genera un suono...... E se a vibbrazioni piu alte di cio che è l'osservato
"visivo" rispetto la materia, tipo vibbrazioni oltre la materia,
a ogni evento vibbratorio "visivo" fosse
associato un evento vibbratorio "uditivo", chi è la sorgente? l'evento vibbratorio
"uditivo" o l'evento vibbratorio "visivo"? Ipotizziamo il fenomeno "vibbratorio uditivo"
come sorgente al fenomeno "vibbratorio visivo" a frequenze alte di vibrazione oltre
la materia e oltre i sensi umani.... Se fosse cosi, probabilmente, ogni fenomeno
vibbratorio "visivo", fatto di fenomeno vibbratorio "uditivo", genera la sua vibbrazione
"uditiva"...... Ho ipotizzato che il "suono" sia cio che costituisce la "luce",
detto meglio penso che la vibbrazione "visiva" sia fatta da vibbrazione "uditiva" perche
la vibbrazione "uditiva" sembra "piu vicina" a cio che si pensa come INFORMAZIONE
anche se il "suono" non è Informazione pura, forse l'informazione è una sorta
di supersuono potenziale di tutti i suoni da cui nasce la vibbrazione visiva
che evolvendosi in diversi suoi stati di frequenza diviene vibbrazione materica.....
In questo "quadro" abbiamo un INFORMAZIONE a una sorta di "frequenza infinita" che
abbassa le sue frequenze divenendo suono o vibbrazione "uditiva" a una frequenza oltre
i 5 sensi umani, poi luce o vibbrazione "visiva" a una frequenza oltre i 5 sensi umani;
poi queste frequenze "uditive" e "visive" si "aggregano", si "abbassano", si
"compongono" per divenire frequenze "uditive" e "visive" via a via più basse fino
alle frequenze di vibbrazione materica; in quetso "quadro" la sorgente rimane
L'INFORMAZIONE, tutto è informazione.....
E quell'equazione d'onda universale di cui all'inizio, non penso sia tutta l'informazione,
ne è una parte, un aspetto, e penso che parlare di un idea come
"tutta l'informazione" sia infinitamente ampio, SEMPRE INFINITO DEFINITO E INDEFINITO
COME CONCETTO, IDEA, ESISTENZA..........
Ora seguendo questo percorso cosa c'è che "bussa alla porta"......??? Forse la semplice
idea che TUTTO E' PENSIERO, L'INFORMAZIONE NON E' ALTRO CHE PURO PENSIERO OLTRE IL
LINGUAGGIO, IL TEMPO E TUTTI I PARAMETRI FISICI, AUTOCONSAPEVOLE, FATTO DI CONSAPEVOLEZZA
E INFORMAZIONE............. Rimane quello che secondo me e' il principio di tutto cio che
esiste:
TUTTO E' CONSAPEVOLEZZA E INFORMAZINE NEL SENSO CHE TUTTO E' PURO PENSIERO (NON IL LINGUAGGIO
O I PENSIERI COME IL CERVELLO LI CONOSCE) FATTO DI UNA CERTA "FREQUENZA" CHE NE INDICA LA
CONSAPEVOLEZZA E FATTO DI UNA CERTA "INTENSITA" CHE NE INDICA L'INFORMAZIONE CIOE' LA PARTE
ATTIVA DELLA CONSAPEVOLEZZA, CIO' CHE PERMETTE ALLA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE OSSERVATA......
E CONSAPEVOLEZZA E INFORMAZIONE SONO DUE ASPETTI UNITI COMPLEMENTARIAMENTE INSIEME, SEMPRE
IN QUALUNQUE ASPETTO DELL'ESISTENTE, CONSAPEVOLEZZA E INFORMAZIONE VANNO SEMPRE INSIEME OVUNQUE
L'OSSERVATORE OSSERVA E FANNO L'OSSERVATORE STESSO.........
Ma se si accetta un pensiero del genere, si accetta anche che non esiste teoria che definisca
definitivamente la realta perchè se tutto e' puro pensiero, lo SCONOSCIUTO NON è ALTRO CIO
SU CUI L'ETERNITA CONSAPEVOLE SI EVOLVE ESPANDENDO SE STESSA IN QUANTO CONSAPEVOLEZZA,
E LO SCONOSCIUTO RISPETTO L'ETERNITA CONSAPEVOLE, E' PURO PENSIERO INCONSAPEVOLE DI SE STESSO
E DI CUI L'ETERNITA E NESSUNO, E' CONSAPEVOLE, E NEL MOOMENTO IN CUI UN OSSERVATORE LO RENDE
CONSAPEVOLE A SE STESSO, QUEL PENSIERO DIVIENE AUTOCONSAPEVOLE E ESPANDE L'ETERNITA CONSAPEVOLE.....
E QUESTO PENSIERO SULLO SCONOSCIUTO NON E' UNA DEFINIZIONE DELLO SCONOSCIUTO, ESSO RIMANE ASSOLUTAMENTE
INDEFINITO, PUOI SOLO PENSARLO SENZA LA PRETESA DI SPIEGARLO, DI DEFINIRLO E LA COMPRENSIONE
CHE HAI DI ESSO E' INFORMAZIONE CHE HAI DI ESSO PER ESSO MA NON CONOSCENZA DI ESSO, UNA
SORTA DI INFORMAZIONE INDEFINITA CHE HAI DI ESSO E CHE PUO SEMPRE CRESCERE O ESPANDERSI..........
Non esiste una teoria definitiva della realta e di tutto l'esistente
anche se si puo concepire una teoria del tutto che inquadra tutto l'esistente,
ma sara solo una creazione che si aggiunge ALL'INFORMAZIONE AUTOCONSAPEVOLE....... Shordinger
e la sua equazione o un equazione a infinite dimensioni che indica l'onda di probabilita riguardanti
infinite particelle che fanno l'universo, sono INFORMAZIONE CHE FANNO PARTE DELL'INFORMAZIONE
AUTOCONSAPEVOLE TOTALE, UNA PARTE DI QUESTA, UNA PARTE DELL'ETERNITA AUTOCONSAPEVOLE CHE SI ESPANDE
SULL'INFORMAZIONE INCONSAPEVOLE............... E noi chi siamo? Un eternita individuale che
come collettivo di INFORMAZIONI AUTOCONSAPEVOLI INDIVIDUALI CI ESPANDIAMO INFINITAMENTE
NELLO SCONOSCIUTO (INFORMAZIONE DI CUI INDIVIDUALMENTE NON SIAMO CONSAPEVOLI)..........
Qui c'è molta speculazione ma la vita meditativa, iperdimensionale, che vivo sempre piu, che
si "avvicina" sempre di piu a me, mi fa "apparire" naturale quello che ho scritto.
Ammetto che ci vuole di piu, dobbiamo arrivare alla prova scientifica che la morte non esiste,
che le dimensioni oltre le 4 note ai sensi (spazio e tempo) esistono; una comprensione del tutto
nuova basata sull'INFORMAZIONE a infinite dimensioni, una consapevolezza nuova della mente
e della interiorita umana come altra dimensione che puo divenire sempre piu definita, chiara,
vissuto emozionale, una comprensione che sconosciuto è al di la di tutto quello che abbiamo mai
vissuto come pensieri, sentimenti, esperienza, una tecnologia orientata all'evoluzione di coscienza
piuttosto che alla schiavitu rispetto alla tecnologia, un nuovo punto di vista su noi stessi
e sul mondo come entita in uno spazio di coscienza in via di evoluzione, etc., possono portarci
a vivere l'universo in modo multidimensionale, a vivere da vivi cio che c'è dopo la morte,
a capire e comprendere e sperimentare tutte le altre dimensioni che abbiamo imparato
a percepire............. Basta cambiare paio di occhiali per tutto, a partire, dalla nostra
percezione della parola "esperienza"......
Ciao e un caro saluto
Piernulla
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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Lun Set 14, 2009 3:10 pm

scabini pierluigi ha scritto:
(...)Se pensiamo all'universo come un infinità di particelle, posso probabilmente calcolare un equazione d'onda universale che mi dice la probabilita che tutte le particelle dell'universo siano in una certa posizione "all'istante" t di un "tempo assoluto" T con cui osservo l'universo(...)

Ciao Pierluigi,
bentornato sul forum! :-)

Hai visto giusto carissimo, in merito ad una possibile Funzione d'onda dell'Universo (o Universale); questa era stata già ipotizzata circa mezzo secolo fa (1957) dal fisico americano Hugh Everett III nella sua famosa teoria denominata: Interpretazione a Molti Mondi (vedasi: http://www.youtube.com/watch?v=03PcN9Prkw8)
Vedasi: http://en.wikipedia.org/wiki/Universal_wavefunction

Un caro saluto.
Fausto

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pier



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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Mer Set 16, 2009 3:36 pm

Fausto ha scritto:
scabini pierluigi ha scritto:
(...)Se pensiamo all'universo come un infinità di particelle, posso probabilmente calcolare un equazione d'onda universale che mi dice la probabilita che tutte le particelle dell'universo siano in una certa posizione "all'istante" t di un "tempo assoluto" T con cui osservo l'universo(...)

Ciao Pierluigi,
bentornato sul forum! :-)

Hai visto giusto carissimo, in merito ad una possibile Funzione d'onda dell'Universo (o Universale); questa era stata già ipotizzata circa mezzo secolo fa (1957) dal fisico americano Hugh Everett III nella sua famosa teoria denominata: Interpretazione a Molti Mondi (vedasi: http://www.youtube.com/watch?v=03PcN9Prkw8)
Vedasi: http://en.wikipedia.org/wiki/Universal_wavefunction

Un caro saluto.
Fausto

Segnalo altri link interessanti che a prima vista potrebbero non essere collegati alla discussione in oggetto ma........
Pier

Teoria delle stringhe
http://www.youtube.com/watch?v=trqAodvoKus&feature=related

Sul bosone di Higgs -Fausto Intilla
http://www.youtube.com/watch?v=0yQRScTetMo&feature=related

Coscienza globale
1) http://www.youtube.com/watch?v=aFDSddJbgZ8&feature=related

2) http://www.youtube.com/watch?v=QKRvKyzT8sc&feature=related
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scabini pierluigi



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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Gio Set 17, 2009 12:24 am

Un saluto, ne avrei di cose da dire, da un po di tempo ho
"tante cose da dire", talmente tante che alla fine scelgo il silenzio........
Penso di aver parlato troppo per L'EGO nel mio passato ed è per questo che questi anni sono dediti alla solitudine e al silenzio sulla via evolutiva verso un nuovo me stesso......
Non sono piu "Pier", lo sono stato, ora sono "PierNulla" una sovrapposizioni di tempi, il tempo di "Pier" piu il tempo di "Nulla".......
La mia vita nelle sue esperienze parla di "PierNulla" e continuo verso "Nulla", la piena realizzazione del suo tempo e la liberta totale dal tempo di "Pier" (sono la saggezza deve rimanere di quel tempo).....
Capire l'onda universale è una osa importante e soprattutto capire che quell'onda è INFROMAZIONE che possiamo realizzare con la coscienza e influenzare continuamente con la nostra volonta per determinare il nostro destino.....
Il futuro è sempre in cambiamento, diverse profezie parlano di "fine del'umanita", fine che penso si sia gia verificata nella storia, e ogni fine penso che sia stato un nuovo inizio.........
Se capissimo il nostro passato, se ne facessimo saggezza, se comprendessimo la bellezza di essere sognatori creatori di sogni e che possiamo ottenere qualsiasi cosa vogliamo nel nostro destino semplicemente sognandolo e mantenendo il sogno fin che accade, se mettessimo nei nostri sogni un futuro da creatori, di amore, liberta e verita, se......... L'ONDA "mi parla" di altri che l'hanno capito ma penso che esista un futuro umano fatto di un gruppo umano che abita una sfera terrestre che vive questa comprensione e la realizza......
Abbiamo tutti gli "strumenti" per divenire L'ONDA e ESSERLA, nell'ESSERE, basta SOGNARE DI REALIZZARLO CONSAPEVOLMENTE E LO POSSIAMO REALIZZARE.............
Un saluto a tutti
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cincin



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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Lun Nov 30, 2009 11:36 pm

Fausto ha scritto:
Ecco quindi in quali termini potremmo intendere il concetto di Anima; ovvero, essa è da considerarsi un particolare tipo di campo di informazione dinamica, in grado di dissociarsi dal corpo fisico che lo “ospita”, nel momento in cui non vi sono più i presupposti per poter rimanere legato alla propria sorgente elettromagnetica (attività cerebrale).
Affermare quindi che l’Anima non “muore” mai, è quindi in linea di principio del tutto corretto. Affermare che gli animali (oltre alla specie umana) hanno un’Anima, anche in questo caso è in linea di principio corretto.
Tutte queste ipotesi e considerazioni, sono a mio avviso totalmente in accordo e “affini” alla teoria di Rupert Sheldrake sui campi morfogenetici, a quella di Richard Dawkins sulla Trasmissione dei Memi (memetica), e infine a quella di Carl Gustav Jung sull’Inconscio collettivo.
Ciao Fausto, ho letto molte volte questa tua teoria perchè per il mio livello di istruzione, devo dire che è molto tosta :-)
Ora traduco a parole mie quello che hai esposto e vediamo se è accettabile per te: se l'anima è immortale deve per forza essere immateriale...o no? Ma può esistere per la scienza qualcosa di immateriale, non costituita da materia? E quando dici che essa è

in grado di dissociarsi dal corpo fisico che lo “ospita”, nel momento in cui non vi sono più i presupposti per poter rimanere legato alla propria sorgente elettromagnetica (attività cerebrale).

questo vorrebbe dire che al momento della morte, quando cessa l'attività cerebrale, l'anima si distacca. Se ho capito bene, quindi, la sorgente elettromagnetica (attività cerebrale) è misurabile mentre l'anima, un particolare campo di informazione dinamica non è misurabile? Questa non misurabilità è dovuta al fatto che essa è immateriale?

Citazione :
Ecco perché noi non potremo mai misurare-osservare tale Informazione; per il fatto che essa rimarrebbe sempre fuori da qualsiasi corpo o sistema entropico termodinamico.
E in effetti lo avevi già detto che l'informazione non è misurabile, però non ne ho capito la spiegazione che ne hai data qui.

Grazie e spero di non aver fatto domande assurde :-)
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Fausto
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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Mar Dic 01, 2009 12:23 pm

Per la scienza, possono esistere delle particelle virtuali, ossia quelle che potremmo definire i costituenti fondamentali del vuoto quantistico. E qui siamo già, se proprio vogliamo usare il termine che hai usato tu, nel campo dell' "immateriale". Per cui la risposta è sì, può esistere per la scienza qualcosa di immateriale, non costituita da materia. Ciò che occorre capire, per andare avanti nel discorso, è che per lunghezze prossime alla scala di Planck, è difficile stabilire cosa è "ponderabile" e cosa invece non lo è.
In un recente articolo ho parlato ad esempio delle masse di Planck e di come queste ultime potrebbero ulteriormente ridursi ad alte energie, nello scontro tra particelle nel Large Hadron Collider del CERN di Ginevra ( http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.5593 );bene, in questo articolo si parla appunto di come potrebbe prendere forma la realtà, se le dimensioni extra della Teoria delle Stringhe esistessero realmente e avessero delle "qualità proprie".
Non è da escludersi quindi che, al di sotto della massa di Planck, possano sussistere dei fenomeni strettamente legati ad altre dimensioni dello spazio-tempo (tanto più che si ritiene,in base a recenti analisi, che le informazioni non vanno perdute al di sotto della massa di Planck!). Dire quindi che le informazioni non vanno perdute, equivale a dire che il "campo di informazione dinamica" al di sotto della massa di Planck, può tranquillamente esistere!
Se a questo punto noi associamo il concetto di Anima, a quello di un campo di informazione dinamica, ci accorgiamo che tutto collima e che quindi anche ciò che non potremo mai osservare con comuni strumenti fisici, può teoricamente esistere.

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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Mer Dic 02, 2009 11:03 am

Fausto ha scritto:
Se a questo punto noi associamo il concetto di Anima, a quello di un campo di informazione dinamica, ci accorgiamo che tutto collima e che quindi anche ciò che non potremo mai osservare con comuni strumenti fisici, può teoricamente esistere.
Quindi Fausto, riassumendo in modo molto spicciolo, perdonami :-) l'idea che l'anima potesse essere un "campo di informazione dinamica" ti è venuta dal fatto che essendo quest'ultimo non ponderabile eppure esistente, perchè l'anima non potrebbe essere appunto un "campo di informazione dinamica"? Un campo di informazione dinamica al di sotto della massa di Plank, in cui l'Informazione non viene perduta.
Quindi l'anima sarebbe, secondo te, senza massa ma ugualmente esistente come Informazione? Ho capito bene?

A questo punto ti chiedo una cosa che, però, esula un pochino dal discorso anima ma mi serve per capire: se l'Informazione non è ponderabile come si è arrivati a determinarla? Solo da calcoli matematici?
Se riesco a capire questo punto mi sarà più facile capire da dove è partita la tua teoria :-)
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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Mer Dic 02, 2009 12:54 pm

cincin ha scritto:
Quindi l'anima sarebbe, secondo te, senza massa ma ugualmente esistente come Informazione? Ho capito bene?
Giustamente.

cincin ha scritto:
Quindi se l'Informazione non è ponderabile come si è arrivati a determinarla? Solo da calcoli matematici?
Sì (i calcoli vengono generalmente eseguiti sulla base delle equazioni e dei limiti di Bekenstein). Io comunque nella mia analisi ho voluto prendere in considerazione anche le equazioni di Shannon, per cercare di rendere l'intera teoria un pochino più comprensibile ai miei lettori. Se avessi sviluppato tutto, solo sulla base delle equazioni di Bekenstein, sono convinto che davvero poche persone, avrebbero capito dove volessi andare a parare.

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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Mer Dic 02, 2009 6:31 pm

Fausto ha scritto:
Per la scienza, possono esistere delle particelle virtuali, ossia quelle che potremmo definire i costituenti fondamentali del vuoto quantistico. E qui siamo già, se proprio vogliamo usare il termine che hai usato tu, nel campo dell' "immateriale". Per cui la risposta è sì, può esistere per la scienza qualcosa di immateriale, non costituita da materia. Ciò che occorre capire, per andare avanti nel discorso, è che per lunghezze prossime alla scala di Planck, è difficile stabilire cosa è "ponderabile" e cosa invece non lo è.
In un recente articolo ho parlato ad esempio delle masse di Planck e di come queste ultime potrebbero ulteriormente ridursi ad alte energie, nello scontro tra particelle nel Large Hadron Collider del CERN di Ginevra ( http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.5593 );bene, in questo articolo si parla appunto di come potrebbe prendere forma la realtà, se le dimensioni extra della Teoria delle Stringhe esistessero realmente e avessero delle "qualità proprie".
Non è da escludersi quindi che, al di sotto della massa di Planck, possano sussistere dei fenomeni strettamente legati ad altre dimensioni dello spazio-tempo (tanto più che si ritiene,in base a recenti analisi, che le informazioni non vanno perdute al di sotto della massa di Planck!). Dire quindi che le informazioni non vanno perdute, equivale a dire che il "campo di informazione dinamica" al di sotto della massa di Planck, può tranquillamente esistere!
Se a questo punto noi associamo il concetto di Anima, a quello di un campo di informazione dinamica, ci accorgiamo che tutto collima e che quindi anche ciò che non potremo mai osservare con comuni strumenti fisici, può teoricamente esistere.
Concordo innanzi tutto con Fausto circa quanto quotato .
A suo tempo ho cercato di chiarirmi le idee per quanto possibile su questo argomento ed ho capito quanto segue .
Una particella ,ed esempio il fotone che come per tutte le particelle elementari, la meccanica quantistica mostra il dualismo onda-particella che caratterizza il fotone, e determina le sue proprietà intrinsiche, quali la carica elettrica, massa invariante e spin intero.
Quindi essendo anche noi un insieme di entità subatomiche siamo composti contemporaneamente sia da una particella che da un'onda
Noi siamo abituati a considerarci come un corpo ma la materia è solo un aspetto di ciò che realmente siamo.
Quindi la mia idea di anima, in prima battuta, è che essa potrebbe essere considerata come un particolare elemento del secondo aspetto o quanto meno un elemento legato al vuoto quantistico che proprio vuoto non è .
Nella luce esiste l’informazione e se vediamo che nel cielo “nasce “ una stella” dalla sua luce possiamo scoprire la distanza , la composizione chimica , ecc . Solo che la stella può essere esplosa milioni di anni fa , però la sua luce ci è arrivata adesso ed arriverà tra qualche milione di anni all’estremità opposta dell’universo .
Inoltre sembrerebbe che vi sia un collegamento fra le particelle che sarebbe indipendente dalla loro distanza
Molti esperimenti condotti recentemente hanno dimostrato pienamente l'esistenza dei "giochi di prestigio" quantistici. Negli anni '90 Rarity e Tapster del Royal Signals and Radar Establishment hanno finalmente condotto un'esperimento reale che risulta molto simile al paradosso EPR (1)nella sua forma originaria. In estrema sintesi, in questo esperimento un laser emette un fotone, cioè un quanto di luce, il quale viene diviso in due fotoni di energia dimezzata da un dispositivo chiamato convertitore verso le basse frequenze. I due fotoni gemelli vengono allontanati tra di loro: ebbene, l'esperimento ha evidenziato che resta una correlazione tra i due fotoni, sebbene possano essere lontanissimi tra di loro, cosicché una misura effettuata su uno dei due fotoni può alterare lo stato dell'altro! Avviene cioè proprio ciò che Einstein aveva definito assurdo e impossibile quando aveva proposto l'esperimento EPR.
(1)

Paradosso E.P.R., così chiamato perché Einstein lo sviluppò insieme agli altri due fisici Podolski e Rosen. In sostanza il suo significato è questo: se la meccanica quantistica è valida, essa implica che in certi esperimenti specifici esistano necessariamente influenze istantanee ("non-locali") tra particelle lontane, in barba al fatto che la velocità della luce sia la velocità massima consentita nell'universo. Le influenze in questione si propagherebbero con velocità praticamente infinita .
Inoltre pare che “la realtà è in parte creata dall'osservatore”
Il fisico Pagels avverte (Il codice cosmico, Bollati Boringhieri, cap.9 pag.134/137): "La vecchia idea che il mondo esista effettivamente in uno stato definito non è più sostenibile. La teoria quantistica svela un messaggio interamente nuovo: la realtà è in parte creata dall'osservatore". Ed inoltre: "La situazione si presenta paradossale al nostro intuito, perché stiamo cercando di applicare al mondo reale un'idea dell'oggettività che sta solo nelle nostre teste, una fantasia".
Vi sono casi in cui un individuo con un particolare stato psicofisico sia in grado di influire sulla materia procurandosi lesioni come ad esempio le stigmate .
Se poi si tiene conto dell'esperimento 'a scelta ritardata' di Wheeler allora pare che il fotone sia in grado di fare una scelta.
L'esperimento 'a scelta ritardata' di Wheeler.
Immaginiamo un fotone che passa attraverso i due fori, come un'onda, e fa interferenza con se stesso. Come abbiamo visto, per distruggere la figura di interferenza, è sufficiente osservarlo "subito dopo" che è passato da un foro: in tal caso esso non è più un'onda ma una particella e quindi non può passare anche dall'altro foro. E poiché non può passare dall'altro foro la figura di interferenza scompare.
Perciò noi possiamo "decidere" se osservare il fotone come particella o se permettergli di fare la figura di interferenza come un'onda. Benissimo.
Abbiamo detto che riveliamo il fotone "subito dopo" che è transitato dal primo foro. "Subito dopo" significa che è passato pochissimo tempo dal transito nel foro. Ma per quanto piccolo sia il tempo trascorso, il fotone comunque ha già oltrepassato il foro; inoltre fino a questo momento esso è rimasto un'onda perché non l'abbiamo ancora rivelato. Perciò nel frattempo l'onda ha già imboccato anche l'altro foro e lo ha oltrepassato. E allora come fa il fotone ad essere rivelato "tutto intero" vicino al primo foro? Che fine fa il fronte d'onda che aveva appena oltrepassato il secondo foro? Scompare nel nulla? Sembra proprio di sì, ma com'è possibile?
Per chiarire questo punto, Wheeler propose di fare così: lasciamo che il fotone passi attraverso la maschera, come un'onda, passando da entrambi i fori. A questo punto, dopo che il fronte d'onda ha superato la maschera, inseriamo un rivelatore non lontano dal primo foro, ma neanche tanto vicino (cioè quanto basta per essere sicuri che nel frattempo tutto il fronte d'onda sia già sicuramente transitato dalla maschera). In pratica vogliamo effettuare la scelta di osservare il fotone come particella, però dopo che esso è transitato da entrambi i fori come un'onda. Infatti l'esperimento è chiamato "a scelta ritardata".
L'esperimento è stato realmente effettuato da alcuni scienziati dell'Università del Maryland. Ebbene, inserendo il rivelatore dopo che l'onda è transitata dalla maschera, esso individua il fotone come particella e perciò la figura di interferenza non si crea. Ma allora che fine fa la parte dell'onda già transitata dal secondo foro?!
Scompare nel nulla, poiché il fotone viene rivelato interamente vicino al primo foro! Eppure, diciamo noi, l'onda era transitata sicuramente anche dal secondo foro: infatti, se non si inserisce il rivelatore (lasciando inalterato tutto il resto), si forma la figura di interferenza (che può formarsi solo se l'onda transita da entrambi i fori). E allora com'è possibile?!
La realtà è che anche stavolta cerchiamo di fornire un'immagine oggettiva di ciò che accade: ma un'immagine oggettiva non è adeguata. Non ha senso dire che "l'onda è già passata", perché solo all'atto della misura possiamo dire che qualcosa è avvenuto: prima della misura il fotone rimane in uno stato indefinito di potenzialità o di non-oggettività (qualcuno preferisce dire perfino di irrealtà). Quando poi inseriamo il rivelatore, allora possiamo dire con certezza che il fotone era passato solo dal primo foro e non dal secondo foro, e infatti non c'è interferenza. Quando invece non inseriamo il rivelatore, e riveliamo dei fotoni sul bersaglio (con figura di interferenza), allora possiamo dire che ciascun fotone ha fatto interferenza come se fosse un'onda transitata da entrambi i fori; ma questo lo possiamo dire solo dopo che il fotone viene rivelato sul bersaglio (in un punto raggiungibile solo da un'onda ma non da una particella), cioè dopo la misura.
La cosa che a noi appare incredibile è che ciò che il fotone ha deciso di fare sulla maschera (passare da un foro solo o entrambi) dipende da una scelta successiva al transito stesso! Infatti il rivelatore viene inserito dopo che il fronte d'onda è transitato dalla maschera. Come dice Wheeler, la "scelta" di far passare il fotone da un solo foro o da entrambi è "ritardata", cioè avviene dopo che il fotone è passato!
Affinché la cosa non risulti incredibile, dobbiamo ammettere che ciò che è successo prima non è definito. Occorre specificare che l'esperimento condotto nell'Università del Maryland non è stato impiegato uno schermo con due fori ma un'apparecchiatura concettualmente equivalente: un fascio laser è stato diviso in due fasci separati, uno dei quali attraversava un rivelatore (che poteva essere "acceso" o "spento"), ed infine i due fasci venivano fatti convergere nel rivelatore finale, dove si poteva verificare l'eventuale interferenza.

Un incredibile paradosso astronomico.
Come sottolinea Wheeler, l'esperimento sopra analizzato fornisce un risultato assurdo se continuiamo a considerare "oggettivo" l'universo. Per rendere ancora più strabiliante questa assurdità, Wheeler fa notare che l'esperimento in questione, se considerato su scala astronomica, può produrre risultati sbalorditivi. Ecco un esempio.
Oggi conosciamo alcuni oggetti astronomici lontanissimi, chiamati quasar. Per giungere fino a noi, la luce di un quasar impiega miliardi di anni. Se nel percorso incontra una galassia di grande massa, che in base alla relatività generale di Einstein può funzionare da "lente gravitazionale", il fascio di luce si divide in due fasci che aggirano la galassia da due parti opposte (infatti noi dalla Terra otteniamo delle immagini sdoppiate di alcuni quasar).
Immaginiamo che il quasar si trovi a dieci miliardi di anni luce di distanza e la galassia-lente a otto miliardi. Se noi sulla Terra vogliamo osservare il quasar, possiamo scegliere di far produrre interferenza ai due fasci, oppure di rivelare i singoli fotoni di ciascun fascio. Il concetto è identico a quello dell'esperimento precedente.
Proviamo a chiederci se otto miliardi di anni fa il singolo fotone è passato da entrambi i lati rispetto alla lontana galassia (come un'onda) oppure da un lato solo (come una particella). Ebbene, se continuiamo a mantenere una concezione oggettiva dell'universo, la risposta dipende da come decidiamo di osservarlo noi oggi!
Se oggi noi scegliamo di rivelare la figura di interferenza, allora otto miliardi di anni fa il fotone ha deciso di percorrere entrambi i cammini. Viceversa, se noi scegliamo di vedere il singolo fotone su un singolo cammino, allora otto miliardi di anni fa il fotone ha scelto di comportarsi come una particella!
Nel momento in cui noi cambiamo idea e lo osserviamo in un modo invece che nell'altro, il fotone che sta arrivando è già preparato alla nostra scelta!
In pratica, come dice l'articolo di J.Horgan (Le Scienze n.289), "i fotoni devono aver avuto una sorta di premonizione, per sapere come comportarsi in modo da soddisfare una scelta che sarebbe stata fatta da esseri non ancora nati su un pianeta ancora inesistente"!
Ciò che risolve il paradosso è che l'universo non si trova in uno stato pienamente oggettivo, ma le sue caratteristiche fisiche sono in parte determinate dall'osservatore cosciente (anche se solo a livelli quantistici si riesce a rivelare chiaramente tale piccola influenza).

Bisognerebbe parlare dell’anima nel contesto vedico e degli studi fatti dagli scienziati moderni.
Mi limiterò a parlare di Bose e della particella da lui scoperta , il bosone . Una particella può avere caratteristiche simili al fermione o in particolari casi al bosone . Due modi completamente diversi di essere.
In fisica quantistica i bosoni, così chiamati in onore del fisico indiano Satyendra Nath Bose, sono una delle due classi fondamentali in cui si dividono le particelle: i bosoni e i fermioni. I fermioni si distinguono dai bosoni per il fatto che mentre i primi obbediscono al principio di esclusione di Pauli:
un singolo stato quantico non può essere occupato da più di un fermione ,i bosoni sono al contrario liberi di affollare in gran numero uno stesso stato quantico. La luce laser ne è un caso specifico relativo ai fotoni
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Claudio Sauro



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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Sab Dic 05, 2009 5:55 pm

pier ha scritto:
Fausto ha scritto:
Per la scienza, possono esistere delle particelle virtuali, ossia quelle che potremmo definire i costituenti fondamentali del vuoto quantistico. E qui siamo già, se proprio vogliamo usare il termine che hai usato tu, nel campo dell' "immateriale". Per cui la risposta è sì, può esistere per la scienza qualcosa di immateriale, non costituita da materia. Ciò che occorre capire, per andare avanti nel discorso, è che per lunghezze prossime alla scala di Planck, è difficile stabilire cosa è "ponderabile" e cosa invece non lo è.
In un recente articolo ho parlato ad esempio delle masse di Planck e di come queste ultime potrebbero ulteriormente ridursi ad alte energie, nello scontro tra particelle nel Large Hadron Collider del CERN di Ginevra ( http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.5593 );bene, in questo articolo si parla appunto di come potrebbe prendere forma la realtà, se le dimensioni extra della Teoria delle Stringhe esistessero realmente e avessero delle "qualità proprie".
Non è da escludersi quindi che, al di sotto della massa di Planck, possano sussistere dei fenomeni strettamente legati ad altre dimensioni dello spazio-tempo (tanto più che si ritiene,in base a recenti analisi, che le informazioni non vanno perdute al di sotto della massa di Planck!). Dire quindi che le informazioni non vanno perdute, equivale a dire che il "campo di informazione dinamica" al di sotto della massa di Planck, può tranquillamente esistere!
Se a questo punto noi associamo il concetto di Anima, a quello di un campo di informazione dinamica, ci accorgiamo che tutto collima e che quindi anche ciò che non potremo mai osservare con comuni strumenti fisici, può teoricamente esistere.
Concordo innanzi tutto con Fausto circa quanto quotato .
A suo tempo ho cercato di chiarirmi le idee per quanto possibile su questo argomento ed ho capito quanto segue .
Una particella ,ed esempio il fotone che come per tutte le particelle elementari, la meccanica quantistica mostra il dualismo onda-particella che caratterizza il fotone, e determina le sue proprietà intrinsiche, quali la carica elettrica, massa invariante e spin intero.
Quindi essendo anche noi un insieme di entità subatomiche siamo composti contemporaneamente sia da una particella che da un'onda
Noi siamo abituati a considerarci come un corpo ma la materia è solo un aspetto di ciò che realmente siamo.
Quindi la mia idea di anima, in prima battuta, è che essa potrebbe essere considerata come un particolare elemento del secondo aspetto o quanto meno un elemento legato al vuoto quantistico che proprio vuoto non è .
Nella luce esiste l’informazione e se vediamo che nel cielo “nasce “ una stella” dalla sua luce possiamo scoprire la distanza , la composizione chimica , ecc . Solo che la stella può essere esplosa milioni di anni fa , però la sua luce ci è arrivata adesso ed arriverà tra qualche milione di anni all’estremità opposta dell’universo .
Inoltre sembrerebbe che vi sia un collegamento fra le particelle che sarebbe indipendente dalla loro distanza
Molti esperimenti condotti recentemente hanno dimostrato pienamente l'esistenza dei "giochi di prestigio" quantistici. Negli anni '90 Rarity e Tapster del Royal Signals and Radar Establishment hanno finalmente condotto un'esperimento reale che risulta molto simile al paradosso EPR (1)nella sua forma originaria. In estrema sintesi, in questo esperimento un laser emette un fotone, cioè un quanto di luce, il quale viene diviso in due fotoni di energia dimezzata da un dispositivo chiamato convertitore verso le basse frequenze. I due fotoni gemelli vengono allontanati tra di loro: ebbene, l'esperimento ha evidenziato che resta una correlazione tra i due fotoni, sebbene possano essere lontanissimi tra di loro, cosicché una misura effettuata su uno dei due fotoni può alterare lo stato dell'altro! Avviene cioè proprio ciò che Einstein aveva definito assurdo e impossibile quando aveva proposto l'esperimento EPR.
(1)

Paradosso E.P.R., così chiamato perché Einstein lo sviluppò insieme agli altri due fisici Podolski e Rosen. In sostanza il suo significato è questo: se la meccanica quantistica è valida, essa implica che in certi esperimenti specifici esistano necessariamente influenze istantanee ("non-locali") tra particelle lontane, in barba al fatto che la velocità della luce sia la velocità massima consentita nell'universo. Le influenze in questione si propagherebbero con velocità praticamente infinita .
Inoltre pare che “la realtà è in parte creata dall'osservatore”
Il fisico Pagels avverte (Il codice cosmico, Bollati Boringhieri, cap.9 pag.134/137): "La vecchia idea che il mondo esista effettivamente in uno stato definito non è più sostenibile. La teoria quantistica svela un messaggio interamente nuovo: la realtà è in parte creata dall'osservatore". Ed inoltre: "La situazione si presenta paradossale al nostro intuito, perché stiamo cercando di applicare al mondo reale un'idea dell'oggettività che sta solo nelle nostre teste, una fantasia".
Vi sono casi in cui un individuo con un particolare stato psicofisico sia in grado di influire sulla materia procurandosi lesioni come ad esempio le stigmate .
Se poi si tiene conto dell'esperimento 'a scelta ritardata' di Wheeler allora pare che il fotone sia in grado di fare una scelta.
L'esperimento 'a scelta ritardata' di Wheeler.
Immaginiamo un fotone che passa attraverso i due fori, come un'onda, e fa interferenza con se stesso. Come abbiamo visto, per distruggere la figura di interferenza, è sufficiente osservarlo "subito dopo" che è passato da un foro: in tal caso esso non è più un'onda ma una particella e quindi non può passare anche dall'altro foro. E poiché non può passare dall'altro foro la figura di interferenza scompare.
Perciò noi possiamo "decidere" se osservare il fotone come particella o se permettergli di fare la figura di interferenza come un'onda. Benissimo.
Abbiamo detto che riveliamo il fotone "subito dopo" che è transitato dal primo foro. "Subito dopo" significa che è passato pochissimo tempo dal transito nel foro. Ma per quanto piccolo sia il tempo trascorso, il fotone comunque ha già oltrepassato il foro; inoltre fino a questo momento esso è rimasto un'onda perché non l'abbiamo ancora rivelato. Perciò nel frattempo l'onda ha già imboccato anche l'altro foro e lo ha oltrepassato. E allora come fa il fotone ad essere rivelato "tutto intero" vicino al primo foro? Che fine fa il fronte d'onda che aveva appena oltrepassato il secondo foro? Scompare nel nulla? Sembra proprio di sì, ma com'è possibile?
Per chiarire questo punto, Wheeler propose di fare così: lasciamo che il fotone passi attraverso la maschera, come un'onda, passando da entrambi i fori. A questo punto, dopo che il fronte d'onda ha superato la maschera, inseriamo un rivelatore non lontano dal primo foro, ma neanche tanto vicino (cioè quanto basta per essere sicuri che nel frattempo tutto il fronte d'onda sia già sicuramente transitato dalla maschera). In pratica vogliamo effettuare la scelta di osservare il fotone come particella, però dopo che esso è transitato da entrambi i fori come un'onda. Infatti l'esperimento è chiamato "a scelta ritardata".
L'esperimento è stato realmente effettuato da alcuni scienziati dell'Università del Maryland. Ebbene, inserendo il rivelatore dopo che l'onda è transitata dalla maschera, esso individua il fotone come particella e perciò la figura di interferenza non si crea. Ma allora che fine fa la parte dell'onda già transitata dal secondo foro?!
Scompare nel nulla, poiché il fotone viene rivelato interamente vicino al primo foro! Eppure, diciamo noi, l'onda era transitata sicuramente anche dal secondo foro: infatti, se non si inserisce il rivelatore (lasciando inalterato tutto il resto), si forma la figura di interferenza (che può formarsi solo se l'onda transita da entrambi i fori). E allora com'è possibile?!
La realtà è che anche stavolta cerchiamo di fornire un'immagine oggettiva di ciò che accade: ma un'immagine oggettiva non è adeguata. Non ha senso dire che "l'onda è già passata", perché solo all'atto della misura possiamo dire che qualcosa è avvenuto: prima della misura il fotone rimane in uno stato indefinito di potenzialità o di non-oggettività (qualcuno preferisce dire perfino di irrealtà). Quando poi inseriamo il rivelatore, allora possiamo dire con certezza che il fotone era passato solo dal primo foro e non dal secondo foro, e infatti non c'è interferenza. Quando invece non inseriamo il rivelatore, e riveliamo dei fotoni sul bersaglio (con figura di interferenza), allora possiamo dire che ciascun fotone ha fatto interferenza come se fosse un'onda transitata da entrambi i fori; ma questo lo possiamo dire solo dopo che il fotone viene rivelato sul bersaglio (in un punto raggiungibile solo da un'onda ma non da una particella), cioè dopo la misura.
La cosa che a noi appare incredibile è che ciò che il fotone ha deciso di fare sulla maschera (passare da un foro solo o entrambi) dipende da una scelta successiva al transito stesso! Infatti il rivelatore viene inserito dopo che il fronte d'onda è transitato dalla maschera. Come dice Wheeler, la "scelta" di far passare il fotone da un solo foro o da entrambi è "ritardata", cioè avviene dopo che il fotone è passato!
Affinché la cosa non risulti incredibile, dobbiamo ammettere che ciò che è successo prima non è definito. Occorre specificare che l'esperimento condotto nell'Università del Maryland non è stato impiegato uno schermo con due fori ma un'apparecchiatura concettualmente equivalente: un fascio laser è stato diviso in due fasci separati, uno dei quali attraversava un rivelatore (che poteva essere "acceso" o "spento"), ed infine i due fasci venivano fatti convergere nel rivelatore finale, dove si poteva verificare l'eventuale interferenza.

Un incredibile paradosso astronomico.
Come sottolinea Wheeler, l'esperimento sopra analizzato fornisce un risultato assurdo se continuiamo a considerare "oggettivo" l'universo. Per rendere ancora più strabiliante questa assurdità, Wheeler fa notare che l'esperimento in questione, se considerato su scala astronomica, può produrre risultati sbalorditivi. Ecco un esempio.
Oggi conosciamo alcuni oggetti astronomici lontanissimi, chiamati quasar. Per giungere fino a noi, la luce di un quasar impiega miliardi di anni. Se nel percorso incontra una galassia di grande massa, che in base alla relatività generale di Einstein può funzionare da "lente gravitazionale", il fascio di luce si divide in due fasci che aggirano la galassia da due parti opposte (infatti noi dalla Terra otteniamo delle immagini sdoppiate di alcuni quasar).
Immaginiamo che il quasar si trovi a dieci miliardi di anni luce di distanza e la galassia-lente a otto miliardi. Se noi sulla Terra vogliamo osservare il quasar, possiamo scegliere di far produrre interferenza ai due fasci, oppure di rivelare i singoli fotoni di ciascun fascio. Il concetto è identico a quello dell'esperimento precedente.
Proviamo a chiederci se otto miliardi di anni fa il singolo fotone è passato da entrambi i lati rispetto alla lontana galassia (come un'onda) oppure da un lato solo (come una particella). Ebbene, se continuiamo a mantenere una concezione oggettiva dell'universo, la risposta dipende da come decidiamo di osservarlo noi oggi!
Se oggi noi scegliamo di rivelare la figura di interferenza, allora otto miliardi di anni fa il fotone ha deciso di percorrere entrambi i cammini. Viceversa, se noi scegliamo di vedere il singolo fotone su un singolo cammino, allora otto miliardi di anni fa il fotone ha scelto di comportarsi come una particella!
Nel momento in cui noi cambiamo idea e lo osserviamo in un modo invece che nell'altro, il fotone che sta arrivando è già preparato alla nostra scelta!
In pratica, come dice l'articolo di J.Horgan (Le Scienze n.289), "i fotoni devono aver avuto una sorta di premonizione, per sapere come comportarsi in modo da soddisfare una scelta che sarebbe stata fatta da esseri non ancora nati su un pianeta ancora inesistente"!
Ciò che risolve il paradosso è che l'universo non si trova in uno stato pienamente oggettivo, ma le sue caratteristiche fisiche sono in parte determinate dall'osservatore cosciente (anche se solo a livelli quantistici si riesce a rivelare chiaramente tale piccola influenza).

Bisognerebbe parlare dell’anima nel contesto vedico e degli studi fatti dagli scienziati moderni.
Mi limiterò a parlare di Bose e della particella da lui scoperta , il bosone . Una particella può avere caratteristiche simili al fermione o in particolari casi al bosone . Due modi completamente diversi di essere.
In fisica quantistica i bosoni, così chiamati in onore del fisico indiano Satyendra Nath Bose, sono una delle due classi fondamentali in cui si dividono le particelle: i bosoni e i fermioni. I fermioni si distinguono dai bosoni per il fatto che mentre i primi obbediscono al principio di esclusione di Pauli:
un singolo stato quantico non può essere occupato da più di un fermione ,i bosoni sono al contrario liberi di affollare in gran numero uno stesso stato quantico. La luce laser ne è un caso specifico relativo ai fotoni

Abbiamo detto che riveliamo il fotone "subito dopo" che è transitato dal primo foro. "Subito dopo" significa che è passato pochissimo tempo dal transito nel foro. Ma per quanto piccolo sia il tempo trascorso, il fotone comunque ha già oltrepassato il foro; inoltre fino a questo momento esso è rimasto un'onda perché non l'abbiamo ancora rivelato. Perciò nel frattempo l'onda ha già imboccato anche l'altro foro e lo ha oltrepassato. E allora come fa il fotone ad essere rivelato "tutto intero" vicino al primo foro? Che fine fa il fronte d'onda che aveva appena oltrepassato il secondo foro? Scompare nel nulla? Sembra proprio di sì, ma com'è possibile?

Si può pensare che il fotone, dopo che è passato dal secondo foro perda il suo moto di rivoluzione sull'asse (moto verlocissimo, in cui la parte esterna del fotone raggiunge la velocità delòla luce)
Perdendo il suo moto scompare e diventa spazio.
Sono convinto che nel subatomico, una particella per esistere necessiti sempre di um moto di rivoluzione sull'asse paragonabile alla velocità della luce.
Se fermi il moto ti resta in mano il nulla.
Tutto l'universo si basa su questo principio.
Così è pure interessante la constatazione che noi con la nostra osservazione possiamo inflenzare la materia far diventare un onda una particella.
La mente è strettamente connessa a tutto ciò che esiste ed è una forza.
Per questo come forza può inflenzare la materia.
Così come quando noi gettiamo le monete de li King per avere una risposta, le monete non cadono a caso, ma il "Saggio" ti da la risposta.
Sono trent'anni che consulto li King, ed ho tenuto pure un quadernino ed ho scritto tutte le risposte.
Nel rivederle mi stupisco di come habbiano centrato l'obiettivo, non hanno mai sbagliato una volta.
Se mi sono azzardato qualche volta a ripetre la domanda, mi è sempre venuto " Stolto è colui che chiede al "Saggio" due volte. Il "Saggio" risponde una sola volta
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MessaggioOggetto: Re: Dalla Teoria dell'Informazione al concetto di Anima   Oggi a 11:12 pm

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